Julie Orringer.
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Il ponte invisibile.
Parte 4.
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Titolo originale: The invisible bridge.
Traduzione di: Cristiana Mennella e Alessandra Montrucchio.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il ponte invisibile.
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Indice di questa parte.
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Parte quarta: Il ponte invisibile.
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26. Precarpazi.
27. L'oca delle nevi.
28. Licenza.
29. Bnhida.
30. Barna e il generale.
31. Tams Lvi.
32. Lo scalo di Szentendre.
33. Passaggio a est.
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Fine Indice.
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PARTE QUARTA.
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IL PONTE INVISIBILE.
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CAPITOLO 26.
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Precarpazi.
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Nel gennaio del 1940, la compagnia 112 della trentesima divisione
del servizio di lavoro coatto dell'esercito ungherese era
di stanza nella Rutenia carpatica, fra le citt di Jalov e Stakcm,
non lontano dal fiume Cirocha. Si trattava di un ex territorio
cecoslovacco annesso dall'Ungheria dopo che i tedeschi avevano
riconquistato i Sudeti. Era un paesaggio scosceso e selvatico
di picchi ricoperti di arbusti e colline boscose, valli innevate
e torrenti ghiacciati ostruiti dai massi. Quando Andrs aveva
letto sui quotidiani parigini che la Rutenia era stata annessa,
o visto nei cinegiornali le sue alture fitte di foreste, quella terra
non era stata per lui che un'idea astratta, una pedina nella
partita a scacchi giocata da Hitler. Ora invece viveva sotto la
volta di un bosco ruteno e lavorava in una squadra impegnata
nella costruzione di una strada per conto del servizio di lavoro
ungherese. Quando era tornato a Budapest, aveva subito perso
la speranza di rientrare in Francia. L'impiegato all'ufficio visti,
un tizio con l'alito che puzzava di cipolla e peperoni, aveva
reagito alla sua richiesta con una risata, facendogli notare che
era ebreo e aveva l'et giusta per fare il militare; le sue possibilit
di ottenere un altro visto biennale erano pi o meno quelle
che aveva lui, Mrkus Kovcs, di andare in vacanza a Corfu
con Lily Pons, ah ah ah. Il superiore dell'impiegato, un uomo
pi serio ma altrettanto maleodorante sigari, salsicce, sudore
aveva esaminato la lettera dell'cole Spciale e dichiarato,
lanciando di sguincio una patriottica occhiata alla bandiera
ungherese, di non parlare francese. Quando Andrs gli aveva
tradotto la lettera, aveva proclamato che se quella scuola ci teneva
tanto, lo avrebbe voluto anche dopo i due anni di lavoro
coatto. Andrs non si era dato per vinto, tornando all'ufficio
ogni giorno, sempre pi frustrato e sempre pi insistente. Agosto
era agli sgoccioli. Dovevano rientrare a Parigi. Klra era in
pericolo, pi restavano e pi rischiava. Poi, la prima settimana
di settembre, in Europa scoppi la guerra.
Con un pretesto debolissimo un manipolo di SS travestite
da soldati polacchi aveva simulato un attacco a una stazione radio
tedesca di Gleiwitz, al confine Hitler mand un milione e
mezzo di uomini e duemila carri armati in Polonia. Quel giorno
il quotidiano di Budapest pubblic foto di cavalieri polacchi che
brandivano spade e lance contro le divisioni dei panzer tedeschi,
l'indomani quelle di cavalli smembrati su un campo di battaglia
e di armature antiche; le truppe dei panzer sorridevano stringendosi
al petto corazze e gambali. Secondo il giornale, le armature
sarebbero state esposte in un Museo della conquista in via di
realizzazione a Berlino. Poche settimane dopo, durante i negoziati
fra Germania e Russia sulla spartizione dei territori acquisiti,
Andrs fu precettato. Sarebbero passati altri diciotto mesi
prima che l'Ungheria entrasse in guerra, ma la coscrizione degli
ebrei maschi era iniziata in luglio. Andrs si present negli uffici
del battaglione in Soroksri t, dove apprese che la sua compagnia,
la 112 della trentesima divisione, sarebbe stata dislocata in
Rutenia. Sarebbe partito di li a tre settimane.
Port la notizia a Mtys, che stava allestendo la vetrina di
un negozio di biancheria in Vci utca. Sul marciapiede, alcune
eleganti signore di mezza et lo guardavano appuntare a una serie
di manichini capi di biancheria intima sempre pi succinti,
un casto spogliarello fermato nel tempo. Quando Andrs buss
sul vetro, Mtys alz un dito per chiedergli di aspettare; fin
di appuntare il dietro di una mutanda lilla, poi scomparve oltre
una porticina microscopica in fondo alla vetrina. Un attimo dopo
riapparve sulla porta del negozio a grandezza naturale, con
un metro da sarto al collo e il bavero tempestato di spilli. Negli
ultimi due anni si era trasformato da ragazzino pelle e ossa in un
ragazzo snello e muscoloso che attraversava il balletto dell'esistenza
con la grazia disinvolta di un danzatore. Sulla mascella
gli era spuntata un'ombra perpetua di barba, sulla gola il nitido
cubetto del pomo d'Adamo. Aveva ereditato i capelli corvini e
gli zigomi alti e pronunciati della madre.
Devo vestire ancora un paio di manichini, disse. Perch
non mi tieni compagnia? Puoi darmi le ultime notizie mentre
io metto gli spilli.
Entrarono nel negozio e si infilarono in vetrina dalla porta
microscopica. Che ne dici? domand Mtys, voltandosi
verso un manichino con il vitino di vespa. La sottoveste rosa
o quella azzurra? Allestiva sempre la vetrina quando il negozio
era aperto; si era reso conto che cos si attirava un flusso
regolare di clienti, desiderosi di comprare proprio ci che lui
stava esponendo.
Quella azzurra, rispose Andrs, e poi: Indovina dove
vado fra tre settimane.
Non a Parigi, direi.
In Rutenia, con la mia compagnia.
Mtys scosse la testa. Se fossi in te, me la darei a gambe
in questo preciso istante. Salta su un treno per Parigi e chiedi
asilo politico. Di' che ti rifiuti di servire nell'esercito di un paese
che si fa regalare territori dai nazisti. Piant uno spillo nella
spallina della sottoveste azzurra.
Mica posso disertare. Sono fidanzato, devo sposarmi. E
tanto le frontiere francesi sono chiuse, al momento.
Allora va' da un'altra parte. In Belgio. In Svizzera. L'hai
detto tu che qui Klra non  al sicuro. Portala con te.
In treno come due vagabondi?
Perch no? Sempre meglio che essere spedito in Rutenia.
Ma poi Mtys si raddrizz e osserv a lungo il fratello, rabbuiandosi
in volto. Devi proprio partire, vero?
Non vedo alternative. La prima volta ci tengono solo per
sei mesi.
E poi ti daranno una licenza risicata e ti rispediranno l per
altri sei mesi. E poi da capo, ancora due volte. Mtys incroci
le braccia. Continuo a pensare che dovresti darti alla macchia.
Mi piacerebbe, credimi.
Klra non sar contenta.
Lo so. Sto andando adesso da lei. Mi aspetta da sua madre.
Mtys gli diede una pacca benaugurante sulla spalla e gli tenne
aperta la porticina per farlo passare; Andrs scese dentro il
negozio, usc dalla porta pi grande e lo salut con la mano dalla
strada, mentre superava le signore che si erano raccolte a guardare
la vetrina. Stentava a credere di non dover tornare a scuola
nonostante fosse quasi ottobre; negli ultimi tempi si era ritrovato
a sfogliare ossessivamente il Pesti Napl alla ricerca di
notizie su Parigi. Quel giorno i quotidiani parlavano della ressa
alle stazioni ferroviarie per l'evacuazione di sedicimila bambini
in campagna. Se lui e Klra fossero rimasti in Francia, forse anche
loro avrebbero lasciato la citt; o forse avrebbero deciso di
restare, facendosi forza per affrontare il futuro. Invece eccolo a
Budapest, a camminare in Andrssy t verso il Vrosliget, verso
i viali alberati e ombrosi dell'infanzia di Klra. Ormai sembrava
quasi normale trascorrere il pomeriggio in Benczur utca, anche
se era passato solo un mese da quando erano tornati a Budapest.
All'inizio la situazione di Klra era talmente incerta che
avevano perfino paura di andare in quella casa; avevano preso
una stanza a nome di Andrs in un alberghetto fuori mano, in
Cukor utca, e stabilito che era meglio avvisare la madre che la
figlia esule era a Budapest, prima che Klra si facesse vedere
di persona. Il pomeriggio seguente Andrs si era presentato
in Benczur utca, dicendo alla domestica di essere un amico di
Jzsef. La donna lo aveva preceduto nello stesso salotto rosa e
oro in cui aveva trascorso un'ora sgradevole il giorno della partenza
per Parigi. Le due signore Hsz giocavano a carte sedute
a un tavolo dorato vicino alla finestra, mentre Jzsef era stravaccato
in una poltrona color salmone con un libro in grembo.
Quando vide Andrs sulla soglia, si scoll dalla poltrona e lo
salut, prevedibilmente gioviale e dispiaciuto perch anche a
lui era toccato tornare a Budapest. La giovane signora Hsz lo
salut con un educato cenno del capo; la pi anziana lo riconobbe
e gli sorrise in segno di benvenuto. Ma qualcosa nell'aspetto
di Andrs doveva aver suscitato l'attenzione della madre di
Klra, perch un attimo dopo pos le carte sul tavolo e si alz.
Signor Lvi, disse. State bene? Siete un po' pallido.
And a stringergli la mano, con l'espressione stoica di chi si
prepara a ricevere brutte notizie.
Sto bene, rispose lui. E anche Klra.
Lei lo guard con aperto stupore, e anche la madre di Jzsef si
alz. Signor Lvi, attacc, ma si interruppe, evidentemente
indecisa su come ammonirlo senza sbilanciarsi troppo con il figlio.
Klra chi? chiese Jzsef. Non stai mica parlando di
Klra Hsz, no?
S, disse Andrs. E spieg che due anni prima aveva portato
a Parigi una lettera a Klra da parte di sua madre, e che poi
l'aveva conosciuta. Vive sotto il nome Morgenstern adesso.
Tu conosci sua figlia. Elisabet.
Jzsef si sedette lentamente sulla poltrona damascata, come
se Andrs gli avesse appena mollato un pugno. Elisabet? disse. Cio, Elisabet Morgenstern  la figlia di Klra? Klra,
la mia zia perduta. E in quel momento dovettero tornargli in
mente le voci sulla storia di Andrs con la madre di Elisabet
Morgenstern, perch parve concentrarsi pi a fondo su di lui,
fissandolo come se non lo avesse mai visto.
Perch siete venuto? chiese la giovane signora Hsz. Cos' che volete dirci?
E finalmente Andrs diede la notizia che era venuto ad annunciare:
Klra non solo stava bene, ma era l a Budapest e alloggiava
in un hotel nel Ferencvros. Non appena ebbe parlato,
gli occhi della madre di Klra si riempirono di lacrime, poi
la sua espressione si vel di terrore. Perch, chiese, sua figlia si
era assunta un simile, terribile rischio?
Temo che la colpa sia in parte mia, disse Andrs. Dovevo
per forza tornare a Budapest. Io e Klra siamo fidanzati.
A quelle parole, nel salotto scoppi un pandemonio. La madre
di Jzsef perse ogni compostezza; con voce acuita dal panico,
pretese di sapere come fosse potuto accadere, poi disse di
non volerlo sapere, che era assurdo e impensabile. Chiam la
domestica e chiese il cardiotonico, poi ordin a Jzsef di andare
seduta stante a prendere il padre in banca. Un attimo dopo
revoc l'ordine perch, se Gyrgy fosse scappato dal lavoro nel
bel mezzo della giornata, avrebbe potuto suscitare inutili sospetti.
Nel frattempo, l'anziana signora Hsz implorava Andrs di
dirle dove si trovava Klra, se era al sicuro e se poteva ricevere
visite. Andrs, nell'occhio del ciclone, cominciava a domandarsi
se sarebbe riuscito a riemergerne ancora fidanzato con Klra,
o se il fratello e la cognata, in virt di chiss quale potere misterioso,
sarebbero riusciti a vanificare qualunque unione tra un
membro del loro ceto e uno come Andrs. Gi Jzsef lo guardava
con un'espressione insolita, addirittura ostile; un'espressione
confusa, tradita e, ci che pi turbava Andrs, diffidente.
Presto fu chiaro che non si poteva impedire all'anziana signora
Hsz di correre da Klra. Aveva gi chiamato la macchina;
voleva che Andrs la accompagnasse. L'autista li avrebbe portati
fino a met strada, quindi avrebbero proseguito a piedi fino
all'alberghetto in Cukor utca. Senza salutare Andrs, Jzsef
accompagn di sopra la madre, che aveva bisogno di calmarsi.
La vecchia signora Hsz lanci ad Andrs un'occhiata come per
dire che il comportamento della nuora le sembrava ridicolo, poi
si butt un soprabito sulle spalle e corse fuori, dove li aspettava
la macchina. Per strada, lo implor di dirle se Klra stesse bene,
e come fosse diventata, e infine se desiderasse vedere sua madre.
Pi di qualunque altra cosa, conferm Andrs. Lo sapete
sicuramente.
Diciotto anni! disse lei con un filo di voce, poi tacque,
sopraffatta dall'emozione.
Poco dopo la macchina li lasci all'inizio di Andrssy t, e
Andrs prese la signora Hsz per il gomito mentre procedevano
veloci di strada in strada. Camminando le si sciolsero i capelli
e le cadde il foulard che si era frettolosamente legata al collo;
entrando nel minuscolo atrio dell'albergo, Andrs strinse fra le
dita quel quadrato di seta viola. In fondo alle scale, una muta
trepidazione sembr cogliere la madre di Klra. Sal i gradini
a passi lenti e cauti, come se le occorresse tempo per ripassare
a mente le fantasie che aveva coltivato fino a quel momento.
Quando Andrs disse che erano arrivati al piano giusto, lei
lo segu nel corridoio senza una parola e lo guard prendere le
chiavi in tasca con un'espressione grave. Andrs fece scattare
la serratura e apr la porta. Klra era alla finestra. Indossava il
suo vestito fulvo, la luce di met mattina si riversava sul suo
viso. Teneva un fazzoletto appallottolato in mano. Sua madre
le and incontro come una sonnambula; la raggiunse alla finestra,
le prese le mani, le tocc la faccia, disse il suo nome. Klra,
tremante, le appoggi la testa su una spalla e si mise a piangere.
E restarono cos, in un silenzio che vibrava, sotto gli occhi di
Andrs. La scena che aveva di fronte era il contrario di quella
che aveva visto poche settimane prima, quando Elisabet si era
imbarcata: una bambina scomparsa che tornava, l'intangibile
che diventava reale. Sapeva che quell'incontro stava avvenendo
in una stanzetta all'ultimo piano di uno squallido hotel in
una brutta via di Budapest, ma aveva l'impressione di assistere
a una sorta di ricongiungimento ultraterreno, a un'unione cos
stupefacente che dovette distogliere lo sguardo. Eccola, la fine
della distanza fra il passato e il presente di Klra; adesso non
sembrava pi impensabile poter cominciare una nuova vita con
lei. Quel giorno, le sue peripezie all'ufficio visti non erano ancora
iniziate. Le frontiere francesi erano ancora aperte. Tutto
sembrava possibile.
Adesso, un mese dopo, ci che sapeva con certezza era che non
sarebbe tornato a Parigi come avevano sperato. Peggio ancora,
presto lo avrebbero mandato lontano da Klra, in una foresta remota
e sconosciuta. Quando quel pomeriggio arriv in Benczur
utca con la notizia che aveva appena comunicato al fratello che di l a tre settimane sarebbe stato distaccato nella Rutenia
carpatica scopr con sollievo che nessuno lo stava aspettando a
parte Klra. Si era fatta servire il t nella sua camera preferita al
piano superiore: un grazioso boudoir con un divano sotto la finestra
che affacciava sul giardino. Da bambina, aveva raccontato
ad Andrs, ci andava quando aveva voglia di stare da sola. La
chiamava la Stanza del coniglio per via della bellissima stampa
di Dtirer appesa sopra il camino: una giovane lepre, seduta di
tre quarti sulle zampe posteriori, il pelo morbido, le orecchie tirate
indietro. Klra aveva acceso il fuoco e chiesto dei dolci. Ma
quando lui le comunic cosa aveva scoperto all'ufficio del battaglione,
non riuscirono a fare altro che stare seduti in silenzio a
fissare il piatto di noci e strudel ai semi di papavero.
Devi tornare a casa appena riaprono le frontiere francesi, disse Andrs infine. Sono terrorizzato al solo pensiero del
pericolo che stai correndo.
Parigi non sar pi sicura di qua, disse lei. Potrebbero
bombardarla in qualsiasi momento.
E se andassi in campagna con la signora Apfel? Oppure a
Nizza.
Klra scosse la testa. Non ti lascio qui. Stiamo per sposarci.
Ma restare  da pazzi, disse lui. Prima o poi scopriranno
chi sei.
A Parigi non ho niente, adesso. Elisabet se n' andata. Tu
sei qui. E mia madre, e Gyrgy. Non posso tornare, Andrs.
E i tuoi amici, le tue allieve, il resto della tua vita?
Lei scosse ancora la testa. La Francia  in guerra. Le mie allieve
sono andate in campagna. Avrei comunque dovuto chiudere
la scuola, almeno per un certo periodo. Forse la guerra durer
poco. Con un po' di fortuna finir prima del tuo servizio di lavoro.
Poi ti daranno un visto nuovo e torneremo a casa insieme.
E tutto il tempo che passerai qua, in pericolo?
Vivr sotto il tuo cognome, senza farmi notare. Perch
dovrebbero venire a cercarmi? Affitter l'appartamento e la
scuola di danza a Parigi, e trover un posticino qui nel quartiere
ebraico. Dar qualche lezione privata, magari.
Andrs sospir e si sfreg la faccia con le mani. Mi far morire,
il pensiero che vivi qui a Budapest da fuorilegge.
Ho vissuto da fuorilegge anche a Parigi.
Ma la legge era molto pi lontana!
Non ti lascio qua in Ungheria, disse lei. Fine della discussione.
Non aveva mai osato immaginare che lui e Klra si sarebbero
sposati alla sinagoga di Dohny utca, n che i suoi genitori
e Mtys avrebbero assistito alle nozze; di sicuro, non aveva
mai sognato che ci sarebbe stata anche la famiglia di Klra: sua
madre, che aveva abbandonato il lutto per un abito lungo di
seta rosa, piangeva di gioia; la giovane signora Hsz, impettita
e a labbra strette, era in lungo anche lei, un morbido abito di
Vionnet; il fratello di Klra, Gyrgy, andava su e gi con una
tale foga e ansia da sembrare il padre della sposa; Jzsef Hsz
osservava la scena in un distaccato silenzio. Faceva da baldacchino
nuziale lo scialle di preghiera di Bla il Fortunato, e da
fede per Klra il semplice anello d'oro appartenuto alla nonna
paterna di Andrs. Si sposarono un pomeriggio di ottobre nel
cortile della sinagoga. Una cerimonia in grande stile nel santuario
era fuori discussione. La loro unione non poteva assolutamente
essere resa pubblica, se non per l'iter burocratico che allontanava
ancor pi il nome della sposa dall'antica Klra Hsz. A
causa di una nuova legge approvata in marzo Klra non poteva
ottenere la cittadinanza, ma poteva comunque prendere legalmente
il cognome del marito e chiedere il permesso di soggiorno
sotto quella copertura. Il padre di Andrs lesse ad alta voce
il contratto matrimoniale: la scuola rabbinica, dove aveva imparato
l'aramaico, lo aveva preparato a quel ruolo. E la madre
di Andrs, intimidita dagli ospiti presenti, mise il bicchiere da
rompere sotto il piede del figlio.
L'argomento che nessuno tocc n durante le nozze, n al
successivo banchetto in Benczur utca fu la partenza imminente
di Andrs per la Rutenia carpatica. Ma la consapevolezza di
quell'evento permeava ogni cosa come un'elegia. Si scopr che
a Jzsef quel destino era stato risparmiato; la famiglia Hsz era
riuscita a farlo esonerare dal lavoro coatto corrompendo un funzionario
statale. L'esonero era stato concesso a un prezzo commisurato
alla ricchezza degli Hsz: avevano dovuto cedere al funzionario
la baita sul lago Balaton, dove Klra aveva trascorso le
estati della sua infanzia. Jzsef aveva ottenuto un nuovo visto
studentesco e sarebbe tornato in Francia non appena avessero
riaperto le frontiere, anche se nessuno aveva idea di quando sarebbe
successo, n se la Francia avrebbe accettato cittadini di
paesi alleati con la Germania. I genitori di Andrs non erano
assolutamente nella posizione di comprare al figlio l'esonero. Il
deposito di legname garantiva a malapena la loro sussistenza.
Klra aveva suggerito che suo fratello avrebbe potuto aiutarli,
ma Andrs si era rifiutato di discuterne. Innanzitutto, c'era il
pericolo di attirare l'attenzione delle autorit pubbliche sul legame
tra, Andrs e la famiglia Hsz; e poi non intendeva pesare
economicamente su Gyrgy. Disperata, Klra aveva avanzato
l'ipotesi di vendere l'appartamento e la scuola di danza a Parigi,
ma Andrs non le aveva permesso nemmeno di prenderla in
considerazione. L'appartamento in rue de Svign era casa sua.
Se la sua condizione in Ungheria fosse diventata pi precaria,
sarebbe dovuta tornarci subito, a qualunque costo. Quella decisione
si fondava anche su un elemento meno concreto: finch
Klra fosse rimasta la proprietaria dell'appartamento e della
scuola di danza, avrebbero potuto immaginarsi di nuovo a Parigi,
un giorno. Andrs avrebbe stretto i denti per i due anni di
leva; a quel punto, come Klra aveva detto, forse la guerra sarebbe
finita e loro sarebbero rientrati in Francia.
Per poche dolci ore, al ricevimento in Benczur utca, Andrs
riusc quasi a dimenticare che presto sarebbe partito. In un
ampio salone da cui erano stati sgombrati i mobili, fu sollevato
su una sedia accanto alla neosposa mentre due musicisti zigani
suonavano. Dopodich lui, Mtys e il padre ballarono insieme,
tenendosi per le braccia e piroettando fino a inciampare.
Jzsef Hsz, incapace di resistere al ruolo di anfitrione perfino
a un matrimonio che sembrava disapprovare, si preoccupava
che tutti avessero i bicchieri sempre pieni di champagne. E
Mtys, fedele alla tradizione di far ridere gli sposi, si esib in
un tip tap alla Chaplin con tanto di bastone pieghevole e un
cappello a cilindro che continuava a cadergli. Klra piangeva
dal ridere. La sua fronte pallida si era arrossata e dallo chignon
le sfuggivano ciocche scure. Andrs per non riusciva a
dimenticare del tutto che stava vivendo un momento fugace,
che presto avrebbe dovuto dare il bacio d'addio alla moglie
e prendere un treno per la Rutenia carpatica. E in ogni caso,
malgrado la felicit, le complicazioni non sarebbero mancate.
Inutile ignorare la freddezza della giovane signora Hsz e i
mille particolari che gli ricordavano quanto fosse stata diversa
fino ad allora la vita di Klra dalla sua. Sua madre, cos elegante
nell'abito da sera grigio, pareva aver paura di maneggiare le
delicate flute da champagne degli Hsz; suo padre non aveva
granch da dire al fratello di Klra, e ancor meno a Jzsef. Se
ci fosse stato Tibor, pensava Andrs, avrebbe trovato un modo
per colmare la distanza. Ma Tibor non c'era, naturalmente,
e oltre alla sua anche l'assenza di tre altre persone rendeva in
qualche modo irreale la giornata: Polaner e Rosen, che avevano
comunque spedito un telegramma di congratulazioni; e Ben
Yakov, che aveva mantenuto ininterrottamente il silenzio. E
Andrs sapeva che la stessa Klra era felice e addolorata a un
tempo: probabilmente pensava a suo padre e a Elisabet, a migliaia
di chilometri di distanza.
Parlarono dell'Ungheria, del suo possibile ruolo nel conflitto.
Ora che la Polonia era caduta, disse Gyrgy Hsz, l'Inghilterra
e la Francia forse avrebbero fatto pressioni sulla Germania per
un cessate il fuoco prima che l'Ungheria fosse costretta ad andare
in soccorso dell'alleato. Ad Andrs sembrava un'idea stiracchiata,
ma la giornata imponeva l'ottimismo. Era met ottobre,
uno degli ultimi pomeriggi caldi dell'anno. Fra i platani filtrava
una luce sghemba e sul giardino ristagnava una bruma dorata che
pareva una colata di miele. Quando il sole sfior il muro esterno,
Klra prese Andrs per mano e lo port fuori. Lo condusse in
un angolo nascosto da una siepe di ligustro, su una panchina di
marmo all'ombra di una cascata d'edera. Lui si sedette e la prese
in braccio. La pelle del collo era calda e umida, il suo profumo
di rose si mischiava a una fievole nota minerale di sudore. Klra
abbass il viso per farsi baciare; sapeva di torta nuziale.
Era quella la scena che gli tornava di continuo in mente, nelle
notti sulle colline alle pendici dei Carpazi. Quella, e le ore
successive nella suite dell'hotel Gellrt. La luna di miele era
stata breve: tre giorni e basta. Adesso era diventata il suo pane,
lo teneva in vita: la registrazione in albergo come marito e
moglie; il sollievo nello sguardo di Klra quando si erano ritrovati
in camera, finalmente soli; la sua sorprendente timidezza
nel letto nuziale; la curva della sua schiena nuda nel groviglio
di lenzuola al risveglio, la mattina; la fede, quel peso nuovo e
sbalorditivo sulla mano. Gli pareva un lusso assurdo, ora che
lavorava, non solo per il contrasto fra l'oro, la sporcizia e il grigiore
di tutto quello che lo circondava, ma perch gli sembrava
parte della loro intimit, una cosa dolce e privata. Ani l'dodi
v'dodi li, aveva detto Klra in ebraico infilandogli l'anello al
dito, un verso del Cantico dei cantici. Io sono del mio amato
e il mio amato  mio. Lui era suo e lei era sua, perfino l nella
Rutenia carpatica.
Andrs e i compagni di lavoro vivevano in una fattoria abbandonata
in un borgo abbandonato, vicino a una cava di pietre
che gi da tempo aveva dato tutto il granito a chiunque avesse
desiderato prenderlo. Non sapeva da quanto i proprietari se
ne fossero andati; la stalla tratteneva solo un debole sentore di
animali. Ci dormivano cinquanta uomini, venti in un pollaio
convertito, trenta nella scuderia e altri cinquanta in una baracca
nuova. I comandanti di plotone e quello di compagnia, il
medico e i capisquadra dormivano nella fattoria, dove avevano
letti e bagni interni. Nella stalla, a ciascuno erano stati dati
una branda metallica e un nudo materasso di paglia. Ai piedi di
ogni branda c'era una cassetta degli attrezzi in legno con stampata
sopra la matricola del proprietario. Il rancio era scarso ma
regolare: pane e caff al mattino, zuppa di patate o fagioli a
pranzo, altra zuppa e altro pane la sera. Avevano abbastanza
vestiti per stare caldi: cappotti e uniformi invernali, biancheria
e calze di lana, rigidi stivali neri. I cappotti, le camicie e i pantaloni
erano pressoch identici a quelli dell'esercito ungherese.
L'unica differenza era la M verde cucita sul risvolto: stava
per Munkaszolglat, il servizio di lavoro. Nessuno per diceva
mai Munkaszolglat; lo chiamavano Musz, con un'unica
sillaba sdegnosa. Nel Musz, gli avevano detto i compagni,
eri esattamente come qualsiasi altro militare; la differenza era
che la tua vita valeva meno della merda. Nel Musz, gli avevano
detto, venivi pagato come qualunque altro militare: abbastanza
perch la tua famiglia morisse di fame. Il Musz non intendeva
ucciderti, ma sfruttarti finch non eri tu a volerti uccidere. E
naturalmente c'era quell'altra differenza: tutti gli uomini della
compagnia erano ebrei. Secondo il ministro della Difesa ungherese
era pericoloso che gli ebrei portassero le armi. L'esercito li
aveva classificati come inaffidabili e li mandava a tagliare alberi,
a costruire strade e ponti, a erigere baraccamenti per le truppe
che sarebbero state dislocate in Rutenia.
Esistevano privilegi che Andrs non aveva previsto. Siccome
era sposato, riceveva soldi extra e un contributo per la casa. Sul
suo tesserino c'era il sigillo reale ungherese; veniva pagato due
volte al mese in assegni di Stato. Poteva mandare e ricevere lettere
e pacchi, anche se tutti venivano aperti e controllati. E siccome
era diplomato, gli avevano dato il grado di ufficiale. Comandava
una squadra di venti uomini. Aveva un berretto da ufficiale e
due galloni a V sul taschino; gli altri membri della squadra erano
tenuti a rivolgergli il saluto e chiamarlo signore. Doveva fare
l'appello e organizzare le guardie notturne. I suoi venti uomini
dovevano consultarlo per qualsiasi richiesta o problema particolare;
in caso di controversia, era lui il giudice. Due volte alla settimana
faceva rapporto sulla squadra al comandante.
La compagnia 112 della trentesima divisione era stata mandata
ad abbattere un'area della foresta dove in primavera sarebbe
stata costruita una strada. La mattina si alzavano che era
ancora buio e si lavavano con l'acqua ricavata dalla neve sciolta;
si vestivano e infilavano i piedi negli stivali irrigiditi dal freddo.
Nel bagliore rosso cupo della stufa a legna bevevano caff
amaro e mangiavano la razione di pane. Facevano esercizio ogni
mattino: addominali, piegamenti laterali e sulle gambe. Poi,
all'ordine del sergente, si disponevano in formazione di marcia
in cortile, le asce gettate in spalla come fucili, e nell'oscurit
partivano per il cantiere.
L'unico miracolo per Andrs in quel posto fu scoprire l'identit
del lavoratore che lo affiancava. Si trattava niente meno
che di Mendel Horovitz, suo compagno di scuola per sei anni a
Debrecen, primatista ungherese nei cento metri piani e nel salto
in lungo alle qualificazioni per le Olimpiadi del 1936. Per ben
dieci minuti, Mendel era stato membro della squadra olimpica
ungherese: dopo l'ultimo salto, qualcuno gli aveva messo una
giacca ufficiale sulle spalle e lo aveva portato a iscriversi dal segretario
che registrava i dati personali di tutti gli atleti qualificati.
Ma la terza domanda, dopo nome e luogo di nascita,
era stata religione, e su quella Mendel era caduto. Certo, gi
da prima sapeva che agli ebrei era vietato partecipare; era andato
ai giochi per protesta e nella speranza folle che facessero un'eccezione
per lui. Ovviamente non era successo, decisione di cui
i dirigenti della squadra si sarebbero pentiti: il record di Mendel
sui cento metri piani era inferiore di un decimo di secondo
al tempo di Jesse Owens, la medaglia d'oro.
Quando Mendel e Andrs si erano rivisti per la prima volta
allo scalo merci di Budapest, si erano scambiati tante esclamazioni
e pacche sulle spalle da entrare nel Munkaszolglat
con una nota di biasimo ciascuno. Mendel aveva il volto scavato,
la bocca storta in una V e sopracciglia che sembravano
le antenne piumate di una falena. Era nato a Zalaszabar
e aveva frequentato il gimnzium di Debrecen a spese di uno
zio materno, il quale insisteva perch il suo protetto studiasse
matematica. Mendel per non era minimamente portato per
l'astrazione matematica; n aspirava alla carriera sportiva, nonostante
il talento. Voleva fare il giornalista. Dopo la delusione
della squadra olimpica, aveva trovato lavoro come correttore
di bozze in un quotidiano serale, il Budapest Esti Kurir.
Ben presto aveva cominciato a tenere una rubrica, petit-four
di satira giornalistica che infilava nella casella postale del direttore
sotto pseudonimo e che a volte venivano pubblicati.
Aveva lavorato all'Esti Kurir per un anno prima che lo precettassero,
dopo essere sopravvissuto all'onda di licenziamenti
seguita alla nuova quota di ebrei ammessi a lavorare nella
stampa: il sei per cento. Andrs lo trov notevolmente fiducioso
riguardo al distaccamento nei Precarpazi. La montagna
gli piaceva, a suo dire, e gli piacevano la vita all'aria aperta e
il lavoro manuale. Non gli dispiaceva nemmeno l'implacabile
fatica di tagliare la legna.
Neppure ad Andrs sarebbe dispiaciuto, se gli attrezzi fossero
stati affilati e il rancio abbondante, il clima caldo e il lavoro
non obbligatorio. Ogni volta che abbattevano un albero nel
vasto cantiere della foresta compivano una sorta di rituale che
dava una certa soddisfazione. Mendel incideva la prima tacca
con l'ascia e Andrs ci infilava dentro la sega a telaio. Quindi
prendevano le maniglie e si mettevano al lavoro. Quando tagliavano
gli anelli esterni la segatura sprizzava liberando un odore
dolce, mentre la lama faceva pi attrito non appena affondava
nel tronco. Dovevano piantare minuscoli cunei d'acciaio nella
fessura per tenerla aperta; verso il centro, dove il legno si faceva
compatto, la lama cominciava a stridere. A volte ci voleva
mezz'ora per segare trenta centimetri. Poi c'era la corsa dalla
parte opposta, per completare lo sforzo. Quando non mancavano
che pochi centimetri, inserivano altri cunei e sfilavano
la sega. Mendel gridava Via tutti! e dava una spinta all'albero.
Seguiva una serie di gemiti e scricchiolii, l'intero tronco
prendeva slancio, i rami alti si schiantavano su quelli vicini. Eccola
la vera morte dell'albero, pensava Andrs, l'istante in cui
smetteva di tendersi verso il cielo, il momento in cui diventava
il frutto dei loro sforzi: legname. Cadendo l'albero alzava una
folata di vento: i rami fendevano l'aria con un fischio modulato
in centinaia di toni mentre la pianta disegnava un arco fino
al suolo. Quando il tronco atterrava, il pavimento della foresta
risuonava sotto quel peso incredibile, un urto che attraversava
le suole degli stivali di Andrs e gli risaliva le ossa fino in testa,
rimbombandogli nel cranio come uno sparo. Poi, per un momento
c'era una specie di eco, il kaddish dell'albero. E in quel
vuoto irrompevano gli ordini gridati dai capisquadra: Bene,
uomini! Via! Muoversi! Bisognava tagliare i rami per fare il
fuoco e trascinare i tronchi nudi sui pianali di carri enormi che
li avrebbero trasportati alla stazione ferroviaria, da dove sarebbero
stati mandati nel cuore dell'Ungheria.
Lui e Mendel formavano un'ottima squadra. Erano i pi veloci,
e si erano guadagnati la stima del capo. Ma non bastava
a sentirsi felici, viste le circostanze. Andrs era stato sottratto
alla sua vita, separato non solo da Klra ma da qualunque cosa
fosse stata importante per lui negli ultimi due anni. In ottobre,
quando avrebbe dovuto discutere il progetto di un centro sportivo
in India con Le Corbusier, abbatt alberi. In novembre,
quando avrebbe dovuto preparare la mostra del terzo anno, abbatt
alberi. E in dicembre, quando avrebbe dovuto sostenere
gli esami del primo trimestre, abbatt alberi. La guerra, ne era
consapevole, aveva temporaneamente interrotto l'anno accademico,
ma ormai era probabile che fosse ricominciato; Polaner,
Rosen e Ben Yakov e, peggio, quelli che lo avevano preso in
giro e criticato con tanto sarcasmo dopo il Prix de l'Amphithtre
veleggiavano verso la laurea, traducevano edifici immaginari
in nitide linee nere sulla carta da disegno. La sera i suoi amici
andavano ancora insieme a bere alla Colomba blu, abitavano nel
Quartiere latino, continuavano a vivere la loro vita.
O cos credeva lui, finch Klra non gli mand un pacco di
lettere arrivate da Parigi. Polaner, scopr Andrs, era entrato
nella Legione straniera. Se solo ti fossi potuto arruolare
con me, scriveva. Sto seguendo l'addestramento all'cole
Militaire. Questa settimana ho imparato a sparare con il
fucile. Per la prima volta in vita mia brucio dalla voglia di
usare un'arma. I giornali raccontano orrori di continuo: gli
Einsatzgruppen delle SS che rastrellano professori, artisti e
boy-scout e li trucidano nelle piazze. Gli ebrei polacchi caricati
in treno e trasferiti in terre povere e paludose intorno a
Lublino. I miei genitori sono ancora a Cracovia, per adesso,
ma mio padre ha perso l'azienda. Combatter contro il Reich
e morir, se necessario.
Rosen progettava di emigrare in Palestina con Shalhevet.
Questa citt  una noia mortale senza di te, aveva scarabocchiato
nella sua calligrafia disordinata. E poi mi sono reso
conto di non avere pazienza per lo studio. Con l'Europa in
guerra, la scuola mi sembra futile. Ma non mi butter sotto i
carri armati come Polaner. Preferisco vivere e lavorare. Secondo
Shalhevet possiamo fondare un'associazione filantropica per
portar via gli ebrei dall'Europa. Trovare degli americani ricchi
per costituirla.  in gamba, quella ragazza. Forse ci riuscir. Se
tutto va bene, entro maggio partiamo. D'ora in poi ti scriver
solo in ebraico.
Ben Yakov, mentalmente spossato da quanto era successo
l'anno prima, aveva lasciato la scuola, almeno per un po', e
se l'era svignata a Rouen dai suoi. La notizia non arriv da lui
ma da Rosen, secondo cui il loro amico si sarebbe messo presto
in contatto con Andrs. Infatti, nello stesso pacco di lettere
c'era un telegramma spedito all'indirizzo di Klra a Budapest:
Andrs: nessun rancore. Nonostante tutto, sempre tuo amico.
Dio ti protegga. Ben Yakov.
Klra scriveva ogni settimana. Il permesso di soggiorno le era
arrivato senza problemi; per lo stato lei era Claire Lvi, di origine
francese, sposata con un lavoratore ausiliario dell'esercito
ungherese. Aveva affittato l'appartamento in rue de Svign
a un compositore polacco sfollato a Parigi, il quale conosceva
un'insegnante di danza che sarebbe stata felice di poter tenere
delle lezioni: quindi anche la scuola di ballo era stata affittata.
Adesso Klra abitava in un appartamento in Kirly utca e aveva
trovato lavoro come sperava. Aveva accettato alcuni allievi
privati e forse avrebbe presto messo in piedi qualche piccolo
corso. Faceva una vita tranquilla e ritirata: vedeva la madre ogni
giorno, passeggiava nel parco con il fratello la domenica pomeriggio;
insieme erano andati a visitare la tomba del maestro di
Klra, Viktor Romankov, morto di infarto dopo aver insegnato
per vent'anni alla Scuola reale di balletto. Budapest era un mare
di ricordi, scriveva lei. A volte dimenticava di essere un'adulta;
si ritrovava a vagare verso la casa in Benczur utca aspettandosi
di trovarvi suo padre ancora vivo, quello spilungone iscritto al
gimnzium che era suo fratello, la stanza della sua adolescenza
intatta. A volte la prendeva la malinconia, e soprattutto le
mancava Andrs. Ma non doveva temere per la sua sicurezza.
Lei stava bene. Non sembravano esserci pericoli.
Lui si preoccupava lo stesso, ma era un sollievo ricevere sue
notizie: sapere almeno che Klra si sentiva al sicuro, o abbastanza
al sicuro da scrivergli quelle parole. Andrs teneva sempre la
sua ultima lettera nella tasca del cappotto. Quando ne arrivava
un'altra, spostava la precedente nella cassetta degli attrezzi, aggiungendola
al fascio che teneva legato con il nastro verde per
capelli di lei. Aveva messo la fotografia del matrimonio in un
portafoto marezzato di Pomeranz & figli. Contava i giorni che
lo separavano dalla licenza, in quello che pareva l'inverno pi
lungo della sua vita.
In primavera l'odore di terra nera e la cacofonia degli uccelli,
che cantavano ininterrottamente dall'alba al tramonto,
saturarono la foresta. Di notte, alle finestre delle case vuote
lungo il tragitto verso il cantiere apparivano tendine nuove.
C'erano bambini nei campi, ciclisti per le strade e la fragranza
delle salsicce grigliate nelle locande sulla via. La licenza promessa
era stata rimandata alla fine dell'estate; c'era cos tanto
lavoro, disse il comandante, che nessuna compagnia poteva
permettersi di interromperlo. Grazie a Dio l'inverno  finito,
gli scrisse sua madre. Non c'era giorno che non mi venisse
l'angoscia. Il mio Andrska tra quelle montagne, in quel freddo
atroce. So che sei forte, ma una mamma pensa al peggio.
Ora posso pensare a qualcosa di meglio: sei al caldo, il lavoro
 pi leggero e tra poco sarai a casa. Nello stesso, piccolo cerchio
di colline pedemontane dove Andrs e i compagni avevano
faticato per mesi e mesi, adesso gli ungheresi andavano a
passeggiare, mangiare bacche con la panna acida e nuotare nei
laghi gelidi. Ma per gli uomini del Munkaszolglat, il lavoro
proseguiva. Ora che il terreno si era scongelato e ammorbidito,
ora che gli alberi non ostruivano pi il tracciato della strada,
la compagnia 112 doveva sradicare quei ceppi giganteschi in
modo da livellare il fondo stradale e spargervi la ghiaia. I mesi
estivi apparivano all'orizzonte promettendo giornate roventi
tra asfalto e catrame. Il solstizio giunse e pass. Sembrava che
niente sarebbe mai cambiato. Poi, a inizio luglio, Klra mand
ad Andrs un altro pacco di lettere, e con esso notizie di
Tibor e della Francia.
Suo fratello e Ilana si erano sposati in maggio, dopo un lungo
fidanzamento e la riconciliazione con i genitori di lei. Un certo
rabbino Di Samuele aveva interceduto per loro. Si era dimostrato
un intermediario cos in gamba che la madre e il padre
di Ilana alla fine avevano invitato Tibor alla cena di shabbos.
Ciononostante, scriveva il fratello, pensavo che suo padre
mi avrebbe dato un pugno in un occhio. Ero io il cattivo, capisci,
non Ben Yakov; ero io che avevo accompagnato la figlia
in treno. Ogni volta che azzardavo un commento su un'interpretazione
biblica, suo padre rideva come se la mia ignoranza
lo mandasse in brodo di giuggiole. Sua madre evitava apposta
di passarmi i piatti. A met cena  intervenuto il Signore, anche
se in modo arrischiato: il padre di Ilana  caduto dalla sedia
per un infarto che a momenti lo stroncava. L'ho tenuto in
vita con il massaggio cardiaco finch non hanno chiamato un
medico vero. Alla fine lui  sopravvissuto e io sono diventato
l'eroe della serata; i signori Di Sabato hanno cambiato idea. Io
e Ilana ci siamo sposati quello stesso mese. Quando il mio visto
 scaduto siamo tornati in Ungheria e adesso abitiamo qui
a Budapest, non lontano dalla tua adorabile moglie, e facciamo
del nostro meglio per tenerle compagnia e mettere ordine nei
miei documenti per poter tornare in Italia. Ho portato la mia
Ilana a conoscere anya e apa. Loro si sono innamorati di lei, lei
si  innamorata di loro, e nostro padre si  mezzo ubriacato e a
fine serata ha cercato di convincerci a dargli dei nipoti. Quanto
al nostro fratellino, continua la sua vita sregolata. Questo
mese debutta all'Ananas, un locale dove la gente pagher fior
di quattrini per vederlo ballare il tip tap su un pianoforte bianco.
Non si sa come,  anche riuscito a prendere il baccalaureato.
Allestisce ancora vetrine e ha pi clienti di quanti ne possa
soddisfare. La sua ragazza per lo ha lasciato per un poco
di buono. Ti saluta e ti manda una foto, che accludo. La foto
ritraeva Mtys in cappello a cilindro, cravatta e frac bianchi,
con un bastone in mano e un piede incrociato sull'altro; sotto
la scarpa, balenava il metallo della suola da tip tap.
Ti penso sempre, scriveva Tibor. Spero che i medicinalie il materiale che ti mando con questa lettera non ti servano
mai, ma per sicurezza ho cercato di mettere insieme un ospedale
da campo in miniatura. Angosciato come al solito per la
tua sicurezza e convinto della tua forza d'animo, rimango il tuo
affezionato fratello, Tibor.
La lettera successiva era di Mtys. Era datata 29 maggio e
scritta in una grafia furiosa e quasi illeggibile. Sono stato precettato,
informava. Quei bastardi schifosi. Non mi costringeranno
mai a lavorare per loro. Horthy dice che protegger gli
ebrei. Bugiardo! Il mio compagno di gimnzium Gyula Kohn 
morto il mese scorso nel Munkaszolglat. Aveva un dolore al
fianco e la febbre, ma lo hanno mandato lo stesso a sfacchinare.
Era appendicite. E morto tre giorni dopo. Aveva la mia et,
diciannove anni.
L'ultima lettera era di Klra, con un ritaglio di giornale che
mostrava la Diciottesima armata tedesca in marcia per le strade
di Parigi e un'enorme bandiera nazista appesa davanti all'Htel
de Ville. Andrs sedette sulla branda, fissando le immagini. Ripens
al suo primo, breve passaggio in Germania, in quella che
sembrava un'altra ra geologica: la tappa a Stoccarda, quando
aveva provato a comprare del pane in un negozio che non serviva
gli ebrei. Era l che aveva visto la bandiera rossa appesa
alla facciata della stazione, un'esplosione di fervore nazionalsocialista
per cinque piani di altezza. Si rifiutava di credere a
ci che diceva l'articolo: che ora quella bandiera sventolava su
ogni edificio pubblico di Parigi; che Paul Reynaud, il successore
di Daladier, si era dimesso; che secondo le dichiarazioni
del nuovo primo ministro, Philippe Ptain, la Francia avrebbe
collaborato con Hitler all'edificazione di una Nuova Europa.
Perfino il motto Libert, Egalit, Fraternit era stato sostituito
da uno nuovo: Travati, Famille, Patrie. A sentire le voci, tutti
gli ebrei entrati volontariamente nell'esercito francese sarebbero
stati allontanati dai loro battaglioni, rinchiusi nei campi
di concentramento e infine deportati all'est.
Polaner. Andrs ne pronunci il nome a voce alta, nell'aria
umida e profumata di fieno emanato dalla branda. Gli bruciavano
gli occhi. Lui era l, a migliaia di chilometri, inerme; non
poteva fare niente, nessuno poteva fare niente. Hitler aveva
gi ottenuto quello che voleva dalla Polonia. Aveva il Lussemburgo,
il Belgio e i Paesi Bassi, aveva la Cecoslovacchia e la Jugoslavia,
aveva l'Italia in quanto membro del Patto tripartito;
aveva l'Ungheria come alleato, e ora anche la Francia. Avrebbe
vinto la guerra, e che cosa ne sarebbe stato degli ebrei nelle
nazioni conquistate? Li avrebbe costretti a emigrare, li avrebbe
deportati nelle paludi centrali della Polonia devastata? Era
impossibile immaginare che cosa sarebbe accaduto.
Usc nel cortile illuminato dalla luna per leggere la lettera di
Klra. Era una notte umida; c'era foschia nel campo di adunata,
dove l'erba si era infittita con le piogge di giugno. Il soldato appostato
di fianco alla porta della stalla si tocc il cappello quando
vide Andrs. Si conoscevano tutti bene ormai, e nessuno
pensava sul serio che ci sarebbero stati tentativi di diserzione.
Non si poteva andare da nessuna parte, l nella Rutenia carpatica.
In ogni caso, presto avrebbero ottenuto la prima licenza:
trasporto gratuito fino a Budapest. Andrs scelse uno dei massi
ai margini del campo, sotto il chiaro di luna che filtrava da
scampoli sgualciti di nubi.
Andrska, caro,
la Francia  caduta. Quasi non riesco a credere a queste parole
mentre le scrivo. E una tragedia, un orrore. Il mondo ha
perso la testa. Ho saputo dalla signora Apfel che tutta Parigi
 fuggita al Sud. Che fortuna essere qui in Ungheria adesso,
invece che in Francia sotto la bandiera nazista.
Grazie per la lettera del 15 maggio.  un sollievo enorme
leggere che stai bene e hai superato l'inverno. E tra pochi
mesi sarai qui. Intanto, sappi che sto bene, insomma, bene
quanto posso stare senza di te. Ora ho venticinque allievi.
Tutti bambini dotati, tutti ebrei. Che ne sar di loro, Andrs?
In classe non parliamo delle mie paure, ovviamente; facciamo
lezione e loro migliorano.
La mamma sta bene. Gyrgy ed Elza stanno bene. Jzsef
sta bene. I tuoi fratelli stanno bene. Stiamo tutti bene! Ecco
cosa si deve scrivere nelle lettere. Ma tu lo sai come stiamo,
amore mio. Abbiamo molta paura. L'incertezza domina
le nostre vite. Sei sempre nei miei pensieri: questa, almeno,
 una certezza. Le giornate non passano mai, ho cos tanta
voglia di vederti.
Con amore,
Klra
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
L'oca delle nevi.
...
.
...
Per tutta l'estate lo sostenne il pensiero che presto sarebbe
stato con lei, tanto vicino da poterla toccare, sentirne l'odore, il
sapore, libero di restare a letto con lei da mattina a sera se voleva,
di raccontarle quello che era successo nei lunghi mesi della
sua assenza e di ascoltare quali pensieri le erano passati per la testa
nel frattempo. Pensava di vedere il padre e la madre, di portare
Klra per la prima volta nella casa di Konyr, di passeggiare
con i genitori e la moglie per i meleti e i pascoli erbosi. Pensava
anche di vedere Tibor, che alla fine non era riuscito a farsi rinnovare
il visto studentesco e che adesso era bloccato in Ungheria
con Ilana. Ma in agosto, quando sarebbe dovuta arrivare la
licenza gi rinviata di Andrs, la Germania don la Transilvania
settentrionale all'Ungheria. I Carpazi, bianco crinale di granito
tra l'Occidente civilizzato e l'Oriente selvaggio, barriera naturale
dell'Europa contro l'immane vicino comunista: Horthy li voleva,
anche a prezzo di un'amicizia pi profonda con la Germania;
Hitler glieli consegn, e presto l'amicizia venne formalizzata con
l'entrata dell'Ungheria nel Patto tripartito. La compagnia 112
del trentesimo battaglione, avendo completato in anticipo la costruzione
delle strade nei Precarpazi, venne inviata con un treno
in Transilvania. L, nella foresta vergine tra Mramarossziget e
Borsa, fu destinata a un piano di disboscamento e scavi che sarebbe
andato avanti per tutto l'autunno e l'inverno.
Quando ricominci a fare freddo, ad Andrs venne in mente
che non vedeva Klra da un anno, un anno. Avevano trascorso
solo una settimana insieme da marito e moglie. Ogni notte
nelle baracche gli uomini piangevano o maledicevano la perdita
delle fidanzate, delle promesse spose, delle mogli, donne che li
avevano amati ma che si erano stufate di aspettare. Chi gli assicurava
che Klra non si sarebbe stancata di stare sola? Si era
sempre circondata di gente; la sua cerchia mondana a Parigi
era formata da attori, ballerini, scrittori e compositori, persone
che le offrivano continui stimoli. Che cosa le avrebbe impedito
di intrecciare legami anche a Budapest? Dopodich, che cosa
le avrebbe vietato di cercare un conforto pi tangibile in uno
dei suoi nuovi amici? Una notte gli apparve in sogno lo spettro
di Zoltn Novk: camminava scalzo in Wesselnyi utca in
giacca da camera, verso la sinagoga di Dohny utca, dove una
donna che avrebbe potuto essere Klra lo aspettava nel cortile
buio. Novk aveva sicuramente saputo che era tornata; avrebbe
senz'altro cercato di vederla. Forse lo aveva gi fatto. Forse
Klra era con lui in quel momento, in una stanza affittata da
Novk per i loro convegni amorosi.
A volte Andrs aveva l'impressione che il lavoro coatto gli
disperdesse la mente, un granello alla volta, come le ceneri di
un fuoco. Che cosa sarebbe rimasto di lui, si chiedeva, una volta
tornato a Budapest? Per mesi si era sforzato di tenere viva
la mente mentre lavorava, aveva provato a disegnare edifici e
ponti sulla tavola del suo cervello quando non poteva tracciarli
sulla carta, a recitare fra s i termini architettonici in francese
per tenersi sveglio mentre scavava nel fango con la pala o tagliava
i rami con l'ascia. Porte, fentre, comiche, balcon, un incantesimo
contro il decadimento mentale. Ora, mentre la prospettiva
di una licenza si faceva sempre pi remota, i pensieri
divennero un tormento. Immaginava Klra con Novk, o persa
nel ricordo di Sndor Goldstein; rifletteva sui lugubri sviluppi
della guerra, che ormai andava avanti da oltre un anno. In una
serie di ritagli spediti dal padre, lesse del violento bombardamento
di Londra, attaccata per cinquantasette notti di seguito
dalla Luftwaffe. E mentre la guerra infuriava in Inghilterra, lui
e i compagni ne combattevano una pi piccola contro le devastazioni
del Munkaszolglat. Uomo dopo uomo, la compagnia
112 del trentesimo battaglione andava sgretolandosi: un uomo
si ruppe una gamba e dovettero mandarlo a casa, un altro ebbe
un attacco di diabete e mor, un terzo si spar con la pistola
di un ufficiale dopo avere appreso che la fidanzata aveva partorito
il figlio di un altro. Anche Mtys era nel servizio di lavoro
adesso e Tibor era stato appena richiamato. Andrs aveva
sentito di compagnie spedite a bonificare i campi minati in
Ucraina. Immagin Mtys in un campo all'alba: avanzava nella
nebbia, in mano aveva un bastone, un pezzo di ramo, con cui
saggiava il terreno in cerca di mine.
A dicembre, quando le montagne furono spazzate da una serie
di tormente e gli operai rimasero spesso confinati negli alloggi,
Andrs cadde in una depressione paralizzante. Invece di leggere,
scrivere lettere o disegnare sul suo album gonfio di umidit,
giaceva a letto e vegliava i lividi misteriosi che gli erano spuntati
sottopelle. Avrebbe dovuto essere una guida; in teoria era ancora
comandante di squadra e doveva ancora far marciare gli uomini
all'adunata, sovrintendere alla pulizia delle baracche, alla
manutenzione della stufa a legna e a tutti i piccoli dettagli delle
loro vite disagiate; ma sempre pi spesso gli sembrava che fossero
gli altri a guidarlo mentre arrancava alle loro spalle, con gli
stivali che si riempivano di neve. Neanche si rese conto quando,
una domenica pomeriggio durante una feroce tormenta, Mendel
Horovitz concep il progetto di un giornale del Munkaszolglat.
Mendel annot una serie di idee su un quaderno, poi prese in
prestito una risma di carta e una macchina per scrivere da un superiore
per dare al tutto un'aria di ufficialit. Non era svelto come
dattilografo; impieg tre notti per finire due pagine di articoli.
Batteva a macchina a tutte le ore. I compagni gli lanciavano
gli stivali per fermare quel fracasso, ma il desiderio di terminare
l'opera vinceva la paura degli oggetti volanti. Lavor ogni giorno
per una settimana, ogni volta che ne aveva l'occasione.
Quando finalmente smise di battere a macchina, port le
pagine ad Andrs e si sedette sull'orlo della sua branda. Il vento
fuori lanci come l'ululato di una volpe. Era il terzo giorno
consecutivo della peggiore tormenta della stagione e la neve
aveva raggiunto le alte finestre degli alloggi. Per quel giorno i
lavori erano stati annullati. Mentre i compagni rammendavano
le uniformi, fumavano sigarette umide o chiacchieravano
accanto alla stufa, Andrs giaceva sulla branda, con lo sguardo
al soffitto, premendosi i denti con la lingua. Quelli posteriori
ballavano da far spavento, le gengive erano spugnose. All'inizio
della giornata gli era venuta una lenta emorragia nasale che era
durata per ore. Non era in vena di chiacchiere. Non gli importava
cosa c'era scritto sulle pagine che Mendel teneva in mano.
Si tir la coperta grezza sopra la testa e si gir dall'altra parte.
D'accordo, Parisi, disse Mendel e gli abbass la coperta.
Basta con il muso. Parisi: era il soprannome che gli aveva
dato; era invidioso del periodo francese di Andrs e aveva voluto
conoscerne ogni particolare, soprattutto le serate da Jzsef,
i drammi dietro le quinte del Sarah-Bernhardt e le prodezze romantiche
dei suoi amici.
Lasciami in pace, disse lui.
Non posso. Mi serve il tuo aiuto.
Andrs si tir su. Guardami, disse, stendendo le braccia.
Grumi di sangue fiorivano sottopelle come violette. Sono malato.
Di cosa non lo so. Ti sembro uno che pu essere d'aiuto?
Sei il comandante, esclam Mendel.  tuo dovere.
Non voglio pi essere il comandante.
Non puoi deciderlo tu, temo.
Andrs sospir. Che cosa vuoi che faccia esattamente?
Devi illustrare il giornale Gli butt sulle ginocchia le
pagine dattiloscritte. Niente di trascendentale. Niente scempiaggini
da scuola d'arte. Solo qualche disegno, nudo e crudo.
Ti ho lasciato lo spazio intorno agli articoli. Gli mise in mano
una modesta scorta di matite, alcune delle quali colorate.
Andrs non ricordava pi da quando non vedeva delle matite
colorate. Quelle erano appuntite, pulite e ancora intere, una
piccola rivelazione nel buio fumoso degli alloggi.
Dove le hai prese? chiese.
Le ho rubate dall'ufficio.
Andrs si appoggi sui gomiti. Come si chiama il tuo giornaletto?
L'oca delle nevi.
D'accordo. Gli dar un'occhiata. Adesso lasciami in pace.
Oltre alle notizie sulla guerra, L'oca delle nevi pubblicava
le previsioni del tempo (luned: neve. Marted: neve.
Mercoled: neve); una rubrica di moda (Cronaca di un dfil
all'alba: i sognanti ausiliari si sono schierati nelle loro belle
divise di panno grezzo, il tessuto pi in voga dell'inverno.
Mangold Bla Kolos, che detta la moda a Budapest, prevede
che questo pittoresco stile prender subito piede in tutta
l'Ungheria); una pagina sportiva (La Giovent dorata di
Transilvania adora la vita sportiva. Ieri alle cinque del mattino,
i boschi erano pieni di giovani che si divertivano con gli
svaghi del momento: la spinta della carriola, la spalata di neve
e l'abbattimento degli alberi); la posta del cuore (Cara
signorina Coco, sono una ragazza di vent'anni. Nuocer alla
mia reputazione passare la notte negli alloggi degli ufficiali?
Con affetto, Vergine. Cara Vergine, il tuo quesito  troppo
generico. Descrivi in dettaglio i tuoi piani, per favore, cos
potr darti una risposta appropriata. Con affetto, la signorina
Coco); annunci di viaggio (Ti annoi? Vuoi cambiare aria?
Prova il nostro lussuoso tour della campagna ucraina) e, in
onore di Andrs, un articolo su un capolavoro dell'architettura
(Prodigio ingegneristico! L'architetto ingegnere Andrs
Lvi, che ha studiato a Parigi, ha progettato un ponte invisibile.
I materiali sono incredibilmente leggeri e consentono di
edificarlo in un baleno. Non  rilevabile dalle forze nemiche.
Gli studi evidenziano che il progetto del ponte richiede un'ulteriore
messa a punto; un battaglione dell'esercito ungherese
 misteriosamente precipitato in una voragine mentre lo attraversava.
Qualcuno tuttavia obietta che il ponte abbia gi
raggiunto la perfezione), E poi c'era la pice de rsistance, i
dieci comandamenti secondo il Munkaszolglat:
1. Se commetti un grave errore, non confessarlo. Lascia che siano gli
altri a prendersi la colpa al tuo posto.
2. Non affilare la sega. Lascia che ci pensi quello che la adoperer
dopo di te.
3. Non ti scomodare a lavarti. Tanto anche i tuoi compagni di lavoro
puzzano.
4. Quando sei in coda per il pranzo, fatti avanti a gomitate. Altrimenti
non ti toccher neanche mezza patata nella minestra.
5. Lungo la strada per andare al lavoro, datti alla macchia. Fatti sostituire
dal caposquadra.
6. Se desideri la roba d'altri, non farne parola. Altrimenti la roba d'altri
potrebbe sparire prima che tu riesca a rubarla.
7. Se il tuo compagno di lavoro  un ingenuo, chiedigli in prestito qualunque
cosa e dimenticati di restituirgliela.
8. Quando rientri dalla guardia notturna, fai un gran chiasso. Perch
dovresti lasciare dormire gli altri mentre tu sei sveglio?
9. Se ti ammali, resta confinato a letto il pi possibile. Se per tale ragione
i tuoi compagni saranno costretti a sgobbare troppo, pensassero a
guadagnarsi il privilegio della malattia.
10. Segui queste regole e trova il tempo di predicarne il rispetto.
Malvolentieri all'inizio e poi con piacere crescente, Andrs
illustr L'oca delle nevi. Per le previsioni del tempo disegn
una serie di riquadri, riempiendoli di fiocchi di neve sempre pi
fitti. Per la rubrica di moda fece una caricatura di Mendel, capelli
dritti e busto avvolto a mo' di toga in una lacera coperta grigia.
Sulla pagina sportiva, tre lavoratori sudati trascinavano carri di
ghiaia lungo una salita ripida. La posta del cuore sfoggiava un
ritratto sbarazzino di Coco, occhiali, gambe lunghe scoperte e
matita fra le labbra. La pubblicit per il viaggio in Ucraina mostrava
un ombrellone da spiaggia piantato fra le raffiche di neve.
L'articolo sull'architettura gli evoc l'immagine di un architetto
che indicava fieramente un burrone desolato. Per i dieci comandamenti
bastava disegnare due tavole di pietra sullo sfondo.
Quando ebbe terminato allontan il braccio e rimir i disegni
attentamente. Erano caricature di bassa lega, disegnate in fretta
da un artista buttato su un letto. Ma Mendel aveva ragione:
erano perfette per L'oca delle nevi.
Quell'unica copia del giornale pass per le mani di duecento
uomini, che presto cominciarono a citare il quarto comandamento
mentre erano in coda per il rancio o a ragionare malinconicamente
sulle vacanze in Ucraina. Andrs prov inevitabilmente
una certa soddisfazione personale, una sensazione
che non avvertiva da mesi. Quando capirono che l'illustratore
che si firmava Parisi era in realt il comandante Lvi, gli
uomini cominciarono a chiedergli dei disegni. Quello che andava
per la maggiore era Coco in versione discinta. La raffigur
sull'anta dell'armadietto in legno di un compagno, nella fodera
del berretto di un altro, sulla lettera al fratello minore di un altro
ancora, con un cartello in mano che diceva Ciao, tesoro!
La caricatura di Mendel gener invece la mania dei ritratti; gli
uomini si mettevano in fila per farsi disegnare da Andrs. Non
era granch bravo come ritrattista, ma sembrava non importare.
Le linee rozze, l'alone di carboncino intorno agli occhi o al
collo dei soggetti, rispecchiavano la fondamentale incertezza
delle loro vite nel Munkaszolglat. Anche Mendel Horovitz cominci
a ricevere richieste: divent una specie di scrivano professionista,
componeva frasi d'amore, rimpianto e desiderio che
scivolavano nell'impetuoso fiume del servizio postale militare
e chiss se avrebbero mai raggiunto le mogli, i fratelli e i figli
a cui erano destinate.
Quando alla fine il primo numero dell'Oca delle nevi si
sbriciol, Mendel ne scrisse un altro e Andrs lo illustr anche
stavolta. Galvanizzati dal successo dell'edizione precedente,
portarono il giornale direttamente in ufficio, dove c'era un ciclostile.
Corruppero con quindici peng il segretario della compagnia.
A rischio di essere punito e licenziato, il segretario ne
stamp dieci copie, che presto divennero parte integrante della
compagnia 112. Segu un terzo numero di trenta copie. Mentre
gli uomini leggevano il giornale e ridevano, Andrs si sentiva come
al risveglio da un lungo letargo. Si stup di essere stato cos
debole, cos fragile da lasciare che i pensieri neri gli invadessero
la mente e la riducessero al nulla. Adesso disegnava ogni giorno.
Erano scarabocchi assurdi, in effetti, ma lo ossigenavano,
sembravano valere lo sforzo di respirare.
Poi, in un'umida, rigida giornata di marzo, Andrs e Mendel
furono convocati nell'ufficio del comandante di compagnia. La
convocazione venne dal luogotenente del maggiore Klozi, un
uomo torvo, simile a un cinghiale, che portava l'infelice nome
di Grimasz, grugno. All'ora di cena si avvicin ad Andrs e
Mendel nel campo di adunata e gli fece cadere le gavette di mano.
Stringeva l'ultimo numero dell'Oca delle nevi, che conteneva
una poesia d'amore dedicata da un certo tenente G a un certo
maggiore K, pi altre insinuazioni sulla natura del loro rapporto.
Il tenente Grimasz aveva il viso in fiamme; il collo sembrava
gonfio il doppio del normale. Accartocci il foglio nel pugno massiccio.
Gli altri uomini arretrarono di un passo, lasciando Andrs
e Mendel ad assorbire tutta la ferocia dello sguardo di Grimasz.
Klozi vi vuole in ufficio, grugn il tenente.
Subito, signore, disse Mendel, osando una strizzatina
d'occhio ad Andrs.
Grimasz not il tono, la strizzatina d'occhio. Alz la mano
per dargli uno scappellotto, ma Mendel lo schiv. Gli uomini
esultarono fra i denti. Grimasz agguant Mendel per il colletto
e un po' a spinte un po' trascinandolo lo port in ufficio,
mentre Andrs li seguiva di corsa.
Il maggiore Jnos Klozi non era un uomo crudele, ma era
ambizioso. Figlio di una gitana e di un arrotino, aveva scalato
tutti i gradi del Munkaszolglat, sperando in un trasferimento
nel reparto logistico dell'artiglieria. Aveva ricevuto l'attuale incarico
in quanto esperto di foreste; aveva lavorato in quelle della
Transilvania prima di emigrare in Ungheria negli anni Venti.
Andrs non era mai stato convocato nel suo ufficio, che si trovava
nell'unico edificio dotato di portico e gabinetto esterno
privato. Ovviamente Klozi si era appropriato della stanza con
la finestra pi grande, ma la scelta si era rivelata infelice. La
finestra, un aggeggio a pi pannelli recuperato dalla parete sud
di una fattoria ridotta in cenere, odorava di carbone e lasciava
entrare il freddo. Il maggiore era stato costretto a coprirla con
coperte militari simili a quelle decantate nella rubrica di moda,
rendendo l'ufficio buio come una cantina. Sotto l'odore di
carbone si sentiva nettamente puzza di cavallo; prima di essere
usate come tende, le coperte avevano soggiornato in una stalla.
Un braciere riscaldava l'ufficio quel tanto da suggerire che le
stanze calde esistevano e che quella non rientrava nel novero.
Andrs e Mendel si misero sull'attenti mentre Klozi sfogliava
una raccolta quasi completa dell'Oca delle nevi, che
iniziava dal dicembre 1940 e finiva con l'edizione di quella settimana,
datata 7 marzo 1941. Mancava solo il primo numero
andato in briciole. Il maggiore era visibilmente invecchiato da
quando dirigeva la compagnia 112. I capelli sulle tempie erano
grigi e il naso largo era coperto da una ragnatela di capillari. Alz
gli occhi su Andrs e Mendel con l'aria stanca di un preside.
Vedo che ce la spassiamo, disse, togliendosi gli occhiali.
Spiegatemi, prego, comandante Lvi. O debbo chiamarvi
Parisi?
 colpa mia, signore, disse Mendel. Teneva il berretto
da lavoro in mano, scorrendo con il pollice il bottone metallico
sul cocuzzolo ripiegato in avanti. Ho scritto il primo numero
e chiesto al comandante di squadra se poteva illustrarlo. Da l
in poi abbiamo continuato.
Lo so bene, disse Klozi. Siete riusciti a usare il ciclostile
e a stampare decine di copie.
Come comandante di squadra me ne assumo la piena responsabilit, disse Andrs.
Temo di non potervi attribuire tutto il merito, Parisi. Il nostro
Horovitz ha un gran talento, non possiamo permettere che
i suoi sforzi vengano misconosciuti. Klozi and a un articolo
di cui aveva tenuto il segno con una matita rosicchiata. Questa
settimana l'ex capo supremo, comandante Jnika Klozi lo
Strabico, su ordine personale del reggente Mikls Horthy, 
stato rimosso dalla sua carica militare per manifesta inettitudine
e condotta disonorevole. In una cerimonia sulla piazza
d'armi  stato sostituito da un comandante ritenuto pi degno,
un babbuino maschio di nome Chiappe Rosa. Il comandante
 stato scortato fuori dalla piazza d'armi in un coro assordante
di flatulenze e applausi. Gir il giornale per mostrare la
caricatura che Andrs aveva disegnato del maggiore, strabico,
con la giacca dell'alta uniforme e un paio di mutande da donna,
che incedeva sui tacchi alti accanto al suo tenente, un uomo
dall'inconfondibile testa di cinghiale, mentre sullo sfondo
una scimmia dal didietro prosperoso faceva il saluto militare al
battaglione di ausiliari.
Andrs soffoc a stento un sorriso. Teneva particolarmente
a quel disegno.
Che cosa ci trova da ridere, comandante?
Niente, signore, disse Andrs. Conosceva Klozi da un
anno e mezzo ormai, e capiva che aveva il cuore tenero; anzi,
sembrava quasi orgoglioso di non infliggere punizioni severe.
Andrs aveva sperato che non si imbattesse proprio in quel numero
dell'Oca delle nevi, ma non si era sentito eccessivamente
in ansia quando aveva disegnato la vignetta.
Quattro risate ogni tanto non sono un problema, disse
Klozi, ma non posso consentire che i miei uomini mi mettano
in ridicolo. Questa compagnia finirebbe nel caos.
Capisco, signore, disse Andrs. Non avevamo intenzione
di offendere.
Ma che ne sapete voi? disse Klozi, alzandosi. Sulla tempia,
aveva cominciato a pulsargli una vena; per la prima volta
da quando erano entrati nell'ufficio, Andrs sent risvegliarsi la
paura. Quando combattevo nella Grande guerra, un ufficiale
avrebbe potuto scorticare chi disegnava una vignetta del genere.
Siete sempre stato buono con noi, disse Andrs.
Appunto. Vi ho coccolati, giudei pidocchiosi che non siete
altro, vi ho lasciati poltrire a letto col freddo e non vi sono
stato addosso come dovevo. E per tutta risposta voi producete
quest'immondizia e la diffondete fra i vostri commilitoni.
Era solo per ridere, signore, disse Mendel.
Ora non si ride pi. Non alle mie spalle.
Andrs si premette la lingua sui denti allentati. Sent il dolore
propagarsi alle gengive e lott contro l'impulso di girarsi e
scappare. Raddrizz bene la schiena e guard Klozi negli occhi.
Vi porgo le mie pi sentite scuse.
Perch scusarsi? disse Klozi. In un certo senso avete
fatto un gran favore al Munkaszolglat. Sembra che qualcuno
abbia messo in giro bugie sui volgari maltrattamenti subiti dai
lavoratori che coadiuvano le nostre forze armate. Questo giornaletto
fornir una straordinaria controprova Arrotol una
copia dell'Oca delle nevi in un tubo rigido. Il lavoro coatto
favorisce l'amicizia, il senso dell'umorismo, eccetera. Le condizioni
sono cos umane che siete liberi di ridere, scherzare e
prendere sottogamba la situazione. Potete perfino accedere alle
macchine per scrivere, al materiale da disegno, al ciclostile.
Avete libert di parola. Praticamente come in Francia Sorrise,
perch sapevano tutti che fine aveva fatto la libert di parola
in Francia.
Ma c' una cosa che voglio da voi, continu Klozi. Immagino
sarete d'accordo, data la situazione. Poich mi avete
umiliato pubblicamente, ritengo giusto che in cambio siate puniti
pubblicamente.
Andrs deglut. Mendel, al suo fianco, era impallidito. Avevano
sentito dire che cosa succedeva nelle altre compagnie, e
nessuno dei due era cos ingenuo da pensare che non potesse
succedere nella 112 del trentesimo battaglione. L'episodio pi
raccapricciante era capitato al fratello di un loro compagno, che
aveva fatto parte del battaglione di Debrecen. Aveva rubato una
pagnotta dalla dispensa degli ufficiali e per punizione lo avevano
spogliato e sepolto nel fango fino alle ginocchia; lo avevano
costretto a restarci per tre giorni mentre la temperatura continuava
a scendere, finch, la terza notte, era morto assiderato.
Sto parlando con voi, comandante di squadra Lvi, disse
Klozi. Guardatemi. Non state a testa bassa come un cane.
Andrs alz gli occhi e lo fiss. Il maggiore non batt ciglio.
Ho riflettuto a lungo su quale fosse una punizione appropriata, disse. Si d il caso, ragazzi, che io vi voglia un gran bene.
Siete stati tutti e due ottimi lavoratori. Ma mi avete ridicolizzato.
Mi avete ridicolizzato di fronte ai miei uomini. Quindi,
Lvi e Horovitz... qui Klozi fece una pausa eloquente, battendo
la copia arrotolata dell'Oca delle nevi sulla scrivania,
temo che dovrete rimangiarvi le vostre parole.
Fu cos che Andrs e Mendel si ritrovarono senza vestiti, i
polsi ammanettati dietro la schiena, inginocchiati davanti al
battaglione riunito alle sei di un freddo mattino di marzo. Su
una panca di fronte a loro c'erano dieci numeri dell'Oca delle
nevi. Sotto gli occhi dei compagni, il tenente Grimasz strappava
una striscia di giornale, l'appallottolava, la intingeva nell'acqua
e la cacciava in bocca ai coeditori Lvi e Horovitz. Per due
ore furono costretti a ingoiare venti pagine a testa dell'Oca
delle nevi. Mentre stringeva i denti contro le dita implacabili
di Grimasz, Andrs cap per la prima volta quanto fosse stata
comoda e protetta, in proporzione, la sua vita nel Munkaszolglat.
Non lo avevano mai legato con le mani dietro la schiena,
n costretto a stare inginocchiato per ore nella neve senza cappotto
n pantaloni; anzi, lo avevano sfamato e vestito, gli avevano
dato un tetto, e i suoi patimenti erano stati alleviati dalla
consapevolezza che anche gli altri lavoratori della compagnia
112 soffrivano come lui. Ora stava prendendo coscienza di un
diverso tipo di inferno, che mai avrebbe osato immaginare. Sapeva
che quanto gli stava accadendo poteva ancora essere definito
umano, rispetto al grandioso susseguirsi delle punizioni;
lontano, in fondo al tunnel, ne esistevano alcune che potevano
spingere a desiderare la morte. Si costrinse a masticare e ingoiare,
masticare e ingoiare, dicendosi che era l'unico modo per
superare l'orrore di quanto gli stava accadendo. Verso la quindicesima
pagina sent il sangue in bocca e sput fuori un molare.
Le gengive, spugnose per lo scorbuto, non gli trattenevano
pi i denti. Strizz gli occhi e mangi un foglio, un altro e un
altro ancora finch non perse conoscenza e stramazz all'umido,
gelido contatto con la neve.
Venne trascinato in infermeria e affidato alle cure dell'unico
medico della compagnia, un certo Bruch Imber, il cui solo
scopo nella vita era ormai salvare quegli uomini dai danni del
lavoro coatto. Imber accud Andrs e Mendel per cinque giorni
in infermeria e, quando si furono ripresi dall'ipotermia e dall'ingestione
forzata della carta, dichiar che avevano contratto lo
scorbuto e un'anemia grave e li trasfer a Budapest perch fossero
curati all'ospedale militare, e poi mandati in licenza per due settimane.
...
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...
CAPITOLO 28.
...
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...
Licenza.
...
.
...
Dopo una settimana di viaggio in treno in cui si riempirono
di pidocchi e la pelle cominci a squamarsi e a sanguinare,
Andrs e Mendel furono trasferiti su un camion ambulanza
carico di lavoratori ausiliari agonizzanti. Il pavimento era rivestito
di fieno, ma gli uomini, sotto le coperte di lana grezza,
avevano i brividi. Ce n'erano otto a bordo, in gran parte messi
molto peggio di loro. Un tubercolotico con un grosso tumore
all'anca, un uomo accecato dall'esplosione di una stufa, uno con
la bocca piena di ascessi. Andrs sporse la testa dai finestrini
posteriori del furgone mentre entravano a Budapest. La visione
della normale vita urbana i tram, le pasticcerie, i ragazzi che
passavano la serata fuori, le insegne dei cinema con le lettere
nitide e nere lo riemp di una furia immotivata, come se fosse
tutta una presa in giro della sua permanenza nel Munkaszolglat.
L'ambulanza si ferm all'ospedale militare e i pazienti andarono
all'accettazione, chi sulle proprie gambe chi con un aiuto.
Andrs e Mendel attesero per tutta la notte su una panca fredda,
mentre centinaia di lavoratori e soldati venivano iscritti con
nome e matricola in un registro ufficiale. Mendel fu iscritto al
mattino presto e venne portato via per essere lavato e curato.
Andrs attese il suo turno per altre due ore, ma alla fine, stanco
morto, segu un infermiere in un locale con docce. L'uomo
gli tolse i vestiti luridi, gli ras il cranio, gli spruzz addosso un
disinfettante che bruciava e lo piazz sotto un getto d'acqua
bollente. Poi lo lav da capo a piedi, con una sorta di tenerezza
impersonale di fronte alla sua pelle livida, di consapevole indulgenza
per le debolezze del corpo umano. Infine lo asciug,
lo condusse in una camerata riscaldata da svariati termosifoni
e gli mostr un lettino di metallo; e per la prima volta dopo un
anno e mezzo, Andrs dorm su un materasso vero, sotto lenzuola
vere. Quando si svegli dopo quelli che gli erano sembrati
pochi minuti, trov Klra al suo capezzale, con gli occhi rossi
e struccati. Si tir su, le prese le mani e chiese che cosa fosse
successo di terribile: chi era morto? Quale nuova tragedia si era
abbattuta su di loro?
Andrska, disse lei, con voce rotta dalla pena; e Andrs
comprese che la tragedia era lui, che Klra piangeva per ci
che restava di suo marito. Non aveva idea di quanti chili avesse
perso durante il servizio di lavoro, con quella dieta a base
di caff, minestra e pane stantio; sapeva solo che aveva continuato
a stringere sempre di pi la cintura, e che gli spuntavano
le ossa sotto la pelle. Braccia e gambe erano fasci di muscoli
duri che si era costruito con la costante fatica fisica; nemmeno
quando era caduto in depressione l'inverno prima si era sentito
veramente debole. Ma si rese conto che il suo corpo sollevava
appena la coperta. Poteva soltanto immaginare che aria strana
doveva avere, uno scheletro in pigiama d'ospedale, con gli
ematomi sulle braccia e la testa rasata. Avrebbe quasi preferito
stare lontano da Klra finch non avesse recuperato l'aspetto
di un uomo. Abbass gli occhi e si strinse le braccia al petto,
come per proteggersi. La guard intrecciare le dita in grembo;
all'anulare, lo scintillio dorato della fede. L'anello era ancora
liscio e lucente, le mani bianche come l'ultima volta in cui l'aveva
vista. La sua fede, invece, era graffiata e opaca, le sue mani
scurite e screpolate dal lavoro.
 passato il dottore, disse Klra. Secondo lui guarirai
al cento per cento. Ma devi prendere la vitamina C e il ferro e
stare a riposo per un bel po'.
Non ho bisogno di stare a riposo, disse Andrs. Non voleva
farsi vedere cos. In fondo, non era n ferito n zoppo.
Butt le gambe gi dal letto e piant i piedi sul linoleum fresco.
Ma in quell'istante gli venne un capogiro, e si port una
mano alla testa.
Devi mangiare, disse lei. Hai dormito venti ore.
Davvero?
Adesso ti do le vitamine e un sorso di brodo, e pi tardi
un po' di pane.
Oh, Klra, disse Andrs, prendendosi la testa fra le mani.
Lasciami stare. Faccio spavento.
Lei gli sedette accanto sul letto e lo abbracci. Il suo odore
era un po' cambiato. Andrs colse un sentore di sapone o lacca
ai lill, una fragranza che gli ricordava va Kernyi, il suo
primo amore a Debrecen. Klra gli baci le labbra secche e gli
pos il capo su una spalla. Lui si lasci abbracciare, troppo stanco
per resistere.
Un po' di rispetto, comandante, disse una voce dal lato
opposto della camerata. Era Mendel, nel suo letto pulito. Avevano
rasato il cranio anche a lui.
Andrs sollev una mano per salutarlo. Le mie scuse, lavoratore, disse. Gli girava la testa, a stare in un ospedale militare
con Mendel Horovitz e contemporaneamente con Klra.
Aveva l'emicrania. Si riappoggi al cuscino e si lasci dare le
vitamine e il brodo da lei. Sua moglie. Klra Lvi. Apr gli occhi
per guardarla, lei e i suoi capelli ondulati come sempre sulla
fronte, l'agile forza delle sue braccia, le labbra strette e risucchiate
in dentro quando si concentrava, i suoi profondi occhi
grigi, fermi su di lui, su di lui, finalmente.
Non tard molto a capire che la licenza era un'altra forma di
tortura, una lezione da imparare in vista di una prova pi pesante.
Prima, quando era stato precettato, aveva solo una vaghissima
idea di cosa avrebbe significato stare lontano da Klra. Ora
lo sapeva. Di fronte a quel supplizio, due settimane parevano
un periodo troppo breve, impossibile.
La licenza cominci ufficialmente quando lo dimisero
dall'ospedale militare, tre giorni dopo il ricovero. Klra gli
aveva fatto lavare e riparare l'uniforme, e il giorno in cui usc
gli port un dono miracoloso: un paio di stivali nuovi. Andrs
aveva biancheria nuova, calze nuove, un berretto nuovo con la
visiera e un lucido bottone di bronzo sul davanti. Quando si
ritrov di fronte a Mendel Horovitz in quei begli abiti puliti,
si vergogn. Mendel non aveva nessuno che si occupasse di lui.
Non era sposato e aveva perso la madre da piccolo; il padre era
ancora a Zalaszabar. Mentre aspettava il tram con loro sul cancello
dell'ospedale, Andrs gli chiese che cosa pensava di fare
durante la licenza.
Mendel alz le spalle. Un mio ex compagno di stanza abita
ancora a Budapest. Pu ospitarmi lui.
Klra tocc il braccio ad Andrs e si scambiarono un'occhiata.
Difficile prendere una decisione senza discuterne; era tanto
di quel tempo che non stavano insieme da soli. Mendel per era
un vecchio amico, e nel periodo trascorso nella compagnia 112
per Andrs era diventato la sua famiglia. Sapevano di dovergli
fare quella proposta.
Noi andiamo in campagna dai miei, disse Andrs. Di
posto ce n', se ti va di venire. Niente di speciale. Ma sono sicuro
che mia madre sarebbe contentissima di coccolarti un po'.
Le occhiaie di Mendel si scurirono in un'espressione di gratitudine.
Gentile da parte tua, Parisi, disse.
Cos quel mattino salirono tutti e tre insieme sul treno per
Konyr. Superarono Magld, Tpigyrgye, jszsz, entrarono
nelle pianure dell'Hajdu, dividendosi un termos di caff e
mangiando strudel di ciliegie. Ad Andrs l'aspra dolcezza della
frutta fece quasi venire le lacrime agli occhi. Prese la mano a
Klra e la strinse; si guardarono e lui sent che capiva. Se c'era
una persona che sapeva cosa significasse subire un trauma, riemergere
dalla disperazione, era lei. Chiss come aveva fatto a resistere
tanto tempo con un uomo che non sapeva niente di niente.
Era la prima settimana di aprile. I campi erano ancora brulli
e freddi, ma una caligine verde era spuntata sugli arbusti intorno
alle fattorie; i rami spogli dei salici erano di un giallo vivo.
Andrs sapeva che lo splendore di casa sua era ancora nascosto,
l'aia un ammasso di fango, i meli stenti e nudi, il giardino
spoglio. Che peccato non poterla mostrare a Klra in estate.
Ma quando finalmente arrivarono, quando scesero alla stazione
deserta e videro la bassa costruzione imbiancata a calce con
il suo scuro tetto di paglia, il fienile, il mulino e la gora in cui
lui, Mtys e Tibor avevano fatto navigare le loro barchette
di legno, Andrs pens che non aveva mai visto un posto pi
bello. Il fumo saliva dal camino di pietra; dal fienile arrivava
il sibilo regolare della sega elettrica. Nell'aia c'erano cataste di
legna appena tagliata. Nell'orto i meli spogli tendevano i rami
verso il cielo di aprile. Andrs lasci cadere la sacca militare a
terra e, prendendo Klra per mano, corse alla porta. Buss sul
vetro, in attesa di sua madre.
Apr una giovane donna bionda. Sul fianco teneva un bambino
col faccino rosso e una fetta biscottata smangiucchiata in
mano. Quando vide Andrs e Mendel in cappotto militare, alz
spaventata le sopracciglia.
Jen, url. Corri!
Un omone in tuta usc in fretta e furia dal fienile. Che c'?
grid, e quando li raggiunse: Che volete?
Andrs batt le palpebre. Il sole era appena spuntato da dietro
una nuvola; era difficile mettere a fuoco i lineamenti dell'uomo.
Sono il comandante Lvi, rispose. Questa  la casa
dei miei genitori.
Era la loro casa, disse l'uomo, con una punta d'orgoglio.
Guard Andrs stringendo gli occhi. Non avete l'aria di un
ufficiale dell'esercito.
Comandante di squadra Lvi, compagnia 112, trentesima
divisione, disse Andrs, ma l'uomo non lo stava pi guardando.
Prima gett un'occhiata a Mendel e al suo cappotto senza
gradi da ufficiale. Poi si gir verso Klra e la squadr lentamente;
era chiaro che apprezzava.
E voi non sembrate una campagnola, disse.
Andrs sent il sangue salirgli alla faccia. Dove sono i miei
genitori? chiese.
E io che ne so? disse l'uomo. Siete voi quelli che si
spostano di qua e di l.
Non essere sciocco, Jen, gli disse la donna, e poi ad
Andrs: Sono a Debrecen. Non ve l'hanno scritto?
Un mese. Il tempo che occorreva a una lettera per raggiungere
Andrs al confine. Probabilmente era arrivata adesso e ammuffiva
nella stanza della posta, se non l'avevano usata per accendere
il fuoco. Cerc di allungare lo sguardo in cucina, oltre
la donna; il vecchio tavolo, quello di cui conosceva a memoria
ogni nodo e solco, c'era ancora. Il bimbo volt la testa per vedere
che cosa avesse catturato la sua attenzione, poi riprese a
masticare la fetta biscottata.
Sentite, disse la donna, non avete parenti a Debrecen?
Non c' nessuno che possa dirvi dove abitano i vostri genitori?
Sono anni che non vengo qui, rispose Andrs. Non lo so.
Be', io devo lavorare, tagli corto l'uomo. Avete finito
di parlare con mia moglie, credo.
E voi avete finito di guardare la mia, credo, esclam Andrs.
Ma in quel momento l'uomo prese Klra per la vita, lasciandola
di sasso. Senza pensarci, Andrs gli sferr un pugno nello
stomaco. L'uomo soffi e barcoll all'indietro. Inciamp col
tallone in un sasso e cadde di schiena nel fango denso e abbondante
dell'aia. Quando tent di tirarsi in piedi, scivol in avanti
e casc sulle mani. A quel punto Andrs, Klra e Mendel stavano
gi correndo verso la stazione, le borse che svolazzavano
dietro di loro. Fino ad allora Andrs non aveva mai compreso
il vantaggio di vivere a due passi dalla stazione; e fece quel che
aveva visto fare innumerevoli volte a Mtys. Schizz verso un
vagone merci, ci butt dentro la sacca e aiut Klra a salire. Poi
lui e Mendel saltarono a bordo, proprio mentre il treno partiva,
direzione Debrecen. Ebbero appena il tempo di vedere il
nuovo proprietario del deposito di legname che si precipitava
fuori di casa imbracciando una doppietta e urlava alla moglie
di trovargli i proiettili, maledizione.
Nel freddo di quel pomeriggio di aprile, viaggiarono fino a
Debrecen nel vagone merci aperto, cercando di riprendere fiato.
Andrs era certo che Klra fosse sconvolta, ma lei rideva.
Aveva le scarpe e l'orlo del vestito neri di fango.
Non dimenticher mai la faccia che ha fatto, disse. Non
se lo aspettava, quel pugno.
Nemmeno io, disse Andrs.
Meritava di peggio, disse Mendel. Anche a me sarebbe
piaciuto mollargli un paio di sberle.
Fossi in te non tornerei indietro per provarci, disse Klra.
Andrs si sedette contro la parete del vagone merci e la abbracci,
mentre Mendel estrasse una sigaretta dalla tasca del
cappotto e si sdrai su un fianco, a fumare e ridere tra s. La
brezza era cos gelida e il sole di mezzogiorno cos forte che
Andrs prov una sensazione di trionfo. Fu esclusivamente
quando torn a guardare Klra i suoi occhi seri adesso, quasi
volessero trasmettere un'intima comprensione di quanto era
accaduto in quell'aia sepolta sotto il fango che si rese conto
di aver appena visto la casa della sua infanzia per l'ultima volta.
Non ci misero molto a rintracciare i suoi genitori a Debrecen.
Si fermarono a una panetteria kosher vicino alla sinagoga,
e Andrs venne a sapere dal fornaio che sua madre era appena
passata a comprare la matzah, la Pasqua ebraica sarebbe iniziata
il venerd.
Pasqua. L'anno prima la festa era cominciata e finita in un
baleno: alcuni ortodossi avevano allestito un seder nella fattoria
e recitato le benedizioni come davanti a una tavola apparecchiata
con vino, verdura, haroset, matzah ed erbe amare, mentre
invece non c'era che minestra di patate. Ricordava vagamente
di aver rifiutato pi volte il pane, a cena, e poi di essersi sentito
cos debole da doverlo mangiare. Non aveva neanche provato a
sperare di trascorrere la Pasqua successiva con i genitori. Adesso
invece guidava Klra e Mendel lungo il corso che portava a Simonffy
utca, dove a detta del fornaio vivevano i suoi. L, in un
vecchissimo caseggiato con due capre in cortile e un rampicante
ancora spoglio fra i balconi, trovarono sua madre che lavava
le piastrelle della veranda al primo piano. Una pentola d'acqua
bolliva alle sue spalle; lei indossava un foulard blu stampato e
aveva le braccia arrossate fino ai gomiti. Quando vide Andrs,
Klra e Mendel, balz in piedi e corse gi.
La sua piccola mamma. Attravers il cortile in un batter
d'occhio, ancora svelta, e abbracci il figlio. I suoi occhi scuri
e vivaci lo squadrarono da capo a piedi; se lo strinse al petto e
lo lasci andare soltanto dopo un bel po' per abbracciare Klra
chiamandola kislnyom, figlia mia. Infine abbracci anche Mendel,
che accett il gesto di buon grado, lanciando uno sguardo
di traverso ad Andrs; anya lo conosceva fin da quando andavano
a scuola insieme e lo aveva sempre trattato come un figlio.
Poveri ragazzi, disse. Guarda come vi hanno ridotti.
Ci riprenderemo, anya. Abbiamo due settimane di licenza.
Due settimane! Scosse la testa. Dopo un anno e mezzo,
due settimane. Ma almeno sarete qui per Pesach.
E chi  quel parassita che abita a casa nostra a Konyr?
Sua madre si port una mano alla bocca. Non ci avrai litigato,
spero.
Litigarci? scherz Andrs. No! E stato di una cortesia
squisita. Gli ho baciato la mano. Amici per sempre.
Ossignore.
Ci  corso dietro con una doppietta, disse Mendel.
Dio, che uomo terribile! Sto male, a pensarlo in quella casa.
Spero che almeno ve l'abbiano pagata bene, disse Andrs.
Ha fatto tutto tuo padre, disse anya e sospir. Secondo
lui siamo stati fortunati a prendere quel che abbiamo preso.
Stiamo bene qui. Non c' tanto lavoro. E io ho ancora Kicsi
e Noni. Fece un cenno alle due caprette da latte nel recinto
del cortile.
Avreste dovuto telefonarmi, disse Klra. Sarei venuta
ad aiutarvi con il trasloco.
La madre di Andrs abbass gli occhi. Non volevamo disturbarti.
Sapevamo che eri impegnata coi tuoi allievi.
Siete la mia famiglia.
Sei gentile, disse la madre di Andrs, ma con una lieve
riserva nella voce, quasi un'ombra di deferenza. Un attimo dopo
Andrs si chiese se se lo fosse soltanto immaginato, perch
sua madre aveva preso Klra per il gomito e stavano attraversando
il cortile.
Era un appartamento piccolo e luminoso, un trilocale d'angolo con porte finestre che davano sulla veranda. Sua madre aveva
piantato dei broccoli in vasi di terracotta; ne boll un po' per pranzo
e li serv con patate, uova e peperoni rossi. Andrs e Mendel
presero le vitamine e mangiarono le mele che Klra aveva portato
per loro, avvolte ciascuna in un pezzo di carta verde. Mentre
mangiavano, anya diede notizie degli altri fratelli: Mtys era
stato mandato dalle parti di Abaszplak, dove la sua compagnia
del Munkaszolglat stava costruendo un ponte sul fiume Torysa.
Ma non era tutto; prima di essere precettato, aveva fatto un tale
scalpore all'Ananas, ballando sul pianoforte in frac e cravatta
bianchi, che l'impresario gli aveva offerto un contratto biennale.
Nelle lettere Mtys scriveva che si esercitava, si esercitava
di continuo: inventava mentalmente passi nuovi mentre lui e i
compagni costruivano il ponte sul fiume, e poi teneva quei poveracci
svegli la notte mentre mostrava i passi creati di giorno.
Quando fosse tornato a casa, scriveva, avrebbe ballato il tip tap
a una velocit tale che sarebbe stato necessario inventare un nuovo
genere musicale solo per stargli dietro.
Tibor, disse la madre, in novembre si era unito a un distaccamento
del suo battaglione in Transilvania: grazie agli studi modenesi
lo avevano nominato medico della compagnia. Nelle lettere
non parlava molto di lavoro anya sospettava che non volesse
inorridirla ma le raccontava che cosa leggeva. Al momento si
stava dedicando a Mikls Radnti, un giovane poeta ebreo di Budapest
che era stato arruolato nelle unit di lavoro coatto l'autunno
precedente. Come Andrs, Radnti era vissuto a Parigi per un
po'. Alcune poesie una su un medico giapponese seduto con lui
sulla terrazza della Rotonde, un'altra sui pomeriggi indolenti al
Jardin du Luxembourg avevano riportato alla mente di Tibor i
giorni trascorsi nella capitale francese. Secondo le voci, il battaglione
di Radnti lavorava non lontano da quello di Tibor, che
aveva superato l'inverno anche grazie a quel pensiero.
Ad Andrs sembrava un lusso enorme e surreale trovarsi nella
cucina di un appartamento pulito e assolato mentre sua madre
li aggiornava su Mtys, Tibor e il loro servizio di lavoro. Come
poteva rilassarsi su quella sedia nota, come poteva mangiare mele
con Klra e Mendel e ascoltare i belati delle capre bianche in
cortile, mentre i suoi fratelli costruivano ponti e curavano ammalati
in Rutenia e Transilvania? Era terribile provare quella
dolce sonnolenza, terribile pregustare un pisolino pomeridiano
nel letto della sua infanzia, sempre che il letto della sua infanzia
non fosse rimasto a Konyr. Perfino il tavolo quello piccolo
e giallo della cucina esterna estiva gli dava una fitta di
nostalgia indiretta, come se fosse diventato il veicolo di quella
per i fratelli. Il piccolo tavolo costruito da suo padre prima che
lui nascesse: ricordava di essercisi seduto sotto in un pomeriggio
caldo mentre sua madre sgusciava piselli per cena, mangiandone
alcuni e guardando un bruco misuratore scalare una gamba
del tavolo. Lo rivedeva ancora adesso, quel bruco, quel pezzetto
di elastico verde con le zampette tonde che si contraeva
e stendeva durante la salita, impegnato in una missione la cui
natura rimaneva misteriosa. Sopravvivenza, comprendeva ora
Andrs, ecco tutto. Quel contrarsi e distendersi, quel frenetico
impennarsi per guardarsi intorno: era solo ed esclusivamente
l'assoluta necessit di restare vivo.
A cosa stai pensando? domand sua madre, stringendogli
una mano.
Alla cucina estiva.
Lei rise. Hai riconosciuto il tavolo.
Certo.
Andrs mi faceva sempre compagnia quando usavo il forno, disse lei a Klra. Disegnava nella polvere con un bastone. Io
spazzavo la cucina ogni giorno, ma solo intorno ai suoi disegni.
Sentirono il rumore fievole e rauco dell'aria inspirata da
Mendel; non aveva aspettato di mettersi comodo per schiacciare
un pisolino. Si era addormentato a tavola, la testa adagiata sulle
braccia. Andrs lo port sul divano e lo copr con una trapunta.
Mendel non si svegli n mentre veniva spostato n quando gli
sistemarono gambe e braccia sul sof. Aveva un dono naturale.
A volte dormiva per tutta la marcia mattutina fino al cantiere.
Vuoi dormire anche tu? chiese Klra ad Andrs. Io
aiuto tua madre.
Ma il gusto forte e aspro delle mele lo aveva svegliato; adesso
non gli andava di dormire. Ci che desiderava, che non poteva
pi rimandare neanche di un momento, era vedere suo padre.
Era un esempio di cruda ironia ungherese che suo padre fosse
stato assunto in segheria: forse un po' del legname era proprio
quello che Andrs aveva tagliato nelle foreste della Transilvania
e dei Precarpazi. Le Segherie riunite di Debrecen non somigliavano
affatto al deposito a Konyr che Bla il Fortunato aveva
venduto a quell'uomo odioso. Si trattava di una impresa su vasta
scala, fondata dallo Stato, che lavorava centinaia di alberi
al giorno producendo migliaia di metri cubi di legname per la
costruzione di baraccamenti, magazzini e stazioni ferroviarie.
Ormai erano mesi che l'Ungheria si preparava alla guerra, nella
probabile eventualit di essere costretta a entrarci a fianco
della Germania. Sarebbero occorse enormi quantit di legname
per appoggiare l'avanzata dell'esercito. Certo, potendo scegliere,
Bla avrebbe preferito lavorare per un'azienda pi piccola
che producesse merce per scopi pacifici. Ma sapeva di essere
gi molto fortunato ad avere un lavoro, quando tantissimi ebrei
erano disoccupati. E se l'Ungheria fosse entrata in guerra, anche
le segherie minori sarebbero state cooptate a servizio del
governo. Cos era diventato secondo caposquadra da quando il
suo predecessore era morto di polmonite l'inverno precedente.
Il primo caposquadra, un ex compagno di scuola, lo aveva assunto
in via provvisoria, per traghettarlo oltre quei mesi magri
e freddi. Per otto settimane Bla aveva fatto su e gi tra Debrecen
e casa, dove tornava nel fine settimana lasciando il suo
capo a occuparsi della segheria. Quando il compagno di scuola
lo aveva assunto a tempo indeterminato, Bla e Flra avevano
deciso che era ora di vendere la loro piccola ditta. Stavano
invecchiando. Lavorare era diventato pi difficile, i debiti pi
pesanti. Con il ricavato della vendita erano riusciti a pagare i
creditori e ad affittare un appartamentino a Debrecen.
Sfortuna aveva voluto che l'unico acquirente interessato
fosse un membro del Partito nazionalsocialista ungherese, le
Croci frecciate, e che la sua offerta ammontasse a met valore
del deposito di legname. Bla si era visto costretto a vendere.
Era stato un inverno duro. Il cibo bastava a malapena, e per
un mese intero non era arrivato neanche un treno a Konyr.
Colpa di un guasto ai binari che nessuno sembrava aver voglia
di riparare. Operazioni normalissime come la consegna della
posta, il riapprovvigionamento, il trasporto del legname lavorato,
si erano interrotte tutte insieme. A Debrecen per i viveri
non mancavano e il lavoro in segheria non era rallentato.
Bla guadagnava il doppio rispetto al deposito di legname. Era
stato un gran peccato dover vendere a quel prezzo, ma il trasferimento
aveva giovato: Flra aveva rimesso su i chili persi
durante la lunga carestia invernale, e la tosse e i reumatismi
di Bla andavano meglio. Aveva una voce e un'andatura sicure
mentre passeggiava con Andrs per la segheria, raccontandogli
tutta la storia.
Quel che ci vuole, a me e te, concluse appendendo il casco
protettivo nello spogliatoio dei capisquadra,  una bella
birra fredda.
Sarei un idiota a dire di no, ribatt Andrs, e si incamminarono
verso la birreria preferita di suo padre, un locale interrato
non lontano da Rzsa utca, con teste di lupo impagliate
e palchi di corna appesi alle pareti, oltre che un gigantesco,
antiquato barile di birra su un cavalletto di legno. Ai tavoli si
fumavano sigarette Fox e si discuteva il destino dell'Europa.
Il barista era un energumeno baffuto con tutta l'aria di alimentarsi
a ciambelle e birra.
Com' la Lager oggi, Rudolf? chiese Bla.
Rudolf gli sorrise. Aveva i denti piccoli. Da ubriacarsi, disse.
Sembrava un loro rituale. Il barista riemp due bicchieri e si
vers un whisky, poi fecero tutti un brindisi alla salute.
Chi  questo scheletrino? chiese Rudolf.
Il mio secondogenito, l'architetto.
Architetto, eh? Rudolf alz un sopracciglio. Hai costruito
qualcosa da queste parti?
Non ancora, disse Andrs.
Sei nell'esercito?
Nel Munkaszolglat.
Sono loro che ti fanno morire di fame?
S, signore.
Ero huszr nella Grande guerra, io, come tuo padre. Sul
fronte serbo. A momenti perdevo una gamba a Varazdin. Ma
il lavoro coatto, adesso,  un'altra storia. Spalare merda tutto il
giorno, niente emozioni, niente gloria e, come se non bastasse,
una dieta da fame. Scosse la testa. Non  un lavoro per un
ragazzo in gamba come te. Per quanto ne hai ancora?
Sei mesi, rispose Andrs.
Sei mesi! Non  mica tanto. E tutti nella buona stagione.
Te la caverai. Per offro un altro giro, non si sa mai. Cin cin.
In barba alla morte, mille volte!
Bevvero. Poi Andrs e suo padre si ritirarono a un tavolo in
un angolo buio del locale, sotto una testa di lupo pietrificata
in un ululato. Andrs sent un brivido in fondo alla spina dorsale.
L'inverno prima, in Transilvania, aveva sentito i lupi ululare
di notte e immaginato le loro zanne gialle, le loro pellicce
argentee. In certi momenti aveva provato una disperazione tale
che avrebbe voluto arrendersi a quegli animali. Come per ricordare
a se stesso che era a casa in licenza, si mise una mano in tasca
e tocc l'orologio del padre; l'aveva lasciato a Klra quando
era entrato nel Munkaszolglat. Lo tir fuori per mostrarglielo.
 un buon orologio, disse Bla, rigirandoselo tra le dita.
Un ottimo orologio.
A Parigi, disse Andrs, ogni volta che ero in crisi lo tiravo
fuori e pensavo a cosa avresti fatto tu.
Suo padre gli rivolse un sorriso triste. Scommetto che non
sempre facevi quel che avrei fatto io.
Non sempre, ammise Andrs.
Sei un bravo ragazzo. Un giovanotto con la testa sulle spalle.
Nelle lettere dal Musz fai sempre buon viso a cattivo gioco
per tenere tua madre su di morale. Ma so che  molto peggio di
come la racconti. Guardati. A momenti ti ammazzano.
Non  cos tremendo, disse Andrs, e mentre lo diceva
sent che era vero. Era soltanto lavoro, in fondo; era tutta la
vita che lavorava. Ci danno da mangiare, disse. Ci danno
vestiti e stivali. Abbiamo un tetto sopra la testa.
Ma hai dovuto lasciare la scuola. Non c' giorno che non
ci pensi.
La riprender.
Dove? La Francia non esiste pi, non per gli ebrei. E questo
paese... Scosse la testa, sgomento e disgustato. Ma troverai
il modo di finirla, la scuola. Devi. Non voglio vederti abbandonare
gli studi.
Andrs cap a che cosa stava pensando suo padre. Tu non
hai abbandonato gli studi, disse. Sei stato costretto a lasciare
Praga.
Ma a scuola non ci sono tornato, giusto?
Non avevi molta scelta. Andrs non capiva che senso
avesse continuare a parlarne; non poteva fare nulla riguardo alla
scuola, adesso, e suo padre lo sapeva quanto lui. Al pensiero
che erano passati quasi due anni da quando andava alla cole
Spciale si sentiva schiacciato da un peso enorme e inamovibile.
Alz lo sguardo su un gruppo di uomini concentrati sulla pagina
sportiva del Pesti Hirlap che discutevano dei lottatori in
lizza per la vittoria di un torneo al palazzetto dello sport quella
sera. Andrs non li aveva mai sentiti nominare.
Bello rivedere Klra, vero? disse Bla.  difficile stare
lontani dalla propria moglie per cos tanto tempo.  una
cara ragazza, la tua Klra. Ma nelle sue parole c'era un'eco
dell'espressione che Andrs aveva gi visto sulla faccia della
madre, un'ombra di esitazione, di riserva.
Se solo le aveste scritto del trasloco, disse. Sarebbe venuta
a darvi una mano.
Ci ha dato una mano la domestica di tua madre. Era contenta
di avere pi lavoro.
Klra fa parte della famiglia, apa.
Suo padre spinse in fuori le labbra e scroll le spalle. Perch
disturbarla con i nostri problemi?
Andrs non intendeva dirgli che cosa gli era venuto in mente
ascoltando tutta quella storia: avrebbe voluto che fosse stata
Klra a seguire la vendita del deposito di legname; era sicuro
che avrebbe preteso e ottenuto una cifra pi alta. Ma certe trattative,
per cui nessuno a Parigi avrebbe fatto una piega, erano
impensabili a Konyr; l, nelle pianure dell'Hajdu, le donne non
mercanteggiavano con gli uomini sui prezzi delle case. Klra
sa cos' il sudore della fronte, disse. Si mantiene da sola da
quando aveva sedici anni. E comunque, per lei tu e anya siete
come dei genitori.
Questa poi, ribatt Bla scuotendo la testa. Figliolo,
non scordarti che abbiamo festeggiato il vostro matrimonio a
casa di sua madre. Ho conosciuto la signora Hsz. Ho conosciuto
il fratello di Klra. Non credo che tua moglie potrebbe
mai scambiarci per la sua famiglia.
Non  questo che volevo dire. Fai finta di non capirmi.
Forse a Parigi tu e Klra eravate solo due ungheresi che
si facevano compagnia, continu Bla. Ma qui le cose sono
diverse. Guardati intorno. I ricchi non si siedono a tavola
coi poveri.
Lei non  i ricchi, apa.  mia moglie.
La sua famiglia ha comprato l'esonero dal lavoro coatto
a quel suo nipote. Lui non ha dovuto spaccarsi la schiena nel
Munkaszolglat. Per te per non l'hanno fatto.
Ho detto al fratello di Klra che non ne volevo sapere.
E lui non ha insistito, vero?
Andrs sentiva caldo alla nuca; fu colto dall'ira. Tu dai la
colpa a Klra, e non  giusto, disse.
Quel che  ingiusto,  che uno debba lavorare e un altro no.
Non sono venuto qui per litigare con te.
Non litighiamo, allora.
Ma era troppo tardi. Andrs aveva un diavolo per capello.
Non voleva stare con il padre un minuto di pi. Mise dei soldi
sul tavolo per la birra, ma Bla li respinse.
Vado a fare due passi, disse Andrs alzandosi. Ho bisogno
di prendere un po' d'aria.
Be', permetti al tuo vecchio padre di fare quei due passi con te.
Come rifiutare? Suo padre lo segu fuori dal locale e si incamminarono
insieme nella luce blu della sera. Lungo il corso
i lampioni gialli si erano accesi e illuminavano i palazzi, l'intonaco
scrostato, la vernice sbiadita. Andrs vagava senza meta;
avrebbe voluto accelerare, perdere il padre nel crepuscolo,
ma si sentiva esausto, anemico, e aveva bisogno di dormire.
Tir dritto e super l'hotel Aranybika, quella vecchia signora
in merletti di legno bianco; super le doppie torri della chiesa
luterana con le sue guglie impassibili. Continu a camminare
a capo chino, fino al parco di fronte al museo Dri, un tozzo
edificio barocco rivestito di stucco giallo. La sera di aprile, ancora
incerta, gli fece venire in mente le migliaia di sere che aveva
trascorso in quel luogo ai tempi della scuola, da solo o con
qualche amico, tormentandosi su questo o quel problema adolescenziale
come tormentava le pagine dei suoi libri preferiti.
A quei tempi poteva sempre consolarsi pensando a casa sua, a
quell'appezzamento di terra a Konyr con l'orto, il fienile, il
deposito di legname e la gora del mulino. Ora la casa di Konyr
non sarebbe mai pi stata sua. Il suo passato, l'infanzia, gli era
stato rubato. E il futuro, la vita che aveva immaginato quando
studiava a Debrecen, anche quello gli era stato rubato. Si
sedette su una panchina e si pieg sulle ginocchia, prendendosi
la testa fra le mani; il dolore e il distacco che aveva patito
per diciotto mesi sembrarono sopraffarlo di colpo, e si ritrov
a singhiozzare affannato e rauco nella notte.
Bla il Fortunato fissava il figlio, quel ragazzo i cui problemi
gli erano sempre stati particolarmente a cuore. Lui non aveva
mai avuto crisi di pianto, n le aveva incoraggiate nei suoi figli.
Aveva insegnato loro a trasformare il dolore in lavoro. Era questo
che gli aveva salvato la vita, dopo tutto. Aveva cresciuto i suoi
ragazzi senza grandi dimostrazioni d'affetto; quelle spettavano
alla madre, non a lui. Ma guardando Andrs, un giovane uomo
malato e abbattuto che singhiozzava disperato con la testa fra
le ginocchia, cap che cosa doveva fare: gli si sedette accanto
e lo abbracci. Il suo amore aveva sempre avuto un significato
speciale per il secondogenito. Sperava fosse ancora cos.
Rimasero a Debrecen per una settimana. La madre nutr
Andrs, gli cur i piedi, che erano in uno stato pietoso, e gli
prepar bagni caldi in cucina; rise ai racconti di Mendel sui
loro compagni di lavoro e insieme a Klra pul l'appartamento
per Pasqua. La nuova domestica, un'attempata zitella che si
chiamava Mrika, si era subito affezionata moltissimo a Mendel,
che a suo dire era spiccicato al fratello, ucciso nella Grande
guerra. Di nascosto gli lasciava dei regali, calze di lana e
biancheria che dovevano costarle una buona fetta della paga.
Quando lui protest che erano troppo belli, Mrika finse di
cadere dalle nuvole. Per Andrs la tediosa familiarit di Debrecen
era un sollievo, in un certo senso. Era felice di passeggiare
per i quartieri antichi con l'amico e la moglie, di comprare
qualche ciambella nello stesso negozio dove spendeva i
suoi spiccioli da bambino, di far vedere a Klra il gimnzium
ebraico e la patinoire all'aperto in Piac utca. Il suo corpo si irrobust,
le gengive spugnose si rinsaldarono. I vecchi ematomi
sottocutanei iniziarono a sbiadire.
Fu dolorosamente timido con Klra, nei primi giorni. Non
sopportava che lei vedesse il suo corpo tanto indebolito, e dubitava
di poter fare decentemente l'amore. Ma aveva venticinque
anni, e Klra era la donna che amava; nella notte non ci mise molto
ad avvicinarla, sul materasso sottile che condividevano nella
stanzetta usata da sua madre per cucire. Intorno a loro c'erano
gli indumenti che Flra stava facendo o riparando per Andrs
e per i fratelli impegnati nel Munkaszolglat. La stanza sapeva
di cotone lavato e di ferro da stiro, un dolce odore di bruciato.
In quel recesso, nel loro secondo letto nuziale, Andrs la cerc
e Klra si strinse fra le sue braccia. Non riusciva quasi a credere
che sua moglie in carne e ossa esistesse ancora, che gli fosse
concesso di rivisitare i dettagli che la sua mente aveva conservato
come un talismano in quei diciotto mesi: il seno piccolo e
alto, la cicatrice bianco argento sul ventre, i picchi gemelli dei
fianchi. Mentre facevano l'amore Klra teneva gli occhi aperti,
fissi nei suoi. Andrs non ne distingueva il colore nella luce fioca
che filtrava dalla finestra oscurata, ma coglieva e riconosceva
l'espressione penetrante e intensa che amava. In certi momenti
sembravano due antichi nemici in lotta; una parte di lui voleva
quasi punirla per il desiderio che gli aveva fatto provare. Klra
pareva capire, e lo ricambiava con la stessa rabbia. Quando alla
fine le croll addosso, col cuore che batteva sul petto di lei,
Andrs seppe che avrebbero trovato la strada per colmare la distanza
che la lunga separazione aveva aperto fra loro.
Alla fine della settimana a Debrecen, si era verificato un
sottile cambiamento tra la madre di Andrs e Klra. A tavola
si scambiavano sguardi complici; Flra insisteva perch la
nuora la accompagnasse al mercato e le aveva chiesto di preparare
le polpettine di matzah per il seder di Pasqua. Le polpette
di matzah erano il clou della cena, pregustate ancor pi
delle cotolette di pollo fritte, del kugel di patate o del Gefilte
Fisch. Il pesce ripieno, sua madre lo faceva sempre con una
carpa fresca che a Konyr viveva in una grande tinozza di
latta nella cucina estiva, ma che a Debrecen era costretta ad
abitare in cortile, sotto gli occhi di tutti. (Due bambini, una
femminuccia e il fratellino, l'avevano adottata e le davano
pezzetti di pane al ritorno da scuola; quando la carpa scomparve
per diventare la seconda portata del seder, Andrs raccont
di averla liberata nel parco cittadino. La notizia gli valse
il loro odio eterno, nonostante avesse spergiurato che era
stata la carpa a volerlo, sussurrandogli le proprie istruzioni in
carpatico: lingua che sostenne di aver imparato nel Munkaszolglat).
La ricetta usata da sua madre per le polpettine di
matzah era scritta in inchiostro nero e a caratteri svolazzanti
su quella che sembrava una pergamena sacra. Era appartenuta
a Rifka, la bisnonna di Flra, ed era passata alla bisnipote
il giorno del matrimonio, racchiusa in una scatolina argentata
su cui era incisa la parola yiddish Kneidlach.
Un pomeriggio Andrs, tornando da una passeggiata con
Mendel, trov madre e moglie insieme in cucina, la scatolina
d'argento aperta sul tavolo, la preziosa ricetta fra le mani di
Klra. Aveva i capelli raccolti sotto un fazzoletto e indossava
un grembiule ricamato a fragole; la sua pelle era accesa, in
cucina faceva caldo. Stringeva gli occhi per leggere la grafia
sottile e poi guardare gli ingredienti che la suocera aveva disposto
sul tavolo.
Ma le quantit? chiese. Dove sono le dosi?
Non preoccuparti delle dosi, disse Flra. Vai a occhio.
Klra rivolse ad Andrs un sorriso spaventato.
Posso dare una mano? domand lui.
Si, tesoro, rispose Flra. Va' a prendere tuo padre al
lavoro. Se lo conosco, si sar dimenticato che doveva tornare
a casa presto.
Benissimo, disse Andrs. Ma prima vorrei scambiare
due parole con mia moglie. Tolse la ricetta a Klra e la ripose
con attenzione nella scatolina argentata; poi la prese per mano,
la trascin nella stanzetta del cucito e chiuse la porta. Klra si
port le mani al volto e si mise a ridere.
Oh, Dio! disse. Non le so fare, le polpette di matzah.
Puoi sempre arrenderti, no?
Che ricetta! Potrebbe benissimo essere scritta in codice!
Forse  magica. Forse le dosi non contano.
Se solo ci fosse la signora Apfel. O Elisabet. Il dolore
le oscur il viso per un attimo, come sempre quella settimana
quando nominava la figlia. Le sue previsioni si erano avverate:
i genitori di Paul, che vivevano in una tenuta del Connecticut,
avevano rifiutato di incontrare Elisabet e tagliato i ponti con
il figlio. Impavidi, Paul ed Elisabet si erano presi un appartamento
a Manhattan e messi a lavorare: lui faceva il grafico,
lei l'apprendista da un fornaio. Si era rivelata talmente brava
che l'avevano promossa assistente pasticciere; essere francese
le dava un certo prestigio, e pochi mesi prima aveva scritto
di aver decorato una torta che era poi stata il pezzo forte di
un grandioso matrimonio nella sala ricevimenti del Waldorf-Astoria.
Le mamme delle signorine altolocate avevano cominciato
a richiederla personalmente. Adesso per aspettava un
bambino. La notizia era arrivata con l'ultima lettera, solo poche
settimane prima.
Klra, disse lui, sfiorandole una mano. Elisabet se la
caver benissimo, lo sai.
Lei sospir. Mi ha aiutata molto stare qui, disse. Stare
con te. E passare un po' di tempo con tua madre. Ama i suoi
figli come io amo quella ragazza.
Devi dirmi che cosa le hai fatto, disse lui. L'hai stregata.
In che senso?
Nel senso che mia madre si  innamorata di te.
Klra si appoggi al muro e incroci le caviglie magre. Le
ho dato fiducia, disse.
Ovvero?
Le ho detto la verit. Tutta quanta. Volevo che sapesse cosa
mi  successo da ragazza, e come ho vissuto dopo. Ero sicura
che avrebbe cambiato le cose.
Ci puoi giurare.
S.
Ma adesso ti tocca fare le polpette di matzah.
Dev'essere una specie di esame finale. Klra sorrise.
Spero che lo supererai, disse lui.
Non ne sembri sicuro.
Altroch.
Va' a prendere tuo padre, disse lei spingendolo verso la
porta.
Quando Andrs e Mendel tornarono con Bla il Fortunato,
le polpette di matzah bollivano in pentola. Il Gefilte Fisch era
pronto, piatti e argenteria brillavano alla luce di due candele
bianche. Al centro del tavolo, apparecchiato con una tovaglia
candida, c'era il piatto argentato di seder, quello che a memoria
di Andrs avevano usato ogni anno, con verdura, erbe amare,
acqua salata e haroset, uova e stinco presentati in sei coppe
d'argento.
Bla il Fortunato, in piedi a capotavola, taceva. Poco prima
che i ragazzi andassero a prenderlo al lavoro, aveva sentito una
notizia alla radio nell'ufficio del caposquadra: Horthy aveva dato
a Hitler il permesso di passare in territorio magiaro per invadere
la Jugoslavia, il paese con cui l'Ungheria aveva firmato
un trattato di pace e di amicizia solo un anno prima. Le truppe
naziste si erano radunate a Barcs e stavano attraversando
in massa la Drava mentre i bombardieri della Luftwaffe decimavano
Belgrado. Bla sapeva per quale motivo: Hitler voleva
punire la Jugoslavia per il colpo di stato militare e la sollevazione
popolare seguiti all'ingresso nel Patto tripartito. Neanche
una settimana prima, la Germania si era impegnata a garantire
i confini jugoslavi per mille anni; adesso il Fhrer aveva schierato
l'esercito contro il paese. L'invasione era cominciata nel
pomeriggio. Le truppe ungheresi sarebbero partite per i Balcani
in settimana, per dare man forte all'esercito tedesco. Sarebbe
stata la loro prima azione militare nel conflitto europeo. A Bla
pareva chiaro che era solo l'inizio, che l'Ungheria non sarebbe
riuscita a non farsi invischiare di pi nella guerra. Migliaia
di ragazzi avrebbero perso la vita. I suoi figli sarebbero stati
mandati a svolgere il servizio di lavoro in prima linea. Aveva
ascoltato la notizia e cercato di digerirla, ma quando Andrs
e Mendel erano arrivati non ne aveva fatto parola. E avrebbe
taciuto anche adesso, davanti a quella tavola consacrata. Non
sopportava l'idea che la notizia rovinasse ci che la moglie e la
nuora avevano creato. Condusse il seder come sempre, il petto
oppresso dalla consapevolezza dell'assenza del primo e
dell'ultimogenito. Raccont l'Esodo e fece recitare a Mendel le Quattro
domande. Riusc a mangiare le tradizionali uova sode con la
verdura, il Gefilte Fisch e le polpette di matzah nel loro brodo
dorato. Come sempre, cant le benedizioni e ringrazi per il
quarto bicchiere cerimoniale di vino. Quando apr la porta alla
fine del seder per dare il benvenuto al profeta Elia, vide gli usci
aperti in tutto il cortile. Lo confort sapere di essere circondato
da ebrei. Ma non poteva evitare per sempre che la notizia si
diffondesse. Dal cortile arriv il suono disturbato del giornale
radio nazionale; qualcuno al piano terra aveva messo un apparecchio
sul davanzale perch sentissero anche gli altri. Un uomo
dalla voce grave e aristocratica stava tenendo un discorso:
era Mikls Horthy, il reggente, che mobilitava il paese verso il
suo destino di gloria al centro della Nuova Europa. Bla vide sua
moglie cominciare a capire, poi suo figlio. Adesso l'Ungheria
era coinvolta, irrevocabilmente coinvolta. Mentre uscivano in
massa sul balcone per ascoltare, Bla apr ancora di pi la porta.
Eliahu ha Navi, cant sottovoce. Eliahu ha Tishbi Rest
con una mano sullo stipite, intonando il nome del sant'uomo;
sperava ancora in una profezia diversa.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Bnhida.
...
.
...
Quando Andrs e Mendel si presentarono all'ufficio del battaglione
al termine della licenza, appresero che non sarebbero
tornati alla compagnia 112 del trentesimo battaglione in Transilvania.
Il maggiore Klozi, disse il segretario, non voleva pi
saperne di loro. Li mandavano a Bnhida, cinquanta chilometri
a nordest di Budapest, dove sarebbero entrati nella compagnia
101 del diciottesimo battaglione di stanza presso una miniera e
una centrale elettrica a carbone.
Cinquanta chilometri da Budapest! Forse sarebbe riuscito a
vedere Klra in un fine settimana di licenza. E la posta non
avrebbe impiegato un mese a viaggiare fra loro. Lui e Mendel
furono mandati ad attendere i membri della nuova compagnia
allo scalo ferroviario, dove vennero divisi in gruppi di lavoro e
assegnati a una carrozza passeggeri. Gli uomini che tornavano a
Bnhida sembravano reduci da un inverno meno duro del loro.
Avevano gli abiti intatti, fisicamente apparivano in forma.
Scherzavano tranquilli, come compagni di scuola di ritorno al
gimnzium dopo una vacanza. Mentre il treno procedeva verso
est fra le verdi colline ondulate di Buda inoltrandosi nelle
campagne alberate e coltivate, la carrozza passeggeri si riemp
dell'odore terroso della primavera. Ma i discorsi dei lavoratori
scemarono con l'avvicinarsi a Bnhida. Sui loro sguardi cal una
sfumatura pi seria, sulle spalle un peso invisibile. Il verde fuori
dal finestrino cominci a diradarsi lasciando posto alle abitazioni
basse e disastrate che sembravano precedere immancabilmente
l'arrivo di un treno in una citt, e poi alla citt vera e propria,
venata di strade, con case dai tetti rossi, e infine, mentre
attraversavano la stazione e procedevano verso la loro destinazione,
a un panorama sempre pi sgradevole, un ammasso di sterrate,
magazzini e officine. Finalmente giunsero in vista della centrale,
una corazzata con tre ciminiere che sbuffavano pennacchi di
fumo color rame nell'azzurro cielo primaverile. Il treno si ferm
stridendo in uno scalo zeppo di carri merci arrugginiti. In fondo
a un prato brullo videro file di alloggi in calcestruzzo dietro un
reticolato. Pi gi ancora, alcuni uomini che spingevano carrellini
di carbone verso la centrale elettrica. Neanche un albero
o un cespuglio interrompeva il panorama di fango calpestato. I
monti Vertes e le verdi e fresche colline di Gerecse si stagliavano
in lontananza, come una soave presa in giro.
Le guardie spalancarono gli sportelli dei vagoni e urlarono
agli uomini di scendere dal treno. Sul prato brullo i nuovi arrivati
vennero separati dai veterani, che furono mandati subito
al lavoro. Agli altri venne ordinato di depositare gli zaini negli
alloggi e di presentarsi all'adunata al centro del campo di lavoro.
A Bnhida le baracche di cemento sembravano costruite
in spregio di tutto tranne che dell'economia; i materiali erano
scadenti, le finestre alte, piccole e poche. Entrando Andrs ebbe
la sensazione di finire sottoterra. Lui e Mendel occuparono
le ultime brande di una fila, dove avevano a disposizione l'intimit
di una parete. Poi uscirono con i compagni sul campo di
adunata, un vasto quadrato coperto di fango.
Due sergenti disposero gli uomini in fila per dieci; quel giorno
c'erano cinquanta nuovi arrivati a Bnhida. Li misero sull'attenti
e li lasciarono ad aspettare il maggiore Barna, comandante
della compagnia, che li avrebbe passati in rassegna. Poi sarebbero
stati divisi in gruppi di lavoro e sarebbero entrati in servizio.
Rimasero sull'attenti nel fango per quasi un'ora, in silenzio,
ascoltando gli ordini dei capisquadra in lontananza, la
pulsazione elettrica della centrale e il rumore metallico delle
ruote sui binari. Alla fine il nuovo comandante usc da un edificio
dell'amministrazione, il berretto decorato da una treccia
d'oro, i piedi calzati in un paio di stivali alti e lucidi. Percorse le
file a passo svelto, scrutando i volti degli uomini. Andrs pens
che somigliava alle immagini di Napoleone sui libri di scuola;
aveva i capelli scuri, compatti, il portamento fiero e lo sguardo
imperioso. Passando di nuovo davanti alla sua fila, gli si ferm
di fronte e gli chiese di dichiarare il suo grado.
Andrs fece il saluto. Comandante di squadra, signore.
Non ho sentito.
Comandante di squadra, ripet lui, alzando il volume.
A volte i superiori volevano che gli uomini rispondessero urlando,
come se si fosse trattato di un vero esercito e non di un
semplice battaglione di lavoro. Andrs trovava quegli episodi
particolarmente avvilenti. Il maggiore Barna gli ordin di uscire
e marciare fino alla testa dello schieramento.
Odiava essere costretto a marciare. Odiava tutto quanto.
Qualche settimana a casa aveva risvegliato in lui la pericolosa
consapevolezza di essere una persona, un essere umano. Raggiunta
la testa dello schieramento si mise sull'attenti, teso e
tremante, mentre Barna lo controllava. Il maggiore cominci a
osservarlo con una specie di affascinato disgusto, come se Andrs
fosse un fenomeno da baraccone. Poi estrasse un coltellino con
il manico di madreperla e glielo mise sotto il naso. Andrs annus.
Gli veniva da starnutire. Sentiva l'odore metallico della
lama. Non sapeva che intenzioni avesse Barna. Gli occhietti
scuri del maggiore scintillavano di malizia, come se lui e Andrs
avessero architettato insieme quanto stava per succedere. Con
una strizzatina d'occhio Barna gli allontan il coltello dal viso,
infil la punta sotto lo stemma da ufficiale sul cappotto e con
pochi rapidi colpi glielo strapp dal petto. Lo stemma cadde nel
fango; Barna lo calpest finch non scomparve. Poi mise una
mano sulla testa di Andrs, sul berretto nuovo che gli aveva regalato
Klra. Altri due o tre colpi di coltello e stacc lo stemma
da ufficiale anche da li
Che grado hai adesso, lavoratore? url il maggiore Barna,
abbastanza forte da farsi udire nelle ultime file.
Andrs non aveva mai sentito che fosse successa una cosa del
genere. Non sapeva che fosse possibile essere degradati se non
si era stati condannati per un reato. In un impeto di fierezza, si
drizz in tutta la sua statura dieci centimetri abbondanti pi
di Barna e url: Comandante di squadra, signore!
Barna fece un movimento fulmineo e il dolore esplose sulla
nuca di Andrs, che cadde bocconi nel fango.
Non qui a Bnhida, sbrait il maggiore. Nella mano tremante
stringeva un bastone da passeggio di faggio bianco, velato
dal sangue di Andrs. Malgrado il dolore, Andrs scoppi
quasi a ridere. Sembrava tutto cos assurdo. Non aveva appena
mangiato le mele nella cucina di sua madre? Non aveva da
poco fatto l'amore con sua moglie? Si mise una mano dietro la
nuca; sangue caldo, un bernoccolo doloroso.
Alzati, lavoratore, url Barna. Rientra nei ranghi.
Andrs non aveva scelta. Senza aggiungere altro, obbed.
L'accoglienza a Bnhida fu solo un assaggio di quel che lo
aspettava. Le cose erano cambiate durante la sua breve lontananza
dal Munkaszolglat, o forse erano diverse nella compagnia
101 del diciottesimo battaglione. Non c'erano ufficiali ebrei a
nessun livello: n medici n ingegneri n capisquadra. Le guardie
erano pi crudeli e irascibili, gli ufficiali punivano con pi
facilit. Bnhida era un posto smaccatamente brutto. Sembrava
fatto apposta per creare disagio o infelicit nei suoi abitanti.
Giorno e notte la centrale elettrica esalava le sue tre grandi nubi
di fumo marrone; l'aria puzzava di zolfo, su tutto si stendeva
una patina di polvere ocra che con la pioggia si trasformava in
una colla gessosa. Le baracche puzzavano di muffa, le finestre
lasciavano entrare il caldo ma poca luce o aria, dai tetti la pioggia
gocciolava sulle brande. I sentieri e le strade sembravano
tracciati nelle parti pi umide del campo. Ogni pomeriggio alle
tre precise veniva gi un acquazzone che trasformava quel posto
in una palude infida, scivolosa di fango. Un vento bagnato e
caldo spandeva ovunque il tanfo delle latrine, che soffocava gli
uomini mentre lavoravano. Le zanzare si riproducevano nelle
pozzanghere e attaccavano gli uomini, ammassandosi su fronte,
collo e braccia. Le mosche erano anche peggio; i loro morsi
lasciavano piaghe rosse e dolorose che guarivano lentamente.
Andrs e Mendel avevano il compito di riempire i carrelli di
lignite e spingerli sui binari arrugginiti fino alla centrale elettrica.
I binari non erano fissati al terreno e il motivo fu presto
evidente: con l'aumentare delle piogge, andavano presi e reindirizzati
intorno a pozzanghere grandi come stagni. Quando
non c'era modo di aggirare le pozzanghere, bisognava coprirle
con le travi su cui andavano posati i binari. I carrelli pesavano
centinaia di chili a pieno carico. Gli uomini li trascinavano,
li spingevano, li sollevavano con l'argano e, quando non c'era
verso di smuoverli, li prendevano a palate e a parolacce. Ogni
carrello recava lo stemma a caratteri bianchi KMOF, che stava
per Kzrdeku Munkaszolglat Orszagos Felgyeloje, Amministrazione
nazionale del sistema di lavoro coatto; ma Mendel
insisteva che l'acronimo stava per Kirly Marhak Ostobasagi
Fldbirtoka, Real fabbrica della stupidit imbecille.
C'erano cose di cui essere grati. Sarebbe stato peggio dover
lavorare nella centrale elettrica, dove la polvere di carbone
e i vapori delle sostanze chimiche trasformavano l'aria in un
brodo denso e irrespirabile. Sarebbe stato peggio finire nelle
miniere. Sarebbe stato peggio stare l da soli. E sarebbe stato
peggio trovarsi a centinaia di chilometri da Budapest, come in
Rutenia e in Transilvania. A Bnhida la posta era veloce. Le
lettere dei suoi genitori arrivavano in due settimane e quelle di
Klra in una. Una volta Klra gli mand anche una lettera di
Rosen, cinque pagine in una calligrafia grande e disordinata
arrivate dritte dalla Palestina. Rosen e Shalhevet erano fuggiti
dalla Francia poco prima che chiudessero le frontiere agli emigranti
ebrei e si erano sposati a Gerusalemme, dove lavoravano
per la comunit ebraica della Palestina: Rosen nel dipartimento
pianificazione degli insediamenti e Shalhevet nell'ufficio che
offriva servizi legali agli immigrati. Aspettavano un bambino,
che doveva nascere a novembre. Andrs riceveva posta perfino
dai fratelli: Tibor, a casa in licenza, aveva portato Ilana alla
collina del Castello per la prima volta; una fotografia li ritraeva
davanti a un parapetto, Ilana con un sorriso radioso e la mano
intrecciata a quella di Tibor. Mtys era bloccato in un campo
di lavoro, ma preso dalla smania aveva fatto una sortita in una
citt vicina, dove aveva bevuto birra, ballato il valzer con le
ragazze della taverna locale e il tip tap in stivali sul bancone di
zinco, tornando poi al battaglione senza farsi scoprire.
Di fronte alla desolazione di Bnhida, Mendel concep una
nuova pubblicazione chiamata La mosca mordace. Anche
se all'inizio, dopo quello che era successo alla compagnia 112,
Andrs pens che l'idea di un giornale fosse un azzardo, se
non una follia vera e propria, Mendel obiett che dovevano fare
qualcosa per non impazzire. La nuova pubblicazione, disse,
avrebbe mantenuto un tono di dissenso senza mettere direttamente
alla berlina le autorit del campo. Se li avessero pescati,
il loro comandante non avrebbe potuto prenderla sul personale.
Certo era un po' rischioso, ma l'alternativa era lasciarsi
mettere a tacere dal Munkaszolglat. Dopo l'umiliazione che
aveva subito all'adunata, come poteva rifiutarsi di alzare la voce
per protestare?
Alla fine Andrs accett nuovamente di unirsi a Mendel come
coeditore. La decisione era dettata in parte dalla vanit, sospett,
e in parte dal desiderio di mantenere la propria dignit;
ma soprattutto dall'idea che lui e Mendel cospirassero in nome
della libert di parola e per il morale dei compagni. Nella compagnia
112 del trentesimo battaglione aveva capito che l'Oca
delle nevi era diventata l'emblema della loro lotta. Quegli uomini
si erano sentiti risollevati vedendo riportate le loro miserie
quotidiane, vedendole riconosciute come un oltraggio che
esigeva la pubblicazione di un giornale clandestino, perfino di
uno improbabile come l'Oca delle nevi. Almeno l a Bnhida
sarebbe stato pi facile procurarsi il materiale da disegno;
c'era un mercato nero per ogni genere di articoli. Oltre alle salsicce
di Debrecen, alle sigarette Fox, alle foto di Hedy Lamarr
e Rita Hayworth, ai barattoli di piselli, ai calzettoni di lana, alla
polvere dentifricia e alla vodka, si potevano acquistare carta
e matite. E ce n'erano, di cose da illustrare. Il primo numero
della Mosca mordace conteneva un dizionario che definiva
termini quali adunata mattutina (popolare gioco di societ che
alterna momenti di noia, ginnastica ritmica e umiliazione),
portatore d'acqua (un uomo con un secchio vuoto e la bocca
piena) e sonno (fenomeno naturale raro e poco noto). C'era
un oroscopo che prometteva disgrazie a ogni segno dello zodiaco;
un annuncio che pubblicizzava i servizi di un investigatore
privato in grado di segnalare l'eventuale infedelt di mogli o
fidanzate, con relativa clausola di esclusione di responsabilit
che lo sollevava da qualunque addebito se fosse involontariamente
nata una relazione fra lui e l'indagata. C'erano le inserzioni
economiche (Cercasi arsenico. Pagamento a rate) e un
romanzo d'avventura a puntate su una spedizione al Polo Nord,
sempre pi popolare con l'aumentare delle temperature. Grazie
a un impiegato ebreo dell'economato, il giornale fu stampato
con una tiratura settimanale di cinquanta copie. Presto Andrs
e Mendel cominciarono a godere di una discreta fama giornalistica
fra i residenti del campo.
La mosca mordace per non forniva la sola cosa che
tutti desideravano da un giornale: notizie vere da Budapest
e dal mondo. Per quelle dovevano basarsi sulle copie sbrindellate
dei pochi quotidiani inviati dai parenti o buttati dalle
guardie. Se li passavano finch non diventavano illeggibili
e le notizie riportate non scadevano. Ma alcuni avvenimenti
furono cos importanti che gli uomini li appresero a poca distanza
di tempo. Nella terza settimana di giugno, a un anno
scarso dalla caduta della Francia, le truppe di Hitler invasero
l'Unione Sovietica lungo un fronte di milleduecento chilometri
che correva dal Baltico al Mar Nero. Il Cremlino sembrava
sconvolto dall'attacco tanto quanto gli uomini di Bnhida. A
quanto pareva Mosca si era illusa che la Germania avrebbe rispettato
il Patto di non aggressione. Ma Hitler, not Mendel,
aveva senz'altro programmato l'attacco da mesi. Altrimenti
come avrebbe potuto mobilitare centinaia di migliaia di truppe,
tutti quegli aerei, tutte quelle divisioni panzer? Neanche
una settimana dopo, Andrs e Mendel seppero dal direttore
dell'ufficio postale del campo che gli aerei sovietici o quelli
che all'inizio erano sembrati aerei sovietici, ma potevano essere
aerei tedeschi camuffati avevano bombardato Kassa,
citt al confine ungherese. Il messaggio era chiaro: l'Ungheria
doveva per forza mandare le sue armate in Russia. Se il primo
ministro Brdossy avesse rifiutato, il paese avrebbe perso
tutti i territori restituiti dalla Germania. In realt Brdossy,
che a lungo si era opposto all'entrata in guerra, ora sembrava
considerarla inevitabile. Presto i titoli dei giornali sbandierarono
una dichiarazione di guerra contro l'Unione Sovietica,
mentre truppe dell'esercito ungherese si misero in marcia
per unirsi all'invasione dell'Asse. Gli uomini della compagnia
101 sapevano cosa significava: ogni unit ungherese inviata al
fronte sarebbe stata affiancata da una compagnia di lavoro.
Nessuno sapeva quanto sarebbe durata la guerra n che cosa
sarebbero stati costretti a fare gli uomini del Munkaszolglat.
Nelle baracche girava voce che li avrebbero usati come scudi
umani o mandati per primi oltre le linee per attirare il fuoco
nemico. Ma a Bnhida non ci furono cambiamenti immediati;
il carbone veniva estratto, caricato sui carrelli, bruciato nella
centrale elettrica, la polvere solforosa saliva in aria. A luglio,
quando il fango si asciug e gli insetti primaverili morirono di
sete, il lavoro prese un ritmo pi incalzante, come se servisse
pi energia per alimentare la macchina bellica. Il caldo era cos
intenso che gli uomini si mettevano in mutande gi a mezzogiorno.
Non c'erano alberi per ripararsi dal sole, nessuno specchio
d'acqua per rinfrescare la pelle ustionata dai raggi. Andrs
sapeva che poco lontano, nella citt che avevano superato viaggiando
verso il campo, esisteva il seltz aromatizzato alla fragola,
e nelle giornate pi calde aveva la tentazione di abbandonare il
carrello e, al diavolo le conseguenze, di raggiungere a piedi la
fresca selva di ombrelloni di un bar all'aperto. Cominci ad
avere miraggi di acqua scintillante accanto ai binari; a volte
l'intera distesa del campo galleggiava sopra un luccicante mare
nero argenteo. Da quanto tempo non vedeva il mare, le onde
verdeblu dalla cresta bianca? Lo scorgeva poco oltre il reticolato
mentre spingeva i carrelli di carbone: il Mediterraneo, azzurro-
rame martellato, che si stendeva verso le inimmaginabili rive
dell'Africa. C'era Klra con il costume nero, la cuffia bianca a
strisce, che entrava nella spuma in riva; Klra immersa fino alle
cosce, le gambe zigzaganti nella distorsione causata dall'acqua.
Klra sulla torre in legno del trampolino, Klra che si tuffava
come Odette nel lago dei cigni.
E poi il caposquadra lo affiancava, sbraitando ordini. Bisognava
spalare il carbone, trasportare i carrelli, perch da qualche
parte a est c'era una guerra da combattere.
La notizia pi sconvolgente della vita di Andrs arriv una
sera afosa e immobile di luglio, un mese dopo l'entrata in guerra
dell'Ungheria, nell'ora morta fra il lavoro e la cena, sui gradini
all'ingresso della baracca 21. Andrs era andato all'ufficio
postale dopo il lavoro, insieme a due compagni, una coppia di
gemelli spilungoni con i capelli rossi originari di Sopron, a ritirare
le lettere e i pacchi. Avevano le vesciche per le scottature,
gli occhi annebbiati dalla luce abbagliante del giorno; il
sudore aveva trasformato la polvere in una pasta sottile, che
si era seccata formando una patina scricchiolante sulla pelle.
Come sempre all'ufficio postale c'era una fila interminabile.
La corrispondenza veniva ispezionata dal direttore e dagli impiegati,
ragion per cui ogni pacco andava aperto, controllato e
depredato dei viveri, delle sigarette o dei soldi che conteneva
prima che il destinatario potesse portare via quel che restava.
I gemelli di Sopron aspettavano ridacchiando con l'ultima
copia della Mosca mordace. Andrs aveva la testa ovattata
dal caldo; ricordava a stento di aver illustrato quel numero
del giornale. Apr la borraccia e bevve le ultime gocce d'acqua.
Se la fila si fosse protratta, non ci sarebbe stato tempo di
lavarsi per cena. Aveva chiesto a Klra di spedirgli il sapone
da barba? Si figur una saponetta nuova, avvolta nella carta
bianca oleata, su cui era stampata l'immagine di una ragazza
con un costume da bagno fuori moda. O forse avrebbe trovato
qualcos'altro, qualcosa di meno necessario ma ugualmente
gradito: una scatola di pastiglie alla violetta, per dire, o una
nuova fotografia di Klra.
Quando finalmente arrivarono davanti allo sportello, l'impiegato
consegn ai gemelli due pacchi identici. Ognuno era stato
aperto e controllato come al solito, e la carta di quattro tavolette
di cioccolato stava nascosta all'interno come una presa in
giro. Ma dovevano essere arrivati anche troppi prodotti da forno
con la posta, quel giorno: nei pacchi restavano ancora due
scatole di latta identiche piene di rugelach alla cannella. Miku
e Samu erano ragazzi generosi, e ammiravano Andrs per aver
dato vita alla Mosca mordace; aspettarono che ritirasse una
sottile busta inviata da Klra e tornando alle baracche spartirono
con lui la loro ricompensa. Malgrado il conforto della cannella
e dello zucchero, Andrs era rimasto molto male davanti alla
sua busta smilza. Aveva finito il sapone da barba e le vitamine,
pi una miriade di altre cose. Sua moglie avrebbe dovuto pensarci.
Avrebbe potuto mandargli almeno un pacchetto. Mentre
i gemelli entravano, si sedette sui gradini e apr la lettera con
il coltellino tascabile.
Dall'altro lato del cortile, Mendel Horovitz vide Andrs sedersi
sui gradini della baracca con una lettera in mano. Lo attravers
in fretta, sperando di fermare l'amico prima che andasse
a sciacquarsi ai lavandini per la cena. Mendel stava tornando
dall'economato, dove l'impiegato gli aveva lasciato usare
la macchina per scrivere; in soli tre quarti d'ora era riuscito a
copiare tutte e sei le pagine del nuovo numero della Mosca
mordace. Forse Andrs aveva ancora tempo di mettere mano
alle illustrazioni quella sera. Fischiett la colonna sonora di
Tin Pan Alley, il film che aveva visto mentre era in licenza a
Budapest. Ma arrivato davanti ai gradini si ferm e rimase ammutolito.
Andrs aveva alzato gli occhi verso di lui, la lettera
tremante fra le mani.
Che c', Parisi? chiese Mendel.
Andrs non riusciva a parlare; pensava di aver perso la voce.
Forse aveva capito male. Guard ancora la lettera e lo vide
scritto li, nella calligrafia chiara e obliqua di Klra.
Era incinta. Lui, Andrs Lvi, sarebbe diventato padre.
Che importava ora se doveva spalare tonnellate di carbone?
Cosa gliene fregava se il carrello ruzzolava dai binari traballanti,
se le vesciche si rompevano e cominciavano a sanguinare, se
le guardie lo maltrattavano? Che importava se aveva sete o fame,
se dormiva poco, se doveva stare ore in piedi in cortile per
l'adunata? Cosa gliene fregava del suo corpo? Klra era a Budapest,
a cinquanta chilometri di distanza, incinta di suo figlio.
L'importante era solo superare vivo i mesi che lo separavano
dalla data che lei aveva indicato per lettera: il 29 dicembre. A
quel punto avrebbe terminato i due anni di servizio militare.
La guerra avrebbe addirittura potuto essere finita, dipendeva
dall'esito della campagna di Russia. Chiss come sarebbe stata
la vita degli ebrei in Ungheria, ma se Horthy rimaneva reggente
forse non sarebbe stata impossibile. O forse sarebbero emigrati
in America, nella sudicia e affascinante citt di New York.
Il giorno in cui ricevette la lettera di Klra disegn un calendario
dietro una copia della Mosca mordace. Finito il lavoro
spuntava un quadratino, e i giorni un po' alla volta formarono
una lunga fila di X. Le lettere volavano fra Budapest e Bnhida:
Klra dava ancora lezioni individuali, e avrebbe continuato
a insegnare finch le fosse stato possibile mostrare i passi.
Stava risparmiando, cos al ritorno di Andrs avrebbero potuto
affittare un appartamento pi grande. Un'amica della madre
possedeva un palazzo in Nefelejcs utca; non era un quartiere
alla moda, ma lo stabile era vicino alla villa di Benczur utca e
a poche centinaia di metri dal parco. Nefelejcs era il nome del
fiorellino azzurro che cresceva nei boschi, quello col minuscolo
anello giallo al centro: nontiscordardim. Non avrebbe mai potuto,
ovviamente, neanche per un attimo; la sua vita sembrava
sull'orlo di un inimmaginabile cambiamento.
A settembre avvenne un miracolo: gli diedero una licenza
di tre giorni. Quel colpo di fortuna non fu dettato da un motivo
particolare, a quanto cap; sembrava che a Bnhida concedessero
le licenze a casaccio, tranne quando c'era un lutto
in famiglia. Seppe della licenza un gioved, ricevette i documenti
il venerd e il sabato sal su un treno per Budapest. Era
una giornata luminosa, l'aria soffusa dall'ultimo radioso tepore
dell'estate. Il cielo era limpido e celeste, e mentre si allontanavano
da Bnhida l'odore di zolfo si dissolse nel dolce profumo
verde di erba tagliata. Lungo le sterrate che correvano
accanto ai binari, i contadini spingevano carretti stracolmi di
grano e fieno. I mercati di Budapest sarebbero stati pieni di zucche,
mele e cavoli rossi, peperoni e pere, uva tardiva, patate.
Non riusciva a credere che al mondo esistessero ancora certe
cose, che avessero continuato a esistere mentre lui sopravviveva
con una dieta quotidiana a base di caff, minestra e due
etti di pane sabbioso.
Klra lo stava aspettando alla stazione Keleti. Non aveva mai
visto una donna pi bella in vita sua: indossava un abito di maglina
rosa che le accarezzava il rilievo del ventre, e un bel cappello
aderente di lana color cannella. In barba alla moda imperante,
portava i capelli lunghi e lisci; li aveva arrotolati in uno chignon
basso sulla nuca. La prese fra le braccia, inspirando il profumo
scuro della sua pelle. Ebbe paura di stringerla forte come desiderava.
La prese per le spalle e l'allontan per guardarla bene.
 vero? chiese.
Come vedi.
Ma  vero vero?
Immagino che lo scopriremo fra qualche mese. Lo prese
sottobraccio e uscirono insieme dalla stazione, verso il Vrosliget.
Andrs non riusciva a credere che fosse possibile passeggiare
in quel pomeriggio di settembre con Klra al fianco e gli
attrezzi da lavoro lontani a Bnhida, avendo davanti solo la
prospettiva del piacere e del riposo. Poi, mentre svoltavano in
Istvn t e fu evidente che andavano a casa di lei, si prepar
spiritualmente a incontrare i cognati e forse perfino Jzsef, che
aveva affittato un atelier a Buda per tornare a dipingere. Avrebbe
dovuto spiegare come mai non aveva pi i gradi da ufficiale,
la sua magrezza avrebbe suscitato commenti dispiaciuti e nel
frattempo avrebbe dovuto contemplare i volti soddisfatti e ben
pasciuti dei parenti di Klra notando la penosa differenza fra
la sua e la loro situazione. Ma all'angolo fra Istvn e Nefelejcs
utca, Klra si ferm davanti al portone di un edificio in pietra
grigia ed estrasse un portachiavi dalla tasca. Alz una chiave
decorata per lasciargliela ammirare. Poi la infil nella serratura
del portone, che si spalanc per farli entrare.
Dove siamo? chiese Andrs.
Vedrai.
Il cortile era popolato dei soliti oggetti: biciclette, vasi di felci
e piante di pomodoro in fila nelle cassette di legno. Al centro
c'era una fontana ricoperta di muschio con le foglie di ninfea
e i pesci rossi; una bambina dai capelli scuri sedeva sul bordo,
muovendo la mano nell'acqua. Guard Andrs e Klra con occhi
seri, poi si asciug la mano sulla gonna e corse verso uno
degli appartamenti al pianterreno. Klra guid Andrs fino a
una scala a cielo aperto con la ringhiera decorata a tralci di vite
e salirono tre rampe di gradini bassi. Con una seconda chiave
apr una doppia porta e lo fece entrare in un appartamento che
affacciava sulla strada. Odorava di pollo arrosto e patate fritte.
C'erano quattro ganci appendiabiti in ottone accanto alla porta;
uno col vecchio cappello di feltro di Andrs e un altro con
il cappotto grigio di Klra.
Non pu essere casa nostra, disse Andrs.
E di chi se no?
Impossibile.  troppo bella.
Non l'hai ancora vista. Aspetta a giudicare. Magari scopri
che non ti piace.
Ma ovviamente gli piaceva. Klra conosceva benissimo i suoi
gusti. C'era una cucina con le piastrelle rosse, una camera da
letto per loro due e un'altra pi piccola che poteva ospitare il
bambino, pi un bagno privato con la vasca smaltata. Il salotto
era tappezzato di mensole, che Klra aveva cominciato a riempire
di nuovi libri su balletto, musica e architettura. In un angolo
c'era un tavolo da disegno in legno, lontano cugino ungherese
di quello che Klra gli aveva regalato a Parigi. Un grammofono
troneggiava su un tabouret dalle gambe sottili in un altro angolo.
In fondo alla stanza c'era un divano basso davanti a un
tavolinetto di legno intarsiato. Due poltrone a strisce color avorio
fiancheggiavano le alte finestre affacciate sul palazzo neobarocco
dalla parte opposta della strada.
 una casa, disse Andrs. Hai trovato una casa per
noi. E la prese fra le braccia.
Quello che pi desiderava nei suoi pochi giorni di licenza,
disse a Klra, era potersi dedicare alla moglie incinta. All'inizio
lei si oppose, ricordandogli che a Bnhida nessuno si occupava
di lui. Ma Andrs obiett che occuparsi di lei sarebbe stato un
lusso ben pi grande. E cos, quella prima sera a casa, dopo
aver mangiato pollo e patate arrosto, Klra lasci che le preparasse
il caff e le leggesse il giornale, che le riempisse la vasca
e le facesse il bagno con la grossa spugna gialla. Il suo corpo
trasformato dalla gravidanza era un miracolo. Uno splendore
roseo era fiorito sul pallido incarnato di sua moglie, i capelli
sembravano pi folti e lucenti. Li lav lui stesso e glieli rovesci
a cascata sui seni. Le areole si erano ingrossate e scurite,
e una tenue linea fulva era affiorata fra l'ombelico e il triangolo
dei peli pubici, tagliata trasversalmente dalla cicatrice
argentea della prima gravidanza. Le ossa non sporgevano pi
con nettezza sotto la pelle. Ma in particolare nei suoi occhi
era apparsa una complicata nota interiore, un misto di tristezza
e speranza cos profonde che fu quasi un sollievo quando
Klra li chiuse. Mentre lei si abbandonava sulla sponda della
vasca, rinfrescandosi le braccia sulla superficie smaltata, Andrs
pens che a Bnhida la sua vita era stata ridotta ai bisogni
e alle emozioni pi elementari: la speranza di un pezzo di
carota nella minestra, la paura per la collera del caposquadra,
il desiderio di dormire un altro quarto d'ora. Klra, che aveva
vissuto molto pi al sicuro l a Budapest, poteva ancora dedicarsi
a riflessioni pi complicate. Proprio come stava facendo
in quel momento, sotto i suoi occhi, mentre lui la lavava con
la spugna gialla.
A che cosa stai pensando? le chiese. Non riesco a indovinarlo.
Lei apr i grandi occhi grigi e lo guard. Com' strano, disse.
Essere incinta mentre siamo in guerra. Se Hitler dominer
tutta l'Europa e forse anche la Russia, che cosa ne sar di nostro
figlio? Inutile fingere che Horthy possa tenerci lontano dai pericoli.
Pensi che dovremmo tentare di lasciare il paese?
Lei sospir. Ci ho pensato. Ho perfino scritto a Elisabet.
Ma  come prevedevo. E quasi impossibile ottenere un visto
d'ingresso ormai. E anche in quel caso, non so se ne avrei voglia.
Le nostre famiglie sono qui. Mi sembra inconcepibile lasciare
ancora mia madre, soprattutto adesso. Ed  difficile immaginare
di iniziare una nuova vita in un paese straniero.
Mettici poi il viaggio, disse Andrs, accarezzandole le
spalle bagnate. Non  per niente sicuro attraversare l'oceano
durante una guerra.
Klra si abbracci le ginocchia e disse: Non ho pensato solo alla guerra. Ho avuto tanti di quei dubbi.
Di che tipo?
Mi sono chiesta che madre sar per questo bambino. Ho
sbagliato un'infinit di volte con Elisabet.
No che non hai sbagliato. Elisabet  diventata una donna
bella e forte. E poi a quei tempi eri in una situazione diversa.
Eri sola, eri una bambina anche tu.
Adesso invece sono praticamente una vecchia.
Non dire sciocchezze, Klra.
Non sono sciocchezze. Si guard le ginocchia corrucciata.
Ho trentaquattro anni, sai. L'altra volta il parto  stato un
mezzo disastro. Il ginecologo dice che potrei aver riportato danni
all'utero. Mia madre mi ha accompagnato alla visita, e vorrei
che non fosse venuta. Sta impazzendo dalla preoccupazione.
Perch Klra? C' pericolo per il bambino? La prese per
il mento e la costrinse ad alzare gli occhi. C' pericolo per te?
Le donne partoriscono ogni giorno, rispose lei e cerc
di sorridere.
Che cosa ha detto il medico?
Dice che c' il rischio di complicazioni. Vuole farmi partorire
in ospedale.
Ha ragione, disse Andrs. Non m'importa quanto coster.
Troveremo il modo per pagare.
Mi aiuter mio fratello, disse lei.
Trover un lavoro, disse Andrs. Rimedieremo i soldi
in qualche modo.
Gyrgy non ci lesinerebbe niente, disse Klra. N pi
n meno dei tuoi fratelli.
Andrs non voleva discutere, non durante quel poco tempo
insieme. So che ci aiuterebbe in caso di bisogno, disse.
Speriamo che non serva.
Mia madre vuole che mi trasferisca in Benczur utca, disse
Klra, attorcigliando i capelli bagnati come una corda. Non
capisce perch insisto su un appartamento tutto nostro. Secondo
lei  una spesa inutile. E non ha piacere che io stia sola. Se
succedesse qualcosa?, dice. Come se non avessi passato tutti
quegli anni da sola a Parigi.
A maggior ragione vuole proteggerti, disse Andrs. Sar
stata una tortura per lei non poterti essere vicina mentre aspettavi
Elisabet.
Figurati se non lo capisco. Ma non sono pi una ragazzina
di quindici anni.
Per forse non ha tutti i torti. Se c' pericolo, non  meglio
se vai a stare da lei?
Non ti ci mettere anche tu, Andrska!
Odio pensarti da sola.
Non sono sola. Ilana viene a farmi compagnia quasi ogni
giorno. E posso andare a piedi a casa di mia madre in cinque minuti.
Ma non posso viverci pi, e non solo perch sono abituata
ad abitare per conto mio. Se le autorit scoprissero chi sono?
Se vivessi li la mia famiglia verrebbe direttamente implicata.
Ah, Klra! Come vorrei che non avessi tutti questi pensieri.
Come vorrei che non li avessi anche tu, disse lei. Poi si
alz dalla vasca, mentre l'acqua ricadeva dalla sua pelle come
un sipario scintillante e Andrs seguiva le nuove curve del suo
corpo con le mani.
Pi tardi quella notte, quando si rese conto di non riuscire a
dormire, Andrs si alz e and in salotto, al tavolo da disegno
che Klra gli aveva comprato; accarezz la superficie dura e levigata,
priva di carta e strumenti. C'era stato un tempo in cui
avrebbe trovato conforto nel lavoro, anche solo in un progetto
autoassegnato; la pura concentrazione necessaria per tracciare
una serie di linee nere sottili e ininterrotte sapeva distrarlo,
magari solo per pochi istanti, dai problemi pi gravi. Ma a quei
tempi non doveva preoccuparsi del destino della moglie incinta,
del nascituro e di tutto il mondo occidentale. In ogni caso,
non c'era un progetto a cui poteva immaginare di dedicarsi; riguardo
allo studio e alla pratica dell'architettura la sua mente
era vuota, senza idee, come il tavolo da disegno che aveva davanti.
Il lavoro che aveva svolto nei due anni passati, quando
non tagliava alberi, costruiva strade o spalava carbone scarabocchiando
sui quaderni, disegnando caricature a fianco degli
articoli di Mendel gli aveva evitato di restare con le mani in
mano; forse gli aveva perfino evitato di impazzire. Ma lo aveva
anche distolto dal fatto che la sua vita da studente di architettura
stava scivolando sempre pi in lontananza, che le sue
mani stavano perdendo la memoria di come si tracciava una linea
perfetta, che la sua mente stava perdendo la capacit di risolvere
problemi di forma e funzione. Come si sentiva distante
ormai dal laboratorio dell'cole Spciale dove lui e Polaner
avevano progettato una pista da corsa sospesa sopra il tetto di
un circolo sportivo. Com'era incredibile che avessero concepito
un'idea simile. Sembrava passata un'eternit da quando
aveva guardato un edificio sperando solamente che non ci fossero
infiltrazioni o che il tetto riparasse dal vento. Non aveva
quasi fatto caso alla facciata del suo palazzo.
Avrebbe voluto parlare con Tibor. Lui si che avrebbe saputo
consigliarlo su come proteggere Klra e riprendere in mano la
propria vita. Ma Tibor era nei Carpazi, a trecento chilometri di
distanza. Andrs non aveva idea di quando si sarebbero potuti
sedere insieme per capire che cosa erano diventati, o almeno
trarre consolazione dall'incertezza che li accomunava.
E invece fu il fratello minore che aveva sempre avuto la
funzione di creare problemi anzich alleviarli a materializzarsi
in citt durante la licenza di Andrs. Mtys arriv alla stazione
Nyugati con il resto della sua compagnia, dislocata nelle vicinanze
in attesa di un trasferimento, e salt gi dal treno per
godersi una licenza che si era concesso da solo. La sua compagnia
era diretta da un ufficiale giovane e permissivo che ogni tanto,
dietro pagamento, esentava gli uomini dal lavoro. Mtys, che
aveva messo insieme un bel gruzzolo durante il periodo da vetrinista,
si era comprato qualche giorno di libert per vedere una
commessa conosciuta sul lavoro. Neanche lui immaginava che
Andrs fosse a casa in licenza, e dunque fu per pura combinazione
che, un luned pomeriggio, salt sul predellino posteriore
di un tram e si ritrov faccia a faccia con il fratello. Rimase cos
stupito che avrebbe potuto cadere gi se Andrs non lo avesse
riacchiappato trattenendolo per un braccio.
Che cosa ci fai qui? grid Mtys. Non dovevi sgobbare
in miniera?
Tu invece dovresti essere... dove?
A costruire ponti. Ma oggi no! Oggi vado a trovare una
certa Serafina.
Una signora anziana con il fazzoletto in testa li guard scandalizzata,
come se fosse maleducazione chiacchierare in tram
tanto animatamente. Ma Andrs accost il viso di Mtys al
suo e disse alla signora: Visto?  mio fratello. Mio fratello!
Allora i vostri genitori sono due asini, ribatt la signora.
Chiediamo scusa, contessa, disse Mtys. Si tocc il cappello
ed esegu una perfetta capriola all'indietro dal predellino al
selciato, cos fulminea che la signora cacci un gridolino. Mentre
i passeggeri assistevano esterrefatti, accenn un morbido tip
tap per strada e poi sal lesto lesto sul marciapiede, disperdendo i
passanti; fece una doppia piroetta, si tolse il cappello e s'inchin
davanti a una giovane donna con il soprabito di saia azzurra. Tutti
quelli che lo avevano visto batterono le mani. Andrs salt gi
dal tram e aspett che il fratello finisse di raccogliere gli applausi.
Che stupidaggine inutile, comment quando gli applausi
si spensero.
Me lo stamper su una bandiera da portarmi ovunque.
Faresti bene. Cos sarebbero tutti avvisati.
Dove vai con una borsa della spesa piena di patate? chiese
Mtys.
A casa, dove mi aspetta mia moglie.
Come, a casa? Quale casa?
Al 35 di Nefelejcs utca, terzo piano, interno B.
Da quant' che ci abiti? Quanto ci resti?
Da ieri sera. E rester per un altro giorno e mezzo, poi dovr
tornare a Bnhida.
Mtys rise. Allora immagino di averti preso per un pelo.
Vale anche per me. Perch non vieni a cena?
Pu darsi che abbia un altro impegno.
E se questa Serafina capisse che sei uno stupido fanfarone?
In tal caso verr di corsa Mtys lo baci sulle guance
e salt sul tram successivo, che si era fermato in quel momento
accanto a loro.
Per un centinaio di metri, mentre tornava a casa, gli venne
voglia di ballare il tip tap. A volte la fortuna gli sorrideva; gli
aveva regalato quella licenza inattesa e adesso gli aveva portato
Mtys. Ma neanche quella gradita sorpresa riusciva a distoglierlo
dal filo angoscioso dei suoi pensieri. Il giornale che aveva
comprato nel pomeriggio forniva un panorama inquietante
degli avvenimenti a est: Kiev era caduta in mano ai tedeschi e
le truppe di Hitler si trovavano a cento chilometri da Leningrado
e Mosca. Parlando alla radio all'inizio della settimana, il
Fhrer aveva proclamato l'imminente capitolazione dell'Unione
Sovietica. Andrs temeva che gli inglesi, i quali avevano resistito
accanitamente nel Mediterraneo, perdessero la speranza; se
le loro difese fossero crollate, Hitler avrebbe governato tutta
l'Europa. Pens a Rosen alla Colomba blu tre anni prima, mentre
dichiarava che Hitler voleva cambiare il mondo a immagine
della Germania. Nemmeno lui avrebbe potuto prevedere fino
a che punto la sua ipotesi stesse rivelandosi fondata. Il territorio
tedesco si era allargato sulla mappa dell'Europa a macchia
di inchiostro. E le popolazioni dei paesi conquistati erano state
scacciate dalle loro case, deportate in luoghi desolati, rinchiuse
nei ghetti o spedite nei campi di lavoro. Andrs voleva credere
che l'Ungheria sarebbe rimasta un rifugio al centro dell'incendio;
era pi facile crederlo l a Budapest, lontano dall'afa e dalla
puzza di Bnhida. Ma se la Russia fosse caduta, nessun paese
europeo sarebbe stato sicuro, soprattutto per gli ebrei, certo
non l'Ungheria, dove le Croci frecciate continuavano a rafforzarsi
alle elezioni. In quell'allarmante incertezza sarebbe nato
il figlio suo e di Klra. Cominciava a capire come dovevano essersi
sentiti i genitori quando sua madre era rimasta incinta di
lui durante la Grande guerra, anche se allora la situazione era
diversa: suo padre era un soldato ungherese, non un lavoratore
coatto, n esisteva un Fhrer invasato che sognava un'Europa
libera dagli ebrei.
A casa trov Klra e Ilana sedute al tavolo della cucina che
ridevano per qualche confidenza. Le mani di Ilana erano strette
in quelle di Klra. Andrs comprese, al primo sguardo, che
il loro legame era diventato pi profondo in sua assenza; nelle
lettere, Klra ripeteva spesso quanto fosse grata della compagnia
di Ilana, e lui prov sollievo sapendo che abitavano a poche
centinaia di metri l'una dall'altra e che colmavano spesso
quella distanza. Se Klra era stata la confidente e la protettrice
di Ilana a Parigi, ora sembrava diventata una specie di sorella
maggiore. Poco dopo l'arrivo di Ilana a Budapest, gli aveva
raccontato Klra, avevano inaugurato l'usanza del mercato al
luned e al gioved mattina. Quando Tibor era partito per il
Munkaszolglat, Klra aveva fatto in modo che Ilana non soffrisse
la solitudine; cucinavano insieme, passavano le serate
con i dischi di Klra o i libri di Ilana, passeggiavano nei viali e
nei parchi la domenica pomeriggio. Quella sera in particolare,
poco prima che arrivasse Andrs, Ilana le aveva dato una notizia
dolce e complicata: aspettava un figlio. Ora la ripet nel
suo francese incerto. Era successo l'ultima volta che Tibor era
venuto a casa in licenza. Se tutto andava bene, i loro bambini
sarebbero nati a due mesi di distanza l'uno dall'altro. Ilana
aveva scritto a Tibor e ricevuto una risposta in cui lui le assicurava
che stava bene, che la sua compagnia era lontana dalle
operazioni pi pericolose a est, che la stagione estiva aveva
reso tutto pi sopportabile, che la notizia gli aveva dato una
gioia che non credeva di poter provare.
Ma in quell'autunno del 1941 nessuna gioia era scevra dalle
preoccupazioni. Andrs lo vedeva nelle linee fitte che riempivano
la fronte di Ilana. Sapeva che cosa doveva significare quella
gravidanza per lei dopo l'aborto che aveva avuto, e quanto temesse
per la sicurezza del bambino anche se non erano in piena
guerra. L'avrebbe abbracciata se l'osservanza di sua cognata
non glielo avesse proibito. E cos dovette contentarsi di farle le
congratulazioni e augurarle di vero cuore che andasse tutto per
il meglio. Poi raccont che aveva incontrato Mtys sul tram.
Be', disse Klra. Meno male che ho comprato dei pasticcini
in pi. Se no quell'ingordo ci lever il pane di bocca.
Mtys arriv proprio mentre Klra stava servendo i pasticcini
in salotto dopo cena. La baci sulla guancia e pesc un
millefoglie alla crema dal vassoio d'argento. A Ilana riserv un
profondo inchino e uno svolazzo del cappello.
La tua avventura galante deve essere andata bene, disse
Andrs. Hai le guance incendiate di rossetto.
Non  rossetto, ribatt Mtys. E la macchia dell'innocenza
violata. Serafina  fin troppo navigata per me. Arrossisco
ancora per quello che mi ha detto al momento di lasciarci.
Meglio non indagare, disse Klra.
Tanto non parlerei, disse lui ammiccando. Rimir i mobili
del salotto. Ma che bella casa, esclam. Cos grande
solo per voi due?
Per noi tre, fra poco, lo corresse Klra.
Ma certo. Quasi dimenticavo. Andrs diventer pap.
Anche Tibor, aggiunse Ilana.
Ossignore! esclam Mtys. Davvero? Tutt'e due?
S, disse Ilana e poi lo indic maliziosamente col dito.
Ora i tuoi genitori vorranno che ti sposi anche tu, per completare
il quadro.
Macch, disse Mtys. Accenn una combinazione di
passi sincopati sul parquet del salotto, poi finse di crollare sullo
schienale del divano e atterr dritto accanto al tavolino. Ditemi
se non ho talento, chiese e si inginocchi di fronte a Klra
a braccia protese. Tu dovresti saperlo, regina della danza.
Dalle mie parti quella non si chiama danza, disse Klra
e sorrise.
Allora cosa mi dici di questo? Mtys si alz ed esegu
una piroetta doppia con le braccia sopra la testa. Ma poi perse
l'equilibrio e dovette tenersi alla mensola del caminetto. Si
ferm un attimo con il fiatone, scrollando la testa come per liberarla
da un fantasma vorticante e per la prima volta Andrs
not la sua aria esausta e famelica. Lo prese per la spalla e lo
fece accomodare su una delle poltrone a strisce color avorio.
Siediti qui un momento, disse. Ti sentirai meglio quando
ti alzi.
Non vi piace come ballo?
Per adesso no, fratello.
Klra prepar un piatto di pasticcini per Mtys e Andrs
gli vers un bicchiere di slivovitz. Per un po' sedettero tutti
insieme a chiacchierare come se la guerra, le preoccupazioni o
il campo di lavoro non esistessero. Andrs continuava a riempire
i piatti di paste e le tazze di caff. Ilana arross per quelle
premure, protestando che non era giusto lasciarsi servire dal
cognato. Lui pens che non l'aveva mai vista cos bella. La sua
pelle, come quella di Klra, sembrava illuminata dall'interno.
I capelli erano nascosti dal fazzoletto indossato dalle mogli osservanti,
ma il foulard che aveva scelto era di seta lilla screziato
d'argento. Quando rideva alle battute di Mtys, le profondit
nero brune dei suoi occhi sembravano accendersi di una luce intelligente.
Si stentava a credere che fosse la stessa ragazza pallida
e impaurita che languiva in un letto d'ospedale a Parigi, le
labbra sbiancate dal dolore al risveglio dall'anestesia.
Dopo il caff, Andrs e Mtys uscirono a fare una passeggiata
nella mite sera di settembre. Il parco, con i riflettori d'oro che illuminavano
il castello di Vajdahunyad, distava da Nefelejcs utca
solo poche centinaia di metri. Le stradine brulicavano di passanti
anche a quell'ora; nei recessi ombrosi delle mura del castello videro
coppie strusciarsi in imperfetta intimit. L'euforia di Mtys
si era placata adesso che erano soli. Incroci le braccia sul petto
come se sentisse freddo nella tiepida brezza. I giorni passati nel
Munkaszolglat gli avevano affilato i tratti. La fronte alta e gli
zigomi pronunciati, uguali a quelli della madre, gli conferivano
una seriet che strideva con i suoi motti di spirito.
I miei fratelli hanno proprio delle belle mogli, comment.
Sarei bugiardo dicendo che non sono invidioso.
Be', ci resterei male se non lo fossi.
Davvero diventerai padre?
Cos pare.
Mtys lanci un fischio sommesso. Sei emozionato?
Terrorizzato.
Sciocchezze. Sarai perfetto. E Klra ci  gi passata una
volta.
Sua figlia non  nata durante una guerra, disse Andrs.
No, ma a quei tempi non aveva neanche un marito.
Non mi sembra che ne abbia risentito. Si  messa a lavorare.
Ha tirato su la figlia. Elisabet magari sarebbe stata pi simpatica
se avesse avuto una famiglia diversa, un fratello o una
sorella con cui giocare, e un padre che le impedisse di trattare
cos male la madre. Ma alla fine  cresciuta bene. Io non sono
molto utile come marito. Finora non sono stato altro che un
peso per Klra.
Ti hanno precettato, disse Mtys. Dovevi partire.
Non avevi mica scelta.
Non ho terminato gli studi. Non posso tornare a casa e
mettermi a fare l'architetto.
Allora tornerai a scuola.
Ammesso che sia possibile. Ci vuole tempo, ci vogliono soldi.
Quello che ti serve, disse Mtys,  un lavoro ben pagato
che ti lasci un po' di tempo libero. Perch non diventiamo soci?
S, per ballare il tip tap? T'immagini che coppia di intrattenitori?
I fantastici fratelli Lvi!
No, scimunito. Saremo una coppia di vetrinisti. Il lavoro
filer due volte pi veloce se siamo in due. Io sar la mente
creativa e tu sarai il mio schiavo. Avremo il doppio dei clienti.
Non so se potrei prendere ordini da te, disse Andrs.
Mi spezzeresti la schiena.
E come lo guadagnerai il pane? Seduto a un angolo di strada
a disegnare caricature?
Stavo pensando, disse Andrs. Il mio vecchio amico
Mendel Horovitz lavorava al Budapest Esti Kurir prima di
essere precettato. Dice che sono sempre in cerca di grafici e illustratori.
E lo stipendio non  male.
S. Ma saresti sempre lo schiavo di qualcuno.
Se  proprio necessario, meglio farlo in un settore che conosco.
E cio?
Be', c'era il mio vecchio lavoro a Passato e futuro. E poi
ci sono i giornali che facevamo io e Mendel, di cui ti ho parlato
per lettera. Te ne avrei portato una copia se avessi saputo
che ci vedevamo.
Capisco, disse Mtys. Allestire vetrine non  un lavoro
abbastanza estroso per i tuoi gusti. Non per uno che ha studiato
in Francia. Lo stava sfottendo, ma la sua espressione tradiva
una punta di risentimento. Andrs ricordava le lettere aggressive
che Mtys aveva scritto da Debrecen mentre lui era a Parigi,
con cui rivendicava il diritto a farsi una cultura. Poi era scoppiata
la guerra e suo fratello era rimasto bloccato in Ungheria, lavorando
prima come vetrinista e poi nel Munkaszolglat. Andrs
si accorse con vergogna di credere davvero di meritare un lavoro
migliore del vetrinista, cui associava una certa connotazione
di sfruttamento. Era stata la fortuna folle dei suoi ultimi mesi a
Parigi a farglielo credere, la gentilezza dei suoi professori e dei
suoi mentori a indurlo ad aspettarsi qualcosa di diverso. Ma ormai
era acqua passata. Doveva guadagnarsi il pane. Fra qualche
mese sarebbe diventato padre.
Scusami, disse Andrs. Non volevo insinuare che il tuo
lavoro non  un'arte. Comunque sia,  un'arte superiore all'illustrazione
dei giornali.
Mtys sembr addolcirsi e pos la mano sul braccio del fratello.
Tutto a posto, disse. Anche io mi sentirei sprecato
a fare il vetrinista, se avessi mangiato insieme a Le Corbusier
e Auguste Perret.
Non abbiamo mai mangiato insieme, disse Andrs.
Adesso non fare il modesto.
Uffa, e va bene. Eravamo grandi amici. Mangiavamo insieme
tutti i santi giorni. Rimase in silenzio, pensando ai suoi
veri amici, quelli che adesso erano sparsi per l'emisfero occidentale.
Anche loro erano suoi fratelli. Ma Ben Yakov non si
era pi fatto vivo dopo quel telegramma conciliante, nemmeno
Polaner da quando era entrato nella Legione straniera. Chiss
che fine aveva fatto la foto che gli avevano scattato insieme
a lui il giorno in cui avevano vinto il Prix de l'Amphithtre.
Sembrava strano pensare che esistesse ancora da qualche parte,
a testimonianza di una vita ormai scomparsa.
Che faccia scura, fratello, disse Mtys. Ti ci vuole un
goccio di vino.
Male non farebbe, disse Andrs.
Cos andarono in un caff davanti al lago artificiale, quello che
in inverno si trasformava in una pista di pattinaggio, si accomodarono
a un tavolo e ordinarono Tocai. Il vino costava molto per
via della guerra, ma Mtys insistette che dovevano trattarsi bene
e poi insistette anche per pagare, dato che non aveva n una
moglie n un figlio in arrivo da mantenere. Promise ad Andrs
di lasciarlo pagare alla prossima occasione, una volta trovato lavoro
in un giornale, anche se ovviamente nessuno dei due sapeva
quando sarebbe successo, n quando si sarebbero rivisti.
Allora, chi sarebbe questa Serafina? chiese Andrs, guardando
il fratello attraverso la lente ambrata del bicchiere di
Tocai. Quando ce la fai conoscere?
Lavora come cucitrice in un negozio di abbigliamento in
Vci utca.
E quindi?
E quindi, l'ho conosciuta mentre allestivo una vetrina. Portava
un vestito bianco con delle ciliegie ricamate. Gliel'ho fatto
togliere per esporlo in vetrina.
Le hai fatto togliere il vestito?
Capisci perch pu essere un lavoro interessante?
E poi  tornata nuda alla macchina per cucire?
No. Purtroppo la sarta le ha dato un vestito di ricambio.
Che peccato.
Eh gi. Da allora mi  rimasto questo tarlo. Ecco perch
ho deciso di farle una corte spietata. Volevo vedere che cosa
mi ero perso quando si  nascosta dietro la tenda del camerino.
Allora deve esserne valsa la pena.
Di pi. E proprio il mio tipo. Leggermente pi alta di me.
Capelli neri tagliati a caschetto. E un neo sulla guancia come
una macchia d'inchiostro marrone.
Bene. Non vedo l'ora di incontrarla.
Di nuovo la luce allegra scomparve dallo sguardo di Mtys,
le tenui occhiaie sembrarono scurirsi mentre guardava nel bicchiere
di vino. Domani mi riunisco alla compagnia di lavoro, disse. Partiamo per la grande festa.
Quale grande festa?
Belgorod, in Russia. Andiamo al fronte.
Un fragore terribile nel petto di Andrs, come se lo sterno
fosse stato una campana colpita da un martello di ferro. Oh,
Mtys. No.
S, disse il fratello. Alz gli occhi e sorrise, ma sul suo viso
c'era la paura. Per cui  stato un bene che ci siamo incontrati.
Non puoi ottenere un trasferimento? Ci hai provato?
L'unico modo sono i soldi e a me bastano solo per qualche
bustarella.
Quanto costerebbe?
Boh, non lo so. A questo punto, centinaia di peng. Forse
migliaia.
Andrs pens ancora a Gyrgy Hsz, che probabilmente sedeva
accanto al fuoco in vestaglia di cachemire e leggeva uno dei
suoi quotidiani economici nella villa di Benczur utca. Avrebbe
voluto prenderlo e rovesciarlo a testa in gi, scuoterlo finch le
monete d'oro non fossero piovute come da un salvadanaio rotto.
Non riusciva a trovare un motivo valido per cui il figlio di
quell'uomo dovesse avere uno studio per dipingere e una sfilza
di mesi d'ozio davanti a s, mentre Mtys Lvi, figlio di Bla
il Fortunato di Konyr, doveva andare sul fronte orientale
a rischiare la vita nei campi minati. Lui, Andrs, sarebbe stato
uno stupido, peggio che uno stupido, a lasciare che l'orgoglio
gli impedisse di chiedere aiuto a Gyrgy. Qui non si trattava di
stabilire se Andrs fosse in grado o meno di mantenere Klra e
suo figlio; c'era in gioco la vita di Mtys.
Andr a trovare Hsz, disse. Avranno senz'altro un
baule di corone nascosto da qualche parte, o qualcosa da mettere
in vendita.
Mtys annu. Immagino che Jzsef Hsz non debba andare
al fronte.
Non credo proprio. Si  trovato un bell'atelier a Buda.
Tempismo perfetto, disse Mtys. La distruzione del
mondo occidentale deve essere un soggetto interessante.
S. Anche se, stranamente, non ho sentito il bisogno di andarlo
a trovare per vedere come procede il suo lavoro.
Questo s che  strano.
A parte gli scherzi, non sono sicuro che Hsz padre possa
sborsare i soldi pronta cassa. Credo gli bastino solo per mantenere
la villa in Benczur utca, le pellicce della moglie e il palco
all'opera. Hanno dovuto vendere l'auto per ottenere di nuovo
l'esonero di Jzsef.
Almeno hanno ancora il palco all'opera, disse Mtys.
La musica pu essere un tale conforto quando la gente muore
Strizz l'occhio ad Andrs, poi alz il bicchiere e lo scol.
L'indomani, dopo aver accompagnato il fratello alla stazione
Nyugati, Andrs and a trovare Gyrgy Hsz a casa. Sapeva che
rientrava ogni giorno per pranzare con la moglie e la madre, e
che amava fermarsi una mezz'ora a leggere il giornale prima di
tornare in ufficio. Restava un abitudinario, anche in tempi incerti
come quelli. In barba alla sua nuova situazione professionale,
aveva mantenuto gli orari da signore di quando dirigeva
la banca; il nuovo presidente teneva troppo ai suoi servigi per
impedirgli di prendersi quella libert. Come previsto, Andrs
trov il cognato nella biblioteca della villa di Benczur utca, con
gli occhiali da lettura sul naso e il quotidiano spalancato come
le ali di una farfalla. Quando il domestico annunci l'arrivo di
Andrs, Hsz lasci cadere il giornale e si alz in piedi.
Che succede? Klra sta bene? chiese.
Tutto a posto, rispose Andrs. Stiamo bene tutti e due.
La fronte di Hsz si distese, gli sfugg un sospiro di sollievo.
Perdonami, disse. Non mi aspettavo di vederti. Non sapevo
che fossi a Budapest.
Sono in licenza per qualche giorno. Torno in servizio domani.
Accomodati, prego, disse Hsz. E all'uomo che aveva
accompagnato dentro Andrs: Di' a Kati di portarci un t
L'uomo usc in silenzio e Gyrgy Hsz osserv il cognato lentamente,
con cura. Andrs quel giorno aveva deciso di indossare
l'uniforme del Munkaszolglat, con la M verde sul taschino davanti
e gli strappi rammendati di quando il maggiore Barna lo
aveva degradato. Hsz guard l'uniforme, poi si sfior la cravatta,
di seta azzurra con una strisciolina avorio. Bene, disse.
Ti mancano solo tre mesi di servizio, stando ai miei calcoli.
Esatto, disse Andrs. E poi nascer il bambino.
E tu stai bene? Sembrerebbe di s.
Sto bene, tutto considerato.
Hsz annu e si appoggi allo schienale della sedia, incrociando
le dita sul gil. Oltre alla cravatta di seta azzurra portava
una camicia italiana di popeline e un completo di lana scura.
Aveva le mani morbide di un uomo che aveva sempre lavorato
al chiuso, le unghie rosee e levigate. Ma guardava Andrs con
una preoccupazione cos autentica e sincera che era impossibile
portargli rancore. Quando arriv il t, ne vers personalmente
una tazza al cognato e gliela porse.
Come posso esserti utile? chiese. Cosa ti porta qui?
Mio fratello Mtys  stato assegnato al fronte orientale, rispose Andrs. La sua compagnia parte nel pomeriggio
per unirsi al resto del battaglione a Debrecen, e da li andranno
a Belgorod.
Hsz pos la tazza e guard Andrs. Belgorod, disse.
I campi minati.
S. Sgombreranno la strada all'esercito ungherese.
Ma io che cosa posso fare? domand Hsz. Come posso
aiutarlo?
So che ti sei gi prodigato tanto per noi, disse Andrs. Ti
sei occupato di Klra mentre ero via. Non potevi farmi un favore
pi grande. Credimi, non ti chiederei altro se non la ritenessi
una questione di vita o di morte. Solo mi domandavo se
fosse possibile fare per Mtys quello che hai fatto per Jzsef.
Non dico ottenere l'esonero totale, ma almeno il trasferimento
in un'altra compagnia. Una che non rischi di trovarsi cos vicina
ai combattimenti. Gli mancano ancora undici mesi.
Gyrgy Hsz alz un sopracciglio, poi si riappoggi allo schienale.
Vorresti che comprassi la sua libert, disse.
Almeno la libert di non lavorare in prima linea.
Capisco Gyrgy giunse le dita e guard Andrs dal lato
opposto della scrivania.
So che il prezzo non  lo stesso per tutti, disse Andrs.
Pos la tazza sul piattino e la rigir con cautela. Immagino
che per mio fratello sarebbe molto pi basso che per tuo figlio.
Ho il nome del comandante di battaglione. Se potessimo predisporre
il trasferimento sul suo conto di una certa somma di
denaro tramite terzi un avvocato di tua conoscenza, mettiamo
potremmo raggiungere lo scopo senza svelare alle autorit
il legame fra le nostre famiglie. Vale a dire, senza compromettere
la sicurezza di Klra. Sono certo che potremmo comprare
la libert di mio fratello con una somma per te trascurabile.
Hsz serr la bocca e appoggi le mani giunte alle labbra,
poi batt le dita contemplando il fuoco. Andrs aspett la sua
risposta come se Gyrgy fosse un magistrato con Mtys seduto
in giudizio davanti a lui. Ma Mtys, ovviamente, non era
l; era gi su un treno diretto al fronte orientale. A un tratto gli
sembr una follia aver immaginato che Gyrgy Hsz avesse il
potere di fermare quel che si era gi messo in moto.
Klra sa che ti sei rivolto a me? chiese Hsz.
No, rispose Andrs. Ma non mi avrebbe scoraggiato.
Lei confida sempre nel tuo aiuto. In genere  il mio orgoglio a
impedirci di chiedertelo.
Gyrgy Hsz si alz dalla sedia di cuoio e and a badare al
fuoco. Il tepore del giorno prima si era dissolto durante la notte;
un vento pungente scuoteva le finestre a battenti. Smosse i
ciocchi con l'attizzatoio e uno stormo di scintille si lev verso
il cielo del caminetto. Rimise a posto l'arnese e si volt verso
Andrs.
Prima di dire altro devo scusarmi, dichiar. Spero comprenderai
le decisioni che ho preso.
Scusarti per cosa? chiese Andrs. Che decisioni?
Da un po' di tempo mi trovo ad agire sotto un grave peso
economico ed emotivo, disse. Non dipende assolutamente
dalla situazione di mio figlio e temo che andr avanti per un
po'. Anzi, non ho idea di quando finir. Non te ne ho parlato
perch ti avrebbe angosciato proprio nel momento in cui la
tua prima preoccupazione era restare vivo. Ma te ne parler
adesso. E una cosa seria quella che mi chiedi e mi  impossibile
darti una risposta se prima non ti spiego la situazione in cui mi
trovo. O per meglio dire, ci troviamo. Si risedette di fronte
ad Andrs e avvicin la sedia al tavolo. Riguarda una persona
cara a entrambi, disse. Klra, ovviamente. I suoi guai.
Quello che le  successo da ragazzina.
La pelle di Andrs divenne improvvisamente gelida. In
che senso?
Poco dopo la tua partenza per il Munkaszolglat, una donna
si  presentata alle autorit informandole che la Claire Morgenstern
da poco entrata nel paese era la Klra Hsz scappata diciotto
anni prima.
Le orecchie di Andrs rimbombarono per lo choc. Chi? domand. Quale donna?
Una certa madame Novk, tornata anche lei da Parigi non
molto tempo prima.
Madame Novk, ripet Andrs. Gli riapparve come
l'aveva vista quella sera alla festa di Marcelle Grard, silenziosamente
trionfante col suo abito di velluto, il suo profumo al
gelsomino, sul punto di mettere milleduecento chilometri fra il
marito e la donna di cui era innamorato, la donna che era stata
sua amante per undici anni.
Quindi conosci la situazione, sai perch ha agito cos.
So quello che  successo a Parigi, disse Andrs. So perch
ha motivo di odiare Klra, o perch lo aveva, in ogni caso.
Evidentemente questo odio non si  mai spento, disse
Gyrgy.
Mi stai dicendo che le autorit sanno tutto. Sanno che
Klra  qui, sanno chi . Mi stai dicendo che lo sanno da mesi.
Temo di si. Hanno compilato un fascicolo enorme sul suo
caso. Sanno tutto della sua fuga da Budapest e quello che ha
fatto da allora. Sanno che ti ha sposato, sanno della tua famiglia,
dove vivono i tuoi genitori, dove lavora tuo padre, cosa
facevano i tuoi fratelli prima di entrare nell'esercito, dove sono
dislocati. Non c' possibilit, temo, di ottenere l'esonero per
Mtys a un prezzo normale. Le nostre famiglie sono legate e
il legame  noto a chi decide in questi casi. Ma anche se potessimo
convincere il comandante del battaglione di tuo fratello
a fare un prezzo, cosa niente affatto scontata visto che molti
di questi signori sono antisemiti potrebbe essere impossibile
raccogliere una somma del genere. Il fatto  che ho dovuto
stringere un accordo economico per salvaguardare anche la libert
di Klra. Si d il caso che il giudice capo incaricato delle
indagini sia una mia vecchia conoscenza, e si d anche il caso
che conosca nei particolari la mia situazione economica, frutto
della rimozione dall'incarico di presidente e del mio sforzo per
oppormi. Quando sono venute a galla le informazioni su Klra
 stato lui a offrire una specie di soluzione, o quella che possiamo
definire una soluzione, in assenza di qualunque altra speranza.
Una sorta di scambio, per dirla con parole sue. Io avrei
versato un interesse sul mio patrimonio a vita, e il ministero
della Giustizia avrebbe lasciato in pace Klra. Avrebbe anche
fatto in modo che l'Ufficio centrale nazionale di controllo sugli
stranieri le rinnovasse il permesso di soggiorno ogni anno.
Non vogliono che sia espulsa, ovviamente, ora che  rientrata
in patria e possono usarla a proprio vantaggio.
Andrs trasse un respiro dai condotti strozzati dei polmoni.
Per cui ecco che cosa hai fatto, disse.  l che vanno
a finire i soldi.
Temo di s.
E lei non ne sa niente?
No. Voglio lasciarle almeno l'illusione di essere al sicuro.
Credo sia meglio non dirle nulla finch la situazione non
cambia radicalmente in bene o in male. Se lo sapesse sono certo
che cercherebbe di fermarmi. Non so in che modo n con
quali conseguenze. Ho informato mia moglie di questo accordo,
ovviamente, ho dovuto spiegarle perch  stato necessario
mandare in fumo una bella fetta di patrimonio, e anche lei
pensa che sia meglio tenerlo segreto a Klra per il momento.
Mia madre non  d'accordo, ma finora sono riuscito a convincerla
che ho ragione.
Ma per quanto potr continuare? disse Andrs. Ti dissangueranno.
L'intenzione sembrerebbe quella. Ho gi dovuto mettere
una seconda ipoteca sulla casa, e ultimamente ho chiesto a mia
moglie di cedere una parte dei suoi gioielli. Abbiamo venduto
l'auto, il pianoforte e alcune tele di valore. Ci sono altre cose
che possono essere vendute, ma prima o poi le scorte si esauriranno.
E mentre il mio patrimonio si riduce, l'interesse aumenta:
serve a mantenere l'accordo redditizio per il giudice e i
suoi compari del ministero. Credo che presto ci toccher vendere
la casa e prendere un appartamento in centro. La cosa mi
spaventa, diventer sempre pi difficile spiegare a Klra cosa
sta succedendo. Non  possibile giustificare un salasso continuo
di queste proporzioni con l'esonero di Jzsef. Ma la libert di
Klra pu costare moltissimo. Ora che il governo ha scoperto
il modo per prosciugarci dei nostri beni, si fermer solo quando
non rester pi niente, ne sono sicuro.
Ma il colpevole  proprio il governo! Sndor Goldstein 
stato ucciso. Klra  stata violentata. La prova  sua figlia. 
successo tutto per colpa del governo. Sono loro che dovrebbero
pagare lei.
Se al mondo ci fosse giustizia, la loro colpevolezza sarebbe
dimostrabile, disse Hsz. Ma i miei avvocati mi assicurano
che l'accusa di stupro non varrebbe nulla adesso, soprattutto
considerato il fatto che Klra si  sottratta alla giustizia.
Neanche a suo tempo avrebbe contato qualcosa, sia chiaro. La
situazione era disperata fin dal principio. Se fosse rimasta, ne
avrebbero fatte di cotte e di crude per dimostrare la sua colpevolezza
e nascondere la loro. Per questo mio padre e il suo
avvocato decisero che doveva lasciare il paese, per questo non
potevano riportarla a casa. Mio padre non ci ha mai rinunciato,
comunque, ha sperato che fosse possibile fino al giorno in
cui  venuto a mancare.
Andrs si alz e and davanti al fuoco, i ciocchi si erano ridotti
a carboni ardenti. Il loro calore gli penetr dentro scatenandogli
un'ondata di rabbia nel petto. Si gir, guardando
negli occhi il cognato. Klra era in pericolo da mesi e tu non
mi hai avvisato, disse. Pensavi che non potessi sopportare
una notizia del genere. Forse pensavi che non sapessi cosa c'era
stato fra lei e Novk a Parigi. Forse hai paura tu stesso che sia
capitato qualcosa tra loro qui a Budapest. Avevi intenzione di
continuare a pagare finch il problema non si fosse risolto? Mi
avresti tenuto all'oscuro per sempre?
I solchi sulla fronte di Hsz si approfondirono di nuovo. Hai
diritto di essere arrabbiato, disse. Ti ho tenuto all'oscuro, 
vero. Pensavo di non poter contare sul tuo silenzio. Tu hai un
rapporto straordinario con tua moglie. Vi confidate qualsiasi cosa.
Ma forse potrai capire anche la mia posizione. Volevo proteggerla
e non vedevo che cosa ci avreste guadagnato sapendo.
Immaginavo che avreste solo sofferto.
Avrei preferito stare in pena, disse Andrs. Avrei preferito
soffrire piuttosto che essere tenuto all'oscuro di un problema
di mia moglie.
So che Klra ti ama, disse Gyrgy. Mi sarebbe piaciuto
conoscerti meglio prima che ti precettassero. Forse avresti
capito perch ho ritenuto giusto agire in questo modo.
Andrs pot solo annuire in silenzio.
Quanto alla fedelt di Klra, posso assicurarti che non ho
mai avuto il minimo dubbio al riguardo. Da quello che intuisco,
mia sorella adora te e nessun altro. Non mi ha mai dato motivo
di pensarla diversamente, per tutto il periodo della tua assenza
Prese l'attizzatoio e guard di nuovo il fuoco, le sue
spalle si alzarono e si riabbassarono in un sospiro. Se avessi
ancora il mio patrimonio o la mia influenza, sarei pi sicuro di
poter fare qualcosa per tuo fratello. L'esercito  diventato sempre
pi avido di favori e tangenti. Ma vedr se riesco a parlare
con qualcuno che conosco.
E Klra? disse Andrs. Chi ci d la certezza che non
corra rischi?
Per il momento, si direbbe che i pagamenti la proteggano.
Speriamo solo che le autorit se ne disinteressino prima che
il mio patrimonio si esaurisca. Se la guerra continua, avranno
preoccupazioni pi urgenti. Fare la scelta dell'altra volta nel
1920, intendo  impossibile. Klra non pu lasciare il paese,
soprattutto adesso nel suo stato. I suoi movimenti sono strettamente
sorvegliati. In ogni caso  impossibile ottenere un visto
d'ingresso nei paesi in cui potrebbe essere al sicuro. Dobbiamo
perseverare e basta.
Klra  una donna intelligente, disse Andrs. Forse potrebbe
aiutarci a trovare una soluzione.
Ammiro con tutto il cuore l'intelligenza di mia sorella, disse
Hsz. Se l' cavata brillantemente in circostanze avverse.
Ma non voglio che sia oppressa da queste preoccupazioni. Voglio
che si senta al sicuro il pi a lungo possibile.
Anch'io, ribatt Andrs. Ma, come giustamente osservavi,
non sono abituato ad avere segreti con mia moglie.
Devi promettermi che non le dirai nulla. Mi dispiace costringerti
a non essere completamente sincero, ma vista la situazione
temo di non avere scelta.
Vuoi dire che io non ho scelta.
Cerca di capirmi, Andrs. Abbiamo gi investito parecchio
nella sicurezza di Klra. Se gliene parlassi adesso, potresti
vanificare tutto.
E se mia moglie non volesse portare alla rovina la sua famiglia?
Che altro possiamo fare? Preferiresti che si costituisse?
Che rischiasse la sua vita e quella di vostro figlio tentando la
fuga? Gyrgy si alz in piedi e prese a passeggiare davanti
al camino. Ti assicuro che ho valutato ogni aspetto del problema.
Non vedo alternative. Ti supplico di rispettare il mio
giudizio, Andrs. Credimi, so bene anch'io com' fatta Klra.
Anche se continuava a sembrare un tradimento, Andrs accett
di mantenere il segreto. In realt non aveva scelta; non
aveva soldi n conoscenze in alto loco, nessun modo per frapporsi
tra Klra e la giustizia. E doveva partire per Bnhida il
mattino dopo. Almeno la soluzione attuale avrebbe protetto
Klra mentre lui era via. Ringrazi il cognato, che promise di
adoperarsi per Mtys, e si separarono con una stretta di mano
e uno sguardo serio, segno che avrebbero superato quella difficolt
con lo stoicismo degli uomini ungheresi. Ma mentre lasciava
la villa di Benczur utca la notizia lo colp di nuovo con
la forza iniziale. Gli sembrava di camminare in un'altra citt,
rimasta celata per tutto quel tempo dietro quella che conosceva;
ripens alle scenografie di monsieur Forestier, alle architetture
palinsestiche in cui il mondo familiare ne nascondeva
uno strano e terrificante. In quella realt alla rovescia, il segreto
dell'identit di Klra era diventato un segreto nascosto a Klra
anzich custodito da lei; ora Andrs, nel proprio disinganno,
aveva accettato di ingannare sua moglie.
Pens di andare verso il fiume per calmare i nervi e affacciarsi
dal ponte Szchenyi. Doveva riordinare le idee prima di
tornare a casa da Klra. Quanto tempo dopo la sua partenza per
il servizio di lavoro madame Novk era andata dalle autorit?
Era stato solo il ricordo dei torti passati a spingerla o una ferita
pi recente? Che cosa ne sapeva lui in realt di come stavano
attualmente le cose fra Klra e Novk? Non era possibile che,
malgrado le assicurazioni di Gyrgy, Klra lo avesse tradito? Fu
colto da un attacco di nausea, dovette sedersi sul marciapiede.
Un cane randagio gli annus le caviglie; quando gli tese la mano
il cane indietreggi e scapp via. Andrs si alz e si strinse
addosso il cappotto, si incoll la sciarpa alla gola. Da Benczur
utca arriv in Bajza utca, e da l raggiunse il rettilineo alberato
di Andrssy ut, dove i passanti si rannicchiavano contro il vento
gelido e i tram suonavano la loro familiare campanella. Ma mentre
camminava fu preso da un'ansia crescente e si rese conto che
si sentiva cos perch stava avvicinandosi al teatro dell'opera,
di cui, per quanto ne sapeva, Zoltn Novk era ancora il direttore.
Erano pi di due anni che non lo vedeva; l'ultima volta
era stata alla festa di Marcelle. Si chiese se le ferite riportate
da Novk quella sera avessero potuto spingerlo a un gesto crudele
e subdolo, se avesse fatto presente alla moglie i pericoli
che Klra correva, se avesse tradito Klra sapendo che Edith
voleva liberarsi di lei. Andrs si ferm davanti all'Operahz e
si chiese che cosa avrebbe detto a Novk in quel momento se
fosse riuscito a entrare nel suo ufficio e ad affrontarlo. Di cosa
avrebbe potuto accusarlo? Che cosa sarebbe riuscito a fargli
ammettere? Il legame che esisteva fra lui, Novk e Klra era
cos intricato che tirare un filo significava stringere ancora di
pi il groviglio. Se Andrs fosse entrato in quel teatro sarebbe
potuto uscirne con la consapevolezza che Klra lo aveva tradito,
che gli era stata infedele per mesi, che era incinta del figlio di
un altro. Ma non era peggio starsene l fuori con il dubbio, tornare
a Bnhida e non sapere? Le porte dell'Operahz si aprivano
al pomeriggio frizzante; vide delle persone nell'atrio, che aspettavano
in fila davanti alla biglietteria. Fece un respiro ed entr.
Da quanti mesi, si chiese, non metteva piede in un teatro?
Dall'ultima estate a Parigi: lui e Klra erano andati a vedere la
prova generale della Fitte mal garde. Varc una delle porte in
stile romanico della sala e percorse il corridoio con la moquette.
Il sipario era aperto sulla piazzetta di un paesino italiano con al
centro una fontana di marmo bianco. Gli edifici intorno erano
in finta pietra ricavata da cartone tinto di giallo, con i tendoni
parasole di tela a strisce bianche e verdi. Un falegname stava
chino sui gradini che conducevano in uno degli edifici; sentendo
il suo martello risuonare nello spazio aperto della platea Andrs
ebbe una fitta di nostalgia. Quanto gli sarebbe piaciuto arrivare
in teatro per montare una scenografia o perfino un tavolino con
il rinfresco per gli attori, recapitare i loro messaggi e chiamarli
quando era ora di andare in scena. Quanto gli sarebbe piaciuto
avere a casa una scrivania piena di disegni da finire, la scadenza
di un progetto che si avvicinava.
Corse fino alla prima fila di poltroncine e sal i gradini a lato
del palco. Il falegname non alz gli occhi dal lavoro. Fra le quinte,
un uomo che doveva essere il trovarobe stava disponendo
gli oggetti scenici sulle mensole; il lamento di una sega elettrica
si lev dall'officina scenografica e l'odore di legno appena tagliato
raggiunse Andrs evocando, in sovrapposizione, il deposito
di legname del padre, il Sarah-Bernhardt, il laboratorio di
monsieur Forestier e il campo di lavoro nei Precarpazi. Si inoltr
nei corridoi in fondo al teatro, sal le scale che portavano
ai camerini; le porte imbiancate, con i nomi scritti in corsivo
inglese nei portatarghetta in ottone, nascondevano pudiche lo
sfacelo delle trousse coi trucchi, delle vestaglie macchiate, dei
cappelli piumati, delle calze strappate, dei copioni spiegazzati,
delle poltrone ammuffite, degli specchi rotti e dei bouquet appassiti
che giacevano sicuramente dall'altra parte. Si rese conto
che Klra, da ragazzina, doveva essersi cambiata per i suoi
spettacoli in uno di quei camerini. Ricordava una foto del periodo,
Klra con una gonna di foglie lacere, i capelli intessuti di
ramoscelli come una fata dei boschi. Vedeva quasi la sua ombra
da silfide scivolare da un camerino all'altro.
And in fondo al corridoio e sal le scale; in cima, un altro
corridoio, con un'altra fila di camerini, terminava davanti a
una porta di legno con la targhetta di smalto bianco, la stessa
che Novk usava al Sarah-Bernhardt di Parigi. Vide la familiare
scritta incisa in nero, con le lumeggiature e i ghirigori in oro
offuscati dalla spola fra Parigi e Budapest: Zoltn Novk, Directeur.
Da dietro la porta risuon un cavernoso colpo di tosse.
Andrs alz la mano per bussare, poi la lasci cadere. Ora che
era giunto su quella soglia, perdeva coraggio. Non sapeva che
cosa dire a Zoltn Novk. Da dentro risuon un altro cavernoso
colpo di tosse, poi un terzo, pi vicino. La porta si apr e
Andrs si trov faccia a faccia con Novk in persona. Era pallido,
sciupato, con gli occhi lucidi come di febbre; aveva i baffi
flosci e l'abito gli cascava addosso. Quando si trov davanti
Andrs, abbass le spalle di colpo.
Lvi, disse. Che ci fai qui?
Non lo so, rispose Andrs. Suppongo di voler parlare
con voi.
Novk rimase fermo per un lungo momento davanti a lui,
contemplando l'uniforme del Munkaszolglat e i cambiamenti
che la corredavano. Emise un lungo, faticoso respiro, poi guard
Andrs negli occhi.
Certo sei l'ultima persona che mi aspettavo di trovare
fuori dalla mia porta, disse. E, a essere proprio sincero,
l'ultima che avrei voluto vedere. Ma poich sei qui, tanto vale
che entri.
Andrs segu Novk nel buio dell'ufficio e si piazz davanti
alla grande scrivania con il ripiano di cuoio. Novk gli indic
con la mano una sedia. Lui si tolse il berretto e sedette. Guard
i libretti d'opera sugli scaffali, i registri, le fotografie in costume
dei divi del bel canto. Era l'ufficio del Sarah-Bernhardt
ricostruito in versione pi piccola e buia.
Bene, disse Novk. A questo punto dimmi perch sei
qui, Lvi.
Andrs pieg e spieg il berretto del Munkaszolglat. Ho
avuto una notizia oggi pomeriggio, disse. Ho appena saputo
che vostra moglie ha rivelato l'identit di Klra alla polizia
ungherese.
Lo hai saputo oggi pomeriggio? chiese Novk. Ma 
successo quasi due anni fa.
Andrs avvamp, ma continu a guardare Novk negli occhi.
Gyrgy Hsz ha fatto in modo che non lo sapessi. Oggi sono
andato da lui per vedere se poteva aiutarmi a ottenere l'esonero
di mio fratello dal servizio in prima linea e mi ha detto che i
suoi fondi servono a tenere mia moglie fuori dal carcere.
Novk si alz per versarsi da bere dalla caraffa posata su un
tavolo in un angolo. Si gir e gliene offr un bicchiere con lo
sguardo. Andrs scosse la testa.
 solo t, disse Novk. Non posso pi bere alcolici.
No, grazie, disse lui.
Novk torn alla scrivania con il suo bicchiere di t. Era pallido
e smunto, ma nei suoi occhi ardeva una luce terribile e crudele,
di cui Andrs non osava indovinare la fonte. Il governo
 bravo a estorcere denaro.
Grazie a Edith, la vita di Klra  in pericolo, disse Andrs.
E mentre parliamo mio fratello  su un treno per Belgorod. Io
devo riunirmi alla mia compagnia a Bnhida domani mattina e
non posso farci niente.
Tutti abbiamo le nostre tragedie, disse Novk. Tu hai
le tue. Io le mie.
Come potete parlare cos? url Andrs. E tutta opera
di vostra moglie. E non mi stupirebbe se anche voi ci aveste
messo lo zampino.
Edith ha fatto quello che le  venuto in mente di fare, tagli corto Novk. Aveva sentito dire da un'amica che Klra
era tornata in citt. Aveva sentito che si era sposata con te, e che
ti avevano precettato. Avr pensato che sarei andato a cercarla,
o che lei avrebbe cercato me. Disse queste ultime parole
in tono ironico e amareggiato. Voleva darle una lezione. Pensava
fosse una faccenda semplice, ma non aveva calcolato che
il ministero della Giustizia si sarebbe lasciato corrompere cos
volentieri. Quando ha saputo dell'accordo che avevano preso
con tuo cognato  andata su tutte le furie.
E adesso? Chi mi garantisce che non far altro, se non di
peggio?
Edith  morta di cancro alle ovaie in primavera, disse
Novk. Gli lanci un'occhiata provocatoria, come se lo sfidasse
a mostrare piet.
Mi dispiace, disse Andrs.
Risparmiami le condoglianze. Se ti dispiace,  solo perch
hai perso la possibilit di addossarle la responsabilit del suo
gesto. Ma  stata punita a sufficienza mentre era viva. Ha avuto
una morte terribile. Io e mio figlio abbiamo dovuto assistere
alle sue sofferenze. Portatela al campo, questa bella notizia, se
vuoi qualcosa per rifarti della tua rabbia.
Andrs torse il berretto in silenzio. Non c'era modo di rispondere.
Novk, vedendolo ammutolito, sembr commuoversi un
pochino. Mi manca, disse. Non l'ho mai trattata bene come
meritava. Forse sono crudele con te perch mi sento in colpa.
Non sarei dovuto venire, disse Andrs.
Invece mi fa piacere. Mi fa piacere sapere che Klra, almeno,
 ancora al sicuro. Ho cercato di non interessarmi pi a lei,
ma mi fa piacere saperlo. Cominci a tossire forte, e dovette
asciugarsi gli occhi e bere un sorso di t. Non sapr altro di
lei per un bel pezzo, se mai. Parto fra un mese. Hanno richiamato
anche me.
Dove?
Al servizio di lavoro.
Ma non  possibile, disse Andrs. Non avete l'et per
il servizio di lavoro. Avete il vostro posto qui all'Opera. Non
siete nemmeno ebreo.
Per loro sono ebreo eccome, esclam Novk. Mia madre
era ebrea. Mi sono convertito da giovane, ma ormai nessuno
ne tiene conto. Non avrebbero dovuto lasciarmi tenere
questo lavoro quando sono cambiate le leggi razziali, ma alcuni
miei amici al ministero della Cultura avevano deciso di chiudere
un occhio. Ormai anche loro sono disoccupati. Quanto
al mio posto nella comunit,  un problema in pi. Hanno intenzione
di rimuovermi. A quanto pare c' una nuova quota
segreta per i battaglioni di lavoro. Una certa percentuale di
ausiliari deve essere formata da ebrei cosiddetti importanti.
Sar in illustre compagnia. Il mio collega dell'orchestra sinfonica
 stato chiamato nello stesso battaglione, e abbiamo
appena saputo che ci far compagnia anche l'ex rettore del
politecnico. L'et non conta. N, purtroppo, l'abilit al servizio.
Non sono mai davvero guarito dalla tisi che mi riport
qui nel '37. Sei gi stato nei campi di lavoro, sai bene quanto
me che probabilmente non ritorner.
Di sicuro non vi affideranno lavori pesanti, disse Andrs.
Vi metteranno come minimo in un ufficio.
Via, Andrs, ribatt Novk, in tono di rimprovero. Sappiamo
tutti e due che non  vero. Succeder quello che deve
succedere.
E vostro figlio? chiese lui.
Gi, e mio figlio? ripet Novk. Mio figlio? La sua
voce si spense e rimasero seduti senza dire una parola. Nella
mente di Andrs si affacci l'immagine del proprio figlio accoccolato
nel grembo di Klra, il figlio che forse non sarebbe
mai nato e che, se fosse nato, forse non sarebbe mai riuscito a
superare l'infanzia, facendo solo in tempo a vedere il mondo
divorato dalle fiamme. Novk lo guard e gli parve di riconoscere
lo stesso dolore.
E cos, disse infine, mi capisci. Sei un padre anche tu.
Non ancora, disse Andrs. Fra qualche mese.
E avrai gi terminato il servizio di lavoro?
Chi lo sa? Potrebbe succedere qualsiasi cosa.
Andr tutto bene, disse Novk. Riuscirai a tornare a
casa. Starai con Klra e tuo figlio. Gyrgy manterr il suo accordo
con le autorit. Non vogliono lei, lo sai bene. Vogliono
i soldi. Se l'arrestassero verrebbe fuori la loro colpevolezza.
Andrs annu, desideroso di credergli. Si sentiva stranamente
rassicurato, e subito si vergogn di sentirsi confortato da Novk.
Novk, che aveva perso tutto tranne il figlioletto. Chi si occuper
del vostro bambino? chiese di nuovo.
I genitori di Edith. E mia sorella. Per fortuna siamo tornati
qui, a suo tempo, disse Novk. Fossimo rimasti in Francia,
saremmo finiti in un campo di concentramento. Anche mio figlio.
Non risparmiano nemmeno i bambini.
Dio, disse Andrs e si prese la testa fra le mani. Che
ne sar di noi? Di tutti noi.
Novk lo guard da sotto le sopracciglia ingrigite. Nei suoi
occhi non c'era pi traccia di rabbia. Alla fine solo una cosa, disse. Chi perir col fuoco, chi con l'acqua. Chi perir di
spada, chi in pasto alle belve. Chi perir di fame, chi di sete.
Sai come recita la preghiera.
Perdonatemi, disse Andrs. Perdonatemi se ho detto
che non siete ebreo. Perch era il verso della liturgia di
Rosh Hashanah, la preghiera che prefigurava ogni fine. Presto
l'avrebbe recitata lui stesso, nel campo di Bnhida fra i compagni
del Munkaszolglat.
Io sono ebreo, disse Novk. Per questo ti ho dato un
lavoro a Parigi. Perch eri mio fratello.
Mi dispiace, Novk-r, disse Andrs. Vi chiedo scusa.
Non volevo offendervi. Siete sempre stato buono con me.
Non  colpa tua, disse Novk. Mi fa piacere che tu sia
venuto. Almeno possiamo salutarci.
Andrs si alz e si mise il berretto militare. Novk gli tese la
mano sopra la scrivania, e lui la strinse. Non restava che dirsi
addio. Scambiarono poche parole, poi Andrs usc dall'ufficio
e si chiuse la porta alle spalle.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Barna e il generale.
...
.
...
Quella sera, quando rientr nell'appartamento di Nefelejcs
utca, Andrs non disse nulla a Klra di quanto era successo fra
lui e Gyrgy; non le disse nemmeno di aver visto Novk. Si limit
a raccontare di avere passeggiato a lungo per la citt, pensando
a che cosa fare una volta tornato dal servizio. Certo Klra
si era accorta che era distratto e in ansia, ma non gli chiese spiegazioni
sul suo umore. La partenza per Bnhida l'indomani doveva
parerle una spiegazione sufficiente. Mangiarono tranquilli
al piccolo tavolo della cucina, seduti vicini. Dopo, in salotto,
ascoltarono Sibelius al grammofono e guardarono il fuoco nel
camino. Andrs indossava una vestaglia di flanella che gli aveva
comprato Klra e un paio di pantofole di lana. Non avrebbe saputo
immaginare una situazione pi confortevole, ma tra poche
ore se ne sarebbe andato e Klra avrebbe dovuto affrontare da
sola le incertezze del futuro. Pi lui si sentiva a suo agio, pi lei
pareva soddisfatta e assonnata, abbandonata com'era sui cuscini
del divano, e pi doloroso era ipotizzare che cosa li aspettasse.
Gyrgy aveva fatto bene, pens Andrs, a proteggere Klra
tacendole cos'era successo. La stessa disonest di Andrs sembrava
un giusto prezzo da pagare in cambio della tranquillit di
sua moglie. Era talmente serena, mentre gli parlava di come era
cambiato il suo corpo con la gravidanza e del sollievo che le dava
poterne parlare alla madre. Era dolce, fisicamente affettuosa;
voleva fare l'amore, e lui fu felice della distrazione. Ma quando
furono a letto, il corpo di lei sorprendente in quel nuovo equilibrio,
Andrs dovette distogliere lo sguardo. Temeva che Klra
intuisse che le nascondeva qualcosa e gli chiedesse spiegazioni.
Tornato a Bnhida, almeno quel pericolo gli fu risparmiato.
Non era mai stato tanto felice di dover lavorare come un mulo.
Poteva ottenebrare il cervello caricando all'infinito la lignite
sui carrelli polverosi, tirando e spingendo all'infinito i carrelli sui
binari. Poteva stordire le membra con la ginnastica all'adunata
serale, poteva sottomettersi alla fatica delle mansioni quotidiane
la pulizia degli alloggi, la legna da spaccare, l'immondizia
della cucina da trascinare fuori nella speranza che la spossatezza
gli permettesse di addormentarsi di schianto, prima che
la mente aprisse la sua riserva di preoccupazioni e cominciasse
a mostrargliele nei dettagli pi vividi, una dopo l'altra. Ma
anche se riusciva a evitare quella tetra sfilata, era in balia dei
propri sogni. In quello pi ricorrente, trovava Ilana in fin di
vita, sdraiata sul letto di un ospedale che non era a Parigi ma
neanche a Budapest; poi non era pi Ilana ma Klra, e lui capiva
di doverle donare il proprio sangue, ma non sapeva come fare
la trasfusione. Rimaneva al suo capezzale con uno scalpello in
mano mentre lei giaceva a letto, pallida e terrorizzata, e lui si
diceva che prima doveva piantarsi lo scalpello nel polso, poi inventarsi
una soluzione. Notte dopo notte si svegliava nell'oscurit,
tra i compagni di squadra che tossivano e russavano, certo
che Klra fosse morta e di non avere fatto nulla per salvarla.
L'unica consolazione era che il servizio sarebbe terminato il 15
dicembre, due settimane prima della data prevista per il parto.
Sapeva che era stupido concentrare ogni speranza sul giorno del
congedo, quando il Munkaszolglat mostrava ben poco rispetto
per le promesse che faceva ai lavoratori; cercava di tenere
a mente le dure lezioni che il primo anno di servizio gli aveva
impartito in fatto di delusioni. Ma non aveva altro che quella
data, e se la teneva stretta come un talismano. 15 dicembre, 15
dicembre. Se la ripeteva sottovoce mentre lavorava, come se
potesse affrettarne l'arrivo.
Una mattina in cui si sentiva pi disperato che mai, prima di
entrare in servizio and alla preghiera. C'era un gruppo che si
trovava in un magazzino vuoto ogni giorno all'alba; alcuni avevano
libricini di preghiere spiegazzati, e ogni luned, gioved
e shabbos leggevano brani da una Torah in miniatura. Nel suo
talled, Andrs si ritrov a pensare non alle preghiere ma ai genitori,
come gli succedeva spesso alle funzioni religiose. Quando
aveva scritto ai suoi che Klra era incinta, il padre aveva risposto
che sarebbero subito partiti per Budapest. Andrs non ne era
tanto convinto. I suoi genitori odiavano viaggiare. Odiavano il
rumore, i prezzi e l'affollamento dei treni, e odiavano la calca
di Budapest. Ma poche settimane dopo erano andati a trovare
Klra e si erano fermati per tre giorni. La madre di Andrs
aveva promesso di tornare prima che nascesse il bambino e di
trattenersi finch Klra avesse avuto bisogno di lei.
Aveva capito che per lui era un sollievo. Era bravissima a confortarlo,
a farlo sentire al sicuro; ci era immancabilmente riuscita
per tutta la sua infanzia. Nel corso della silenziosa Amidah,
gli torn in mente un ricordo di Konyr: quando aveva compiuto
sei anni gli era stato regalato un trenino di latta a carica,
con gli animaletti del circo che tintinnavano dietro le sbarre dei
vagoni. I vagoni si potevano aprire per estrarre elefanti, leoni
e orsi e farli esibire sulla pista di un circo tracciata nella terra.
Il giocattolo era arrivato da Budapest in una scatola di cartone
rossa. Era al di l di qualsiasi giocattolo potesse immaginare un
bambino di Konyr, e Andrs era stato vittima dell'invidia rabbiosa
dei compagni di classe, soprattutto di due bambini biondi
che un pomeriggio lo avevano inseguito da scuola fino a casa nel
tentativo di acciuffarlo e sottrargli il treno. Lui era corso con
la scatola di cartone rossa stretta al petto, era corso verso la sagoma
di sua madre che intravedeva pi avanti, in cortile: stava
battendo i tappeti sugli stenditoi vicino all'orto. Si era girata
sentendo i passi sempre pi vicini dei bimbi. Andrs era a meno
di tre metri di distanza, ma prima di riuscire a raggiungerla
era inciampato nella radice di un melo ed era volato in avanti;
la scatola di cartone gli era sfuggita disegnando un arco nell'aria
mentre lui si parava con le mani. Con un unico, aggraziato movimento,
sua madre aveva lasciato cadere il battipanni e agguantato
la scatola. I passi degli inseguitori si erano interrotti.
Andrs aveva sollevato la testa e visto sua madre infilarsi sotto
un braccio la scatola del treno e raccogliere il battipanni con la
mano libera. Non si era spostata, era rimasta immobile con il
bastone alzato. Era un ramo robusto con una specie di canestro
piatto e rotondo attaccato a un'estremit. Aveva fatto un solo
passo verso i bambini biondi. Andrs sapeva che sua madre era
una persona dolce non aveva mai picchiato nessuno dei figli
ma la sua postura sembrava suggerire che era pronta a colpire
gli aggressori con lo stesso identico fervore che usava per i tappeti.
Lui si era alzato in tempo per vedere i due biondini filarsela,
sollevando nuvole di polvere coi piedi nudi. La madre gli
aveva teso la scatola rossa e consigliato di non portare in giro il
treno per un po'. Andrs era entrato in casa con la sensazione
che la madre fosse una creatura sovrumana, pronta a volare in
suo aiuto nei momenti di pericolo. Quella sensazione era svanita
in fretta; non molto tempo dopo era partito per andare a
studiare a Debrecen, dove lei non avrebbe potuto proteggerlo.
Ma l'incidente gli aveva lasciato un'impressione profonda.
Adesso avvertiva il potere materno come se stesse ricapitando
tutto da capo: la scatola di cartone rossa della sua vita stava volando
in aria e sua madre aveva teso la mano per acchiapparla.
Quando non si macerava pensando a Klra, Andrs pensava
ai fratelli. Il centro che distribuiva la posta era diventato
una fonte di terrore costante. Ogni volta che ci passava davanti
immaginava di ricevere un telegramma con l'atroce notizia
sul destino di Mtys. Non ne sapeva nulla da quando era stato
trasferito a est, e gli sforzi compiuti da Gyrgy per aiutarlo
erano caduti nel vuoto. Suo cognato aveva spedito lettere su
lettere agli alti ufficiali del Munkaszolglat, ma gli era stato risposto
che nessuno poteva occuparsi di un problema cos piccolo
quando c'era una guerra da combattere. Se voleva ottenere
l'esonero di Mtys, doveva contattare il comandante del suo
battaglione a Belgorod. Da un'ulteriore indagine risult che
il battaglione di Mtys aveva finito il servizio a Belgorod ed
era stato mandato ancora pi a est; adesso il quartier generale
si trovava da qualche parte nei dintorni di Rostov, sul Don.
Gyrgy aveva spedito una sfilza di telegrammi al comandante,
ma per settimane non aveva saputo nulla. Poi aveva ricevuto
un breve messaggio scritto a mano da un segretario, il quale lo
informava che il battaglione di Mtys era disperso nella neve
dell'inverno russo. Ne avevano registrato la posizione via radio
qualche settimana prima, ma da allora le comunicazioni si erano
interrotte e ormai era impossibile appurare con un minimo
di sicurezza dove si trovasse.
Per cui ecco che cosa doveva immaginarsi: suo fratello Mtys
in mezzo alla neve, in qualche posto dimenticato da Dio e dagli
uomini, recisa la catena che lo legava al centro di comando
del battaglione, la sua compagnia e il suo gruppo d'armata
che si addentravano sempre pi nel freddo e nel pericolo. Che
cosa mangiava, Mtys? Che cosa indossava? Dove dormiva?
Come poteva Andrs sdraiarsi su una brandina la notte e
mangiar pane al mattino, quando suo fratello era chiss dove
in Ucraina? Mtys pensava che Andrs non avesse tentato
di aiutarlo, o che Gyrgy Hsz si fosse rifiutato di farlo? Chi
era il responsabile dei rischi che Mtys stava correndo? Era
Edith Novk, che aveva spifferato il segreto di Klra? Erano
gli antichi aggressori di Klra? Erano Andrs stesso e il suo
legame con Klra ad aver portato alle stelle il prezzo della libert
per suo fratello? Erano Mikls Horthy e il suo desiderio
di recuperare i territori ungheresi ad aver trascinato Mtys
in guerra, o Hitler e la sua pazzia ad averlo portato in Russia?
Quanti altri uomini, a parte Mtys, rischiavano la vita
quell'inverno, e quanti altri ancora sarebbero morti prima che
la guerra finisse?
Un po' di conforto glielo dava sapere che Tibor, almeno lui,
era ancora lontano dalle prime linee. Le sue lettere continuavano
ad arrivare dalla Transilvania secondo i capricci del servizio
postale militare. Passavano tre settimane senza una parola, poi
arrivava un mazzo di tre lettere insieme, poi l'indomani un'unica
cartolina, poi nulla per due settimane. Col prolungarsi della
sua permanenza nei Carpazi, il tono di Tibor era diventato, da
disinvolto e scanzonato, monocorde e afflitto: Caro Andrs, un
altro giorno a costruire il ponte. Ilana mi manca da impazzire.
Non faccio che stare in ansia per lei. Qui  un disastro totale:
oggi un mio compagno, Roszenzweig, si  rotto un braccio. Una
frattura aperta complessa. Non ho il necessario per steccarlo o
ingessarlo, n antibiotici, naturalmente. Ho dovuto sistemargli
la frattura con dei bastoncini tagliati dall'assito della baracca.
Oppure: Otto uomini si sono presi la polmonite, la settimana
scorsa. Tre sono morti. Sto male solo a pensarci! So che avrei
potuto mantenerli idratati se non mi avessero mandato fuori
con la squadra dei lavori stradali. E un'altra lettera, nella sua
interezza: Caro Andrska, non riesco a dormire. Ilana  entrata
nella ventunesima settimana. La volta scorsa l'aborto 
avvenuto alla ventiduesima. Andrs avrebbe voluto poter scrivere
a Tibor quanto aveva appreso a Budapest, ma non voleva
sommare le proprie ansie a quelle del fratello. Non era comunque
l'unico ad angosciarsi; ogni settimana, da Benczur utca arrivavano
a rassicurarlo un paio di buste color avorio. Una era
di Gyrgy Nessuna novit, nessuna nuova minaccia. Tutto
procede come sempre mentre l'altra recava il sigillo della
madre di Klra: Caro Andrs, sappi che ti pensiamo tutti e
ti auguriamo di tornare presto. E Klra sente cos tanto la tua
mancanza, caro ragazzo! Sar al settimo cielo quando verrai a
casa. Secondo il dottore sta andando tutto bene. Una volta gli
mand un pacchettino il cui contenuto, evidentemente, era piaciuto
cos tanto che nella scatola era rimasto solo il messaggio di
accompagnamento: Andrska, eccoti dei dolci. Se ti piacciono,
te ne mander altri. Andrs aveva portato la scatola alla
baracca per farla vedere a Mendel, che era scoppiato a ridere e
gli aveva consigliato di metterla in bella mostra su uno scaffale,
a mo' di emblema della vita al campo. Anche la presenza di
Mendel era un conforto; avrebbero terminato il servizio insieme
e sarebbero rientrati a Budapest con lo stesso treno. Per lo
meno, questi erano i piani, ed entrambi cancellavano i riquadri
sul calendario che avevano disegnato loro stessi man mano che
le giornate diventavano pi fredde e le colline in lontananza si
dissolvevano nel marrone dell'inverno.
Il 25 novembre, per, un giorno di biancore grigiastro che
in serata lasci il posto a una bufera di neve, Andrs trov
un telegramma di Gyrgy ad attenderlo all'ufficio centrale.
Lo apr quasi strappandolo, con le mani che gli tremavano,
e lesse che Klra aveva partorito la notte prima, cinque settimane
in anticipo sulla data prevista. Avevano un figlio, un
maschietto, ma era molto malato. Andrs doveva tornare immediatamente
a casa.
Ci mise secoli prima di riuscire a muoversi o parlare. Altri
lavoratori cercavano di scostarlo per avvicinarsi al bancone;
aveva intenzione di stare piantato l fino a notte fonda? Raggiunse
la porta dell'ufficio e barcoll fuori, nella neve. Le luci
del campo erano state accese presto quella sera. Formavano
un'aureola luminosa intorno al cortile quadrato, interrotta
soltanto da una fila di luci ancora pi splendenti e pi alte su
ciascun lato degli edifici amministrativi. Andrs si incammin
verso quell'insieme di luci come fosse un portale aperto su
Budapest. Aveva un figlio, molto malato per. Un figlio. Un
maschietto. Un figlio suo e di Klra. A ottanta chilometri da
l. A due ore di treno.
Le guardie che di solito piantonavano la porta erano andate a
cena. Andrs entr indisturbato. Super uffici dotati di stufette
elettriche, telefoni, ciclostili. Non aveva idea di dove fosse
quello del maggiore Barna, ma si immerse nel cuore dell'edificio
a sensazione, seguendo le linee di forza architettoniche. L
dove lui avrebbe messo l'ufficio del maggiore se avesse progettato
quell'edificio, c'era l'ufficio del maggiore. Ma la porta era
chiusa a chiave. Anche Barna era andato a cena. Andrs usc,
ritrovandosi nella bufera di neve.
Chiunque sapeva dove si trovava la mensa ufficiali. Era
l'unico posto a Bnhida dal quale arrivasse odore di cibo vero.
Niente brodo acquoso, niente pane duro l dentro; si mangiavano
minestra di pollo, patate e funghi, paprikas di vitello, cavolo
ripieno, con tanto di pane bianco. I lavoratori assegnati
al trasporto della lignite o allo sgombero dell'immondizia dalla
mensa ufficiali dovevano sopportare gli aromi di tutti quei
piatti. Nessun uomo del Munkaszolglat, salvo gli attendenti
degli ufficiali, poteva mettervi piede; era sorvegliata da soldati
armati. Andrs per si avvicin all'edificio senza paura. Aveva
un figlio. Il primo empito di gioia si era mischiato al bisogno
fisico di proteggere quel bambino, di frapporre il proprio corpo
tra lui e qualunque cosa potesse fargli del male. A lui e a Klra:
se loro figlio era tanto malato da essere in pericolo, anche sua
moglie aveva bisogno di lui. Qualche guardia armata non contava
niente. L'unica cosa importante era andarsene da Bnhida.
Non conosceva gli uomini sulla soglia; dovevano essere arrivati
freschi freschi da Budapest. Per Andrs era un vantaggio.
Si avvicin alla porta e si rivolse al soldato pi basso e tarchiato,
un tizio per il quale gli odori di carne e peperoni arrostiti
sembravano un tormento.
Telegramma per il maggiore Barna, disse, alzando la busta
blu che teneva in mano.
La guardia strizz gli occhi per osservarlo nel bagliore delle
lampade elettriche. La neve turbinava fra di loro. Dov'
l'aiutante? domand.
 a cena anche lui, rispose Andrs. Kovcs, del centro
telecomunicazioni, mi ha ordinato di portare il telegramma al
maggiore.
Lascialo a me, disse la guardia. Glielo far avere.
Mi  stato ordinato di consegnarlo di persona e di aspettare
una risposta.
La guardia bassa e tracagnotta lanci uno sguardo al compagno,
un giovane soldato tonto e mezzo addormentato nella sua
postazione. Poi fece cenno ad Andrs di avvicinarsi e pieg la
testa verso di lui. Che cosa vuoi veramente? chiese. I lavoratori
non consegnano telegrammi ai comandanti del campo.
Sar anche nuovo qui, ma non sono fesso Lo guardava senza
batter ciglio, e Andrs ebbe l'istinto di rispondere con sincerit.
Mia moglie ha appena partorito con cinque settimane di
anticipo, disse. Il bambino  malato. Devo tornare a casa.
Voglio chiedere un permesso speciale.
La guardia rise. Nel bel mezzo della cena? Tu sei pazzo.
Non posso aspettare, disse Andrs. Devo andare a casa
subito.
Il soldato parve riflettere sul da farsi. Guard la mensa alle
sue spalle, poi di nuovo il giovane soldato tonto. Ehi, Mohcs, disse. Fai tu la guardia per un minuto, va bene? Devo portare
dentro questo ragazzo.
Il tontolone si strinse nelle spalle, fece un grugnito d'assenso
e ripiomb nel suo stato catatonico.
Ottimo, disse il primo soldato. Vieni dentro. Mi toccher
darti un'occhiata in tasca.
Senza parole per la gratitudine, Andrs lo segu nel vestibolo e si sottopose alla perquisizione. Una volta stabilito che non
aveva un'arma addosso, la guardia gli mise una mano sul braccio
e disse: Vieni con me. E non parlare con nessuno, capito?
Andrs assent, e insieme entrarono nella schiamazzante
mensa ufficiali. I lunghi tavoli formavano delle file, e gli ufficiali
sedevano in base al grado. Barna cenava con i suoi tenenti
a un tavolo rialzato che sovrastava gli altri. Al suo fianco c'era
un alto ufficiale che Andrs non aveva mai visto, un uomo robusto
dai capelli grigi che indossava una giacca scintillante di
galloni, con le spalle tempestate di decorazioni. Aveva una bella
barba color acciaio tagliata secondo una foggia antiquata e un
monocolo cerchiato d'oro. Sembrava un vecchio generale della
Grande guerra.
Chi ? chiese Andrs.
Non ne ho idea. Non ci dicono niente. Ma a quanto pare hai
scelto la serata giusta per fare il tuo debutto al caf chantant. La
guardia condusse Andrs da un altro soldato che stava sull'attenti
vicino al capotavola e si chin per parlargli all'orecchio. Il
soldato annu e raggiunse un aiutante seduto a un tavolo in fondo
alla mensa. Si pieg sull'aiutante, gli disse qualcosa e quello
sollev il capo dalla cena per guardare Andrs con un'espressione
di meraviglia e compassione. Si alz lentamente dalla panca
e and a capotavola, fece il saluto al maggiore Barna e ripet il
messaggio, lanciando occhiate ad Andrs da sopra la spalla. Le
sopracciglia di Barna si unirono e la sua bocca si indur in una
linea bianca. Pos forchetta e coltello e si alz in piedi. Gli uomini
si azzittirono. Lo splendido ufficiale anziano sollev uno
sguardo interrogativo.
Barna si erse in tutta la sua statura. Dov' questo Lvi? disse.
Andrs non aveva mai sentito il proprio nome pronunciato
quasi come una parolaccia. Sforzandosi di tenere le spalle dritte,
rispose: Eccomi, signore.
Avvicinati, Lvi, disse il maggiore.
Era la seconda volta che Barna gli impartiva quel comando.
Andrs si ricordava benissimo com'era andata la prima. Avanz
di qualche passo con lo sguardo incollato al pavimento.
Capite, signore, disse Barna, rivolgendosi al gentiluomo
decorato accanto a lui. Ecco perch la prudenza non  mai
troppa quando concediamo delle libert ai nostri lavoratori.
Lo vedete, questo scarafaggio? Indic Andrs con una mano.
L'ho gi punito. Ha osato essere insolente con me in un'altra
occasione. E ora ci risiamo.
Quale occasione? chiese il generale; con una punta d'ironia,
pens Andrs, come se sapere che qualcuno era stato insolente
con Barna gli facesse piacere.
Ma Barna sembr non accorgersene. E successo appena 
arrivato qui, disse, guardando Andrs a occhi stretti. Credevi
me ne fossi dimenticato, Lvi? Ho dovuto strappargli i
gradi. Barna sorrise all'ufficiale anziano. Cercava di tenerseli
stretti, perci l'ho punito.
Perch lo avete degradato?
Perch ha messo il prepuzio nel posto sbagliato, disse
Barna.
La sala scoppi in una risata, ma il generale abbass gli occhi
sul piatto, accigliato. Barna sembr nuovamente non accorgersi
di nulla. Adesso  venuto da noi con una richiesta importante, prosegu. Perch non fai un passo avanti e ci spieghi, Lvi?
Andrs fece un passo avanti. Si rifiutava di lasciarsi intimorire
da Barna, anche se il sangue gli pulsava nelle tempie cos
forte da assordarlo. Strinse il telegramma nel pugno. Chiedo
il permesso di una licenza speciale per motivi familiari, signore,
disse.
Che cosa c' di tanto urgente? disse Barna. A tua moglie
serve una scopata?
Gli uomini risero di nuovo.
Sta' tranquillo che il problema si risolver da solo, disse
Barna. Succede sempre.
Col vostro permesso, signore, ricominci Andrs, con la
voce tesa per la rabbia.
Cos' che hai in mano, Lvi? Aiutante, portami quel pezzo
di carta.
L'aiutante raggiunse Andrs e gli prese il telegramma. Andrs
non aveva mai provato un'umiliazione o una furia cos profonda.
Era a non pi di due metri e mezzo da Barna; in un altro
momento, gli avrebbe messo le mani alla gola. Quel pensiero lo
consol un poco mentre lo guardava esaminare il telegramma.
Il maggiore alz le sopracciglia, sorpreso e divertito.
Lo avreste detto? domand ai presenti. Il signor Lvi
ha appena avuto un figlio. Lvi  diventato pap.
Applausi dagli uomini, accompagnati da fischi e urr.
Ma il bambino  molto malato. Vieni subito a casa. Che
brutto.
Andrs combatteva l'impulso di avventarsi su Barna. Si morse
un labbro e fiss di nuovo lo sguardo a terra. Non voleva assolutamente
farsi sparare.
Be', non servirebbe a niente darti una licenza speciale adesso,
no? disse il maggiore. Se il bambino  davvero tanto
malato, puoi tornare a casa quando sar morto.
Un denso silenzio riemp le orecchie di Andrs, simile a un
treno in corsa. Barna rivolse uno sguardo alla sala, con le mani
sul tavolo; gli uomini parvero capire che voleva sentirli ridere
ancora, e alcune risa imbarazzate si levarono e subito si spensero.
Puoi andare, Lvi, disse Barna. Vorrei godermi il caff,
adesso.
Prima che chiunque potesse muoversi, l'anziano generale
cal una mano sul tavolo.  una vergogna, disse alzandosi,
la voce arrochita dall'ira. Aggrott le folte sopracciglia verso il
maggiore. Voi siete una vergogna.
Barna usc in un sorriso storto, come se fosse tutto uno
scherzo.
Non fatemi quel sorriso affettato, maggiore, disse il generale.
Scusatevi subito con quest'uomo.
Barna esit per un attimo, poi fece un cenno alla guardia che
aveva lasciato entrare Andrs. Toglimi questo imbecille da
davanti agli occhi.
Non mi avete sentito? disse il generale. Vi ho ordinato
di scusarvi.
Gli occhi di Barna saettarono da Andrs al generale, agli ufficiali
seduti ai tavoli. Abbiamo chiuso con questa faccenda,
signore, disse sottovoce, ma Andrs era abbastanza vicino
da sentire.
Voi non avete chiuso, maggiore, disse il generale. Scendete
dalla pedana e scusatevi con quell'uomo.
Prego?
Mi avete sentito.
Gli altri osservavano in silenzio. Barna rest immobile a
lungo, come impegnato in una battaglia interiore; il suo colorito
pass dal rosso al viola al bianco. Il generale gli stava
accanto a braccia conserte. Impossibile disobbedirgli. Si trattava
pur sempre di un superiore. Barna scese dalla pedana e
marci verso Andrs. Gli si ferm di fronte e, con la smorfia
di chi ha inghiottito una medicina, tese una mano. Andrs lanci
al generale uno sguardo per ringraziarlo e prese la mano
del maggiore. Ma non fece in tempo a toccargliela che Barna
gli sput in faccia e lo schiaffeggi con la mano che gli aveva
toccato. Senza dire altro, si incammin tra le file di tavoli e
usc nella notte. Andrs si pass una manica sul volto, intorpidito
dal dolore.
Il generale rimase al centro della pedana, guardando dall'alto
gli ufficiali seduti sulle panche. Tutto era immobile: i soldati
che servivano a tavola si erano fermati ai margini della sala con
i piatti sporchi in mano; il cuoco aveva smesso di sbatacchiare
padelle in cucina; gli ufficiali stavano zitti, con forchette e cucchiai
posati di fianco ai piatti.
L'Esercito reale ungherese  stato disonorato da quanto
 successo qui, disse il generale. Quando mi arruolai,
il mio primo comandante era ebreo. Era un uomo coraggioso
che perse la vita a Lemberg al servizio del suo paese. Qualunque
cosa sia l'Ungheria adesso, non  il paese che quell'uomo
difese e per cui mor. Raccolse il telegramma accartocciato
e lo restitu ad Andrs. Poi gett il tovagliolo sul tavolo e ordin
alla giovane guardia di condurre immediatamente Andrs
ai suoi alloggi.
Il generale Mrton era acquartierato negli alloggi pi grandi e
confortevoli di Bnhida, quindi aveva una camera da letto e un
salotto, sempre che il cubicolo freddo e ben poco invitante in
cui Andrs si ritrov si potesse definire salotto; non conteneva
altro che un tavolo con un posacenere e un paio di rozze sedie
in legno, cos strette e con lo schienale cos dritto da scoraggiare
chiunque volesse sedersi per pi di pochi minuti. Le luci elettriche
abbagliavano. Il camino era spento. Un attendente stava
preparando le valigie nella stanza accanto. Mentre Andrs,
vicino alla porta, aspettava di sentire che cosa gli sarebbe stato
detto, il generale diede ordine di portare l'automobile davanti
all'appartamento.
Non ho intenzione di passare una notte di pi in questo posto, disse a un segretario dall'aria spaventata che gli gironzolava
intorno. Per quanto mi riguarda, ho completato l'ispezione
del campo. Fate sapere al maggiore Barna che sono partito.
Sissignore, disse il segretario.
E andate in ufficio a prendere il fascicolo su quest'uomo.
Svelto.
Sissignore. Il segretario si precipit fuori.
Il generale si volt verso Andrs. Adesso ditemi, attacc.
Fra quanto andate in congedo?
Fra venti giorni, signore, rispose Andrs.
Venti giorni. E rispetto al tempo che avete gi trascorso
nel servizio di lavoro, a vostro parere venti giorni sono un periodo
lungo?
Viste le circostanze, signore, sono un'eternit.
Che ne direste, allora, di andarvene e basta da questa fogna?
Non sono certo di capire, signore.
Mi occuper io del vostro congedo da Bnhida, disse il
generale. Ci avete lavorato pi che a sufficienza. Non posso
garantirvi che non sarete richiamato, soprattutto in una situazione
cos incerta. Ma posso portarvi a Budapest questa sera.
Potete venire in macchina con me. Parto subito. Mi avevano
mandato qui a fare un'ispezione dettagliata sulla gestione di
Barna, dato che  in ballo una promozione, ma ho gi visto
abbastanza. Estrasse un pacchetto di sigarette dal taschino
e con qualche colpetto ne fece uscire una, poi la rimise a posto
come se non avesse il coraggio di fumarla. Quell'insolente, disse. Non sarebbe capace di guidare un asino, figurarsi un
battaglione del Munkaszolglat. Non sono gli ebrei il problema,
sono gli uomini come lui. Chi credete sia stato a metterci
in questo pasticcio? In guerra contemporaneamente contro la
Russia e la Gran Bretagna! Come pensate che andr a finire?
Andrs non riusciva nemmeno a prendere in considerazione
la domanda. Al momento c'era una faccenda che gli premeva
molto di pi. Ho capito bene, signore? chiese. Parto per
Budapest stasera?
Il generale fece un rapido cenno d'assenso. Meglio che facciate
i bagagli. Partiamo tra mezz'ora.
Alla baracca, l'incredulit generale fu seguita, una volta che
Andrs ebbe raccontato la storia, da rauche esclamazioni di
gioia. Mendel lo baci sulle guance, promettendogli di presentarsi
all'appartamento in Nefelejcs utca non appena fosse tornato
a Budapest. Passata la mezz'ora, uscirono tutti a guardare
la macchina nera accostare e l'autista aiutare Andrs a riporre la
sacca da viaggio nel bagagliaio ricurvo. Quando era stata l'ultima
volta che qualcuno aveva aiutato uno di loro, un ausiliario,
a sollevare un oggetto pesante? Quando era stata l'ultima volta
che uno di loro era andato in macchina? Gli uomini si affollarono
accanto ai gradini della baracca, col vento che alzava i
baveri delle loro giacche logore, e Andrs avvert un lancinante
senso di colpa al pensiero che li stava lasciando. Fermo di fronte
a Mendel, gli mise una mano sul braccio.
Vorrei che venissi anche tu, disse.
Mancano solo venti giorni, disse Mendel.
Che ne farai della Mosca mordace?
Mendel sorrise. Forse  ora di chiudere. Tanto, le mosche
sono tutte morte.
Venti giorni, allora, disse Andrs, dandogli una strizzatina
alla spalla.
Buona fortuna, Parisi.
Andiamo, grid l'autista. Il generale sta aspettando.
Andrs sal davanti e chiuse la portiera. Il motore rugg, e la
macchina si allontan verso gli alloggi degli ufficiali. Quando
arrivarono, fu chiaro che Barna e il generale avevano discusso
ancora; videro Barna camminare furiosamente su e gi per l'appartamento
del generale mentre Mrton usciva con la valigia.
L'autista la gett nel bagagliaio e il generale scivol sul sedile
posteriore senza dire una parola.
Prima che Andrs riuscisse a capacitarsi che stava davvero
partendo, che non sarebbe mai pi dovuto tornare nelle sulfuree
miniere di lignite di Bnhida, la macchina aveva oltrepassato
il cancello e si era immessa in strada. Per tutto il lungo
tragitto, gli unici suoni furono le fusa del motore e il sussurro
degli pneumatici sulla neve. Mentre i fanali fendevano gli incessanti
fiocchi di neve, Andrs ripensava al Capodanno in cui
lui e Klra erano andati allo square Barye a guardare l'alba sulla
Senna gelata. In quella remota mattina di gennaio, non avrebbe
mai creduto che un giorno sarebbe diventato il padre del figlio
di Klra, che un giorno sarebbe sfrecciato nell'oscurit su una
limousine dell'esercito ungherese per vedere il loro bambino
appena nato. Ricord il brano di Schubert che Klra gli aveva
fatto ascoltare una sera d'inverno, Der Erlknig: parlava di un
padre che portava il figlio malato a dorso di cavallo nella notte
mentre il re degli elfi li seguiva, cercando di impadronirsi del
piccolo. Ricord la disperazione del padre, l'inesorabile discesa
del figlio verso la morte. Aveva sempre immaginato una notte
simile, come sfondo di quell'inseguimento. Si sentiva le mani
sempre pi fredde, nonostante il calore dell'abitacolo. Si volt
a guardare il paesaggio alle loro spalle. Vide solo il generale,
che russava piano sul sedile posteriore, e, attraverso il piccolo
ovale del lunotto, un turbine di fiocchi di neve rossi nella luce
dei fanali.
Impiegarono un'ora e mezza per arrivare all'ospedale Grf
Apponyi Albert. Quando l'auto si ferm, il generale si svegli
e si schiar la gola. Si calc il cappello in testa e si raddrizz la
giacca decorata.
Bene, disse. Andiamo.
Non avrete intenzione di venire dentro con me, signore, disse Andrs.
Ho intenzione di finire quello che ho cominciato. Date all'autista
il vostro indirizzo e lui lascer li le vostre cose al custode.
Andrs diede all'autista l'indirizzo di Nefelejcs utca. Il conducente
balz fuori per aprire la portiera al generale, e il generale
aspett che Andrs lo raggiungesse sul marciapiede. Poi si
volt ed entrarono nell'ospedale affiancati.
Al banco del portiere notturno, un uomo con le spalle strette
e una benda su un occhio sedeva coi piedi appoggiati su un
cestino metallico della spazzatura mentre leggeva la traduzione
ungherese del Mein Kampf. Quando alz gli occhi e vide avvicinarsi
il generale, lasci cadere il libro e si alz. Il suo occhio
buono si spost da Andrs al generale e dal generale ad Andrs;
la vista di un capo decorato dell'esercito ungherese in compagnia
di un lavoratore magro e cencioso pareva sconcertarlo. Chiese
balbettando come poteva rendersi utile.
Quest'uomo deve vedere sua moglie e suo figlio, disse
il generale.
Il portiere lanci uno sguardo nell'atrio, come se potesse riceverne
aiuto o una delucidazione di qualche tipo. L'atrio rimase
deserto. Il portiere si torse le mani. L'orario di visita 
dalle quattro alle sei, signore, balbett.
Quest'uomo  venuto in visita adesso, disse il generale.
Il cognome  Lvi.
Il portiere sfogli un registro sul banco. La signora Lvi 
al terzo piano, disse. Reparto maternit. Ma signore, non
dovrei lasciar salire nessuno. Mi licenzieranno.
Il generale prese un biglietto da visita in un astuccio di pelle.
Se qualcuno vi fa problemi, ditegli di rivolgersi a me.
S, signore, disse il portiere, e risprofond nella sedia.
Il generale si volt e porse un biglietto da visita anche ad
Andrs. Se c' altro che posso fare, avvisatemi.
Non so come ringraziarvi, disse Andrs.
Siate un buon padre per vostro figlio, disse il generale, e
gli mise una mano sulla spalla. Speriamo che possa vivere in
un'epoca pi illuminata della nostra. Fiss Andrs negli occhi
ancora per un momento, poi si gir e usc nella neve. La porta
si chiuse dietro di lui con un soffio d'aria fredda.
Il portiere fissava attonito il generale. Come te lo sei fatto,
un amico cos? chiese ad Andrs.
Fortuna, immagino, disse lui.  un dono di famiglia.
Be', vai pure, disse il portiere, indicando le scale con un
pollice. Se ti chiedono chi ti ha fatto entrare, non sono stato io.
Andrs sal di corsa al terzo piano, poi segu le indicazioni
fino al reparto di Klra. L, nella penombra della notte d'ospedale,
le puerpere occupavano una corsia con le culle ai piedi dei
letti. In alcune c'erano dei bimbi in fasce; altri neonati poppavano
o sonnecchiavano in braccio alle madri. Ma dov'era Klra?
Dov'era il suo letto, e quale di quei bambini era suo figlio? Percorse
la fila due volte prima di vederla: Klra Lvi, sua moglie,
pallida e coi capelli umidi, le labbra gonfie, gli occhi cerchiati,
dormiva profondamente alla luce di una lampada schermata di
verde. Andrs si avvicin piano piano, col cuore che martellava,
per vedere ci che stringeva fra le braccia. Ma quando fu al
suo capezzale si accorse che era una coperta vuota, nient'altro.
Anche la culla accanto al letto era vuota.
Si sent mancare il terreno sotto i piedi. Dunque, nonostante
tutto, era arrivato troppo tardi. Nel mondo essere felici era
impossibile; la vita sua e di Klra non era che dolore. Si copr la
bocca, nel timore di gridare. Qualcuno gli pos una mano fresca
sul braccio; Andrs si volt e vide un'infermiera in grembiule
bianco.
Come avete fatto a entrare? gli domand, pi perplessa
che arrabbiata.  vostra moglie?
Il bambino, mormor lui. Dov'?
L'infermiera aggrott le sopracciglia. Siete il padre?
Andrs annu senza dire una parola.
L'infermiera gli fece cenno di seguirla in corridoio, verso una
stanza illuminata a giorno e piena di fasciatoi, bilance pesa
neonati, pannolini di stoffa, biberon e tettarelle. Ai tavoli, due
infermiere stavano cambiando alcuni bambini.
Krisztina, disse l'infermiera. Fa' vedere al signor Lvi
suo figlio.
L'infermiera al fasciatoio sollev un ranocchietto rosa, nudo
se non per un berretto azzurro e un paio di calzini bianchi e con
una medicazione che gli copriva l'ombelico. Mentre Andrs lo
guardava, il neonato si port un pugno alla bocca aperta e tir
fuori la lingua: sembrava un petalo.
Dio onnipotente, esclam Andrs. Mio figlio.
Due chili, disse l'infermiera. Non male, per un bambino
cos prematuro. Ha una leggera infezione polmonare, poverino,
ma va meglio che all'inizio.
Oh mio Dio. Lasciatemelo guardare.
Potete prenderlo in braccio, se volete, disse la donna che
si chiamava Krisztina. Appunt il pannolino, avvolse il piccolo
in una copertina e glielo mise tra le braccia. Andrs non osava
respirare. Il neonato non pesava praticamente nulla. Aveva gli
occhi chiusi, la pelle traslucida, i capelli neri e ingarbugliati.
Ed era suo figlio, suo figlio. Lui, Andrs, era il padre di quella
creatura. Gli pos la guancia sulla testa tonda.
Potete riportarlo da vostra moglie, disse Krisztina. Gi
che siete qui nel cuore della notte, tanto vale che vi rendiate utile.
Andrs annu, incapace di muoversi o parlare. Tra le braccia
teneva ci che sembrava la summa della sua esistenza. Il bimbo
scalci via la coperta, apr la bocca e cacci un forte urlo in
un'unica nota.
Ha fame, disse l'infermiera. Meglio che lo portiate da
vostra moglie.
E cos, per la prima volta, Andrs rispose ai bisogni di suo
figlio: ripercorse il reparto e lo port al letto di sua moglie. Al
successivo urlo del neonato, Klra apr gli occhi e si sollev sui
gomiti. Andrs si pieg su di lei e le mise loro figlio in braccio.
Andrska, disse Klra, con le lacrime agli occhi. Sto
sognando?
Lui si chin a baciarla. Tremava cos tanto che dovette sedersi
sul letto. Li abbracci insieme, Klra e il bambino, stringendoli
pi forte che osava.
Com' possibile? disse lei. Come sei arrivato?
Andrs si scost il minimo indispensabile per guardarla. Un
generale mi ha dato un passaggio in macchina.
Non prendermi in giro, tesoro! Ho appena subito un taglio
cesareo.
Parlo sul serio, giuro. Prima o poi ti racconto com' andata.
Avevo una paura terribile che ti fosse capitato qualcosa,
disse Klra.
Non devi avere pi paura, adesso, sussurr lui, e le accarezz
i capelli umidi.
Guarda questo bambino, disse lei. Nostro figlio Abbass
la copertina per lasciargli vedere il viso del piccolo, le sue
manine strette, i pugnetti delicati.
Nostro figlio. Andrs scosse la testa, ancora incredulo.
L'ho visto. Era au naturel quando sono entrato.
Il bambino gir la faccia verso il petto di Klra e apr la bocca
contro la sua camicia da notte. Lei se la sbotton e si attacc
il figlio al seno, accarezzandogli i capelli che sembravano piume.
 identico a te, disse, di nuovo con le lacrime agli occhi.
Eletem. La mia vita. Prematuro di cinque settimane!
Ti sarai spaventata a morte.
C'era mia madre con me. Mi ha portata lei in ospedale. E
adesso ci sei tu, anche se per poco!
Ho chiuso con Bnhida, disse lui. Il mio servizio  finito
Lui stesso stentava a crederci, ma era cos. Niente avrebbe
potuto farlo tornare indietro. Sono a casa con te, ora, la rassicur.
E lentamente quella verit prese consistenza, mentre era
l, seduto sul letto di Klra al Grf Apponyi Albert, mentre rideva
e piangeva sulla testolina liscia e lanuginosa del loro bambino.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Tams Lvi.
...
.
...
Chiamarono il piccolo come il padre di Klra. Le sue prime
settimane di vita trascorsero per Andrs in una nebbia
bluastra: ci furono dieci giorni in ospedale, durante i quali il
bimbo dimagr, lott contro l'infezione polmonare, rischi di
morire e si riprese; ci fu il ritorno all'appartamento di Nefelejcs
utca, che non sembrava pi casa loro, zeppo com'era di
fiori, regali e ospiti venuti a vedere il neonato; ci fu la madre
di Klra, immancabilmente premurosa ma incapace di fornire
qualunque aiuto pratico, visto che i suoi figli erano stati
interamente affidati alle cure delle bambinaie; ci fu la madre
di Andrs, che sapeva accudire il bambino ma ci teneva a mostrare
a Klra come chiudergli il pannolino con la spilla da balia
o fargli fare il ruttino nel modo giusto; ci fu Ilana, ormai al
settimo mese di gravidanza, che scodellava di continuo piatti
italiani per Andrs, Klra e i loro cari amici; ci fu Mendel
Horovitz, libero dal Munkaszolglat, seduto in cucina fino a
notte fonda, che sorseggiava vodka e invitava Andrs a descrivere
nei particolari le sue vicissitudini di neopap; e poi ci
furono le normali inderogabili cure da prestare a un neonato:
le poppate ogni due ore, i cambi di pannolino, il sonno breve
e interrotto, i momenti di gioia incredula e di paura abissale.
Ogni volta che il bambino piangeva Andrs credeva che non
avrebbe mai smesso, che si sarebbe sfinito a furia di piangere
e ammalato di nuovo. Ma Klra, che aveva gi allevato una
figlia, capiva che il piccolo piangeva per semplice bisogno, e
sapeva di poterlo riconoscere e soddisfare. Il bambino smetteva
di piangere e sulla casa scendeva una fragile pace. I genitori
si sedevano a guardare il loro Tams, ammirando le sopracciglia
come quelle della mamma, la bocca come il pap, il
mento con la fossetta come Elisabet.
Per tutti quei giorni irreali Andrs ebbe coscienza di poco
altro al di l dei bisogni ricorrenti di Tams Lvi. La guerra
sembrava lontana e ininfluente, il Munkaszolglat un brutto
sogno. Ma la sera del 7 dicembre, alla vigilia del brt milah di
Tams, suo padre annunci che i giapponesi avevano bombardato
una base navale americana nelle Hawaii. Pearl Harbor: il
nome evocava un'immagine tranquilla, di un cielo grigio pallido
su una liquida distesa di madreperla. Ma l'attacco aveva
causato una strage. I giapponesi avevano danneggiato gravemente
o distrutto quattro corazzate americane e quasi duecento
aerei, ucciso oltre duemilaquattrocento uomini e ferito
altri milleduecento. Andrs sapeva che gli americani avrebbero
dichiarato guerra al Giappone, chiudendo il cerchio bellico
intorno al pianeta. Anzi, la dichiarazione giunse l'indomani
mattina, mentre Tams Lvi entrava nel patto della circoncisione.
Tre giorni dopo la Germania e l'Italia dichiararono
guerra agli Stati Uniti, e l'Ungheria la dichiar a sua volta agli
Alleati occidentali.
Quella sera, mentre era alla finestra della camera da letto ad
ascoltare un torrente di voci in Bethlen Gbor tr, Andrs si
ritrov a pensare a che cosa avrebbe comportato quella nuova
dichiarazione di guerra per la sua famigliola, per i suoi fratelli
e i suoi genitori, per Mendel Horovitz. La citt poteva essere
bombardata. Ci che scarseggiava sarebbe diventato introvabile.
Avrebbero dovuto reclutare altre truppe, ricorrere ad altri
lavoratori ausiliari. Aveva appena detto a Klra che era tornato
a casa per sempre, ma quanto sarebbe durato il periodo di libert?
Quelli del KMOF se ne infischiavano che stesse cominciando
solo ora a guarire e a riprendere le forze perse nei mesi del
Munkaszolglat. Lo avrebbero usato come sempre, come semplice
strumento di una guerra che mirava solo ad annientarlo.
Ma ancora non lo avevano, pens: ancora no. Per il momento
era a casa, in quella stanza tranquilla con la moglie e il figlio
addormentati. Poteva cercare lavoro, cominciare a mantenere
Klra e il bambino. E poteva dare qualcosa a Gyrgy Hsz, una
piccola parte dell'enorme somma che il cognato versava ogni
mese per tenere Klra lontana dalle grinfie delle autorit. Aveva
sperato di avvicinare il direttore di Mendel al Budapest
Esti Kurir e chiedergli un posto da grafico o illustratore, ma
il suo amico aveva lasciato il quotidiano quando era stato precettato;
lo avevano rimpiazzato da parecchio tempo e lo stesso
direttore era stato licenziato e richiamato nel Munkaszolglat.
Da quando era tornato, Mendel batteva ogni giorno le strade
con la sua cartella di ritagli. Al pomeriggio lo si poteva trovare
al Caff Europa di Hunyadi tr, con una tazza di caff davanti
e un quaderno aperto sul tavolo. Bene, Andrs sarebbe andato
in Hunyadi tr il giorno dopo e avrebbe avvicinato Horovitz
con una proposta: potevano presentarsi tutti e due nell'ufficio
di Frigyes Eppler, l'ex direttore di Andrs a Passato e futuro,
e chiedere di essere assunti come giornalista e illustratore.
Frigyes Eppler adesso lavorava al Giornale degli ebrei ungheresi.
Gli uffici si trovavano in Wesselnyi utca, a poche centinaia
di metri dal Caff Europa.
L'indomani, alle tre del pomeriggio, Andrs varc le porte
dorate e intarsiate del locale trovando Mendel al solito tavolo
col solito quaderno davanti. Si accomod di fronte all'amico,
ordin un caff nero e formul la sua proposta.
La bocca a V si strinse in un punto. Deve proprio essere il
Giornale degli ebrei ungheresi?
Perch, non va bene?
Ma lo hai letto ultimamente?
Ultimamente faccio solo lo schiavo per Tams e Klra.
Continua a scodellare boiate assimilazioniste. A quanto pare,
dobbiamo porre fede negli aristocratici cristiani che stanno
al governo e tutto andr bene. Dobbiamo continuare a fare il
saluto alla bandiera e cantare l'inno, come se le leggi antisemite
non esistessero. Prima sei ungherese e poi ebreo.
Be', se il governo ci considera innanzitutto ungheresi siamo
pi tranquilli.
Ma il governo non ci considera ungheresi! E tu ne sai qualcosa.
Ti ha gi mandato nei campi di lavoro. Il governo ci considera
ebrei, punto e basta.
Almeno ci considera necessari.
S, ma ancora per quanto? disse Mendel. Non possiamo
lavorare per quel giornale, Parisi. Dovremmo rivolgerci a
un giornale di sinistra.
Non ho agganci da nessun'altra parte. E non ho tempo da
perdere. Devo cominciare a mantenere mio figlio prima che mi
rimandino in un campo di lavoro.
Cosa ti fa pensare che Eppler prender in considerazione
tutti e due?
Riconosce un buon lavoro quando lo vede. Appena legger
un tuo articolo ti assumer senz'altro.
Mendel fece una mezza risata. Il Giornale degli ebrei! disse.
Per cui avresti deciso di trascinarmi l e trovarmi un posto.
Frigyes Eppler non  un conservatore, o almeno non lo era
quando lo conoscevo. Passato e futuro era una pubblicazione
sionista, ammesso che esistano giornali simili. Ogni numero
conteneva un romantico articolo sulla Palestina e le avventure
dell'emigrazione. Magari ti ricorderai una notizia in prima pagina
nel maggio '36. Parlava di un atleta che aveva battuto un
record di velocit e non era stato ammesso nella squadra olimpica
ungherese perch era ebreo. Fu Eppler a spingere la notizia.
Se adesso lavora al Giornale degli ebrei significa che
vuole smuovere le acque.
Ma fammi il piacere, disse Mendel. Comunque d'accordo.
Andiamo a parlarci. Chiuse il quaderno e pag il conto,
e si avviarono insieme verso Wesselnyi utca.
Al piano che ospitava la direzione del Giornale trovarono
Frigyes Eppler nel pieno di una lite con il direttore amministrativo
dentro l'ufficio di quest'ultimo; dalle vetrate che davano
sulla redazione si scorgevano i due uomini discutere tranciando
l'aria con una serie di gesti enfatici. Dall'ultima volta in cui
Andrs lo aveva visto, il suo ex direttore aveva perso tutti i
capelli e adottato un paio di occhiali con la montatura di corno.
Eppler era curvo e tarchiato; gli orli della camicia rischiavano
di volargli fuori dai pantaloni e la cravatta portava spesso i segni
di un pranzo frettoloso. Sembrava costantemente incapace
di trovare il cappello, le chiavi o il portasigarette. Ma come
direttore non si lasciava mai sfuggire un dettaglio. Passato e
futuro aveva vinto premi internazionali per tutti gli anni in
cui Frigyes Eppler lo aveva guidato. Il suo pi grande trionfo
se lo era aggiudicato sistemando i collaboratori giovani; adoperandosi
per Andrs aveva compiuto uno dei tanti gesti generosi
per favorire la carriera dei suoi giornalisti, redattori e grafici.
Non si era stupito quando ad Andrs avevano offerto un posto
all'cole Spciale. Come gli aveva detto, si era sempre prefisso
di assumere persone che avrebbero trovato un lavoro migliore
prima che lui riuscisse a licenziarle.
Andrs non sapeva indovinare il motivo della discussione
con il direttore amministrativo, ma era chiaro che Eppler stava
avendo la peggio. I suoi gesti diventarono pi esagerati, le
sue urla pi forti, con il protrarsi della lite; il direttore amministrativo,
sebbene con espressione trionfante, arretr verso la
porta dell'ufficio come se intendesse darsi alla fuga non appena
conquistata la vittoria completa. Alla fine la porta si spalanc e
il direttore amministrativo sbuc in redazione. Strill un ordine
alla segretaria, marci fino in fondo alla sala e scapp per le
scale come se temesse che il collega potesse inseguirlo. Eppler,
furioso e sconfitto, rimase solo nell'ufficio vuoto, a lucidarsi la
testa con tutt'e due le mani. Andrs gli fece un cenno di saluto.
E adesso che c'? disse Eppler senza guardarlo; poi, riconoscendolo,
cacci un grido e si batt le mani sul petto come
se il cuore potesse ruzzolare fuori. Lvi! grid. Andrs
Lvi! Che diavolo ci fai qui?
Sono venuto a trovarvi, Eppler-r.
Quanto tempo  passato? Cent'anni? Mille? Ma la tua faccia
l'avrei riconosciuta ovunque. Che danni vai facendo ultimamente?
Ben pochi, rispose Andrs. Questo  il problema.
Spero non sarai venuto qui in cerca di lavoro. Ti ho mandato
per il mondo tanto tempo fa. Ormai sei un architetto, no?
Andrs scosse la testa. Sono appena tornato da due anni di
Munkaszolglat. Questo spilungone  Mendel Horovitz, mio
amico d'infanzia e commilitone.
Mendel accenn un inchino e si tocc il cappello in segno di
saluto. Frigyes Eppler lo squadr da capo a piedi. Horovitz, disse. Ho visto la tua foto da qualche parte.
Mendel  primatista nazionale nei cento metri, disse
Andrs.
Giusto! Non eri rimasto coinvolto in uno scandalo anni fa?
Uno scandalo? Mendel sfoder il suo sorriso ironico.
Magari.
Non lo hanno ammesso nella squadra olimpica, nel '36, disse Andrs. Era uscito un articolo su Passato e futuro.
Lo avevate pubblicato proprio voi.
Ma certo! Che stupido. Sei quell'Horovitz l. Che cosa hai
combinato nel frattempo?
Mi sono dato al giornalismo, temo.
Ah, questa poi! Per cui sei venuto a supplicare anche tu?
Io e Parisi ci proponiamo in squadra.
Ma chi, Lvi? Ah, lo chiami Parisi perch ha frequentato
l'cole Spciale. Ci  andato grazie a me, sai. Ma figurati
se me lo riconosce. Direbbe che  tutto merito del suo talento.
Be', come disegnatore non  malaccio, anzi. L'avevo assunto
per il giornale che dirigevo.
Che giornale?
Mendel pesc dalla cartella alcune copie della Mosca mordace.
Lo pubblicavamo al campo di Bnhida. Non  divertente
come quello che facevamo uscire in Rutenia e Transilvania, che
per ci ha fatto buttare fuori dalla compagnia. Anzi, ci  toccato
mangiare quello che avevamo scritto. Venti pagine a testa.
Per la prima volta, l'espressione di Frigyes Eppler si fece
seria; scrut Andrs e Mendel, poi si sedette alla scrivania del
direttore amministrativo e sfogli la Mosca mordace. Dopo
aver letto per un po' in silenzio, guard Mendel e fece una risatina
sommessa. Riconosco lo stile, disse. Firmavi una
rubrica mondana per il Budapest Esti Kurir. Un abile strumento
politico camuffato da inutile delirio di un buono a nulla.
Ma tu hai un gran cervello, vero?
Mendel sorrise. E uno dei miei difetti.
Toglietemi una curiosit, disse Eppler abbassando la voce.
Che cosa ci fate qui? Questo giornale non rappresenta certo
l'avanguardia del pensiero moderno.
Con tutto il rispetto, signore, potremmo farvi la stessa domanda, disse Mendel.
Eppler si massaggi la cupola olivastra della testa. A volte
capita di non stare dove si vorrebbe, disse. Ho lavorato al
Pesti Napl per un periodo, ma alcuni di noi li hanno lasciati
andare. Non so se mi spiego. Scoppi in una risata dolente
simile a un rantolo; era un fumatore incallito. Almeno sono
rimasto lontano dal Munkaszolglat. Per fortuna non mi hanno
mandato sul fronte orientale, tanto per dare l'esempio. Comunque,
per farla breve, dovevo campare una vecchia abitudine,
direte voi cos quando si  liberato un posto qui, l'ho accettato.
Meglio che chiedere l'elemosina in strada.
Dove finiremo noi tra poco, disse Mendel. Sempre che
non troviamo un lavoro.
Be', non posso dire che vi consiglierei questo posto, osserv
Eppler. Avrete intuito che non sono sempre d'accordo con
certi miei colleghi. Dovrei decidere io, ma, come avete potuto
constatare, il direttore amministrativo spesso decide per me.
Magari vi farebbe comodo qualcuno che vi desse manforte, disse Andrs.
Se dovessi assumerti, Lvi, non sarebbe per avere manforte,
ma per portare a termine un lavoro, proprio come quando
eri fresco di diploma.
Da allora ho fatto progressi.
Non ne dubito. E il tuo amico sembra un tipo interessante.
Non posso dire, Horovitz, che ti assumerei grazie alla Mosca
mordace, ma ho seguito la tua rubrica per un periodo.
Ne sono lusingato.
Sbagli. Leggo ogni giornale di questa citt. Lo ritengo mio
dovere.
Pensate di poter trovare qualcosa per noi? chiese Mendel.
Scusate la brutalit, ma ci siamo costretti. Lvi ha un figlio
da mantenere.
Un figlio! Ossignore. Se tu hai un figlio, Lvi, vuol dire
che io sono vecchio. Eppler sospir e si sistem i pantaloni.
Al diavolo, ragazzi. Venite a lavorare qui, se proprio ci tenete
tanto. Vi rimedier qualcosa.
Quella notte Andrs si ritrov seduto al tavolo della cucina
con la madre e il piccolo, mentre Klra dormiva sul divano in
salotto. Flra tolse uno spillo dalla camicia da notte che stava
cucendo e lo affond nel portaspilli di velluto grigio, lo stesso
che usava da tempo immemorabile. Si era portata la scatola
da cucito a Budapest, e Andrs aveva scoperto con stupore di
conservare in testa un archivio completo di quello che conteneva:
un metro da sarto sfilacciato, la scatolina tonda e azzurra
con dentro un minestrone di bottoni, le forbici con il manico
nero e le lame lucenti, la misteriosa rotella da sarto con i dentini
appuntiti, i rocchetti di seta e cotone. Sua madre cuciva i
punti a sopraffilo ancora tesi e precisi come quelli che bordavano
i colletti di Andrs da piccolo. Terminato l'orlo, arrotol
il filo e lo spezz con i denti.
Da bambino ti piaceva guardarmi cucire, disse.
Me lo ricordo. Sembrava una magia.
Lei inarc un sopracciglio. Se fosse una magia sarebbe pi
veloce.
La fretta  nemica della precisione, disse Andrs. Lo
diceva sempre il nostro insegnante di disegno a Parigi.
Sua madre annod un capo del filo e lo guard di nuovo.
 tanto che hai lasciato la scuola, vero?
Una vita.
Riprenderai gli studi quando tutto questo sar finito.
S, lo dice anche apa. Ma non so cosa succeder. Ho un figlio
e una moglie adesso.
Be', il lavoro  una bella notizia, disse sua madre. Hai
fatto bene a pensare a Eppler.
S,  una buona notizia, rispose Andrs, ma aveva l'impressione
che fosse meno buona di quanto aveva immaginato.
Malgrado il sollievo di sapere che avrebbe guadagnato qualcosa,
l'idea di tornare a lavorare per Eppler sembrava cancellare
del tutto i suoi anni a Parigi. Sapeva che non aveva senso; in
fondo a Parigi aveva conosciuto Klra, e l sul tavolo davanti a
lui, addormentato in una cesta, c'era Tams Lvi, la prova miracolosa
della loro vita insieme. Ma arrivare al lavoro il mattino
dopo e ricevere i compiti della giornata da Eppler... lo aveva
fatto a diciannove o vent'anni. Sembrava negargli la possibilit
di completare gli studi, di riuscire a coronare le sue aspirazioni
professionali. Tutto congiurava contro il suo ritorno a scuola.
La Francia dove aveva studiato era scomparsa. I suoi amici erano
dispersi. I professori erano fuggiti. Nessuna scuola ungherese
gli avrebbe aperto le porte. Nessun paese libero gli avrebbe
aperto i confini. La guerra peggiorava di giorno in giorno. Le
loro vite erano in pericolo. Fra poco, sospettava, anche Budapest
sarebbe stata bombardata.
Non guardarmi con quel muso, disse lei. Non  colpa
mia se siamo messi cos. Io sono solo tua madre.
Il piccolo cominci ad agitarsi nella cesta. Strusci la testa
avanti e indietro contro le coperte, strizz il viso in un asterisco
rosa e url. Andrs si chin sulla cesta e lo prese in braccio.
Lo porto a fare una passeggiata in cortile, disse.
Non puoi, disse sua madre. Morir di freddo.
Non voglio che svegli Klra. Sono settimane che fa le nottate
in piedi.
Allora per piet mettigli una coperta. E tu infilati il cappotto.
Ecco, tienilo cos. Aspetta che gli metto il berretto. Tienigli
la coperta sopra la testa cos sta caldo.
Andrs lasci che sua madre li imbacuccasse contro il freddo.
Non restate fuori troppo tempo, disse lei, accarezzando
la schiena del piccolo. Si addormenter in un paio di minuti
mentre passeggi.
Era un sollievo uscire dal caldo soffocante dell'appartamento.
La notte era limpida e fredda, con uno spicchio di luna gelida
sospeso nel cielo a un filamento invisibile. Dietro la bruma di
luci cittadine si intravedevano i tenui cristalli di ghiaccio delle
stelle. Tams era raggomitolato fra le sue braccia, tranquillo.
Andrs sentiva il petto del figlio alzarsi e abbassarsi contro il
proprio. Cammin in cortile canticchiando una ninna nanna,
girando intorno alla fontana dove lui e Klra avevano visto la
bambina dai capelli scuri muovere la mano nell'acqua. La vasca
di pietra era incrostata di ghiaccio. Le luci di sicurezza ne
illuminavano le profondit, e mentre si chinava scorse i bagliori
infuocati dei pesci rossi sotto la superficie. L, sotto quel manto
di ghiaccio, le loro flebili vite continuavano. Avrebbe voluto
sapere come facevano, mentre il cuore rallentava e il sangue diventava
ghiaccio, a resistere per tutto il lungo buio dell'inverno.
C'era qualcosa di ultraterreno, pensava Andrs, nelle inserzioni
pubblicate sul Giornale degli ebrei ungheresi. Come
assistente grafico impaginatore doveva disporre quelle caselle
impeccabilmente illustrate ai margini degli articoli; dentro i
rettangoli che incorniciavano abiti, scarpe e detersivi, profumi
e cappelli per signora, sembrava che la guerra non esistesse.
Era impossibile conciliare la pubblicit per le calzature da sera
in cuoio cordovano con l'idea che Mtys stava trascorrendo
l'inverno all'aperto in Ucraina, forse senza un buon paio di
stivali n una scorta sufficiente di pezze per i piedi. Era impossibile
leggere la pubblicit di quel farmacista che elencava i
pregi della sua ginocchiera brevettata e pensare che Tibor aveva
dovuto medicare la frattura esposta di un lavoratore con un
pezzo di legno divelto dal pavimento della baracca. I segni della
guerra la mancanza delle calze di seta, la penuria di articoli in
metallo, la scomparsa dei prodotti americani e inglesi erano
sottrazioni anzich addizioni; gli spazi lasciati vuoti dalle pubblicit
di quei prodotti venivano riempiti da altre immagini,
altre distrazioni. La pubblicit del negozio di articoli sportivi
in Szerb utca era l'unica che facesse riferimento alla guerra,
sia pure in maniera indiretta; decantava un prodotto chiamato
l'Equipaggiamento dello sportivo, uno zaino contenente tutto
il necessario per un soggiorno nel Munkaszolglat: bicchiere
richiudibile, posate pieghevoli, gavetta, borraccia termica, coperta
di lana pesante, stivali resistenti, coltello da campeggio,
impermeabile di tela cerata, lanterna a gas, cassetta del pronto
soccorso. Non lo pubblicizzavano per il Munkaszolglat, ma
in quale altro posto all'aperto avrebbero potuto trovarsi i suoi
concittadini a met gennaio?
Quanto agli articoli che occupavano lo spazio tra le pubblicit,
Andrs restava puntualmente esterrefatto dal rigido e miope ottimismo
che vi vedeva rispecchiato. Quel giornale avrebbe dovuto
dare voce alla comunit ebraica; come poteva proclamare, nella
pagina degli editoriali, che gli ebrei ungheresi erano tutt'uno
con la nazione magiara per idioma, spirito, cultura e sentimento
quando in realt venivano mandati a dissotterrare mine nel
cuore della battaglia in modo che l'esercito potesse correre a dare
manforte agli alleati nazisti? Mendel aveva ragione sui contenuti
del quotidiano. Se riportava qualche notizia, lo faceva al solo
evidente scopo di prevenire un'ondata di panico fra gli ebrei ungheresi.
Era al giornale da due settimane quando venne riferito
con gran soddisfazione che l'ammiraglio Horthy aveva licenziato
i sostenitori pi sfegatati dei tedeschi fra i suoi collaboratori,
a concreta dimostrazione della solidariet della classe dirigente
ungherese nei confronti del popolo ebraico.
Ma il Giornale non era l'unico quotidiano cittadino: alcune
pubblicazioni indipendenti di sinistra riportavano notizie
che rispecchiavano il mondo intravisto da Andrs durante il periodo
di lavoro coatto. Comparve quella di un massacro perpetrato
a Kam'janec'-Podil's'kij poco dopo l'entrata in guerra
dell'Ungheria contro l'Unione Sovietica; un giornale pubblic
l'intervista anonima a un membro del plotone dei genieri che
era stato presente all'assassinio di massa, roso dal senso di colpa
da quando era tornato. L'Ufficio centrale nazionale di controllo
sugli stranieri aveva rastrellato gli ebrei di cittadinanza
incerta, raccont l'uomo, che poi erano stati consegnati alle autorit
tedesche in Galizia, trasportati in autocarro a Kolomyia
e instradati a piedi per quindici chilometri fino a una fila di
crateri aperti dai bombardamenti vicino Kam'janec'-PodilYkij,
sotto la sorveglianza di unit delle SS e del plotone di genieri
ungheresi cui apparteneva l'uomo. L erano stati tutti abbattuti
a colpi di mitragliatrice, insieme alla popolazione ebraica della
citt: duemilatrecento ebrei in tutto. L'intenzione era di liberare
l'Ungheria dagli ebrei stranieri, ma molti degli uccisi erano
ebrei ungheresi che non avevano fatto in tempo a presentare i
documenti di cittadinanza. Ecco, a quanto pareva, cosa aveva
turbato l'uomo che aveva rilasciato l'intervista: l'avere ucciso
dei compatrioti a sangue freddo. Quindi in fondo gli ungheresi
si sentivano relativamente solidali con i fratelli ebrei, anche se
nel caso di quell'uomo la solidariet non era stata abbastanza
profonda da impedirgli di premere il grilletto.
Poi, nell'ultima settimana di febbraio, la Voce del popolo
pubblic un articolo su un altro massacro di ebrei, stavolta nel
Dlvidk, la striscia di Jugoslavia che Hitler aveva restituito
all'Ungheria dieci mesi prima. Un certo generale Feketehalmy-Czeydner,
riportava il giornale, aveva ordinato l'esecuzione di
migliaia di ebrei con il pretesto di sgominare i partigiani di Tito.
I rifugiati da quella regione avevano cominciato ad affluire
a Budapest, raccontando storie terrificanti di persone trascinate
sulla riva del Danubio, costrette a spogliarsi nel freddo gelido,
messe in fila per quattro sul trampolino davanti a una buca
aperta dai cannoni nel ghiaccio del fiume e scaraventate in acqua
a colpi di mitragliatrice. Quella mattina Andrs, arrivando
al giornale, aveva trovato il suo capo seduto al centro della redazione,
stravolto da un muto orrore, con una copia della Voce
aperta sulla scrivania. Eppler gli aveva passato il giornale e
si era ritirato nel proprio ufficio senza una parola. Quando era
arrivato il direttore amministrativo era scoppiato un altro litigio
a porte chiuse, ma il Giornale degli ebrei ungheresi non
aveva pubblicato neanche un rigo sul massacro.
Verso la fine di quella settimana Ilana Lvi diede alla luce un
maschietto all'ospedale Grf Apponyi Albert. Tre giorni prima
era arrivata una lettera di Tibor: sperava di essere congedato
dal servizio entro mercoled sera, quindi non disperava di tornare
a casa in tempo per il parto. Ma tutto si era svolto senza
che ci fosse traccia di lui. La prima sera che Ilana pass a casa
al rientro dall'ospedale, Andrs e Klra le portarono una cena
di shabbos. Anche se era ancora sfinita dall'emorragia, aveva
insistito per apparecchiare la tavola: c'erano le candele che Bla
e Flra le avevano regalato per le nozze e piatti di Firenze
che la madre le aveva dato da portare in Ungheria. Lei e Klra
accesero le candele, Andrs benedisse il vino e si sedettero a
mangiare con i bambini addormentati in braccio. La stanza era
pervasa da una quiete profonda che sembrava emanare dall'architettura
della casa. L'appartamento si trovava al piano terra,
tre stanzette rimpicciolite dalle pesanti travi di legno che
le sostenevano. Le porte finestre del salotto davano sul cortile
del condominio, dove un meccanico di biciclette aveva coltivato
un giardino di manubri e telai arrugginiti, grappoli di raggi,
montagnole di catene pietrificate. La collezione, ammantata di
neve, sembrava un campo di battaglia disseminato di cadaveri.
Andrs si ritrov a fissarla mentre la luce diventava azzurra
e fioca, si ritrov a frugare le ombre con lo sguardo. Fu lui a
scorgere la figura oltre il vetro gelato: una sagoma scura e striminzita
che avanzava cauta fra le biciclette, come uno spettro
tornato in cerca dei compagni caduti. Sulle prime pens che
fosse solo la materializzazione delle sue paure; poi, mentre la
figura assumeva una forma nota, una manifestazione dei suoi
desideri. Esit a richiamare l'attenzione di Ilana perch temeva
di esserselo immaginato. Ma la figura si avvicin alle finestre
e fiss la scena all'interno: Andrs a capotavola, Klra al suo
fianco con un bambino al seno; Ilana di spalle alla finestra, il
braccio raccolto intorno a qualcosa in una coperta... e lo spettro
si port la mano alla bocca, le sue gambe cedettero. Era
Tibor, tornato dal campo di lavoro. Andrs scost la sedia dal
tavolo e corse alla porta. In un istante fu in cortile dal fratello,
seduto sulla neve con lui fra le biciclette smembrate, e poi le
donne li raggiunsero e un minuto dopo Tibor strinse il figlio e
la moglie fra le braccia.
Tibor. Tibor.
Gridarono il suo nome con smania, con insistenza, come
per convincersi che era davvero lui, e lo portarono dentro casa.
Tibor era mortalmente pallido nella luce tenue del salotto.
Non aveva pi gli occhialini con la montatura d'argento, l'impalcatura
affilata delle ossa traspariva da sotto la pelle. Aveva il
cappotto a brandelli, i pantaloni incrostati di ghiaccio e sangue
secco, gli stivali ridotti a un ammasso di cuoio triturato. Aveva
perso il berretto militare. Al suo posto ne portava uno da
motociclista foderato di lanetta con un paraorecchie strappato.
L'orecchio scoperto era viola per il freddo. Tibor si strapp il
berretto e lo lasci cadere a terra. I suoi capelli sembravano rasati
da poco a colpi di forbici spuntate. Aveva addosso l'odore
del Munkaszolglat, il tanfo di uomini che convivevano senza
acqua, sapone o dentifricio a sufficienza. L'odore era mischiato
con quello solforoso della lignite, con la puzza di merda e
segatura dei carri merci.
Fatemi vedere mio figlio, disse, la voce poco pi che un
sussurro, come se non la usasse da giorni.
Ilana gli diede il bambino avvolto nella coperta bianca. Tibor
lo adagi sul divano e gli si inginocchi accanto. Gli tolse la coperta,
il berrettino che copriva i capelli scuri e sottili, la camiciola
di cotone a maniche lunghe, i calzoncini, i calzini, il pannolino;
per tutto il tempo il piccolo rimase in silenzio, a occhi
spalancati, le manine strette a pugno. Tibor tocc il moncone
secco del cordone ombelicale. Strinse i piedi, le mani del bambino.
Appoggi il viso sull'incavo del collo. Il piccolo si chiamava
dm. Tibor lo aveva deciso con Ilana nelle lettere che
si erano scambiati. Pronunci il suo nome, come tentando di
associare l'idea del figlio al bambino in carne e ossa sul divano.
Poi alz gli occhi su Ilana.
Ilanka, disse. Mi dispiace tanto. Sarei voluto arrivare
in tempo.
No, disse lei, chinandosi sul marito. Ti prego, non piangere.
Ma Tibor stava piangendo. Nulla avrebbe potuto fermarlo.
Piangeva, e si sedettero per terra con lui come se fossero in lutto.
Ma non erano in lutto, non adesso; erano insieme, tutti e sei,
in una citt ancora senza ghetto, senza incendi, senza bombe.
Rimasero per terra finch Tibor non smise di piangere, finch
non riusc a fare un respiro profondo. Trasse un respiro roco
dopo l'altro e finalmente inspir lento dal naso.
Oddio, disse ad Andrs con lo sguardo inorridito. Puzzo.
Devo togliermi questi vestiti. Cominci a tirarsi il bavero
del cappotto stracciato. Non dovevo toccare il bambino
prima di lavarmi. Sono lercio! Si alz dal pavimento e and
in cucina, lasciandosi alle spalle una scia di vestiti incrostati.
Udirono il fragore di una tinozza di rame che veniva sbattuta
sulle piastrelle del pavimento e il ruggito dell'acqua nel lavabo.
Vado ad aiutarlo, disse Ilana. Mi tenete il bambino?
Dllo a me, disse Klra e pass Tams ad Andrs. Sedettero
insieme sul divano, Andrs, Klra e i due neonati, mentre
Ilana riscaldava l'acqua per il bagno di Tibor. Lui intanto
cen in canottiera e pantaloni sbrindellati della divisa. Poi Ilana
lo spogli e lo lav da capo a piedi con una saponetta nuova.
L'odore di mandorla arrivava dalla cucina. Finito di lavarlo gli mise un pigiama di flanella e Tibor and in camera come
se stesse camminando in sogno. Andrs lo segu fino al letto e
gli sedette vicino con Tams in braccio. Klra arriv un attimo
dopo, stringendo il figlio di Tibor. Ilana mise due mattoni avvolti
negli asciugamani caldi vicino ai piedi del marito e lo copr
fino al mento con la trapunta. Sedettero tutti sul letto con
lui, cercando di convincersi che era l.
Ma Tibor, o una parte di lui, non era ancora tornato; mentre
scivolava a poco a poco nel sonno fece un verso impaurito, come
se gli fosse caduta una pietra sul petto, togliendogli il fiato. Li
guard tutti quanti a occhi sgranati e disse: Scusatemi. Richiuse
gli occhi, si appisol di nuovo e rifece quel verso impaurito:
Ah, e si svegli di soprassalto. Scusatemi, ripet,
si riappisol e si risvegli. Le sue palpebre si chiusero; respir;
fece quel verso e si svegli di soprassalto, perseguitato da qualcosa
in agguato al di l della coscienza. Rimasero con lui per
un'ora intera, poi finalmente cadde in un sonno pi profondo.
Il caff preferito di Tibor, il Jkai, era stato rimpiazzato da
una barberia con sei poltrone nuove e scintillanti e una coppia
di barbieri baffuti che quel mattino stavano esercitando la loro
arte sulle teste di due giovani in divisa. I ragazzi sembravano
appena usciti dal liceo. Avevano lo stesso identico mento
sporgente e le stesse identiche sopracciglia arcuate; i piedi, sui
poggiapiedi delle poltrone, si storcevano in dentro nello stesso
identico modo. Dovevano essere fratelli, se non gemelli. Andrs
lanci un'occhiata a Tibor, il cui sguardo sembrava chiedere cosa
significassero quei due fratelli, clienti dei barbieri che avevano
rasato via il Jkai Kavhaz rimpiazzandolo con quell'arido locale
a piastrelle bianche e nere. Entrare a farsi la barba era fuori
questione. La barberia Jkai era un posto infame.
Tornarono in Andrssy ut al Caff degli artisti, un locale della
Belle Epoque con i tavoli di ferro battuto, le lampade con i
paralumi color ambra e la vetrina piena di dolci. Andrs volle
ordinare per forza una fetta di Sacher torte, malgrado le obiezioni
di Tibor: costava troppo, era troppo pesante, ne avrebbe
mangiato giusto un pezzettino.
Hai bisogno di uno spuntino sostanzioso, disse Andrs.
Qualcosa con il burro.
Tibor abbozz un debole sorriso. Sembri nostra madre.
Allora ubbidisci.
Di nuovo quel sorriso, una pallida versione imbalsamata del
vecchio sorriso di Tibor, come un oggetto conservato nella teca
di un museo. Quando arriv la torta ne tagli un pezzo con
la forchetta e lo abbandon sul bordo del piatto.
Ormai avrai saputo del Dlvidk, disse Tibor.
Andrs gir il caff e pos il cucchiaino. Ho letto un articolo
e sentito voci orribili.
Tibor annu impercettibilmente. Io c'ero, disse.
Andrs alz lo sguardo. Era sconcertante vedere il fratello
senza quegli occhiali che prima uniformavano gli occhi straordinariamente
grandi al resto dei suoi lineamenti. Senza, sembrava
nudo e vulnerabile. La dieta a base di minestra di cavoli, pane nero
e caff lo aveva ridotto allo stato elementare; era l'essenza di
Tibor, l'estratto di Tibor, l'ingrediente da aggiungere alla vita
normale per produrre il Tibor che Andrs conosceva. Non era
certo di voler sapere che cosa gli fosse successo nel Dlvidk.
Si chin sul caff per non incontrare quegli occhi.
Ero l, un mese e mezzo fa, cominci Tibor, e gli raccont
tutto. Era fine gennaio. La sua compagnia era al seguito del
Quinto corpo d'armata; si erano spaccati la schiena costruendo
ponti di barche sul Tibisco per permettere a una compagnia di
fanteria a Szeged di spostare il materiale bellico sull'altra riva.
Un mattino il sergente li aveva chiamati dicendo che c'era bisogno
di loro per scavare alcune trincee. Li avevano trasportati
con gli autocarri in una citt di nome Mosorin, fatti marciare
verso un campo e messi a scavarne una. Ricordo le dimensioni,
disse Tibor. Lunga venti metri, larga due e mezzo, profonda
due. Abbiamo dovuto scavare al tramonto.
Una giovane donna, seduta al tavolo accanto con due bambine,
lanci una lunga occhiata a Tibor e poi distolse lo sguardo. Lui
tocc il manico arabescato della forchetta e continu sottovoce.
Abbiamo scavato la trincea, disse. Pensavamo fosse per
una battaglia. Invece no. A sera hanno fatto marciare un gruppo
di persone nel campo. Uomini e donne. Centoventitre persone.
Noi eravamo seduti a mangiare la minestra su un lato della trincea.
La giovane donna si era leggermente voltata sulla sedia. Aveva
una trentina d'anni; videro che portava un girocollo con una
stella di David in argento. La donna alz gli occhi sulle figlie,
che stavano dividendosi una tazza di cioccolata e finendo le ultime
briciole di strudel ai semi di papavero.
Quando Tibor riprese a parlare, la sua voce era appena un
sussurro. C'erano anche dei bambini, mormor. Adolescenti.
Alcuni avevano s e no dodici o tredici anni.
Zsuzsi, Anni, disse la giovane donna. Perch non andate
a scegliere qualche pasticcino da portare alla nonna?
Devo finire la cioccolata, disse la bambina pi piccola.
Tibor, disse Andrs, posando una mano sul braccio del
fratello. Ne parliamo dopo.
No, fece piano la donna, guardando Andrs negli occhi.
Non c' problema. E alle figlie disse: Andate avanti che
vi raggiungo fra un attimo. La pi grande si mise il cappotto
e aiut l'altra a infilarselo dal verso giusto. Poi raggiunsero il
banco e cominciarono a fissare la vetrina dei pasticcini, con le
dita premute sul vetro. La donna intrecci le mani in grembo e
guard la sua tazza di t vuota.
Li hanno allineati di fronte alla fossa, raccont Tibor.
Erano ungheresi. Ebrei, tutti quanti. Li hanno fatti spogliare
e restare l al gelo per mezz'ora. E poi hanno sparato, disse.
Anche ai bambini. Abbiamo dovuto seppellirli. Alcuni non
erano ancora morti. I soldati ci tenevano sotto tiro mentre lo
facevamo.
Andrs guard la donna l accanto, che si era coperta la bocca
con la mano. Pi avanti, al banco dei pasticcini, le due figliolette
disquisivano sui pregi dei dolci.
Potrebbe capitare anche a noi, no? disse Tibor. Non
siamo al sicuro qui. Capisci?
S, rispose Andrs. Certo che non erano al sicuro. Non
passava un minuto senza che ci pensasse. E il pericolo era pi
grave di quanto sapeva Tibor: Andrs non gli aveva spiegato la
situazione fra Klra e il ministero della Giustizia.
La minaccia  qui, dentro il paese, disse Tibor. Ci raccontiamo
favole se pensiamo che staremo bene finch Horthy
si opporr all'occupazione tedesca. E le Croci frecciate? E la
vecchia intolleranza ungherese?
Che cosa proponi di fare? chiese Andrs.
Ti dico una cosa, rispose Tibor. Io voglio andarmene
da questo continente. Voglio portare via mia moglie e mio figlio.
Se restiamo in Europa moriremo.
E come facciamo? Le frontiere sono chiuse.  impossibile
ottenere i documenti di viaggio. Nessuno ci far entrare. E
poi ci sono i bambini.  gi difficile immaginare di farlo noi.
Si guard alle spalle; sembrava pericoloso anche solo parlare
di certe cose. Non possiamo andarcene adesso, disse. 
impossibile.
La donna al tavolo vicino lanci uno sguardo verso di loro,
spostando gli occhi scuri da uno all'altro. Le figliolette avevano
scelto i pasticcini; la pi grande si gir e la chiam per andare
via. La donna si alz e si mise cappello e cappotto. Mentre sgusciava
nello spazio angusto fra i tavoli, li salut con un cenno
sbrigativo del capo. Solo quando lei e le sue bambine scomparvero
oltre le porte in vetro molato Andrs si accorse che le era
caduto il fazzoletto sul tavolo. Era un bel fazzoletto di lino con
l'orlo di pizzo e una B ricamata. Andrs lo sollev, scoprendo
un foglietto ripiegato, un pezzo di biglietto del tram, su cui era
scarabocchiato qualcosa: Forse K pu aiutarvi. E un indirizzo
di Angyalfld, vicino al capolinea del tram.
Guarda qua, disse e pass il foglietto al fratello.
Tibor, senza occhiali, lesse la calligrafia minuta stringendo
gli occhi. Forse K pu aiutarvi, disse. Chi  K?
Il tram super i condomini nel centro di Pest, imboccando
un sobborgo industriale dove le fabbriche tessili e di componenti
meccanici esalavano fumo grigio nel cielo a pecorelle. I
camion dell'esercito rombavano per le strade con il pianale carico
di tubi d'acciaio, travi a doppia T, sezioni di cemento per
i canali, blocchi di calcestruzzo e gigantesche parabole di ferro
simili a costole di leviatano. Andrs e Tibor scesero al capolinea
e passarono davanti a un ex manicomio, a un impianto per
il lavaggio della lana e a tre isolati di casermoni fatiscenti, fino
a una stradina laterale chiamata Frangepn kz, dove un gruppo
di casette sembrava sopravvissuto dai tempi in cui Angyalfld
era solo pascoli e vigne; da dietro le abitazioni proveniva
il cicaleccio e l'odore muschiato delle capre. Il numero 18 era
una casetta di stucco e legno con il tetto spiovente e le persiane
scrostate. Gli infissi erano scorticati, la cornice della porta era
piena di pedate e di tacche. Resti invernali di edera tracciavano
un'illeggibile mappa sulla facciata. Mentre Andrs e Tibor
attraversavano il giardino, un alto cancello laterale si apr per
lasciar passare un carretto verde trainato da due vigorosi montoni
bianchi con le corna ricurve, carico di bidoni del latte e
cassette di formaggio. Al cancello c'era una donnina che reggeva
un frustino di mandorlo. Portava una gonna ricamata e stivali
da campagna; aveva gli occhi infossati, duri e lucenti come
pietre levigate. Rivolse ad Andrs uno sguardo cos penetrante
che sembr scavarlo fino in fondo al cranio.
Abita qui qualcuno col nome che inizia per K? le chiese.
Che inizia per K? Doveva avere ottant'anni, ma stava a
schiena dritta contro il vento. Che cosa volete sapere?
Andrs guard il biglietto del tram su cui la donna al caff aveva
scritto l'indirizzo. Questo  il 18 di Frangepn kz, giusto?
Cosa volete da K?
Ci manda un'amica.
Quale amica?
Una signora con due bambine.
Siete ebrei, disse la vecchia; era una constatazione, non
una domanda. E mentre lo diceva i tratti del suo viso mutarono,
i solchi intorno agli occhi si attenuarono, le spalle si rilassarono
impercettibilmente.
Esatto, disse Andrs. Siamo ebrei.
E fratelli. Lui  il pi grande La donna indic Tibor con
il frustino.
Annuirono entrambi.
Lei abbass il frustino e scrut Tibor come se volesse vederlo
in trasparenza. Sei appena tornato dal Munkaszolglat, disse.
S.
Prese da un cesto una forma di formaggio avvolta nella carta
e gliela mise in mano. Tibor protest e lei gliene diede un'altra.
K  mio nipote, disse. Mikls Klein. E un bravo ragazzo,
ma non  un mago. Non posso promettervi che potr aiutarvi.
Per parlateci. Andate alla porta. Mio marito vi far entrare.
Riaccost il cancello del giardino e lo chiuse a chiave; poi con
la bacchetta di mandorlo sfior sul dorso i montoni, che agitarono
la testa e trainarono il carretto per strada.
Appena se ne fu andata, un gruppo di capre si avvicin al
cancello e bel ad Andrs e Tibor. Sembravano attendersi una
specie di regalo. Andrs mostr le tasche vuote, ma le capre
non demordevano. Volevano prenderli a cornate sulle mani. I
cuccioli volevano annusare le loro scarpe. La stalla in fondo al
giardino era stata trasformata in un caprile, riparato dal vento
e pieno di fieno. Quattro coniglie dal manto lucido e folto
mangiavano da un trogolo di rame.
Non  un brutto posto per una capra, disse Andrs.
Neanche in pieno inverno.
Pi adatto a una capra che a un uomo, disse Tibor, guardando
le ciminiere poco distanti.
Ma ad Andrs non sarebbe dispiaciuto vivere un po' lontano
dal centro. Magari non all'ombra di una fabbrica tessile, ma
in un posto dove potessero avere una casa indipendente, col
giardino abbastanza grande per le capre, i polli e qualche albero
da frutta. Sarebbe voluto tornare con il blocco e le matite da
disegno a studiare la struttura di quella casetta, la pianta della
propriet. Per la prima volta da mesi aveva voglia di disegnare
un progetto. Mentre seguiva il fratello sul vialetto avvert una
strana sensazione al torace, gli sembr che si gonfiasse, come
se i polmoni fossero pieni di lievito.
Quando Tibor buss alla porta, la vernice gialla si sfarin come
polline. Sentirono dei passi strascicati all'interno; la porta
si apr e si trovarono davanti un omino rinsecchito con i capelli
grigi sollevati come due ali. Portava una canottiera bianca e
una vestaglia sbiadita di lana bordeaux. Da dietro arrivava il
fruscio di un disco graffiato di Bartk e un odore di frittelle.
Il signor Klein? disse Tibor.
Sono io.
Abita qui Mikls Klein?
Chi lo vuole?
Tibor e Andrs Lvi. Ci hanno consigliato di venire a trovarlo.
Vostra moglie ha detto che era in casa.
L'uomo apr la porta e li fece entrare in una stanzetta luminosa
con il pavimento di cemento verniciato di rosso. Su un
tavolo vicino alla finestra gli avanzi della colazione giacevano
accanto a un quotidiano ben piegato. Aspettate qui, disse
l'anziano Klein. And in fondo a un corridoietto ornato da ritratti
di persone vestite all'antica, gli uomini in divisa militare,
le donne con gli abiti strettissimi in vita del secolo precedente.
Una porta in fondo al corridoio si apr e si richiuse. Un orologio
a muro suon l'ora e il cuc cant undici volte. Una collezione
di fotografie su un tavolino mostrava un bambino di sei o sette
anni con gli occhi vispi che teneva per mano una bella e giovane
donna dai capelli scuri e un signore dall'aria malinconica e
intelligente; altre fotografie li ritraevano al mare, in bicicletta,
al parco, sui gradini di una sinagoga. L'insieme dava l'idea di
un piccolo altare o di un sacrario.
Dopo qualche minuto la porta in fondo al corridoio si apr,
l'anziano Klein torn a passettini e li chiam con un cenno.
Prego, disse. Da questa parte.
Andrs segu il fratello in corridoio, passando davanti ai ritratti
dei militari e delle donne in corsetto. Il vecchio si ferm
sulla porta e si scost per farli entrare, poi si ritir in salotto.
Anche quella porta segnava l'ingresso in un altro mondo. Da
un lato c'era l'universo che avevano appena lasciato, con la colazione
su un tavolo di legno rischiarata da un fascio di luce, il
belato delle capre che aleggiava nel giardino e una decina di fotografie
a suggerire un'epoca svanita; dall'altro, in quella stanza,
c'era l'armamentario di un'organizzazione spionistica. Le
pareti erano tappezzate di mappe dell'Europa e del Mediterraneo
fissate con le puntine, intricati diagrammi di flusso, ritagli
di giornale e fotografie di uomini e donne che aravano il suolo
arido degli insediamenti nel deserto. Sulla scrivania, incastrata
fra pile torreggianti di documenti dall'aria ufficiale, c'era una
coppia di macchine per scrivere, una con la tastiera ungherese
e l'altra con la tastiera ebraica. Una radio Orion piagnucolava
e scoppiettava su un tavolino basso, con accanto un quartetto
di orologi che riportavano l'ora di Costanza, Istanbul, il Cairo
e Gerusalemme. Carte e faldoni innalzavano per tutta la stanza
colonne alte un metro che affollavano la scrivania, il letto,
ogni centimetro del davanzale e del tavolo. Al centro c'era un
giovane pallido con la maglietta mangiata dalle tarme, i capelli
neri corti come un'ispida corona, gli occhi rossi e congestionati
dal troppo bere o dal troppo dolore. Sembrava coetaneo di
Andrs ed era senza dubbio il bambino delle foto, trasformatosi
in quel giovane stravolto dalla stanchezza. Scost la sedia
dalla scrivania, pos una catasta di faldoni sul pavimento e si
sedette di fronte a loro.
Basta, chiuso, disse a mo' di benvenuto. Non lo faccio
pi.
Ci hanno detto che potevi aiutarci, obiett Tibor.
Chi ve l'ha detto?
Una donna con due bambine. Il nome comincia per B. Mi
ha sentito parlare con mio fratello in un caff.
Parlare di che cosa?
Di andarcene dall'Ungheria, rispose Tibor. In un modo
o nell'altro.
Prima di tutto, disse Klein puntandogli contro un dito
scheletrico, hai fatto male a parlare con tuo fratello di una
cosa del genere in un caff, dove poteva sentirvi chiunque.
Secondo, poi, vorrei strangolare quella donna, chiunque sia,
per avervi dato il mio indirizzo! Il nome comincia per B? Due
bambine? Si pos un dito sulla fronte, come facendo mente
locale. Bruner, disse. Magdolna.  sicuramente lei. Ho
aiutato il fratello a espatriare. Ma  stato due anni fa.
Perci  questo che fai? chiese Andrs. Organizzi le
emigrazioni?
Prima, s, disse Klein. Ma ormai ho smesso.
Allora che cos' tutta questa roba?
Progetti in corso, disse Klein. Ma non accetto altri
lavori.
Dobbiamo lasciare il paese, insistette Tibor. Sono appena
stato nel Dlvidk. Stanno uccidendo gli ebrei ungheresi.
Tra poco verranno a cercare anche noi. A quanto ci risulta tu
puoi aiutarci a scappare.
Allora non capisci, disse Klein. Ormai non  pi possibile.
To', guarda. Tir fuori il ritaglio di un giornale rumeno.
 successo poche settimane fa. Questo piroscafo  partito da
Costanza a dicembre. Lo Struma. Settecentosessantanove passeggeri,
tutti ebrei rumeni. Credevano che avrebbero ottenuto
il visto per la Palestina una volta arrivati in Turchia. Ma la nave
era un relitto. Nel vero senso della parola. Il motore lo avevano
recuperato in fondo al Danubio. E non c'era nessun visto d'ingresso.
Era tutto un imbroglio. Una volta magari li avrebbero
fatti entrare anche senza visto, capitava che gli inglesi accettassero
gli immigrati anche senza documenti. Ma adesso no! La
Gran Bretagna ha respinto la nave. Ha respinto tutti, compresi
i bambini. Una nave della guardia costiera turca ha trainato il
piroscafo nel Mar Nero. Niente benzina, niente acqua, niente
cibo per i passeggeri. L'ha abbandonata l. Secondo voi cosa
 successo? L'hanno silurata. Bum. Fine della storia. Pensano
siano stati i russi.
Andrs e Tibor rimasero in silenzio, a digerire la notizia.
Settecentosessantanove vite, una nave carica di ebrei: donne
uomini e bambini. Un'esplosione nella notte: il rumore che avevano
sentito, ci che avevano provato l in quelle cuccette nel
ventre della nave. Il colpo, la scossa, il panico improvviso. E
poi l'irrompere dell'acqua scura.
Ma il fratello di Magdolna Bruner? chiese Tibor. Come
lo hai fatto uscire?
Allora la situazione era diversa, rispose Klein. Li facevo
scappare via Danubio. Li nascondevo a bordo delle chiatte
da carico e le imbarcazioni fluviali. Avevamo contatti in Palestina.
E l'aiuto dell'Ufficio locale. Ho fatto uscire un sacco
di gente, centosessantanove persone. Fossi stato furbo, sarei
espatriato anch'io. Ma i miei nonni sono soli. Non potevano
affrontare un viaggio cos e io non potevo lasciarli. Ho pensato
che magari ero pi utile qua. Ma ormai ho chiuso, quindi tornatevene
pure a casa.
Ma per la Palestina  un disastro, questa vicenda dello Struma, disse Andrs. Dovranno allentare le restrizioni
sull'immigrazione.
Non so che cosa succeder, disse Klein. Hanno un nuovo
ministro per le colonie, un certo Cranborne. Dovrebbe essere
di pi larghe vedute. Ma non so se riuscir a convincere il
Foreign Office ad aumentare le quote. E comunque adesso 
troppo pericoloso.
Se  questione di soldi, li rimediamo, disse Tibor.
Andrs fulmin con gli occhi il fratello. Dove pensava di trovarli?
Ma Tibor finse di non vederlo. Tenne lo sguardo fisso
su Klein, che si pass le mani fra i capelli elettrizzati e si chin
verso di loro.
Non  una questione di soldi, ribatt il ragazzo.  solo
che provarci sarebbe una follia.
Restare, sarebbe una follia, disse Tibor.
Budapest  ancora uno dei posti pi sicuri per gli ebrei in
Europa, disse Klein.
Budapest vive all'ombra di Berlino.
Klein spinse indietro la sedia e si alz per passeggiare sul suo
riquadro di pavimento. Il brutto  che non posso darvi torto.
Siamo pazzi a sentirci sicuri qui. Se avete servito nei campi di
lavoro, lo sapete benissimo. Ma non posso prendere in mano la
vita di due giovani uomini. Non adesso.
Non siamo solo noi, disse Tibor. Ci sono anche le nostre
mogli. E un paio di bambini piccoli. E nostro fratello minore,
quando torner dall'Ucraina. E i nostri genitori a Debrecen.
Abbiamo tutti bisogno di andarcene.
Voi siete pazzi! esclam Klein. Pazzi da legare. Non posso
fare imbarcare dei neonati di nascosto mentre il paese  in guerra.
Non posso prendermi la responsabilit di una coppia anziana.
Mi rifiuto di discuterne. Mi dispiace. Sembrate brave persone.
Forse ci incontreremo in un momento pi lieto e berremo un bicchiere
insieme , And alla porta che dava sul corridoio e la apr.
Tibor non si mosse. Percorse con lo sguardo le pile di giornali,
le macchine per scrivere, la radio, i mobili sommersi dai
faldoni, come se potessero offrire una risposta diversa. Ma fu
Andrs a parlare.
Shalhevet Rosen, disse. Mai sentita nominare?
No.
Vive in Palestina, lavora per far espatriare gli ebrei dall'Europa.
 la moglie di un mio compagno di studi.
Be', magari pu aiutarvi. Buona fortuna.
Magari vi siete scambiati qualche lettera.
Non mi risulta.
Potrebbe aiutarci a ottenere il visto.
Tibor si guard di nuovo intorno. Lanci a Klein uno sguardo
penetrante. Il tuo lavoro  questo, disse. Vorresti dire
che hai smesso?
Non voglio mandare nessuno su un altro Struma, disse
Klein. Lo capirete, spero. E poi devo pensare ai miei nonni.
Se mi arrestano e mi buttano in galera, resteranno completamente soli.
Tibor sost sulla porta, con il cappello in mano. Cambierai
idea, disse.
Spero di no.
Almeno possiamo lasciarti il nostro indirizzo?
Ve lo ripeto,  inutile. Vi saluto, signori. Addio. Adieu.
Li fece uscire nel corridoio in penombra e si ritir nella sua stanza,
chiudendo la porta con il chiavistello.
In sala da pranzo Andrs e Tibor trovarono la colazione sparecchiata
e l'anziano Klein piazzato sul divano con il giornale.
Quando si accorse di averli davanti, abbass il giornale e disse:
Allora?
Allora noi andiamo, rispose Tibor. Per favore, dite a
vostra moglie che  stata molto gentile. Alz una delle forme
di formaggio di capra avvolte nella carta.
Uno di quelli che le riescono meglio, disse Klein l'anziano.
Vi ha proprio preso in simpatia. Non li regala mica cos
facilmente.
Me ne ha dati due, disse Tibor e sorrise.
Ah! Adesso si che sono geloso.
Forse lei pu convincere vostro nipote ad aiutarci. Ci ha
messo alla porta senza darci speranze, temo.
Mikls  un tipo lunatico, disse l'anziano Klein. Fa
un lavoro complicato. Cambia idea quasi ogni giorno. Sa come
rintracciarvi?
Tibor prese una matita spuntata dal taschino e chiese un
pezzo di carta al nonno, scusandosi di non avere un biglietto
da visita. Scrisse il proprio indirizzo sul foglietto e lo lasci sul
tavolo della colazione.
Ecco qua, disse. Casomai ci ripensasse.
Il nonno di Klein fece un verso di assenso. Le capre in giardino
alzarono la voce in pessimistico contrappunto. Il vento sbatt
le persiane, con un rumore che veniva dritto dalla primissima
infanzia di Andrs. Gli sembr di essere uscito dal tempo e che
lui e Tibor, varcata la soglia di quella casa, sarebbero tornati in
una Budapest del tutto diversa, in cui i carretti avevano sostituito
le auto, i lampioni a gas quelli elettrici, le gonne alla caviglia
quelle al ginocchio, in cui la rete metropolitana era stata
cancellata e la guerra cassata dalle pagine del Pesti Napl. Il
ventesimo secolo asportato dal tessuto del tempo come in un
intervento chirurgico divino.
Ma quando aprirono il cancello tutto era come prima: i camion
che rombavano sull'ampio incrocio in fondo all'isolato, le
torreggianti ciminiere dello stabilimento tessile, le locandine dei
film attaccate alla transenna in compensato di un cantiere edile.
Andrs e Tibor si riavviarono in silenzio verso il capolinea del
tram e ne presero uno semivuoto per il centro. Il tram li port
in Krpt utca, con le sue autofficine, poi oltre il ponte dietro
la stazione Nyugati e finalmente in Andrssy ut, dove scesero
e si diressero verso casa. Ma arrivati all'angolo di Hrsfa utca,
Tibor si volt. Con le mani in tasca, cammin fino al palazzo di
pietra nera dove avevano abitato prima che Andrs andasse a
Parigi. Al terzo piano c'erano le loro finestre, buie e senza tende.
Sul balcone c'era una fila di vasi rotti; appesa alla ringhiera
una mangiatoia vuota per gli uccelli. Tibor guard il balcone,
mentre il vento gli sollevava il bavero.
Secondo te sbaglio? disse. Capisci perch voglio andarmene?
S, rispose Andrs.
Pensa a quello che ti ho raccontato al caff.  successo qui,
in Ungheria. Ora pensa a quello che star succedendo in Germania
e in Polonia. Sapessi che storie ho sentito. Gente ridotta
alla fame e ammassata nei ghetti in attesa della morte. Migliaia
di persone fucilate. Horthy non potr resistere per sempre. E
agli Alleati non importa degli ebrei, non al punto di cambiare
la situazione. Dobbiamo arrangiarci da soli.
Ma a che pr, se nel frattempo ci rimettiamo la vita?
Con i visti d'ingresso, godremmo di una certa protezione.
Scrivi a Shalhevet. Vedi se la sua organizzazione pu darci
una mano.
Ci vorr parecchio tempo. Mesi, forse, solo per scambiare
poche lettere.
Allora ti conviene cominciare subito, disse Tibor.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Lo scalo di Szentendre.
...
.
...
Quel pomeriggio Andrs parl a Klra della casetta in Frangepn kz
e di Klein in camera da letto, circondato dai fascicoli
su un migliaio di possibili emigranti. Erano in salotto e il bambino
poppava e giocava coi capelli della madre.
Che ne pensi? chiese Klra a voce bassa. Secondo te
dovremmo cercare di andarcene?
Sembra una follia, vero? Ma io non ho visto le cose che
ha visto Tibor.
E i tuoi genitori? Mia madre?
Lo so, ammise Andrs.  terribile a pensarci. Forse non
 il momento giusto. Se aspettiamo, pu darsi che la situazione
migliori. Ma forse dovrei scrivere lo stesso a Shalhevet. Metti
che possa fare qualcosa.
Scrivile pure, disse lei. Ma se potesse fare qualcosa,
non ci avrebbe gi avvisati?
Il bambino scost la testa e lasci i capelli della madre. Klra
lo attacc all'altro capezzolo, sistemandosi addosso la copertina.
Ho scritto a Rosen dal servizio di lavoro, disse Andrs.
Sapeva che in quel periodo non me ne sarei potuto andare
neanche volendo.
E ora c' il bambino, disse lei.
Andrs tent di immaginarsela mentre allattava il figlio nella
stiva di una chiatta sul Danubio, al riparo di una tela cerata.
Esisteva chi tentava la fuga con dei bambini? Chi drogava i figli
con il laudano e pregava che non piangessero? Tams scost
la copertina dal petto di Klra e lei la risistem.
Non ce n' bisogno, disse Andrs. Lasciati guardare.
Klra sorrise. Credo di avere preso l'abitudine di coprirmi
a casa di mia madre. Elza non sopporta la vista delle donne
che allattano. Secondo lei  antigienico. Si scandalizzerebbe, se
sapesse che allatto davanti a te.
 la cosa pi naturale del mondo. E guarda lui. Sembra
contento, no?
Il bambino arricciava e distendeva le dita dei piedi. Agit
la ciocca scura della madre che teneva nel pugno, ne cerc lo
sguardo, batt le palpebre, poi le batt pi lentamente, e alla
fine chiuse gli occhi. Ubriaco di latte, lasci la ciocca e abbandon
le gambe sul braccio di Klra. La sua mano si apr come
una stella marina, la sua bocca si stacc dal seno.
Klra guard Andrs, a lungo. E se partissi tu? disse. Se
partiste tu e Tibor? Ve ne andate l al sicuro e ci mandate a prendere
appena possibile. Almeno saresti lontano dal Munkaszolglat.
Mai, ribatt lui. Preferisco morire, piuttosto che andarmene
senza voi due.
Non essere drammatico, amore.
Invece s.  cos che mi sento.
Su, prendi tuo figlio. Mi si  addormentata la gamba. Klra
sollev il bambino e lo tese ad Andrs, poi si riabbotton la camicetta.
Con una smorfia di dolore si alz e and in fondo alla stanza.
Scrivi a Shalhevet, disse. Tanto per vedere. Almeno sapremo
se esiste un'alternativa. Se no le nostre restano soltanto ipotesi.
Non vado da nessuna parte senza di te.
Lo spero, ribatt lei. Ma a quanto pare non  il momento
di prendere grandi decisioni.
Non me la lasci l'illusione di avere scelta?
 un momento pericoloso anche per le illusioni, disse
Klra, e torn a sedergli accanto, con la testa sulla sua spalla.
Mentre insieme sul divano guardavano il figlio dormire, Andrs
avvert una nuova fitta di rimorso: in realt era lui a permetterle
di vivere in un'illusione: quella di essere al sicuro, di aver
chiuso il passato in un cassetto e temuto inutilmente di mettere
in pericolo la famiglia tornando in Ungheria.
L'illusione dur per tutta la primavera. La riorganizzazione
interna del ministero della Giustizia rallent le estorsioni, e la
necessit di vendere la casa in Benczur utca fu temporaneamente
accantonata. Andrs continu a lavorare come grafico, mentre
Mendel scriveva articoli in redazione. Se all'inizio era sembrato
quasi surreale svolgere come legittimi dipendenti quella che
fino a poco tempo prima era stata una seconda attivit clandestina
e colpevole, l'impressione era stata presto sostituita dai
normali ritmi e pressioni del lavoro. Anche Tibor, una volta recuperate
le forze e la salute, trov un impiego da ferrista presso
l'ospedale ebraico di Erzsbetvros. A marzo giunsero notizie
da Elisabet: Paul era entrato in marina e sarebbe salpato per
il Pacifico meridionale a fine aprile. I suoi genitori, presi dai
rimorsi quando il figlio si era arruolato ed era nato il nipotino
l'estate prima, erano scesi a pi miti consigli e avevano insistito
affinch Elisabet e il piccolo Alvie si trasferissero da loro nel
Connecticut. Elisabet accludeva una fotografia della famiglia
in tenuta da slitta: lei in cappotto scuro con cappuccio, Alvie in
braccio alla mamma tutto imbacuccato, Paul di fianco a loro
con in mano le funi di un lungo toboga. Un'altra foto ritraeva
Alvie da solo, adagiato su una poltrona in mezzo a una barriera
di cuscini, con una giacchetta di velluto e un paio di calzoncini
corti. La fronte alta e bombata e la bocca storta le aveva prese
da Paul, ma lo sguardo penetrante e glaciale apparteneva senza
dubbio alla madre. Elisabet prometteva che il suocero avrebbe
contattato le sue conoscenze nel governo per vedere se si potevano
procurare ad Andrs, Klra e il bambino i visti d'ingresso.
Andrs scrisse a Shalhevet, e la risposta gli arriv quattro settimane
dopo. Shalhevet assicurava che avrebbe parlato ai suoi
conoscenti presso il ministero dell'Immigrazione. Anche se non
era in grado di prevedere quanto sarebbe durato l'iter o se sarebbe
riuscita nell'intento, pensava di poter perorare la causa di
Andrs e Tibor e di ottenere i visti. Come Andrs sicuramente
sapeva, la preoccupazione primaria del ministero, al momento,
era portar via gli ebrei dai territori occupati dai tedeschi. Ma i
futuri medici e architetti sarebbero stati preziosissimi per la comunit
ebraica in Palestina. Forse sarebbe addirittura riuscita a
fare qualcosa per l'amico di Andrs, il giornalista politico e primatista
di atletica; anche lui era uno di quei giovani eccezionali
che il ministero dell'immigrazione aiutava con enorme piacere.
E se Andrs e Tibor fossero partiti, ovviamente le famiglie dovevano
accompagnarli. Che peccato non essere emigrati tutti prima
della guerra! A Rosen gli amici di Parigi mancavano da morire.
Lui aveva notizie di Polaner o Ben Yakov? Rosen aveva provato
a cercarli molte volte, ma sempre invano.
Andrs si sedette sul bordo della fontana in cortile a rileggere
la lettera. Non riceveva notizie da Polaner o Ben Yakov dal primo
periodo nel Munkaszolglat. Se Ben Yakov abitava ancora
con i genitori a Rouen, allora viveva nella Francia occupata, sotto
la bandiera nazista. E Polaner, che non stava nella pelle dalla
voglia di combattere per il suo paese adottivo: dove l'avevano
mandato, dopo il congedo dall'esercito francese? Dov'era adesso?
Quali privazioni, quali umiliazioni aveva dovuto subire dal loro
ultimo incontro? Andrs pass una mano nell'acqua fredda della
fontana, ormai libera dal ghiaccio invernale. Sotto la superficie,
le sagome dei pesci erano esili fantasmi in movimento. L'autunno
precedente c'erano monete sul fondo della vasca, monete da
cinque e dieci fillr che barbagliavano sulle piastrelle azzurre. Dovevano
averle ripescate quando il ghiaccio si era sciolto. Adesso
nessuno lanciava monete in una fontana. Nessuno ce la faceva a
risparmiare dieci fillr per esprimere un desiderio.
Nel buio della baracca nei Precarpazi, in Transilvania, a
Bnhida, Andrs si era costretto a prendere in considerazione
l'eventualit che Polaner fosse morto, che fosse stato picchiato
o ridotto alla fame, che si fosse preso una malattia o un
proiettile in corpo; ma non si era mai permesso di pensare che
un giorno non avrebbe saputo niente, che non avrebbe saputo
con certezza se dovesse cercare, sperare o piangere. Non poteva
piangere di ripiego. Era contro la sua natura. Ma erano
ventitr mesi che non sentiva l'amico, il suo amico dalla voce
sommessa. Polaner era chiss dove, celato nel groviglio oscuro
ed esplosivo dell'Europa. Andrs non osava seguire il pensiero
fino alle estreme conseguenze e fino all'immagine di suo
fratello Mtys, un'ombra bianca che baluginava attraverso il
velo di una bufera di neve. Mtys, ancora disperso. Non una
parola dalla sua compagnia del Munkaszolglat da novembre.
Adesso era aprile. In Ucraina il freddo costante aveva appena
cominciato ad allentare la sua morsa. Presto avrebbero potuto
seppellire i morti dell'inverno.
Aveva lasciato Klra con il bambino, il resto della posta ammucchiato
sulla scrivania. Sarebbe andato a vedere se poteva darle
una mano; meglio che rimanere seduto sull'orlo della fontana a
pensare a tutte le cose che non gli era dato sapere. Sal fino all'appartamento
e, quando apr la porta, tese l'orecchio per captare
la voce acuta del figlio. Ma sulle stanze era scesa una patina di
silenzio. Il bollitore non borbottava pi sul fornello. L'acqua del
bagnetto era fredda nella piccola vasca di Tams, ancora in attesa
che vi venisse aggiunta quella calda. L'asciugamano del bimbo era
piegato sul tavolo di cucina, con accanto giacchetta e pantaloni.
Andrs ud un verso del figlio, un breve lamento su due note;
arrivava dal salotto. Quando entr, trov Klra sul divano
con Tams in braccio. Di fronte a lei, sul tavolino, era aperta
una lettera. Klra alz lo sguardo sul marito.
Che c'? chiese lui. Cos' successo?
Ti hanno richiamato, rispose Klra. Ti hanno richiamato
in servizio.
Andrs esamin la lettera, un sottile rettangolo di carta bianca
su cui era stampata l'insegna del KMOF. Doveva presentarsi
all'ufficio del Munkaszolglat di Budapest di l a due giorni, in
mattinata; sarebbe stato assegnato a un nuovo battaglione e a
una nuova compagnia e avrebbe ricevuto disposizioni per sei
mesi di lavoro.
Non pu essere, disse. Non posso lasciarti di nuovo,
non col bambino.
Ma che possiamo fare?
Ho ancora il biglietto del generale Mrton. Vado a trovarlo in ufficio. Forse riesce a darci una mano.
Tams si contorse fra le braccia della madre e fece un nuovo
verso di protesta.
Guardalo, disse Klra. Nudo come quando l'ho fatto.
Mi sono completamente scordata il bagnetto. Star congelando.
Si alz e port il figlio in cucina, stringendolo a s. Svuot
il bollitore nella piccola vasca e mescol l'acqua con una mano.
Ci vado domattina, disse Andrs. Vedr che cosa si
pu fare.
S, disse lei, poi cal il bambino nella vasca, appoggiandoselo
su un braccio, e cominci a insaponargli la soffice lanugine
di capelli castani. E se non pu aiutarci lui, scriver al
mio avvocato a Parigi. Forse  ora di vendere la casa.
No, esclam Andrs. Non voglio.
E io non voglio che torni al servizio di lavoro, disse Klra.
Non lo guardava, ma la sua voce era profonda e determinata.
Sai come vanno le cose adesso. Mandano uomini a sminare i
campi al fronte. Li fanno morire di fame.
Sono sopravvissuto per due anni. Posso sopravvivere altri
sei mesi.
Prima era diverso.
Non te la lascio vendere, la casa.
Che cosa me ne importa, della casa? url lei. Il bambino
la guard spaventato.
Parler con Mrton, disse Andrs, mettendole una mano
sulla spalla.
E Shalhevet? chiese Klra. Che cosa scrive?
Conosce delle persone al ministero dell'Immigrazione. Cercher
di procurarci i visti.
Il bambino scalci e uno schizzo d'acqua piovve ad arco fra i
capelli della madre, che si abbandon a una risata triste. Forse
dovremmo pregare, disse, e si copr gli occhi con una mano
come se stesse recitando lo Shem. Andrs avrebbe voluto credere
che qualcuno li stesse osservando, con piet e raccapriccio;
qualcuno in grado di cambiare le cose, se desiderava. Avrebbe
voluto credere che la responsabilit non fosse degli uomini. Ma
al centro dello sterno sentiva una fredda certezza che gli diceva
il contrario. Credeva in Dio, s, il Dio dei suoi padri, quello che aveva pregato a Konyr, Debrecen, Parigi e al servizio
di lavoro, ma quel Dio, l'Unico, non sarebbe intervenuto come
serviva a loro. Aveva creato l'universo e ne aveva aperto le
porte all'uomo, e l'uomo ci si era trasferito e aveva cominciato
a viverci. Ma ormai Dio non poteva entrarci per riorganizzargli
la vita, non pi di quanto un architetto potesse riorganizzare la
vita agli inquilini di un edificio. Il mondo era casa loro adesso.
Gli uomini lo usavano come credevano, vivevano o morivano
a seconda delle proprie azioni. Andrs tocc la mano di Klra
e lei apr gli occhi.
I poteri del generale Mrton, per quanto notevoli, non arrivarono
a esentare Andrs dal servizio, e nemmeno a procrastinarlo.
Per gli risparmiarono il fronte orientale e ottennero lo
stesso per Mendel Horovitz, richiamato nello stesso momento.
Andrs e Mendel furono assegnati alla compagnia 79 della
sesta divisione del Munkaszolglat, a Budapest. La compagnia
era stata dislocata presso uno scalo ferroviario cos vicino alla
capitale che chi ci abitava poteva dormire a casa invece che
nelle baracche al cantiere. Ogni mattina Andrs si alzava alle
quattro e beveva il caff nella cucina buia, alla luce della stufa;
si buttava lo zaino in spalla, prendeva la gavetta col cibo che
Klra gli aveva preparato la sera prima e scivolava fuori, nel gelo
antelucano, per raggiungere Mendel.
Ora, invece di presentarsi agli uffici del Giornale degli
ebrei ungheresi, andavano a piedi fino al fiume e superavano
il ponte Szchenyi, coi leoni di pietra accucciati ciascuno
sul suo piedistallo e le zingare in fazzoletto e mantello neri che
dormivano abbracciate ai magri figli. In quell'ora blu la foschia
sospesa sulla superficie del Danubio saliva in volute dalle correnti
d'acqua che si intrecciavano. Di tanto in tanto passava
una chiatta, lo scafo basso e piatto che fendeva il vapore, e magari
intravedevano la moglie del barcaiolo di fronte a un braciere
acceso per il caff. Sull'altra riva prendevano il tram fino
a buda, da dove arrivavano a Szentendre con un autobus che
costeggiava il fiume. Amavano sedersi sulla riva del Danubio
a guardare le barche scivolare verso sud, e spesso rimanevano
in silenzio; non potevano discutere in pubblico dell'argomento
principale che avevano in testa. Andrs aveva ricevuto notizie da
Shalhevet: la risposta del ministero dell'immigrazione alle sue
prime richieste era stata favorevole, e le pratiche procedevano
pi in fretta del previsto. Potevano ragionevolmente sperare di
avere in mano i documenti a met estate. Ma poi? Andrs non
sapeva se augurarsi che per allora Klein sarebbe stato in grado
di aiutarli, n quanto sarebbe costato il viaggio, o quanti visti
Shalhevet potesse procurare. E anche se ormai era primavera
piena, non avevano ancora notizie di Mtys. Le ultime indagini
di Gyrgy si erano rivelate inutili. Sembrava impossibile
pensare di lasciare l'Ungheria mentre suo fratello era disperso
in Ucraina, forse morto, forse prigioniero dei sovietici. Ma ora
che la primavera era arrivata, Mtys avrebbe potuto materializzarsi
da un giorno all'altro. Non era assurdo sperare che fra
tre o sei mesi sarebbero potuti emigrare tutti insieme. Nel giro
di un anno, Andrs e i suoi fratelli avrebbero forse lavorato
in un aranceto in Palestina, magari in uno dei kibbutzim che
Rosen aveva descritto, Degania o Ein Harod. O forse avrebbero
combattuto per gli inglesi; Mendel aveva sentito che esisteva
un battaglione formato da membri dello Jishuv, la comunit
ebraica in Palestina.
Quando l'autobus arrivava a Szentendre, scendevano con gli
altri i loro compagni di lavoro, saliti a buda, Rmaifurd o
Csillaghegyi e percorrevano a piedi il chilometro scarso fino
allo scalo dei treni merci. I primi camion si presentavano alle
sette. Gli autisti avvolgevano i teloni scoprendo cubi di coperte
legate con le corde, casse di patate o di munizioni, rotoli di tela
militare e qualunque cosa capitasse di dover mandare al fronte
quel giorno. Andrs, Mendel e gli altri dovevano trasferire la
merce dai camion ai treni che aspettavano sui binari, gli sportelli
spalancati come se sbadigliassero in faccia alla luce crescente.
Finito di caricare un vagone passavano al secondo, poi
al terzo. Ma non era un'operazione semplice come sembrava. I
vagoni, una volta riempiti, non venivano chiusi; si lasciavano
aperti per portarli in un capannone dove venivano ispezionati.
Almeno, questo era ci che avevano detto ad Andrs e Mendel
quando il caposquadra li aveva messi al lavoro: i vagoni carichi
erano controllati da un corpo di soldati addestrati appositamente
per quello. Se mancava qualcosa, gli ausiliari venivano ritenuti
responsabili e puniti. Solo quando era stata riscontrata la
presenza di ogni singolo articolo si richiudevano i vagoni per
mandarli al fronte.
Gli ispettori andavano e venivano su camion coperti che entravano
direttamente nel capannone e parcheggiavano di fianco
al treno. Attraverso le grandi porte rettangolari, Andrs vedeva
i soldati fare velocemente la spola fra i vagoni e gli autocarri.
Gli ispettori non si preoccupavano affatto di nascondere quello
che succedeva; seguivano l'operazione con la sicurezza garantita
dalla loro posizione privilegiata nella catena di comando.
Cappotti, coperte, patate, barattoli di fagioli, armi: ogni giorno,
una parte del carico passava dai carri merci ai camion. Quando i
soldati finivano con un vagone, gli ispettori lo sigillavano, mentre
il treno avanzava quel tanto che serviva perch i soldati si
occupassero del vagone successivo. Dovevano sbrigarsi affinch
i treni partissero puntuali; l'orario ferroviario non prevedeva
deviazioni per il mercato nero. Quando i soldati concludevano
il lavoro, gli ispettori dichiaravano che il carico era completo
e firmavano i moduli. Poi mandavano il convoglio al fronte. I
camion coperti uscivano, la merce trafugata finiva silenziosamente
sul mercato nero e gli ispettori si spartivano i profitti.
Era un'operazione tranquilla e redditizia. Nei loro alloggi, gli
ispettori fumavano sigari costosi, confrontavano orologi d'oro
da tasca, si giocavano a carte palate di peng. Probabilmente ci
guadagnavano anche le guardie: a pranzo, invece di accodarsi
davanti alla tenda della mensa, bevevano birra, arrostivano salsicce
su salsicce di Debrecen, fumavano sigarette Mirjam e pagavano
i lavoratori per farsi lucidare stivali che parevano nuovi.
Andrs sapeva che cosa significassero quei furti per i soldati
e i lavoratori al fronte. Ci sarebbero state molte meno coperte
del necessario e troppe poche patate nella minestra. Qualcuno
non avrebbe ricevuto gli stivali nuovi quando quelli vecchi
fossero stati da buttare. Gli ausiliari ci avrebbero rimesso pi
di tutti: sarebbero stati costretti a firmare pagher per centinaia
di peng per comprare le cose fondamentali. Pi avanti,
quando guardie e ufficiali fossero tornati a casa in licenza,
avrebbero portato i pagher alle famiglie dei lavoratori, minacciando
di ucciderli se le mogli o le madri non avessero trovato
i soldi. Ma i lavoratori allo scalo di Szentendre sembravano
assuefatti a quell'andazzo. Che cosa avrebbero potuto fare per
interromperlo? Giorno dopo giorno, loro caricavano i treni e i
soldati li scaricavano.
Come a memoria della loro impotenza, tutti gli ausiliari ebrei
adesso dovevano portare al braccio una fascia di riconoscimento,
una brutta benda giallo canarino che scivolava continuamente
dalla manica. Klra aveva dovuto cucirla sulla divisa di Andrs
prima che riprendesse servizio. Dovevano portarla anche gli ebrei
da tempo convertiti al cristianesimo, per bianca. La fascia era
obbligatoria in ogni momento. Quando scoppi un caldo fuori
stagione, con il sole che si rifletteva sul pietrisco dello scalo come
su un milione di specchi e i lavoratori che si mettevano a torso
nudo, perfino allora dovettero tenerla al braccio. La prima volta
che una guardia gli disse di recuperare la fascia dalla camicia che
si era tolto, Andrs le rivolse uno sguardo incredulo.
Con o senza camicia, sempre ebreo sei, disse la guardia,
e aspett che lui si infilasse la fascia prima di allontanarsi.
Il comandante di Szentendre era un certo Varsdi, uno spilungone
obeso delle pianure, pacioso e amante delle comodit. I
suoi non erano che peccati veniali: la pipa, la fiaschetta, i dolci
di cui era golosissimo. Era un fumatore accanito e un gran bevitore.
La disciplina la delegava ai suoi uomini, che erano meno
indulgenti di lui e si facevano distrarre meno facilmente da una
bella scatola di tabacco egiziano o da uno scotch affumicato. A
Varsdi piaceva sedersi nell'ombra dell'ufficio amministrativo,
che si trovava su una collinetta artificiale di fronte al fiume, e
guardare il lavoro dello scalo merci mentre intratteneva i colleghi
in visita o si godeva la sua parte delle merci originariamente
destinate al fronte. Andrs sapeva di dover ringraziare che
non fosse come Barna e nemmeno come Klozi. Eppure, vedere
Varsdi con i talloni su una cassa di legno e le braccia conserte,
tutto soddisfatto mentre un otto rovesciato di fumo saliva
dalla sua pipa, era la sua personalissima tortura.
Alla fine della prima settimana, Andrs e Mendel avevano
iniziato a discutere del giornale che avrebbero potuto pubblicare
a Szentendre: Il binario storto, si sarebbe chiamato.
A la mode a Szentendre, aveva improvvisato Mendel una
mattina in autobus, indicando la fascia sul braccio. Il giallo,
classico colore primaverile,  assurto ad avanguardia della moda.
Andrs aveva riso mentre Mendel tirava fuori il taccuino
e cominciava a scrivere. Sono i giovani della compagnia 79,
sesta divisione, a dettare le tendenze e a dire forte e chiaro, aveva letto a voce alta pochi minuti dopo: Largo agli accessori!
L'au courant predilige una graziosa fascia alta una decina
di centimetri intorno al bicipite, in saia egiziana adatta a tutte
le occasioni. Nel prossimo numero: l'inchiesta del nostro corrispondente
di moda sulla nuova passione per il nudo che spopola
tra i soldati del fronte orientale.
Non male, disse Andrs.
Lo scalo  un bersaglio facile. Strano che non esista gi un
giornale.
Per niente, disse Andrs. Gli altri sembrano mezzi addormentati.
Appunto. Ogni giorno se ne stanno l a guardare gli scagnozzi
dell'esercito che rubano il pane agli uomini al fronte, e
gli sembra normale!
Solo perch non li fanno morire di fame, loro.
Be', diamogli una svegliata, disse Mendel. Facciamoli
arrabbiare un po' per quello che succede. Prima li mettiamo di
buonumore secondo il solito metodo. Poi, pi avanti, infiliamo
nel giornale un pezzo o due su come si sta sul serio in un campo.
Specialmente se mangi poco o non hai un cappotto. Magari gli
facciamo venire voglia di rallentare il ritmo. Se tutti quanti la
tiriamo per le lunghe quando carichiamo, i soldati non avranno
tanto tempo per scaricare. I treni dovranno comunque uscire
in orario, capito?
Ma come si fa, senza rischiare il collo?
Forse non dobbiamo nascondere il giornale a Varsdi e alle
guardie. Se gli indoriamo per bene la pillola, non capiranno
cosa c' dentro. Esalteremo Szentendre rispetto agli altri postacci
in cui siamo stati, e tutte e due le parti sentiranno quello
che noi vogliamo fargli sentire.
Andrs era d'accordo, e fu cos che cominci. Il binario
storto sarebbe stata un'operazione pi complessa rispetto ai
due giornali precedenti; abitando a Budapest avrebbero potuto
usare una macchina per scrivere, un tavolo da disegno, tantissimi
strumenti. Ad andare e venire da Szentendre occorreva
il tempo esatto di due riunioni editoriali al giorno. Sarebbero
partiti in sordina, riempiendo i primi numeri esclusivamente
di amenit. Ci sarebbero state le solite finte notizie, lo sport,
la moda e il meteo. Questa settimana il Balletto di Szentendre
ha debuttato in Vagone merci, scrisse Mendel per il primo
numero, uno splendido ensemble coreografato da Varsdi
Varsdius, Venfant terrible della danza budapestiana. Una certa
qual ripetitivit  stata controbilanciata dalla favolosa variet
dei ballerini per et e fisico. E poi avrebbe debuttato una rubrica,
Chiedilo a Hitler. Il secondo luned a Szentendre, Mendel
si present da Andrs con un dattiloscritto:
Caro Hitler,
per favore, mi spieghi qual  il tuo piano per il prosieguo della guerra a
est? Con affetto,
Soldato
Caro Soldato,
come mi fa piacere la tua domanda! Il mio piano  di costruire un grosso
tritacarne nei dintorni di Leningrado, riempirlo di ragazzi e girare la manovella
a tutta randa. Con affetto al quadrato,
Hitler
Caro Hitler,
come pensi di combattere la flotta britannica nel Mediterraneo?
Cordiali saluti,
Braccio di Ferro
Caro Braccio di Ferro,
prima di tutto, sono un tuo ammiratore! Ti perdono anche se sei americano.
Spero verrai a trovarci nel Reich quando questa brutta faccenda sar
finita. In secondo luogo, ecco il mio piano: licenziare tutti gli ammiragli e
trovarne uno disposto a prendere ordini da un Fhrer che non  mai andato
per mare. Con ammirazione,
Hitler
Caro Hitler,
qual  la tua posizione sull'Ungheria? Distinti saluti,
M. Horthy
Caro Horthy,
quella del missionario, anche se di quando in quando non disdegno la pecorina,
tanto per cambiare. Con affetto,
Hitler
Forse dovremmo parlarne a Frigyes Eppler, disse Andrs
dopo aver letto il pezzo. Magari ci lascia usare la rotativa del
Giornale. Non mi va proprio di ciclostilare un capolavoro
del genere.
Mi lusinghi, Parisi, disse Mendel. Ma credi che Eppler
accetterebbe?
Proviamo a chiederglielo, sugger Andrs. Non penso
che ci negherebbe un po' di inchiostro e di carta.
Tu intanto fai le illustrazioni, disse Mendel. Non pu
che aiutare la causa.
Andrs si mise al lavoro, passando una notte in bianco al tavolo da disegno. Cre per la testata un logo elaborato, due vagoni
merci vuoti affiancati a un titolo in caratteri gotici. Le pagine
di moda erano introdotte dall'immagine di un giovane dandy in
uniforme completa del Munkaszolglat, con la fascia al braccio
che irradiava luce. La recensione del balletto mostrava una fila
di lavoratori, grassi e magri, giovani e vecchi, che inalberavano
a fatica casse di munizioni. Per la rubrica di Hitler, austerit
e gravit gli parvero l'approccio migliore: fece un dettagliato
ritratto a matita del Fhrer copiandolo da un vecchio numero
del Pesti Napl. Alle due del mattino Klra si svegli per allattare
Tams, che non aveva ancora imparato a dormire tutta la
notte. Dopo averlo rimesso a letto, raggiunse Andrs in salotto
e gli si premette contro la schiena.
Che ci fai in piedi cos tardi? disse. Non vieni a dormire?
Ho quasi finito. Tra poco arrivo.
Klra si pieg sul tavolo da disegno per guardare che cosa
Andrs avesse attaccato al piano inclinato. Il binario storto,
lesse. Che cos'? Un altro giornale?
Il migliore che abbiamo fatto finora.
Non dirai sul serio, Andrs! Pensa a cos' capitato in Transilvania.
Ci ho pensato, ribatt lui. Qui non siamo in Transilvania.
Varsdi non  Klozi.
Varsdi, Klozi,  uguale. La tua vita  in mano loro. Non
 gi abbastanza brutto che ti abbiano richiamato? Chiedilo a
Hitler?
La situazione  diversa, a Szentendre, spieg Andrs. I
comandanti non sono praticamente degni di questo nome. Non
sar neanche una pubblicazione clandestina.
Come sarebbe a dire? Volete vendere un abbonamento a
Varsdi?
Appena avremo stampato il primo numero.
Klra scosse la testa. Non puoi, esclam. E troppo pericoloso.
Li ho presenti, i rischi, disse lui. Forse anche meglio di
te. Questo giornale non  un semplice passatempo, Klra. Vogliamo
far riflettere gli uomini su cosa succede a Szentendre.
Ogni giorno sottraiamo roba destinata ai nostri fratelli al fronte.
E forse io la sottraggo, letteralmente, a mio fratello.
E cosa ti fa credere che Varsdi non avr niente da obiettare?
 un vecchio idiota che pensa solo a godersi la vita. Scriveremo
che  un comandante straordinario. Varsdi non vedr
nient'altro. Non gli importa di niente e di nessuno, tolti i suoi comodi.
Mi sorprenderebbe scoprire che ha un'idea politica qualsiasi.
E se ti sbagli?
Allora smetteremo di pubblicare. Andrs si raddrizz
e la abbracci, ma lei mantenne la schiena eretta e lo sguardo
fisso nel suo.
Non reggo il pensiero che potrebbe succederti qualcosa,
disse.
Sono un marito e un padre, ribatt lui, accarezzandole il
rilievo della spina dorsale. Smetter subito, se penso che ci
sia qualche serio pericolo.
In quel momento Tams ricominci a piangere, e Klra si
stacc da Andrs per andare a calmarlo. Lui rest in piedi tutta
la notte per finire il lavoro. Prima o poi Klra avrebbe compreso
le sue ragioni, ne era certo, anche quelle che non aveva
espresso a voce alta; quelle pi personali sulla differenza tra il
sentirsi in balia del destino o, in minima parte, esserne padrone.
Quel sabato sera, Andrs sapeva che avrebbe trovato Eppler
negli uffici del giornale, a combattere con le ultime revisioni
dell'edizione domenicale. Dopo cena lui e Mendel portarono le
loro pagine alla sede del quotidiano e lanciarono il loro appello.
Volevano il permesso di comporre e stampare cento copie del
Binario storto a settimana. Sarebbero venuti dopo l'orario
di lavoro e avrebbero usato l'antiquato torchio a mano che il
Giornale riservava strettamente alle emergenze.
Volete che vi regali carta e inchiostro? disse Eppler.
Consideratelo il contributo del Giornale degli ebrei ungheresi
al benessere dei lavoratori nel Munkaszolglat, disse
Mendel.
E il mio, di benessere? replic Eppler. Il direttore amministrativo
non fa che lagnarsi dei soldi. Che cosa dir quando
cominceranno a sparire le scorte?
Baster spiegargli che sono le ristrettezze della guerra.
Le patiamo gi, le ristrettezze della guerra!
Fatelo per Parisi, disse Mendel. Il ciclostile gli riempie
i disegni di macchie.
Eppler osserv le illustrazioni di Andrs attraverso la rifrazione
leggera delle lenti cerchiate in corno. Non male, questo
Hitler, comment. Avrei dovuto sfruttarti meglio quando
lavoravi per me.
Mi sfrutterete a dovere quando torner a lavorare per
voi, disse Andrs.
Se ci lasciate stampare Il binario storto, Parisi giura che
lavorer per voi quando avr chiuso col Munkaszolglat, aggiunse
Mendel.
Spero che torner a scuola, quando avr chiuso col Munkaszolglat.
Le tasse scolastiche dovr pur pagarle in qualche modo, disse Andrs.
Eppler fece un sospiro stentato ed estrasse di tasca un fazzolettone
con cui si asciug la fronte, poi diede un'occhiata
all'orologio a muro. Devo rimettermi al lavoro, disse. Potete
stampare cinquanta copie del vostro giornaletto, non una
di pi. Guai se vi fate beccare.
Vi baciamo le mani, Eppler-r, disse Mendel. Siete un
brav'uomo.
Sono un uomo amareggiato e deluso, concluse Eppler.
Per mi piace l'idea che una delle nostre macchine possa stampare
una voce vera, nelle condizioni in cui siamo.
Quando Andrs e Mendel diedero al maggiore Varsdi la
copia inaugurale del Binario storto, lui li premi ridendo a
crepapelle, tanto da dover prendere il fazzoletto e asciugarsi gli
occhi. Li lod per aver saputo alleviare la situazione, e opin
che il loro atteggiamento sarebbe servito da esempio agli altri
uomini. Lo spirito giusto, disse, indicandoli con la punta incandescente
del sigaro per ribadire il concetto, poteva alleggerire
qualunque carico. Quella sera Andrs annunci a Klra che
avevano avuto il permesso di pubblicare Il binario storto; lei
diede il proprio benestare, sebbene controvoglia. L'indomani
lui e Mendel distribuirono cinquanta copie del primo numero,
che si diffusero con la stessa rapidit e vennero consumate con
lo stesso piacere dei primi numeri dell'Oca delle nevi e La
mosca mordace. Varsdi prese ben presto l'abitudine di leggerlo ad alta voce agli ufficiali del Munkaszolglat che venivano a
pranzo allo scalo di Szentendre; le risate si sentivano scendere
dalla collina artificiale dove consumavano i loro eterni pasti.
Tutti a Szentendre volevano comparire sul giornale, perfino
i capisquadra e le guardie, che erano sembrati tanto arcigni
rispetto al maggiore. Anche Farag, il caposquadra di Andrs
e Mendel, un tipo lunatico che amava fischiettare le melodie
delle commedie americane ma prendeva a calci i suoi uomini
se gli saltava la mosca al naso, inizi a lanciare complici strizzatine
d'occhio ai suoi due lavoratori. Per compiacerlo ed evitarne
i calci, scrissero un articolo intitolato L'uccello canterino
di Szentendre, una critica musicale in cui encomiavano la
sua capacit di riprodurre qualsiasi melodia di Broadway fino
all'ultima biscroma. La terza settimana di lavoro offr un
tema inaspettato: a Szentendre arriv una vasta e misteriosa
fornitura di biancheria da donna. Gli uomini ne avevano gi
trasferita met sul treno quando qualcuno si domand che cosa
se ne facessero i soldati al fronte di centoquaranta reggiseni
imbottiti tedeschi. Gli ispettori, di fronte all'entusiasmante,
inebriante prospettiva della domanda che ci sarebbe stata sul
mercato nero per quei capi, destinarono tre squadre di ausiliari
a scaricare i reggiseni tedeschi dal treno e a trasferirli sui
camion coperti; a mezzogiorno, la pausa pranzo si mut in un
dfil delle brassire pi moderne prodotte dal Reich. Tanto i
lavoratori quanto le guardie sfilarono con i reggiseni a coppa
rigida, posando davanti ad Andrs perch potesse ritrarli. Anche
se il resto del pomeriggio se ne and in un'occupazione pi
faticosa arrivarono sei carichi di piccole munizioni da trasferire
sui treni Andrs quasi non si accorse della tensione alla
schiena n delle schegge di legno che gli si conficcavano nelle
mani. Stava riflettendo sulla serie di disegni che avrebbe fatto
L'eleganza berlinese alla conquista di Budapest! e valutando
quanto tempo bisognasse attendere prima di spostare il giornale
verso il loro obiettivo. Come si scopr, i carichi della settimana
successiva offrirono uno spunto perfetto. Per tre giorni
i camion consegnarono solo rifornimenti medici, come se ci
fosse da bloccare una forte emorragia a est. Mentre i soldati
trasferivano casse di morfina e materiale da sutura sui camion
del mercato nero, Andrs pens alle lettere di Tibor dall'ultima
destinazione della sua compagnia Non ho il necessario
per steccarlo o ingessarlo, n antibiotici, naturalmente e
cominci a elaborare mentalmente una nuova sezione. Si sarebbe
chiamata Reclami dal fronte, una serie di lettere da parte
degli ausiliari del Munkaszolglat a vari stadi di malattia, fame
e assideramento, a cui un rappresentante del KMOF avrebbe risposto
invitandoli a reagire e ad accettare le privazioni della
guerra: dove credevano di essere, quelle checche frignone? Si
comportassero da uomini, accidenti, e pensassero che le loro
sofferenze servivano la causa magiara. Andrs present l'idea
a Mendel quella sera in autobus, e la realizzarono la settimana
dopo, in un piccolo riquadro dell'ultima pagina.
A fine mese un cambiamento quasi impercettibile si era verificato
nella compagnia 79 della sesta divisione. Alcuni uomini
sembravano pi attenti a ci che accadeva quotidianamente nel
capannone delle ispezioni. Stretti in piccoli gruppi, osservavano
i soldati scaricare in gran fretta casse di cibo e indumenti con
il logo del KMOF. Seguivano il movimento delle casse dal treno
ai camion coperti, che poi guardavano uscire dai cancelli dello scalo. Andrs e Mendel, che avevano conquistato una certa
autorevolezza grazie al ruolo di editori del Binario storto,
iniziarono ad avvicinare i gruppi e a parlare con qualcuno. A
voce bassa fecero notare che i soldati non avevano molto tempo
per spostare la merce; pochi, piccoli aggiustamenti da parte
dei lavoratori avrebbero potuto ritardare i furti quel tanto che
bastava a spedire al fronte qualche bendaggio, qualche cassa di
cappotti in pi.
La settimana dopo, senza farsi notare, la compagnia 79 aveva
gi cominciato a tirarla per le lunghe durante le operazioni
di carico. Il cambiamento avvenne in maniera cos lenta e sottile
che i capisquadra non si accorsero della tendenza generale.
Andrs e Mendel s. Vi assistevano con una specie di quieto
trionfo, confrontando le proprie impressioni in dialoghi sussurrati
sull'autobus. Tutto suggeriva che il piccolo cambiamento
sperato fosse avvenuto. Ne ebbero conferma parlandone con
gli altri. Ovviamente non c'era modo di sapere se sarebbe stato
decisivo per gli uomini al fronte, ma almeno era qualcosa:
un minuscolo atto di protesta, un'unit di resistenza in quella
grande macchina che era il Munkaszolglat. La settimana dopo,
quando gli diedero la notizia, Frigyes Eppler distribu pacche
sulle spalle, offr il whisky di segale che teneva in ufficio e
si prese tutto il merito.
La domenica, quando non doveva andare a Szentendre, Andrs
pranzava con Klra in Benczur utca, ormai spoglia di tutto
a parte l'arredamento essenziale. Mentre mangiavano in giardino
a un lungo tavolo con una tovaglia bianca, Andrs aveva la
sensazione di essere piombato in una vita completamente diversa.
Non capiva come fosse possibile passare il sabato a caricare
sacchi di farina e casse di armi nei vagoni merci, e trascorrere
la domenica a bere un dolce Tocai e mangiare filetti di fogds
del Balaton in salsa di limone. Ogni tanto, ai pranzi di famiglia
domenicali faceva la sua comparsa Jzsef Hsz, spesso insieme
alla sua ragazza, la figlia allampanata di un ricco costruttore. Si
chiamava Zsfia. Lei e Jzsef erano amici dall'infanzia e avevano
giocato insieme sul lago Balaton, dove all'epoca i loro genitori,
d'estate, erano vicini di casa. Adesso, i due si sedevano
su una panchina in un angolo del giardino a fumare sigarette
sottili e scure, a chiacchierare tenendo le teste vicine vicine.
Gyrgy Hsz detestava il fumo. Avrebbe spedito il figlio a fumare
in strada, se non fosse stato in compagnia di Zsfia. Data
la situazione, fingeva di non vederli. Quella era una delle molte
finzioni che complicavano i pomeriggi in Benczur utca. A volte
era difficile tenerne il conto, tanto erano numerose. Fingevano
che Andrs non avesse caricato vagoni merci a Szentendre
per sei giorni mentre Jzsef dipingeva nel suo atelier a Buda;
fingevano che il lungo esilio di Klra in Francia non fosse mai
esistito; fingevano che ora fosse al sicuro, e che la graduale ma
costante sparizione dei quadri, tappeti e soprammobili di famiglia,
dei gioielli di Elza Hsz, di tutti i domestici tranne gli
indispensabili, della macchina con l'autista, del pianoforte con
lo sgabello dorato, degli inestimabili libri antichi e dei mobili
intarsiati, non servisse a sottrarre Klra alle autorit ma a tenere
Jzsef lontano dal Munkaszolglat.
A riprova dell'egocentrismo di Jzsef c'era la sua convinzione
di meritare quei sacrifici. I suoi lussi non erano diminuiti.
Nell'ampio e luminoso appartamento di Buda, viveva tra oggetti
racimolati nella dimora familiare: tappeti, cristalli e mobili
antichi portati via prima che cominciasse quel lento e costante
salasso. Andrs ci era stato una sola volta, nell'appartamento di
Jzsef, una sera qualche mese dopo la nascita di Tams. Il padrone
di casa aveva offerto loro una cena ordinata da Gundel,
il famoso, vecchio ristorante nel parco cittadino; aveva tenuto il
piccolo sulle ginocchia mentre Andrs e Klra mangiavano galletto
arrosto, insalata di asparagi bianchi e quiche di funghi.
Aveva decantato il cuginetto, la forma della testa e delle mani,
e dichiarato che era tutto sua madre. Con Andrs, Jzsef era
disinvolto e spontaneo, anche se conservava quella punta di risentimento
nata quando aveva saputo della sua relazione con
Klra. Era tipico di Jzsef mascherare qualunque imbarazzo
con l'umorismo: adesso, ogni volta che aveva occasione di pronunciarne
il nome, Andrs era zio Andrs. Dopo cena, li aveva
portati nella stanza esposta a nord in cui dipingeva e teneva alcune
grosse tele appoggiate al muro. Ultimamente era riuscito
a vendere quattro opere, aveva detto; grazie a un conoscente
di famiglia aveva cominciato a collaborare con Morie Papp, il
mercante di Vci utca che riforniva di arte contemporanea il bel
mondo ungherese. Andrs not con dispiacere che il lavoro di
Jzsef era nettamente migliorato da quando studiava a Parigi.
I suoi collage reti di colori scuri gettate su sfondi di ghiaia fina
e nera, ritagli di vecchi cartelli stradali e pezzi di rotaia si
potevano considerare buoni, addirittura evocativi dell'incertezza
e del terrore in cui l'Europa era precipitata. Ai complimenti
di Andrs, Jzsef aveva reagito come se gli fossero dovuti. Lui
aveva dovuto sforzarsi tutta la sera per non sbottare.
Le domeniche pomeriggio in Benczur utca, quando Jzsef
raggiungeva gli altri a tavola con la sua Zsfia, nove volte su
dieci parlava di quanto era noiosa Budapest nei mesi pi caldi,
e di quanto sarebbe stato meglio andare sul Balaton, e di cosa
avrebbero fatto in quel preciso istante se fossero stati l. Lui e
Zsfia attaccavano con qualche ricordo d'infanzia: il fratello di
lei che li aveva portati sul lago con una barca fallata, la volta in
cui erano stati male dopo aver mangiato meloni acerbi o quella
in cui Jzsef aveva cercato di montare il pony dell'amichetta ed
era stato disarcionato in un rovo di more. Zsfia rideva, l'anziana
signora Hsz sorrideva e annuiva al ricordo, e Gyrgy e
la moglie si guardavano, perch in fondo era stata la residenza
estiva a sottrarre Jzsef al servizio di lavoro.
Una domenica di inizio giugno, al loro arrivo Andrs e Klra
trovarono la panchina di Jzsef deserta. Per lui la prospettiva
di un pomeriggio senza il nipote era un sollievo. Tibor era
gi l con Ilana, che giocava sull'erba con il piccolo dm mentre
lui sedeva su una chaise-longue di vimini, gli occhi fissi
sulla tesa ripiegata del cappello da sole di sua moglie. Andrs
si lasci cadere su una sedia vicino al fratello. Era una giornata
caldissima e tersa, e non era la prima; l'erba nuova era floscia
per colpa della siccit. La settimana a Szentendre era stata particolarmente
dura, sopportabile solo perch Andrs sapeva che
la domenica si sarebbe seduto in quel giardino ombreggiato a
bere soda fredda con sciroppo di lamponi. Klra si era seduta
sull'erba con Ilana e teneva Tams in grembo. I due piccoli si
osservavano al solito modo, come stupefatti dall'esistenza al
mondo di un altro bambino. La giovane signora Hsz usc di
casa con una bottiglia di seltz, una brocchetta di sciroppo color
rubino e qualche bicchiere. Andrs sospir e chiuse gli occhi,
in attesa che il bicchiere di soda al lampone si materializzasse
sul tavolino basso al suo fianco.
Dov' vostro figlio oggi? domand Tibor a Elza Hsz.
Nello studio con suo padre.
Andrs colse una nota di tensione nella voce della cognata e
si riscosse dal torpore per osservarla attentamente mentre distribuiva
i bicchieri di soda. Gli ultimi cinque anni l'avevano
invecchiata. I capelli scuri, nonostante il taglio corto alla moda,
erano spruzzati d'argento; le zampe di gallina intorno agli
occhi si erano accentuate. Era dimagrita dall'ultima volta che
Andrs l'aveva vista, chiss se per l'ansia o perch mangiava
poco. Vagamente allarmato, si chiese di che cosa stessero discutendo
Jzsef e Gyrgy nello studio. Udiva le voci attraverso
le finestre aperte: i toni bassi e gravi del padre, le note pi
alte e indignate del figlio. Pochi minuti dopo Jzsef usc come
una furia dalla porta finestra, attravers il patio col pavimento
di terracotta e marci sul prato verso la madre, che era seduta
su una sdraio. Quando la raggiunse, le rivolse un'occhiata cos
furibonda che lei si alz.
Dimmi che non eri d'accordo, le chiese lui perentorio.
Non adesso, disse Elza Hsz posandogli una mano sul
braccio.
Perch no? Ci siamo tutti.
Elza lanci uno sguardo spaventato al marito, il quale dal
patio stava correndo verso gli altri. Gyrgy! Digli che non 
il momento.
Jzsef, piantala con questo discorso. Immediatamente, disse Gyrgy quando li raggiunse.
Non ve la lascio vendere, questa casa. E mia. Deve restare
una mia propriet, e intendo portarci a vivere mia moglie,
un giorno.
Vendere la casa? domand Klra. Che cosa vuoi dire?
Spiegaglielo, pap, fece Jzsef.
Gyrgy Hsz fissava il figlio con la sua espressione fredda e
severa. Vieni dentro.
No. Era stata l'anziana signora Hsz a parlare, le mani
salde sui braccioli della sedia di vimini. Klra ha il diritto
di sapere cosa sta succedendo.  ora di dirglielo.
Klra spostava lo sguardo da Jzsef alla madre al fratello, nel
tentativo di comprendere il senso di quella discussione. La casa
 tua, Gyrgy, disse. Se stai pensando di venderla, sono
sicura che devi avere una buona ragione. Ma  vero?  cos?
Non preoccuparti, Klra, rispose lui. Non c' ancora
niente di certo. Possiamo parlarne dopo mangiato, se vuoi.
No, ripet l'anziana signora Hsz. Bisogna parlarne
adesso. Klra dovrebbe partecipare alla decisione.
Ma non c' niente da decidere, ribatt la nuora. Non
abbiamo scelta. Non c' niente di cui parlare.
 tutta colpa di Lvi, disse Jzsef, girandosi verso Andrs.
Se non fosse stato per lui, non sarebbe successo niente.  stato
lui a convincerla a tornare in Ungheria.
Andrs incontr lo sguardo interrogativo di Klra, poi quello
adirato di Jzsef, col cuore che gli galoppava in petto. Si alz
e si piazz di fronte a Jzsef. Da' retta a tuo padre, disse.
Torna dentro.
Sulla bocca dell'altro apparve una piega sprezzante. Non
dirmi cosa devo fare, zio.
Adesso Tibor era in piedi vicino ad Andrs e guardava fisso
Jzsef. Bada a come parli, disse.
Perch non dovrei chiamarlo zio? E mio zio a tutti gli effetti.
Ha sposato mia zia. Sput ai piedi di Andrs.
Se Klra non lo avesse preso per un braccio in quell'istante,
Andrs avrebbe colpito Jzsef. Si sollev sugli avampiedi, i
pugni stretti. Odiava Jzsef Hsz. Lo stava scoprendo in quel
momento. Odiava tutto ci che era, tutto ci che rappresentava.
Sentiva la fragile impalcatura di ramoscelli che era la sua
vita sbilanciarsi, cominciare a crollare. Ed era colpa di Jzsef.
Avrebbe voluto strappargli i capelli, strappargli la bella camicia
di cotone dalla schiena.
Sedetevi, tutti e due, disse l'anziana signora Hsz. Fa
troppo caldo. Vi  andato il sangue alla testa.
Ah s? grid Jzsef. In fondo, sto solo perdendo la casa
della mia famiglia. Mamma ha ragione: non c' niente da decidere.
La decisione  gi stata presa, e nessuno mi ha consultato.
Mi avete tenuto all'oscuro, tutti quanti. Peggio, mi avete fatto
credere che fosse per me se dovevate rinunciare ai mobili, i
quadri, l'automobile, e Dio sa a quanti soldi! E per tutto questo
tempo abbiamo pagato per gli errori di Klara, e di suo marito.
Di che stai parlando? chiese Klra. Che cosa c'entriamo
io e Andrs?
Lui ti ha riportata qui. Tu sei tornata. Le autorit lo sanno
da quasi tre anni. Pensavi di poterti nascondere per sempre
dietro il tuo nome francese e quello da sposata? Non lo sapevi
che stavi mettendo in pericolo la tua famiglia?
Dimmi di cosa sta parlando, Gyrgy, fece Klra, girandosi
verso il fratello. Con il bambino su un fianco, si strinse ad Andrs.
Impossibile sfuggire alla verit, ormai. Nel modo pi sintetico
e chiaro possibile, Gyrgy spieg la situazione: madame
Novk aveva rivelato l'identit di Klra; avvicinato dalle autorit,
lui aveva escogitato una soluzione; sperava che la loro
avidit si saziasse o che si stancassero di quella storia prima di
costringerlo a vendere la casa; invece avevano perseverato, riducendo
la famiglia nello stato in cui si trovava.
Klra diventava sempre pi pallida mentre il fratello parlava.
Con una mano sulla bocca, spostava gli occhi da lui al marito.
Andrs, disse quando Gyrgy ebbe finito. Da quanto lo sai?
Dall'autunno scorso, rispose lui, obbligandosi a guardarla.
Lei fece un passo indietro e si sedette su una sedia di vimini.
Oddio, sospir. Lo sapevi e non me l'hai detto, per
tutto questo tempo.
Andrs voleva dirtelo, intervenne Gyrgy. Gli ho fatto
promettere di tacere. Pensavo non fosse il caso di preoccuparti,
nelle tue condizioni.
E tu gli hai dato retta? chiese lei ad Andrs. Hai pensato
che non fosse il caso di preoccuparmi, nelle mie condizioni?
Abbiamo litigato, su questo, disse Gyrgy. Lui sosteneva
che avresti preferito saperlo. Anche la mamma ha sempre pensato
che dovessi saperlo. Ma io ed Elza non eravamo d'accordo.
Klra piangeva di frustrazione, adesso. Si alz e prese a camminare
su e gi per il prato, con il figlio in braccio. Ma  una
tragedia, disse. Avrei potuto fare qualcosa. Avremmo potuto
trovare una soluzione. Solo che nessuno mi ha detto una parola!
Non una! Non mio marito. Neanche mia madre! Si volt ed
entr in casa. Andrs le and dietro, ma lei aveva gi afferrato
la giacca di cotone ed era uscita dal pesante portone insieme a
Tams. Andrs la segu fuori, sul marciapiede. Klra attravers
Benczur utca quasi di corsa in direzione di Bajza utca, la giacca
color melone che le sventolava alle spalle come una bandiera. I
capelli neri del bambino scintillavano al sole del pomeriggio, la
mano sulla schiena della mamma somigliava alla stella marina
che Klra portava fra i capelli nella Francia del Sud. Andrs la
inseguiva come allora. L'avrebbe rincorsa per tutta l'Europa, se
necessario. Ma il traffico all'angolo tra Bajza utca e Vrosligeti
fasor la costrinse a fermarsi, a rimanere immobile a guardare
il viavai, rifiutandosi di ammettere la presenza di Andrs. Lui
la affianc e tir su la giacca, che le era scivolata dalle spalle e
aveva una manica che strusciava sul marciapiede. Mentre gliela
risistemava addosso, la sent fremere di rabbia.
Non lo capisci? disse. Gyrgy ha ragione. Avresti rischiato
la vita tua e del bambino.
Scatt il semaforo e Klra attravers in direzione di Nefelejcs
utca, sempre a passo svelto. Lui la tallon.
Avevo paura che avresti cercato di partire, le disse. Io
dovevo tornare al servizio di lavoro. Non avrei potuto seguirti.
Lasciami in pace, disse lei. Non voglio parlare con te.
Lui stette al passo mentre lei si affrettava verso casa. Rispetto
Gyrgy, le disse ancora. Mi ha dato la sua fiducia.
Non potevo tradirlo.
Non voglio sentire niente.
Devi ascoltarmi, Klra. Non puoi scappare e basta.
Lei si gir a guardarlo, con Tams che piagnucolava sulla sua
spalla. Mi hai lasciato ridurre la mia famiglia sul lastrico, gli
disse. Hai deciso per me.
Gyrgy ha deciso, obiett Andrs. E vedi di scegliere bene
le parole. Tuo fratello non  sul lastrico. Se gli toccher trasferirsi
in un appartamento di otto stanze al piano rialzato, sopravviver.
 la mia casa, disse lei, ricominciando a piangere. La
casa della mia infanzia.
Anch'io ho perso la mia, se ti ricordi, sbott Andrs.
Lei si gir di nuovo e si incammin verso il loro palazzo. Davanti
al portone si frug affannosamente in tasca alla ricerca delle
chiavi. Andrs le tir fuori per lei e apr. Appena entrati udirono
lo zampillio della fontana e il rumore dei bambini che giocavano
alla settimana. Klra attravers il cortile di corsa e prese le scale;
i bambini si interruppero, coi cocci di vasellame stretti in mano.
I suoi passi veloci echeggiavano di rampa in rampa, una spirale
sonora man mano che saliva. Era scomparsa in casa quando lui
giunse in cima. La porta era aperta; l'aria in corridoio vibrava di
silenzio. Klra si era chiusa a chiave in camera da letto. Il bambino
piangeva, e Andrs la sent cercare di calmarlo: gli parlava,
gli chiedeva ad alta voce se avesse fame o si sentisse bagnato, lo
cullava su e gi per la stanza. Andrs and in cucina e appoggi
la testa sulla ghiacciaia fredda. Il suo istinto gli aveva suggerito
di dirle subito la verit. Perch non lo aveva fatto?
Si sedette e aspett che Klra uscisse. Aspett mentre le ombre
dei mobili si allungavano sul pavimento e si arrampicavano sulla
parete orientale. Si fece un caff e lo bevve. Tent di dare un'occhiata
al giornale, ma non c'era verso di concentrarsi. Aspett, le
mani giunte in grembo, e quando si stuf and davanti alla porta
in fondo al corridoio. Tocc la maniglia. Gli si abbass tra le dita,
e dall'altra parte c'era Klra. Il bambino dormiva sul letto, le
braccine alte sopra la testa come in un gesto di resa. Klra aveva
gli occhi rossi, i capelli sciolti sulle spalle. Era identica a Elisabet
quando Andrs era andato a vedere se riusciva a farla uscire dalla
sua stanza in rue de Svign. Si teneva un braccio sul petto e
una mano sulla spalla come se le facesse male. I suoi passi erano
risuonati sul pavimento della camera da letto per ore; ore in cui
doveva aver camminato con Tams in braccio.
Sediamoci, di, disse Andrs, prendendola per mano. La
condusse in salotto, fino al divano, e sedette con lei, con le dita
sempre intrecciate alle sue.
Mi dispiace, esord. Avrei dovuto dirtelo.
Klra si guard la mano chiusa in quella di lui, e si premette
il dorso dell'altra sugli occhi. Ho voluto credere
che fosse finita, disse.
Siamo tornati qui e abbiamo cominciato una vita
diversa. Non avevo pi paura. O almeno non temevo le cose
che mi spaventavano quando ho lasciato l'Ungheria.
Era questo che volevo, disse Andrs. Volevo che non
avessi paura.
Dovevi darmi fiducia e pensare che avrei agito nel modo
giusto, disse lei. Non avrei messo in pericolo nostro figlio.
Non avrei cercato di espatriare mentre tu eri nel Munkaszolglat.
Ma che cosa avresti fatto? Che cosa faremo adesso?
Ce ne andremo, disse lei. Ce ne andremo tutti, prima
che Gyrgy perda quel che  rimasto. Anche se non pu tenere
la casa, non  in miseria. Si pu salvare ancora molto. Parleremo
con quel Klein, io e te, e gli chiederemo di organizzare il
viaggio. Dobbiamo cercare di arrivare in Palestina. Da l forse
 pi facile raggiungere gli Stati Uniti.
Vuoi vendere la casa e la scuola di danza a Parigi.
Certo, disse lei. Pensa a quanto ha gi perso mio fratello.
Ma come li convinciamo a non chiedergli altri soldi? Se
scappi, non gli staranno addosso per farsi dire dove sei?
Deve venire anche lui. Deve vendere tutto quello che gli 
rimasto e scappare il prima possibile.
E tua madre? E i miei genitori? E Mtys? Non possiamo
andarcene senza sapere cosa gli  successo. Ne abbiamo parlato,
Klra. Non possiamo.
Li porteremo con noi, i nostri genitori. Faremo in modo
che abbia un passaggio anche Mtys, se torna in tempo.
E se non torna in tempo?
Allora parleremo con Klein e faremo in modo che ci raggiunga
quando torna davvero.
Ascoltami. Centinaia e centinaia di persone sono morte
mentre cercavano di arrivare in Palestina.
Lo capisco. Ma dobbiamo provarci. Se restiamo qua, dissangueranno
la mia famiglia fino all'ultima goccia. E alla fine
magari vorranno altri soldi.
Andrs rimase in silenzio a lungo. Sai come la pensa Tibor, disse. Voleva che ce ne andassimo molto tempo fa.
E tu come la pensi?
Non lo so. Non lo so.
Il petto di Klra si alz e si abbass sotto il drappeggio della
camicetta: Devi capire, gli disse, che non posso stare
qui e permettere a noi o alla mia famiglia di essere trattati cos.
Non l'ho permesso allora e non succeder neanche adesso.
Andrs capiva. E ovviamente sapeva che era nella sua natura.
Per questo Gyrgy non le aveva detto niente. Avrebbero
dovuto lasciare l'Ungheria. Avrebbero venduto la propriet a
Parigi; sarebbero andati da Klein e lo avrebbero pregato di organizzare
un ultimo viaggio. Quella sera avrebbero iniziato a
pianificarlo. Ma per il momento non c'era altro da dire. Andrs
le prese di nuovo la mano e Klra lo guard, e lui seppe che lei
capiva perch le avesse nascosto la verit per tutti quei mesi.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Passaggio a est.
...
.
...
Nelle settimane che seguirono Andrs cerc di non pensare
allo Struma. Cerc di non pensare alle persone ingannate che si
erano ritrovate a bordo di un relitto, senza viveri e mal equipaggiate
per il viaggio. Cerc di non pensare al Danubio, alla paura
costante di essere scoperti, alla moglie e al figlio provati dalla
mancanza di cibo e acqua; cerc di non pensare al fratello e
ai genitori che sarebbero rimasti in Europa. Cerc di concentrarsi
solo sulla necessit di espatriare, su come organizzare il
viaggio. Telegraf a Rosen per informarlo che la situazione era
cambiata, all'improvviso era diventata pi urgente. Due settimane
dopo, Rosen gli rispose per posta aerea annunciandogli
che Shalhevet si era assicurata sei visti d'emergenza sei! per
lui, Klra, Tibor, Ilana e i bambini. Una volta giunti in Palestina,
scriveva Rosen, sarebbe stato pi facile predisporre gli
altri visti: per Mendel Horovitz, che sarebbe stato preziosissimo
per lo Jishuv; per Gyrgy ed Elza, per i genitori di Andrs
e il resto della famiglia. Non c'era tempo di festeggiare la notizia;
c'erano troppe cose da fare. Klra doveva scrivere al suo
avvocato di Parigi per accelerare la vendita della casa. Andrs
doveva scrivere ai genitori per spiegare cosa stava succedendo
e perch. E dovevano vedersi con Klein.
Fu Klra ad avere l'idea di andarci insieme, tutti e sei. Credeva
che Klein sarebbe stato pi propenso ad aiutarli se avesse
conosciuto le persone che poteva salvare. Decisero di andare
una domenica pomeriggio; indossarono il vestito buono e si
avviarono spingendo i passeggini. Klra e Ilana camminavano
davanti, i cappelli estivi accostati fra loro come due campanule.
Andrs e Tibor le seguivano da presso. Potevano essere una
qualsiasi famiglia ungherese uscita a spasso la domenica. Nessuno
avrebbe indovinato che mancava il settimo componente,
un fratello disperso in Ucraina. Nessuno avrebbe indovinato
che stavano cercando di organizzare la fuga dall'Europa. Klra
custodiva nella pochette un telegramma dell'avvocato, dove si
diceva che la casa di rue de Svign sarebbe stata venduta per
novantamila franchi e che il trasferimento della somma ricavata
dalla transazione, sebbene difficoltoso, sarebbe avvenuto
tramite certi suoi agganci a Vienna, che a loro volta avevano
agganci a Budapest. Nulla sarebbe risultato a nome di Klra;
la propriet dell'edificio era gi stata ufficialmente trasferita
all'avvocato, che non era ebreo, perch la legge in Francia ormai
vietava agli ebrei il possesso di beni immobili. Ovviamente
tutti avrebbero via via intascato la propria parte, ma se la
vendita fosse andata a buon fine sarebbero rimasti ancora settantamila
franchi. Nessuno avrebbe immaginato, guardando
Klra camminare in Vci ut quella domenica pomeriggio l'esile
schiena eretta, i lineamenti composti sotto l'ombra celeste del
cappello con quale tristezza due sere prima avesse preparato
il telegramma per l'avvocato, autorizzandolo alla vendita. Era
passato tanto tempo da quando lei e Andrs avevano immaginato
di poter tornare e riprendere la loro vita parigina. Ma
l'appartamento e la scuola di danza erano cose reali che ancora
le appartenevano, cose che per lei marcavano un territorio
nella citt dove aveva trovato asilo per diciassette anni. Grazie
a quella propriet l'impossibile era sembrato possibile; si erano
illusi che tutto potesse cambiare, che un giorno sarebbero tornati.
La decisione di vendere la casa e la scuola aveva un che
di definitivo. Rinunciavano a quella fonte di speranza per finanziare
un viaggio disperato che aveva ottime probabilit di
fallire, verso un luogo del tutto ignoto, un territorio assediato
nel deserto e governato dagli inglesi. Ma ormai avevano deciso.
Avrebbero fatto un tentativo. E cos Klra aveva scritto
all'avvocato, incaricandolo di inviare il ricavato della vendita
ai suoi prestanome di Vienna e Budapest.
Nella casa di Frangepn kz, dove il tempo si era fermato
e anche il sole che filtrava dalle nuvole alte sembrava antico,
trovarono le capre da latte che belavano in giardino e strattonavano
un mucchio di fieno dolce. Tams, che aveva sette mesi,
le fiss incantato. Guard Klra come per chiedere se c'era da
preoccuparsi. Quando vide che la mamma sorrideva, si gir di
nuovo verso le capre e le indic col dito.
I nostri figli sono bambini di citt, disse Tibor. Alla
sua et io avevo visto un migliaio di capre.
Forse non resteranno bambini di citt per molto, disse Klra.
Si allontanarono dalle capre e percorsero il vialetto di pietra
fino alla porta. Tibor buss e venne ad aprire la nonna di Klein,
i capelli bianchi nascosti da un fazzoletto, il vestito coperto da
un grembiule a ricami rossi. Dalla cucina arrivava odore di involtini
di cavolo. Andrs, sfinito dalla settimana di lavoro, fu
assalito da una fame spaventosa. La nonna di Klein li fece entrare
nel salotto luminoso, dove l'anziano signor Klein sedeva
in poltrona con i piedi a mollo in una bacinella. Portava la stessa
vestaglia sbiadita dell'altra volta; i capelli sporgevano sempre
in fuori come due ali, come se la testa volesse prendere il volo.
Una nuvola fragrante di t gli avviluppava le gambe. Alz la
mano in segno di saluto.
Mio marito ha i calli che gli fanno male, disse la signora.
Altrimenti si alzerebbe a darvi il benvenuto.
Ma certo, benvenuti, disse il vecchio e accenn un cortese
inchino. Prego, accomodatevi.
La signora Klein and nel corridoio tappezzato di foto a chiamare
il nipote. Nessuno di loro si sedette, malgrado l'invito
dell'anziano Klein. Aspettarono stretti in gruppo, osservando
i mobili antichi e la profusione di foto. Andrs vide gli occhi di
Klra scorrere le immagini della famigliola il bambino che doveva
essere Klein da piccolo, la donna bella e misteriosa, l'uomo
dagli occhi tristi e gli parve di nuovo che la casa racchiudesse
il fantasma di un antico lutto. Anche Klra doveva averlo intuito;
si avvicin di pi a Tams e gli pass il pollice sulla bocca,
come a rimuovere un'invisibile pellicola di latte.
Klein segu la nonna in corridoio e sbuc in salotto. Lei si rintan
in cucina; il nipote avanz, battendo le palpebre alla luce
pomeridiana. Andrs si chiese da quanto tempo non emergesse
dalla sua tana piena di faldoni, mappe e radio. Aveva le occhiaie,
i capelli duri di sporco. Portava una canottiera di cotone e un
paio di pantaloni macchiati d'inchiostro. Era scalzo. Aveva bisogno
di farsi la barba. Scrut tutto il gruppo e scosse la testa.
No, disse. No, ve lo ripeto. Non si pu fare.
Mentre parlate preparo un po' di t, url sua nonna dalla
cucina.
No, niente t, url lui di rimando. Non dobbiamo parlare.
I signori se ne vanno. Chiaro? Ma sentirono aprire e chiudere
una credenza, l'acqua scrosciare nell'alveo metallico di un bollitore.
Klein alz le mani al soffitto.
Non essere maleducato, disse l'anziano Klein al nipote.
Con tutta la strada che hanno fatto.
Quello che mi chiedete  impossibile, ribad Klein, rivolgendosi
ad Andrs e Tibor. Impossibile e illegale. Potreste
finire tutti in galera, o sottoterra.
Abbiamo tenuto conto anche di questo, disse Klra, chiedendogli
attenzione col tono. Ma vogliamo partire lo stesso.
Impossibile! ripet Klein.
Ma  quello che fai, supplic Andrs. Lo hai gi fatto altre
volte. Possiamo pagarti. Abbiamo i soldi, o li avremo fra breve.
Abbassa la voce, disse Klein. La finestra  aperta. Non
si sa mai chi potrebbe ascoltare.
Andrs abbass la voce. La nostra situazione  diventata
urgente, sussurr. Vogliamo che ci organizzi il viaggio, e
poi vogliamo far espatriare il resto della famiglia.
Klein si sedette sul divano e si prese la testa fra le mani. Fatevi
aiutare da qualcun altro, disse.
Perch dovrebbero? disse il nonno. Tu sei il migliore.
Klein fece un verso rauco d'insofferenza. La nonna, finito di
preparare in cucina, spinse in salotto un carrellino con il t, lo
parcheggi accanto al divano e cominci a riempire delle tazze
Herend che sembravano antiche.
Se non li aiuti, allora si che andranno da qualcun altro, disse,
in tono di quieto rimprovero. Drizz la testa, smettendo un
attimo di servire il t per scrutare Klra, come se il futuro fosse
scritto sul plumetis del suo vestito. Andranno da Pi Behrenbohm,
che li mander via. Andranno da Szszon. Da Blum. E
se non funzioner neanche con lui, andranno da Jnos Speitzer.
E tu sai che cosa succeder. Serv il t, offrendo zucchero e
latte, e ne vers un'ultima tazza per s.
Klein spost lo sguardo dalla nonna ad Andrs e Klra, Tibor e
Ilana e i bambini. Si pul i palmi sulla canottiera. Era uno contro
tutti. Alz le mani sconfitto. Sar il vostro funerale, disse.
Prego, sedetevi a bere il t, disse la nonna di Klein. E
tu, Mikls, non c' bisogno di usare un linguaggio cos macabro.
Si accomodarono intorno a un tavolo e bevvero lo strano t
affumicato che la signora Klein aveva preparato per loro. Sapeva
di braci ardenti e ricord ad Andrs l'autunno. Discussero
a bassa voce i dettagli del viaggio: Klein avrebbe organizzato
il trasporto sul Danubio con un amico che possedeva
una chiatta, le famiglie sarebbero state nascoste in due cabine
ricavate ingegnosamente nella stiva, ai bambini bisognava
dare latte narcotizzato per evitare che piangessero, dovevano
portare scorte di cibo sufficienti per due settimane, perch un
viaggio che normalmente sarebbe durato pochi giorni poteva
allungarsi un bel po' in tempo di guerra. Klein avrebbe dovuto
informarsi sulle navi in partenza dalla Romania, su dove
e come ottenere un passaggio a bordo per loro. Ci sarebbero
voluti un paio di mesi per organizzare il viaggio, se tutto
andava bene. Lui non era un truffatore come Jnos Speitzer.
Non avrebbe prenotato un viaggio su una barca in avaria, n
consigliato di portare meno cibo del necessario per costringerli
a comprarne altro da suoi amici a prezzi infami. Non li
avrebbe affidati a un equipaggio che avrebbe rubato i bagagli
o impedito loro di scendere a cercare un medico in caso di necessit.
N avrebbe fatto false promesse sulla sicurezza o la
buona riuscita. Qualcosa poteva andare storto, in qualunque
momento. Dovevano metterselo in testa.
Quando Klein ebbe finito, si riappoggi al divano e si gratt
il petto da sopra la canottiera. Funziona cos, concluse. 
un viaggio duro, rischioso. Non ci sono garanzie.
Klra si sporse dalla sedia e pos la tazza sul tavolino. Non
ci sono garanzie, ripet. Ma almeno avremo una possibilit.
Non voglio fare ipotesi sulle possibilit che avrete, disse
Klein. Ma se volete ancora avvalervi dei miei servizi, sono
disponibile.
Si scambiarono uno sguardo: Andrs e Klra, Tibor e Ilana.
Erano pronti. Era quello che avevano sperato. Certo, disse
Tibor. Correremo qualunque rischio.
Gli uomini si strinsero la mano e presero appuntamento per
la settimana dopo. Klein fece un inchino alle signore e si ritir
in corridoio, dove sentirono aprire e chiudere la porta della sua
stanza. Andrs lo immagin mentre prendeva una nuova cartellina
da una scatola e scriveva il loro cognome sulla targhetta. Il
pensiero lo riemp di terrore. Una marea di fascicoli. Accatastati
sul letto, la scrivania, la cassettiera. Che fine avevano fatto tutte
quelle persone? Quante erano riuscite ad arrivare in Palestina?
La sera dopo Klra and a scusarsi con il fratello. Lei e
Andrs raggiunsero a piedi la casa in Benczur utca, spingendo
Tams sul passeggino. Nello studio di Gyrgy, Klra prese le
mani del fratello e gli chiese di perdonarla, di comprendere il
suo stupore e la sua incapacit, in quel momento, di apprezzare
il suo gesto. Odiava il pensiero di avergli gi fatto perdere
un'enorme fetta del patrimonio. Aveva autorizzato la vendita
della casa a Parigi, gli disse, e avrebbe cominciato a ripagare il debito
appena fosse entrata in possesso del denaro.
Ma tu non mi devi niente, disse Gyrgy. Quello che 
mio  tuo. E comunque le cose che possedevo venivano in gran
parte dall'eredit di nostro padre. Sbaglieresti a darmi soldi adesso.
Quelle sanguisughe troverebbero il modo di impadronirsene.
Ma che cosa posso fare? chiese lei con le lacrime agli occhi.
Come posso ripagarti?
Puoi perdonarmi di avere agito a tuo nome senza che ne
fossi informata. E magari convincere tuo marito a perdonarmi
di averlo costretto a tenertelo segreto.
Ma certo, disse Klra; Andrs disse che lo perdonava.
Tutti concordavano sul fatto che Gyrgy avesse agito nell'interesse
di Klra e lui espresse la speranza che anche suo figlio
cercasse il perdono di Klra e Andrs. Ma mentre parlava, la
sua voce trem e si spezz.
Che c'? chiese Klra. Che cos' successo?
Lo hanno richiamato, rispose Gyrgy. Stavolta dovr
andare. Non posso pi impedirlo. Abbiamo offerto una percentuale
sul ricavato dalla vendita della casa, ma non sono interessati
ai soldi. Vogliono dare una punizione esemplare ai giovani
come Jzsef.
Oh, Gyrgy, disse Klra.
Andrs rest ammutolito. Immaginare Jzsef Hsz nel
Munkaszolglat era come immaginare Mikls Horthy prendere
l'autobus al mattino da buda a Szentendre, con un cappotto
sbrindellato e una gavetta in mano. L per l prov soddisfazione.
Perch Jzsef non doveva andare in un campo di lavoro,
quando lui ci aveva gi passato due anni e non aveva ancora finito?
Ma l'espressione affranta di Gyrgy lo riport in s. Indipendentemente
da tutto, Jzsef era il figlio di suo cognato.
Non sono stato tanto bravo a educare mio figlio, disse
Gyrgy, girando lo sguardo verso la finestra. Gli ho dato tutto
quello che voleva, ho cercato di proteggerlo da ogni sofferenza.
Ma gli ho dato troppo, l'ho protetto troppo. E cos crede che
il mondo debba prostrarsi ai suoi piedi. Ha vissuto tranquillo
e beato a Buda mentre gli altri partivano al suo posto. Adesso
dovr far conto sulla sua forza e la sua intelligenza, come tutti.
Spero non gli manchino n l'una n l'altra.
Forse potrebbe essere assegnato a una compagnia vicino a
casa, disse Andrs.
Non dipender da lui, disse Gyrgy. Lo manderanno
dove vogliono.
Posso scrivere al generale Mrton.
Tu non devi niente a Jzsef, disse Gyrgy.
Mi ha aiutato a Parigi. Pi di una volta.
Gyrgy annu lentamente. Sa essere generoso quando vuole.
Andrs scriver al generale, disse Klra. E poi forse
Jzsef verr in Palestina, con tutti noi.
In Palestina? disse Gyrgy. Voi non andate in Palestina.
S, disse Klra. Non abbiamo scelta.
Ma cara, non c' modo di andare in Palestina.
Klra gli spieg di Klein. Mentre l'ascoltava, lo sguardo di
Gyrgy si fece severo.
Non capisci? sbott. Per questo ho pagato il ministero
della Giustizia. Per questo ho venduto i quadri, i tappeti e i
mobili. Per questo sto vendendo la casa! Per evitarti di correre
un rischio cos stupido.
Sarebbe stupido gettare via quel che ci rimane, disse Klra.
Gyrgy si rivolse ad Andrs. Ti prego, dimmi che non sei
d'accordo con questa pazzia.
Mio fratello ha assistito al massacro nel Dlvidk. Pensa
che qui potrebbe succedere la stessa cosa, se non di peggio.
Gyrgy si abbandon sulla sedia, con il viso pallido come un
lenzuolo. Da fuori udirono i tamburi e gli ottoni di una banda
militare, probabilmente in marcia da Andrssy t alla piazza
degli Eroi. E noi? disse, con un filo di voce. Che cosa
succeder quando scopriranno che siete fuggiti? Chi credete
che interrogheranno? Ci accuseranno di avervi fatti sparire.
Devi venire con noi in Palestina, disse Klra.
Suo fratello scosse la testa. Non se ne parla. Sono troppo
vecchio per cominciare una nuova vita.
Ma non hai scelta! disse lei. Ti hanno portato via la
posizione, il patrimonio, la casa. Adesso ti portano via il figlio.
Stai solo sognando, disse lui.
Vorrei che ne parlassi con Elza. Entro la fine dell'anno precetteranno
anche te. Elza e la mamma resteranno sole.
Gyrgy sfior il tampone di carta assorbente con i pollici.
Aveva davanti una pila di incartamenti, un voluminoso fascio di
documenti legali color avorio. Vedi questi? disse spingendo
i fogli. Sono le carte del passaggio di propriet della casa.
Chi l'ha comprata? chiese Klra.
Il figlio del ministro della Giustizia. Sua moglie ha partorito
il loro sesto rampollo, se non sbaglio.
Ossignore, disse Klra. Metteranno a soqquadro dalla
prima all'ultima stanza.
Dove vi trasferite? chiese Andrs.
Ho trovato un appartamento in un palazzo in cima ad
Andrssy ut...  piuttosto imponente, o almeno cos era un
tempo. Secondo questi documenti possiamo portare via i mobili
che ci sono rimasti. Abbracci con un gesto la stanza spoglia.
Ti prego, parlane con Elza, disse Klra.
Sei bambini in questa casa, disse Gyrgy e sospir. Che
disastro.
La reazione del generale Mrton fu rapida e solidale, ma di
modesta portata: la sua soluzione fu assicurare a Jzsef un posto
nella compagnia 79 della sesta divisione. Quando arriv la notizia,
Andrs si sent come se lo avessero punito personalmente.
Quella era la ricompensa per la soddisfazione provata quando
aveva appreso che Jzsef era stato precettato. Ora, ogni mattina,
Jzsef era l alla fermata di buda, e sembrava un ufficiale
con la sua uniforme linda e il berretto militare ancora intatto.
Fu assegnato al gruppo di Andrs e Mendel e obbligato a caricare
i vagoni merci come gli altri. Per tutta la prima settimana
guard storto Andrs ogni volta che ne aveva l'occasione, come
se fosse colpa sua, come se fosse lui il responsabile delle sue
vesciche alle mani e ai piedi, del suo mal di schiena, della pelle
ustionata dal sole. Il caposquadra lo copr di improperi per la
sua lentezza, la sua infingardaggine; quando si ribell, Farag
lo butt per terra con un calcio e gli sput in faccia. Da quel
momento Jzsef fece il suo lavoro senza fiatare.
Giugno divent luglio e il periodo di siccit fin. Ogni pomeriggio
il cielo si schiudeva lasciando cadere una dolce pioggia sul
tedio di Szentendre. Gli edifici in mattoni gialli dello scalo ferroviario
ingrigivano. Sulle colline oltre il fiume, gli alberi rimasti
immobili nella polvere scuotevano le foglie e agitavano i rami
al vento. Erbacce e fiori affollavano gli spazi fra le traversine, e
un mattino piccole rane scesero come una piaga su Szentendre.
Se le trovavano dappertutto, sotto i piedi, giunte da chiss dove,
piccole come monete, color sedano, che sfrecciavano impazzite
verso il fiume. Li costrinsero a imprecare e saltellare per due
giorni, poi scomparvero misteriosamente come erano arrivate.
Da bambino Andrs aveva amato quel periodo dell'anno, quando
nuotava nella gora del mulino, mangiava le fragole bollenti di
sole direttamente dalla pianta, si nascondeva all'ombra dell'erba
alta e fresca e guardava le formiche prese dal loro frenetico tran
tran. Ora c'era solo la fatica estenuante di quello scalo merci e
la prospettiva della fuga. Di notte, nelle poche ore che passava
a casa, teneva in braccio il figlio addormentato mentre Klra gli
leggeva brani di Bialik, Brenner o Herzl, descrizioni della Palestina
e della miracolosa trasformazione attuata dai coloni. Aveva
cominciato a immaginare la sua famiglia trapiantata fra alberi
di arancio e api domestiche, lo scudo bronzeo del mare che scintillava
in basso, suo figlio che diventava alto nell'aria salmastra.
Cercava di non pensare alle inevitabili difficolt del viaggio. Conosceva
bene le tribolazioni, come Klra. Perfino i suoi genitori,
il cui recente trasferimento a Debrecen rappresentava lo spostamento
geografico pi significativo della loro vita da coniugi,
avevano accettato di partire se fosse stato possibile, se avessero
ottenuto il visto d'ingresso; non accettavano che un continente,
un mare, li separasse da figli e nipoti.
Finita la siccit il viaggio cominci a prendere forma. Klein
aveva individuato un certo Szab, capitano di una chiatta che
li avrebbe portati al confine rumeno, e un altro, Ivanescu, che li
avrebbe condotti a Costanza; prenot a nome della famiglia Gedalya
un passaggio sul Trasnet, un ex peschereccio che era stato
riconvertito in imbarcazione per il traffico dei profughi. Dovevano
prepararsi a essere in tanti e affamati, surriscaldati, disidratati,
in preda al mal di mare, trattenuti per giorni nei porti
turchi dove non potevano correre il rischio di sbarcare; dovevano
portare con s solo il necessario. Dovevano essere contenti
di partire in estate, con il mare calmo. Avrebbero attraversato
il Bosforo superando Istanbul, proseguendo fino al mare Egeo;
da l si sarebbero spostati nel Mediterraneo, e se fossero riusciti
a eludere i guardacoste e i sottomarini avrebbero attraccato
tre giorni dopo a Haifa. Il viaggio sarebbe durato in tutto due
settimane, salvo contrattempi. Sarebbero partiti il 2 agosto.
Klra aveva un vecchio calendario da parete in legno con l'immagine
di un uccello azzurro sopra un ramo di ciliegio. Tre finestrelle
riportavano la data e il giorno della settimana; ogni mattina,
prima di partire per Szentendre, Andrs girava in avanti
la rotellina. La gir per tutti i giorni fradici e temporaleschi di
luglio, passando dai numeri a una cifra a quelli a due cifre, mentre
i progetti per il viaggio proseguivano. Radunarono abiti, stivali,
cappelli; fecero e disfecero le valigie, cercando di decidere
come farci entrare pi roba possibile. La domenica pomeriggio
andavano insieme in citt, riempiendosi la mente delle cose che
volevano ricordare: la verde bruma d'aria rinfrescata dal fiume
intorno all'isola Margherita; la vibrazione monotona delle auto
che attraversavano il ponte Szchenyi; l'odore di erba tagliata e
zolfo di sorgente termale nel Vrosliget; lo strato solido e asciutto
della pista di pattinaggio; il grigio lungofiume dove Andrs
aveva camminato con il fratello un secolo prima, quando erano
due studenti appena diplomati che vivevano in una stanza di
Hrsfa utca. C'era la sinagoga dove si erano sposati lui e Klra,
l'ospedale dove era nato il figlio, il piccolo e luminoso studio
dove Klra teneva le sue lezioni private. C'era l'appartamento
in Nefelejcs utca, il primo in cui avevano convissuto. E poi
c'erano i tormentati luoghi cui non avrebbero detto addio: la casa
di Benczur utca, adesso vuota in attesa che arrivasse il figlio
del ministro della Giustizia; il teatro dell'opera, con i corridoi
echeggianti; la nicchia nel vicolo dove era successo quel che era
successo tanto tempo prima.
Una domenica, a due settimane dalla partenza, Andrs and
a trovare Klein da solo. Dalla Palestina era arrivato il pacchetto
con i visti d'ingresso. Era l'ultima cosa che mancava al loro
fascicolo, quell'insieme di fogli bianchi e croccanti con il sigillo
del ministero dell'interno britannico e il francobollo con la
stella di David dello Jishuv. Klein ne avrebbe fatte alcune copie
per tenerle da parte nel caso fosse successo qualcosa agli originali.
Quando Andrs arriv, il nonno di Klein stava dando da
mangiare alle capre in cortile. Si port una mano al cappello.
Fra poco partite, disse.
Ancora due settimane.
Sapevo che mio nipote avrebbe trovato una soluzione.
Sembra esserci portato.
Nostro nipote  cos. Uguale al padre, sempre a fare progetti,
a lavorare con i suoi marchingegni, a realizzare piani. Era un
inventore, il suo nome sarebbe diventato celebre, se fosse vissuto.
Gli spieg che i genitori di suo nipote erano morti d'influenza
quando Mikls portava ancora i calzoni corti; erano la
coppia ritratta nella fotografia, come aveva intuito Andrs. Un
altro figlio sarebbe rimasto distrutto da quella perdita, disse il
nonno, ma Mikls no. A scuola aveva preso ottimi voti, specialmente
in scienze sociali, e da grande era diventato una specie di
inventore: creava possibilit dove non ne esistevano.
Per noi trovarlo  stato un vero colpo di fortuna, disse
Andrs.
Vi auguro di averne ancora, disse il nonno. Sput tre
volte e tocc il davanzale in legno dell'ovile. Vi auguro che il
viaggio per la Palestina sia memorabile, ma solo perch vi annoierete
a morte.
Andrs lo ringrazi toccandosi il cappello e attravers il vialetto
fino alla porta. La nonna di Klein era in salotto, seduta in
poltrona con un cerchio da ricamo in grembo. Il disegno, tratteggiato
a minuscole X dorate, mostrava una challah intrecciata
e la parola shabbos in caratteri ebraici.
 per la vostra tavola in Terra Santa, disse.
Oh no, si scherm Andrs.  troppo bella. Pens alle
valigie piene zeppe, in cui non entrava pi neanche uno spillo.
Ma alla nonna di Klein non si poteva nascondere nulla. Tua
moglie pu cucirla nella fodera del soprabito, disse. Contiene
un portafortuna.
Dove?
Gli mostr due minuscoli caratteri ebraici ricamati a punto croce
sulla punta della challah.  il numero diciotto. Chai. La vita.
Andrs ringrazi con un cenno del capo. Siete troppo gentile, disse. Ci avete aiutato fin dal primo momento.
Mio nipote ti aspetta in camera sua. Prego.
Klein sedeva sul letto nella sua tana stipata di fascicoli, con
i capelli sconvolti, senza camicia, davanti a una radio sventrata
sulla coperta. Se era scarmigliato e puzzolente la prima volta che
Andrs lo aveva incontrato, ora, dopo un mese passato a progettare
la loro fuga, sembrava regredito a uno stadio preistorico
dell'esistenza. Aveva la barba nera e incolta. Andrs non ricordava
pi da quando non gli vedeva addosso una camicia.
Mandava un odore che ricordava le baracche nei Precarpazi. Se
non fosse stato per la finestra aperta e la brezza che sfogliava le
cataste di documenti, nessuno avrebbe resistito a lungo in quella
stanza. Eppure, l sulla scrivania c'era uno spazio sgombro su cui
era aperto un fascicolo, con un itinerario di viaggio spillato da
una parte e una voluminosa pila di istruzioni dall'altra. Gedalya,
il loro nome in codice, sull'etichetta. E nelle mani di Andrs il
tassello finale, i documenti che avrebbero completato il mosaico,
la parte legale del loro viaggio illegale. Prima di progettarlo
non aveva mai immaginato che tra l'emigrazione dall'Ungheria
e l'immigrazione in Palestina potesse esserci un dedalo bizantino
come quello. Klein s'infil un minuscolo cacciavite nella cintura e
alz le sopracciglia. Andrs gli pos i documenti sulle ginocchia.
Sono autentici, disse Klein, sfiorando le lettere in rilievo
del sigillo britannico. I suoi occhi cerchiati incontrarono quelli
di Andrs. Bene. C' tutto. Siete pronti.
Non abbiamo parlato di soldi.
S, invece. Klein prese il fascicolo ed estrasse una pagina
strappata da un quaderno di computisteria, un elenco di cifre
scritto con la sua sottile calligrafia inclinata a sinistra. Il costo dei
documenti falsi, nel caso li avessero scoperti. Il compenso per i
capitani della chiatta e dei pescherecci, la quota per il carburante
del viaggio, per il vitto, per l'acqua e i soldi extra per le bustarelle,
le tasse portuali e l'assicurazione supplementare, perch negli
ultimi mesi tante navi erano state colpite accidentalmente dai siluri
nel Mediterraneo. Andava pagato tutto di persona, poco per
volta durante il tragitto. Siamo gi a posto, disse.
Mi riferivo al tuo compenso, disse Andrs. Non ne abbiamo
parlato.
Klein si rabbui. Non offendermi.
Non ti sto offendendo.
Secondo te mi serve qualcosa?
Una camicia, rispose Andrs. Un bagno. Magari una
radio nuova.
Non prendo soldi da te.
 assurdo.
 cos e basta.
Se non vuoi prenderli per te, almeno prendili per i tuoi nonni.
Hanno tutto il necessario.
Non fare l'idiota, disse Andrs. Possiamo darti duemila
peng. Pensa a come potresti usarli.
Duemila, cinquemila, centomila... Chi se ne frega! Questo
non  lavoro retribuito, chiaro? Se volevi pagare, dovevi
andare da Behrenbohm o da Speitzer. I miei servizi non sono
in vendita.
Se non vuoi soldi, che cosa vuoi?
Klein si strinse nelle spalle. Voglio che funzioni. E poi voglio
rifarlo per qualcun altro, e poi un altro ancora, finch non
mi fermano.
Non  quello che mi hai detto quando ci siamo conosciuti.
Avevo paura dopo la tragedia dello Struma, disse Klein.
Adesso mi  passata.
Perch?
Si strinse di nuovo nelle spalle. La situazione  peggiorata.
Farsi paralizzare dalla paura alla fine mi  sembrato un lusso.
E se fossi tu a voler partire? Il mio amico potrebbe procurarti
un visto.
Lo so. Bene. Lo terr presente.
Lo terrai presente? E basta?
Klein annu e si sfil il cacciavite dalla cintura. Se vuoi
scusarmi, devo ancora finire di lavorare. Noi invece siamo a posto,
a meno che non mi faccia vivo io. Partirete fra due settimane.
Si chin sulla radio e cominci ad allentare una vite che fissava
un filo di rame alla base.
Allora? chiese Andrs. Non c' altro?
No, rispose Klein. Non sono un sentimentale. Se vuoi
un lungo addio parla con mia nonna.
Ma la nonna di Klein si era addormentata in poltrona. Aveva
finito di ricamare la tovaglia con la challah e, dopo averla avvolta
nella carta velina, aveva scritto i nomi di Andrs e Klra su
un cartoncino, appuntandolo al pacchetto con uno spillo. Lui si
chin vicino all'orecchio della signora e bisbigli un grazie, ma
lei non si svegli. Le capre espressero i loro commenti in cortile.
Dalla stanza di Klein giunse un'imprecazione sommessa e
il tintinnio di un arnese che veniva lanciato. Andrs si infil il
pacchetto sottobraccio e usc senza fare rumore.
E poi arriv la settimana prima del viaggio. Andrs e Mendel
sfornarono l'ultimo numero illustrato del Binario storto anche
se Andrs fece promettere all'amico di continuarne la pubblicazione
finch non gli fosse arrivato il visto. Quel numero
conteneva una falsa intervista con una diva della pornografia
ungherese, un cruciverba in cui le lettere nelle caselle cerchiate
formavano il nome del maggiore Kroly Varsdi e un'ottimistica
rubrica di economia intitolata La rivista del mercato nero
in cui tutti i parametri indicavano un'infinita serie di lucrose
spedizioni. Chiedilo a Hitler, che ormai aveva un posto fisso sul
giornale, quella settimana riportava solo una lettera:
Caro Hitler,
quando finir questa canicola? Distinti saluti,
Vittima di insolazione
Cara Vittima di insolazione,
finir quando lo dico io, per la miseria, e neanche un momento prima!
Heil al sottoscritto,
Hitler
A met della settimana i genitori di Andrs vennero a Budapest
per vedere i figli e i nipoti un'ultima volta prima della partenza.
Andarono a cena nella nuova abitazione degli Hsz, un appartamento
dai soffitti alti con le decorazioni in stucco sbriciolate
e il parquet a spina di pesce con guarnizioni a point de Hongrie.
Erano passati quasi cinque anni ormai, si rese conto Andrs, da
quando aveva studiato le pavimentazioni a parquet all'cole Spciale;
cinque anni da quando aveva imparato quale fosse il tipo
di legno pi adatto a ogni progetto e copiato i disegni sul suo album.
Adesso era in quell'appartamento con i genitori affranti, la
bella e impetuosa moglie, il figlioletto, e si preparava a dire addio
per sempre all'Europa. L'architettura dell'appartamento contava
solo perch gli ricordava quel che avrebbe lasciato.
Arrivarono suo fratello e Ilana, con il piccolo addormentato
in braccio. Sedettero tutti insieme sul divano mentre Jzsef si
appollai su una sedia dorata l a fianco, fumando una sigaretta
della madre. Il padre di Andrs sfogli un libricino di salmi,
segnando quelli che i figli avrebbero dovuto recitare lungo il
viaggio. La madre di Andrs conversava con l'anziana signora
Hsz: aveva saputo che la sorella conosceva gli ultimi parenti
della madre di Klra a Kaba, vicino Konyr. Gyrgy arriv dal
lavoro, la camicia madida di sudore, baci la madre di Andrs e
strinse la mano a Bla. Elza Hsz li invit tutti in sala da pranzo
e li preg di accomodarsi a tavola.
La stanza sembrava decorata a festa. C'erano i candelieri
d'argento accesi, grappoli di rose nelle ciotole di vetro azzurro,
caraffe di vino bronzeo, piatti bordati d'oro e decorati con un
motivo a uccelli. Il padre di Andrs recit la benedizione del pane,
e il solito arcigno domestico si avvicin per servire la cena.
All'inizio parlarono del pi e del meno: il prezzo fluttuante del
legname, l'almanacco che prevedeva un autunno anticipato, la
scandalosa relazione fra un onorevole e una ex diva del cinema
muto. Ma la conversazione si spost inevitabilmente sulla guerra.
Sui giornali del mattino c'era scritto che in estate i sottomarini
tedeschi avevano affondato un milione di tonnellate di merci
angloamericane, settecentomila soltanto in luglio. E le notizie
dalla Russia non erano migliori: la Seconda armata ungherese,
dopo una sanguinosa battaglia a Voronez ai primi di luglio, stava
avanzando a marce forzate nella scia della Sesta armata tedesca
verso Stalingrado. La Seconda armata ungherese aveva gi
pagato a caro prezzo il sostegno al proprio alleato. Aveva perso,
raccont Gyrgy, pi di novecento ufficiali e ventimila soldati.
Nessuno disse a voce alta quello che anche gli altri pensavano:
c'erano cinquantamila ausiliari al seguito della Seconda armata
ungherese, quasi tutti ebrei, e se era andata male alla Seconda
armata, alle compagnie di lavoro era senz'altro andata peggio.
Dalla strada in basso, come una nota di interpunzione, giunse un
clangore dorato: il campanello del tram. Era un suono tipico di
Budapest, un suono amplificato e riverberato dai muri degli edifici
che fiancheggiavano le strade. Andrs non pot fare a meno
di pensare alla sua partenza di cinque anni prima, quella che lo
aveva portato da Budapest a Parigi e infine da Klra. Il viaggio
che li attendeva adesso era pi disperato ma stranamente meno
spaventoso; tra lui e il terrore dell'ignoto c'era il conforto della
presenza di Klra e Tibor. E al termine del viaggio lo attendevano
Rosen e Shalhevet, la prospettiva di un duro lavoro e la promessa
di una variet insolita di libert. Mendel Horovitz avrebbe
potuto raggiungerli qualche mese dopo; i genitori di Andrs
sarebbero arrivati subito dopo di lui. In Palestina suo figlio non
avrebbe mai dovuto portare una fascia gialla al braccio n vivere
con la paura dei vicini. Lui stesso avrebbe potuto terminare gli
studi di architettura. A quel punto prov compassione per Jzsef
Hsz, che sarebbe rimasto a Budapest a lottare da solo nella
compagnia 79, sesta divisione, del Munkaszolglat.
Dovresti venire in Palestina, Hsz, disse. Con quel viaggio
in Medioriente avrebbe visto pi posti di quanti ne conoscesse
Jzsef, constat con una certa soddisfazione.
Meglio di no, disse Jzsef con indifferenza. Sarei un
terribile compagno di viaggio. Mi verrebbe il mal di mare. Non
farei che lamentarmi. E sarebbe solo l'inizio. Sarei inutile in Palestina.
Non so piantare gli alberi n costruire case. Tra l'altro
mia madre non pu fare a meno di me. Vero, mamma?
La signora Hsz guard la madre di Andrs e poi il proprio
piatto. Forse cambierai idea, disse. Magari partirai con noi.
Ti prego, mamma, implor Jzsef. Per quanto tempo
vuoi andare avanti con questa recita? Tu non andrai in Palestina.
Tu non saliresti nemmeno in una barca sul lago Balaton.
Non sto recitando, disse sua madre. Io e tuo padre vogliamo
partire appena arriveranno i visti. Di certo non possiamo
restare qui.
Nonna, disse Jzsef. Di' a mia madre che sta vaneggiando.
Non ci penso nemmeno, ribatt l'anziana signora Hsz.
Anch'io intendo partire. Ho sempre voluto vedere la Terra
Santa.
Allora vai a vederla. Ma non a viverci. Noi siamo ungheresi,
non beduini del deserto.
Noi siamo stati un popolo tribale prima di essere ungheresi,
ribatt Tibor. Non te lo scordare.
Perdonatemi, dottore, disse Jzsef. Gli piaceva chiamare
Tibor dottore cos come si divertiva a chiamare Andrs
zio. E prima di allora eravamo cacciatori e raccoglitori in
Africa. Forse dovremmo saltare a pi pari la Terra Santa e far
rotta direttamente per l'Africa nera.
Jzsef, lo rimprover Gyrgy.
Mille scuse, pap. Saresti sicuramente pi contento se tenessi
la bocca chiusa. Ma  difficile, sai, essere l'unico sano di
mente in un manicomio.
Bla si agit sulla fragile sedia, sentendosi impacciato nell'abito
da citt. Stava pensando che gli sarebbe piaciuto prendere
per le spalle il giovane Hsz e scrollarlo. Come osava parlare con
strafottenza di quello che stava per accadere ad Andrs, Tibor,
alle loro mogli e ai loro figli? Se uno dei suoi figli avesse parlato
cos, si sarebbe alzato in piedi e gli avrebbe fatto una bella partaccia,
anche davanti agli ospiti. Ma lui non avrebbe mai allevato
un figlio che parlasse in quel modo. N lui n sua moglie.
Flra gli pos una mano sul polso come se gli avesse letto nel
pensiero; Bla non si stup che avesse capito. Lo vedevano tutti
che quel giovane era insopportabile. Se non altro la madre di
Klra lo aveva rimproverato. Bla guard la donna seria dagli
occhi grigi seduta di fronte a lui, che aveva perso e ritrovato la
figlia gi una volta e che adesso sembrava rassegnata alla prospettiva
di perderla ancora. Avevano allevato dei bravi figli, lui,
Flra e quella donna. Non si meravigliava pi del legame che
c'era fra Andrs e Klra; sapeva che erano fatti della stessa pasta,
malgrado i lussi di cui lei aveva goduto da bambina. Stava
l, seduta con il piccolo in braccio, calma come un lago, come
se stesse per fare una gita in campagna anzich viaggiare su un
pericoloso fiume e un mare infestato da siluri. Decise di tenere
a mente la sua aria tranquilla, la sua calma radiosa; nei giorni
e nelle settimane a venire avrebbe fatto meglio a ricordarla.
Quella settimana, l'ultima che avrebbero passato a Budapest,
fu la pi calda dell'estate. Il gioved nell'autobus per Szentendre
si soffocava perfino alle sei di mattina; la madre di Andrs
definiva certe giornate gombds-id, tempo da funghi. Un vento
acquoso soffiava dal letto del Danubio. Gli uccelli s'intrufolavano
nell'umida turbolenza e gli alberi dall'altra parte della riva
lasciavano balenare il bianco sotto le foglie. I comandanti avevano
la luna storta da una settimana. I capisquadra che non
avevano fatto caso al ritmo di lavoro pi blando cominciarono
a tartassare gli ausiliari senza piet. Sembrava che il malumore
avesse contagiato tutti come una febbre. C'era stata una serie
di diverbi negli alloggi degli ufficiali fra il maggiore Varsdi e
gli ispettori del mercato nero, ragion per cui Varsdi aveva scatenato
le sue insolite ire sui tenenti; i tenenti avevano trattato
in maniera ignobile le guardie e i capisquadra, e i capisquadra a
loro volta avevano cominciato a imprecare contro gli ausiliari,
a prenderli a calci, a frustrarli sulla schiena e sulle gambe con
la corda da imballaggio messa doppia.
Quel mattino era prevista un'adunata d'ispezione prima del
lavoro. Gli uomini avevano gi ricevuto l'ordine di presentarsi
con l'uniforme e l'equipaggiamento in perfetto stato. A partire
dalle sette in punto vennero tenuti sull'attenti accanto ai binari
per un tempo interminabile. Cominci a piovere, una gragnola
di gocce dure e grosse che penetrava attraverso gli abiti. L'attesa
si protrasse; le guardie passeggiavano su e gi davanti agli
uomini schierati, annoiate quanto loro.
Che perdita di tempo, protest Jzsef. Perch non ci
mandano a casa e tanti saluti?
S, buonanotte, disse Mendel. Adesso ci liberano.
Silenzio, voi. Tutti e due, url una guardia.
Andrs teneva d'occhio la bassa costruzione in mattoni
che ospitava il quartier generale di Varsdi. Da una finestra
appannata vedeva il comandante con la cornetta del telefono
all'orecchio. Si dondol avanti e indietro, dalla punta dei piedi
ai talloni; studi le goccioline di pioggia sulla schiena dell'uomo
che gli stava davanti. Ripass mentalmente i compiti che lo attendevano
nei giorni seguenti: preparare i bagagli per l'ultima
volta, controllare l'elenco degli abiti e delle provviste, legare
le valigie e chiuderle col lucchetto, partire dall'appartamento
di Nefelejcs utca, incontrarsi da Tibor a mezzanotte, raggiungere
a piedi il punto subito a nord del ponte Erzsbet dove
c'era una chiatta in attesa, trasferirsi nel nascondiglio umido
e buio dove sarebbero stati rannicchiati tutti quanti insieme
mentre la chiatta scivolava nella corrente. Con il pensiero era
l, cos rintanato nella stiva di quella chiatta sul Danubio che
sul momento non not il rombo dei camion sulla strada. Sent
una vibrazione sorda nello sterno e pens: Altri tuoni. Ma
il rombo prosegu e crebbe, e quando finalmente Andrs alz
gli occhi vide una fila di sei autocarri che trasportavano soldati
ungheresi. I mezzi attraversarono i cancelli di Szentendre,
alzando polvere asciutta da sotto la superficie stradale inumidita
dalla pioggia. Parcheggiarono sullo spiazzo brullo che stava
fra i binari e la palazzina degli ufficiali. I soldati a bordo
portavano fucili armati di baionetta; Andrs vide scintillare
le lame nell'ombra verde oliva dei teloni di copertura. Appena
gli autocarri si fermarono, i soldati saltarono sulla ghiaia
fangosa lasciando dondolare le armi contro il fianco. Gli ufficiali
scesi dal primo autocarro entrarono nella palazzina di
mattoni e la porta si richiuse alle loro spalle.
I lavoratori occhieggiarono i soldati. Dovevano essere almeno
una cinquantina. Visto che i loro superiori avevano da fare
al quartier generale, i soldati appoggiarono i fucili agli autocarri
e si misero a fumare. Uno di loro tir fuori un mazzo di
carte e le distribu per un poker. Un altro gruppo di uomini si
radun intorno a un giornale mentre un commilitone leggeva i
titoli ad alta voce.
Che cosa succede? bisbigli l'uomo accanto ad Andrs, un
tipo alto e calvo che era stato soprannominato Torre d'avorio.
Era un ex docente universitario di storia; come Zoltn Novk
lo avevano mandato nel Munkaszolglat per ottemperare alla
richiesta di una quota di luminari ebrei. Era nuovo dei campi
di lavoro e non aveva ancora imparato ad accettarne i misteri e
le contraddizioni senza protestare.
Non lo so, disse Andrs. Lo scopriremo.
Silenzio! url una guardia.
L'attesa continu. Certe guardie si avvicinarono ai soldati
per scambiare sigarette e notizie. Alcuni sembravano conoscersi:
si stringevano la mano e si davano pacche sulle spalle.
Pass un'altra mezz'ora, ma dal quartier generale non era
ancora uscito nessuno. Alla fine il capitano delle guardie diede
l'ordine di riposo agli ausiliari. Potevano mangiare o fumare
se volevano. Andrs e Mendel si sedettero su una traversina
umida e aprirono le gavette per il pranzo, mentre Jzsef tirava
fuori dal taschino un sottile astuccio e prendeva una sigaretta.
Un attimo dopo, la porta del tozzo edificio in mattoni si apr
e uscirono gli ufficiali: prima quelli dell'esercito nella loro impeccabile
uniforme dai bottoni metallici e poi i soliti ufficiali
del Munkaszolglat da cui i lavoratori prendevano ordini sin
dall'assegnazione a Szentendre. Il sottotenente di Varsdi lanci
un fischio e comand ai lavoratori di mettersi sull'attenti.
Ci fu un momento di confusione sommessa mentre gli uomini
riponevano il pranzo. Poi il sergente url gli ordini: gli uomini
dovevano inquadrarsi davanti ai camion e trasferire i rifornimenti
sul treno merci con la massima rapidit.
Se non fosse stato per la presenza dei soldati, con le baionette
puntate verso il cielo come a trafiggere il ventre delle nuvole
basse, sarebbe sembrato un pomeriggio come gli altri. La compagnia
79 trasportava casse di munizioni sulla stessa distesa di
ghiaia su cui aveva fatto la spola migliaia di volte. Se le guardie
tenevano le briglie pi strette, se gli ufficiali sbraitavano ordini
pi striduli, dipendeva solo dal malanimo che regnava fra i comandanti
dall'inizio della settimana. Farag, il loro caposquadra,
non fischiettava nessuna canzone tratta dalle commedie
musicali; invece urlava: Siessetek! con voce sottile da tenore
e si chiedeva gridando perch gli fosse capitata la disgrazia
di comandare quelle lumache, quelle tartarughe.
A met delle operazioni di scarico, quando mancavano ancora
cinque camion di rifornimenti da trasferire sul treno, un aiutante
di Varsdi si avvicin al gruppo di Andrs e prese da parte
Farag. Un momento dopo Farag dispens Andrs e Mendel
dal servizio. Il comandante della compagnia, a quanto pareva,
voleva vederli nel suo ufficio.
Mendel e Andrs si guardarono: Non  niente. Calma.
Vi hanno detto per quale motivo, signore? chiese Mendel,
anche se la ragione per cui il comandante li convocava in
ufficio poteva essere una sola.
Lo scoprirete molto presto, disse Farag. E poi, all'aiutante:
Vedi di rimandarmeli appena Varsdi ha finito con loro.
Non posso farne a meno per molto.
Il giovane aiutante del maggiore li scort dallo scalo ferroviario
fino alla palazzina di mattoni. Nell'anticamera alcuni
soldati armati erano sull'attenti, con i fucili inclinati in spalla.
Spostarono gli occhi sui due lavoratori che stavano entrando,
per il resto rimasero immobili come statue. Un inserviente accompagn
Andrs e Mendel nell'ufficio di Varsdi e chiuse la
porta, lasciandoli da soli al cospetto del comandante. La camicia
di Varsdi era fresca nonostante il caldo, i suoi occhi stretti
dietro le lenti a mezzaluna. Sulla scrivania, come prevedeva
Andrs, c'era una serie completa del Binario storto.
Allora, disse Varsdi, riordinando le pagine di fronte a
s. Sar breve. Sapete che mi piacete, come mi piace il vostro
giornale.  servito agli uomini per farsi quattro risate. Ma temo
che al momento non sia... ehm... opportuno lasciarlo circolare.
Andrs ebbe un attimo di confusione. Credeva che il colloquio
riguardasse la resistenza fomentata da lui e Mendel. L'aumento
del ritmo di lavoro, il mutato atteggiamento del caposquadra
avevano puntato in quel senso. Ma Varsdi non li stava accusando
di agitare le acque. Sembrava volere solo che cessassero
la pubblicazione del giornale.
In realt il giornale non circola, disse Mendel. Non al
di fuori della compagnia.
Avete pubblicato cinquanta copie di ogni numero, disse
Varsdi. Gli uomini le portano a casa. Qualcuna potrebbe
finire in citt. E poi c' il problema della stampa, dei clich e
degli originali. Questo  un giornale da professionisti. Si capisce
che non lo stampate a casa con la manovella.
Andrs e Mendel si scambiarono una brevissima occhiata e
Mendel disse: Distruggiamo le matrici di stampa ogni settimana,
signore. Esistono solo le copie in circolazione.
Mi risulta che negli ultimi tempi avete lavorato entrambi
al Giornale degli ebrei ungheresi di Budapest. Non  che se
indaghiamo o andiamo a controllare, troviamo...?
Controllate pure dove volete, signore, disse Mendel. Non
troverete niente.
Con una sorta di trasognato distacco Andrs vide il comandante
aprire il cassetto della scrivania, prendere una rivoltella e
tenerla in mano senza stringerla. Il corpo della pistola era nero
come velluto, la bocca schiacciata. Non devono esserci margini
di errore, in questa faccenda, disse Varsdi. Cinquanta
copie di ogni numero: direi che il margine d'errore  bello
grosso. Ho bisogno delle matrici di stampa e degli originali. Ho
bisogno di sapere dove si trovano.
Li abbiamo distrutti, ricominci Mendel, ma i suoi occhi
corsero alla pistola.
State mentendo, disse Varsdi senza scomporsi. Non
 bello, dopo l'indulgenza che vi ho mostrato. Gir la pistola
e sfior la sicura con il pollice. Ho bisogno della verit e
poi potrete andare. Avete stampato le copie al Giornale degli
ebrei ungheresi di Budapest. Gli originali li troviamo li? Ve
lo chiedo, signori, perch l'unico altro posto dove mi verrebbe
in mente di cercare  casa vostra. E preferirei non disturbare
le vostre famiglie La frase aleggi nell'aria mentre Varsdi
lucidava la rivoltella con il pollice.
Andrs vide ogni cosa: l'appartamento di Nefelejcs utca passato
al setaccio, tutti i libri e i giornali buttati per terra, gli armadi
svuotati, il divano sventrato, le pareti e le assi del pavimento
squarciate. I preparativi per il viaggio in Palestina scoperti
dalla perquisizione ufficiale. E Klra, rannicchiata in un
angolo o tenuta per i polsi come? da chi? mentre il bambino
piangeva. Incontr di nuovo lo sguardo di Mendel e cap
che anche lui aveva visto le stesse cose e preso una decisione.
Se Andrs non avesse detto la verit, avrebbe parlato lui. E infatti,
un momento dopo, Mendel parl.
Gli originali sono in redazione, disse. Una copia di ogni
numero, dentro un archivio nell'ufficio del caporedattore. Non
c' bisogno di disturbare le famiglie di nessuno. Non conserviamo
niente a casa.
Molto bene, disse Varsdi. Ripose la pistola nel cassetto.
Per ora non mi occorre altro. Potete andare, aggiunse e
agit la mano verso la porta.
Camminarono come dentro un liquido vischioso, senza guardarsi.
Avevano compromesso Frigyes Eppler, la sua incolumit,
la sua posizione; lo sapevano entrambi. Non c'era modo di
prevedere le conseguenze o il prezzo che Eppler sarebbe stato
costretto a pagare. Fuori scoprirono che i compagni erano stati
spostati sul campo d'adunata, dove adesso sostavano nervosamente
sull'attenti. Mentre Andrs rientrava nella fila, Jzsef
gli lanci un'occhiata sinceramente incuriosita. Ma non c'era
tempo di dargli spiegazioni: l'ispezione promessa stava per iniziare.
I soldati che erano arrivati al mattino si erano sparpagliati
per il campo, mentre gli ufficiali che avevano conferito con
Varsdi erano in testa alla formazione. Quando Andrs guard
oltre la distesa di ghiaia, vide soldati schierati anche l. Di
fronte alla palazzina di Varsdi, soldati. Lungo i binari alle loro
spalle, altri soldati. All'improvviso cap: la compagnia 79 della
sesta divisione era stata chiusa, circondata. I soldati che prima
fumavano e bevevano con le guardie adesso stavano sull'attenti
con le mani sui fucili, gli occhi fissi a quella pericolosa mezza
distanza, un punto da cui era impossibile riconoscere qualunque
essere umano.
Varsdi usc dalla palazzina di mattoni, la schiena dritta, le
medaglie sfavillanti al sole pomeridiano. Attenti! url.
Avanti, marsch!
Andrs ordin a se stesso di stare calmo. Erano a mezz'ora
da Budapest. Quello non era il Dlvidk. Probabilmente Varsdi
voleva solo spaventarli, dare una dimostrazione di forza,
riportare la disciplina fra i suoi sottoposti. Al suo ordine la
compagnia usc marciando dal campo d'adunata e costeggi
i binari, verso l'ingresso meridionale dello scalo ferroviario.
I soldati serrarono i ranghi intorno al plotone di lavoratori.
Si fermarono tutti quando raggiunsero l'ultimo carro merci
della fila.
In fondo al treno avevano agganciato tre vagoni vuoti, con
l'acronimo del Munkaszolglat stampato sui fianchi. Sopra gli
alti finestrini dei vagoni erano state montate delle inferriate.
Gli sportelli erano spalancati, come in attesa. Pi avanti, oltre
le vetture che erano state appena caricate di merci, una locomotiva
sbuffava fumo marrone.
Attenti! url Varsdi. Gli ordini sono cambiati. C'
bisogno di voi altrove. Partirete immediatamente. I vostri compiti
sono diventati di natura riservata. Non possiamo darvi altre
informazioni.
Ci fu un'esplosione di proteste, un improvviso baccano.
Silenzio, grid il comandante. Silenzio! Fate subito silenzio!
Alz la pistola e spar in aria. Gli uomini si zittirono.
Perdonatemi, signore, disse Jzsef. Era a poco pi di un
metro da Andrs, che riusciva a vedergli pulsare una vena sulla
tempia. A quanto ricordo, il manuale delle regole di servizio
del KMOF dice che abbiamo diritto a una settimana di preavviso
prima di essere dislocati altrove. E scusate se tocco l'argomento,
ma non abbiamo abbastanza viveri.
Il maggiore Varsdi marci verso Jzsef, con la pistola in mano.
La rigir e con il calcio gli assest due rapidi colpi in viso.
Un lucido balbettante schizzo di sangue apparve sulla spalla
dell'uniforme di Andrs.
Un consiglio: tieni la bocca chiusa, disse Varsdi. Nel
posto dove stai andando ti sparerebbero per molto meno.
Il maggiore impart un altro ordine; i soldati serrarono i ranghi
intorno ai lavoratori e li spinsero verso i vagoni. Andrs si
ritrov stretto fra Mendel e Jzsef. Alle loro spalle c'era la ressa.
Non ebbero altra scelta che arrampicarsi nella bocca spalancata
del vagone. Dall'unico finestrino in alto Andrs vide i
soldati in fila intorno ai vagoni, lo scintillio smorto delle baionette
contro il cielo marmoreo. Altri uomini vennero spinti
dentro i vagoni finch l'aria non sembr composta dai loro effluvi.
Andrs inal tela umida, brillantina e sudore, l'odore del
lavoro mattutino misto al lezzo di panico. Il cuore gli rimbombava
nel costato, aveva la gola stretta dal terrore. Klra era a
casa in quel momento, a preparare gli ultimi bagagli. Fra un'ora
avrebbe cominciato a guardare l'orologio. Doveva scendere dal
treno. Avrebbe detto che stava male; avrebbe offerto dei soldi.
Si fece largo a spinte e gomitate verso l'uscita, ma quando stava
per raggiungere il rettangolo di luce qualcuno url il segnale di
partenza. Poi ci fu lo sportello che si chiudeva con fragore, la
discesa dell'oscurit, un raschio di catena sul metallo, l'inconfondibile
clic di un lucchetto.
Un momento dopo il fischio del treno lanci uno strido indifferente.
Dal pavimento di legno, dalle suole degli scarponi
estivi e dalle ossa delle gambe sal un profondo brivido meccanico,
la prima cigolante scossa del movimento. Gli uomini
caddero uno addosso all'altro, addosso ad Andrs; il loro peso
sembr cos schiacciante da fermargli il cuore nel petto. Poi il
treno prese il ritmo sbandando e li condusse oltre l'ingresso nord
di Szentendre, verso una destinazione che nessuno conosceva.
...
.
...
FINE Parte 4.